Hugh Lofting.
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Il viaggio del Dottor Dolittle.
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Titolo originale: The Story of Doctor Dolittle. 1922.
Traduzione di: Angela Ragusa.
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2020. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Nell'Inghilterra del 1800, a Puddleby-on-the-Marsh, vive John Dolittle, un veterinario a dir poco speciale, che gli animali non solo li cura, ma anche li capisce, perch sa parlare la loro lingua. Discute con i tori, traduce il coccodrillese, interroga (mettendo la testa sott'acqua, ovviamente) i molluschi marini sulle loro abitudini.
Gip il cane, Pollynesia il pappagallo, Tac-Tac l'anatra e Cii-Cii la scimmia sono i suoi migliori amici, ma anche i compagni perfetti per i suoi viaggi strabilianti: un tipo come il Dottor Dolittle, infatti, non si accontenta certo di curare raffreddori agli animali di campagna. L fuori c' un mondo che lo aspetta, con le creature pi strane, sapreste dire com' fatto un Giabizri? che non vedono l'ora di fare quattro chiacchiere e vivere con lui avventure straordinarie.
In una nuova traduzione, La storia e I viaggi del Dottor Dolittle, i primi due romanzi della serie, tornano per divertire nuove generazioni di lettori.
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L'AUTORE.
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Hugh Lofting (Maidenhead 1886. Topanga 1947) ha dato vita alla serie del Dottor Dolittle nelle lettere che inviava dal fronte, durante la Prima Guerra Mondiale, a Elizabeth e Colin, i suoi bambini. Quando poi si  trasferito negli Stati Uniti, a partire dal 1920 ha iniziato a raccogliere le sue storie e i suoi disegni in diversi romanzi, diventati grandi classici della letteratura per ragazzi: I viaggi del Dottor Dolittle ha vinto la prestigiosa Newbery Medal nel 1923. Le avventure del Dottor Dolittle sono anche diventate fortunatissimi soggetti per il grande schermo: l'ultima delle versioni cinematografiche  Dolittle, interpretata da Robert Downey Junior e diretta da Stephen Gaghan.
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LA STORIA DEL DOTTOR DOLITTLE. OVVERO LA SUA ORIGINALE VITA DI TUTTI I GIORNI E LE FANTASTICHE AVVENTURE IN PAESI LONTANI NARRATA DA HUGH LOFTING.
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PUDDLEBY.
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Una volta, tanti anni fa, quando i nostri nonni erano bambini, c'era un Dottore che si chiamava Dolittle, John Dolittle, MD. MD significa che era un Dottore in Medicina e sapeva molte cose.
Il Dottor Dolittle viveva in una piccola citt che si chiamava Puddleby-on-the-Marsh, che significa pi o meno Pozza-nel-Pantano. Tutti gli abitanti di Puddleby, giovani e vecchi, lo conoscevano bene, e ogni volta che lo vedevano camminare per strada con in testa il suo cappello a cilindro dicevano: Ecco il Dottore! Che uomo intelligente. Cani e bambini gli correvano dietro, e persino i corvi che vivevano nel campanile della chiesa gracchiavano e annuivano.
La sua casa, ai margini della citt, era piuttosto piccola, per aveva un grande giardino con un bel prato e panche di pietra sovrastate da salici piangenti. Sua sorella, Sarah Dolittle, badava alla casa, per del giardino se ne occupava il Dottore. E dato che gli piacevano molto gli animali, ne aveva tantissimi.
Oltre al pesce rosso nella vasca in fondo al giardino, teneva dei conigli nella dispensa, topi bianchi nel pianoforte, uno scoiattolo nell'armadio della biancheria e un riccio in cantina. C'erano anche una mucca e un vitello e un vecchio cavallo zoppo - di venticinque anni - e polli e piccioni e due agnelli e molte altre bestie. I suoi preferiti, per, erano Tac-Tac l'anatra, Gip il cane, Gruf-Gruf il maialino, Pollynesia il pappagallo e il gufo Buu-Buu.
Sua sorella brontolava per via di tutti quegli animali e diceva che creavano troppo disordine. Un giorno, quando una vecchietta che soffriva di reumatismi and dal Dottore, si sedette sul riccio addormentato sul divano, e da quel momento non torn pi da lui, ma prefer andare ogni sabato fino a Oxenthorpe, una citt a quindici chilometri da Puddleby, per vedere un altro medico.
Allora sua sorella Sarah and da lui e gli disse: John, come puoi pensare che i malati vengano a farsi visitare da te, quando hai in casa tutti questi animali? Non ha certo l'aria di un bravo medico, uno che ha il salotto pieno di ricci e di topi! Questo  il quarto paziente che le tue bestie fanno scappare. Il signor Jenkins e il parroco dicono che, per quanto malati siano, non rimetteranno pi piede qui. Siamo sempre pi poveri, ogni giorno di pi. Se va avanti cos, nessuna persona per bene vorr farsi curare da te.
A me piacciono pi le bestie delle persone per bene replic il Dottore.
Non essere ridicolo disse sua sorella, e usc dalla stanza.
Col passare del tempo, gli animali del Dottore aumentarono e i pazienti diminuirono. Finch non ne rimase neanche uno, a parte il Gattaro, al quale non dava fastidio alcun tipo di animale. Tuttavia il Gattaro aveva pochi soldi e si ammalava solo una volta all'anno, a Natale, quando era solito dare al Dottore sei centesimi per un flacone di medicina.
Per neanche allora, tanto tempo fa, sei centesimi all'anno bastavano per vivere; e se il Dottore non avesse avuto un po' di soldi nel salvadanaio, vai a sapere cosa sarebbe successo.
Per giunta continuava ad accogliere nuovi animali e, ovviamente, nutrirli costava parecchio. Perci i suoi risparmi si assottigliavano sempre pi.
Alla fine fu costretto a vendere il pianoforte e a traslocare i topi in un cassetto della scrivania. Quando anche i soldi che aveva ricavato cos finirono, vendette il vestito scuro della domenica e continu a diventare sempre pi povero.
Adesso, quando lo vedevano camminare per strada con il suo cappello a cilindro, i passanti si dicevano l'un l'altro: Ecco John Dolittle, MD! Un tempo era il miglior medico della zona, ma guardatelo ora... Non ha un soldo, e ha i calzini bucati!.
Eppure cani, gatti e bambini gli correvano ancora dietro e lo seguivano per tutta la citt, proprio come quando era ricco.
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IL LINGUAGGIO DEGLI ANIMALI.
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Un giorno il Dottore era seduto in cucina a chiacchierare con il Gattaro, che era venuto a trovarlo perch aveva mal di pancia.
Perch non smette di fare il medico delle persone e diventa medico degli animali? gli chiese il Gattaro.
Pollynesia, il pappagallo, che se ne stava appollaiata sulla finestra a guardare la pioggia canticchiando una canzone marinaresca, smise di canticchiare e cominci ad ascoltare.
Il fatto , Dottore prosegu il Gattaro, che lei sa davvero tutto sugli animali, molto pi dei soliti veterinari. Quel libro che ha scritto sui gatti...  una meraviglia! Io non so n leggere n scrivere... se sapessi farlo, forse lo scriverei io, un libro. Per mia moglie Teodosia  una gran testa, lei, e me lo ha letto. Be',  un libro eccezionale, assolutamente eccezionale. Sembra scritto da un gatto, davvero. Lei s che sa come la pensano. Senza contare che si possono fare valanghe di soldi curando le bestie, lo sapeva? Tanto per fare un esempio, di sicuro manderei da lei tutte le vecchiette che hanno cani o gatti malati. E se non si ammalassero abbastanza, potrei mettere qualcosa nella carne che gli vendo per farli ammalare, cosa ne dice?
Oh no protest il Dottore. Assolutamente no. Non sarebbe giusto.
Non per farli ammalare sul serio, sia chiaro precis il Gattaro. Solo per farli barcollare un po'. Per ha ragione: non sarebbe giusto per gli animali. Tanto si ammalano lo stesso, perch le vecchiette gli danno sempre troppo da mangiare. E di sicuro tutti i contadini con cavalli azzoppati e agnelli malaticci verrebbero da lei. Si metta a fare il medico degli animali, dia retta a me.
Quando il Gattaro and via, il pappagallo svolazz dalla finestra sul tavolo e disse al Dottore: Quell'uomo ha ragione.  cos che dovresti fare. Fai il medico degli animali. Lascia perdere gli sciocchi umani, se non hanno abbastanza cervello da capire che sei il Dottore migliore del mondo. Cura le bestie, invece. Loro non ci metteranno molto a capirlo. Fai il medico degli animali.
Ma ce ne sono gi tanti, di medici degli animali obiett John Dolittle, mettendo i vasi di fiori sul davanzale della finestra perch prendessero la pioggia.
Vero replic Pollynesia, per nessuno di loro  bravo per davvero. Ascolta, Dottore, voglio dirti una cosa. Lo sapevi che gli animali possono parlare?
Sapevo che i pappagalli possono parlare.
Oh, noi pappagalli possiamo parlare in due lingue: la lingua delle persone e la lingua degli uccelli si vant Pollynesia. Per esempio, se dico: Polly vuole un biscotto, tu mi capisci. Ma se dico: Ka-ka oi-ee, fii-fii?
Santo cielo! esclam il Dottore. Che significa?
Significa: La polenta  ancora calda nel linguaggio degli uccelli.
Perbacco! Incredibile! Non ti ho mai sentito parlare cos prima d'ora.
A che cosa sarebbe servito? ribatt Pollynesia, togliendosi alcune briciole di biscotto dall'ala sinistra. Tanto non avresti capito.
Di' qualcos'altro la incit il Dottore, tutto infervorato; corse al cassetto della credenza e torn con un quaderno e una matita. Non andare troppo veloce, per. Voglio scrivere tutto. Questo  interessante, molto interessante, una cosa completamente nuova. Per cominciare, dimmi l'alfabeto degli uccelli, lentamente.
Cos il Dottore scopr che gli animali avevano un linguaggio e potevano parlare tra loro. E durante tutto quel pomeriggio di pioggia, Pollynesia rest appollaiata sul tavolo della cucina dicendogli parole della lingua degli uccelli da scrivere nel quaderno.
All'ora del t, quando il cane Gip entr in cucina, il pappagallo disse al Dottore: Guardalo: ti sta dicendo qualcosa.
A me sembra che si gratti l'orecchio osserv il Dottore.
Ma non sempre gli animali parlano con la bocca replic Pollynesia in tono altezzoso. Parlano con le orecchie, le zampe, la coda... tutto quanto, insomma. A volte non vogliono fare rumore. Vedi come arriccia il naso?
Che cosa significa? chiese il Dottore.
Significa: Non vedi che ha smesso di piovere? rispose Pollynesia. Ti sta facendo una domanda. I cani usano quasi sempre il naso per fare domande.
Dopo un po', con l'aiuto del pappagallo, il Dottore impar cos bene la lingua degli animali da poter parlare con loro e capire tutto quello che dicevano. E a quel punto rinunci del tutto a fare il medico delle persone.
Appena il Gattaro sparse la voce che John Dolittle era diventato un medico degli animali, le vecchiette gli portarono i loro carlini e i barboncini che si erano ingozzati di dolci, e i contadini arrivarono da lontano per fargli curare mucche e pecore malate.
Un giorno gli fu portato un cavallo da aratro che, poveretto, fu contentissimo di trovare un uomo capace di parlare la sua lingua.
Sa, Dottore disse il cavallo, il veterinario dall'altra parte della collina non capisce niente. Sono sei settimane che mi cura per l'artrite, invece ho solo bisogno di un paio di occhiali. Sto perdendo la vista da un occhio. Non c' motivo per cui i cavalli non possano usare gli occhiali, proprio come le persone. Invece quello stupido dall'altra parte della collina non mi ha nemmeno controllato la vista. Continuava a darmi certi pasticconi! Ho provato a dirglielo, ma non capiva una parola di lingua cavallina. Ho solo bisogno degli occhiali.
Ma certo disse il Dottore. Te ne procuro subito un paio.
Mi piacerebbe averne un paio come i suoi disse il cavallo, per verdi. Mi proteggeranno anche gli occhi dal sole mentre aro i cinquanta acri di campo.
Certo annu il Dottore. Li avrai verdi.
Il problema ... aggiunse il cavallo mentre il Dottore apriva il portone per farlo uscire, il problema  che chiunque pensa di poter curare gli animali, solo perch noi non ci lamentiamo. In realt, per essere un bravo medico degli animali bisogna essere molto pi intelligenti di un medico delle persone. Il figlio del mio contadino pensa di sapere tutto sui cavalli. Dovrebbe vederlo: ha un faccione cos grasso che sembra non abbia gli occhi, e ha meno cervello di un grillo. La settimana scorsa ha provato a farmi un impacco alla senape.
E dove l'ha messo? chiese il Dottore.
Da nessuna parte... rispose il cavallo. Ci ha solo provato. L'ho spedito con un calcio nello stagno delle anatre.
Bravo, bravo! disse il Dottore.
Di solito sono un tipo tranquillo prosegu il cavallo. Sono paziente con le persone, non faccio troppe storie. Ma era gi abbastanza sgradevole che quel veterinario insistesse a darmi la medicina sbagliata, e quando quel buffone con la faccia paonazza ha cominciato a trafficarmi attorno, non ne ho potuto pi.
Gli hai fatto molto male? chiese il Dottore.
Oh no. Gli ho tirato un calcio nel posto giusto. Ora  lui che il veterinario sta curando. Quando saranno pronti i miei occhiali?
La settimana prossima. Torna da me marted. Arrivederci!
Cos John Dolittle si procur un bel paio di occhiali verdi, e il cavallo dell'aratro ci vide meglio che mai.
In breve, nei dintorni di Puddleby, fu normale vedere gli animali delle fattorie con gli occhiali; e non ci furono pi cavalli miopi.
And allo stesso modo con tutti gli animali che venivano portati dal Dottor Dolittle. Appena scoprivano che conosceva il loro linguaggio, gli spiegavano dove avevano male e come si sentivano, e naturalmente per lui era curarli un gioco da ragazzi.
Poi, quando tornavano a casa, gli animali raccontavano a parenti e amici che nella casetta con il grande giardino c'era un medico che era un vero medico. Cos ogni volta che si ammalavano - non solo cavalli e mucche e cani, ma anche tutte le bestiole dei campi, come topini e anatre e tassi e pipistrelli - andavano subito nella casa ai margini della citt, dove il giardino era sempre affollato di altri animali che cercavano di entrare per vedere il Dottore.
Ce n'erano tanti che Dolittle dovette creare porte speciali per i vari tipi di animali. Scrisse CAVALLI sul portone, MUCCHE sulla porta sul retro, e PECORE su quella della cucina. Ogni tipo di animale entrava da un ingresso diverso: perfino i topi avevano un piccolo tunnel tutto per loro in cantina, dove aspettavano pazienti che il Dottore li visitasse.
E cos, in pochi anni, ogni bestia nel giro di chilometri seppe di John Dolittle, MD. E gli uccelli che durante l'inverno migravano in altri paesi raccontarono agli animali di terre lontane del meraviglioso Dottore di Puddleby-on-the-Marsh, che capiva il loro linguaggio e sapeva come curarli. Il Dottor Dolittle divenne famoso tra gli animali di tutto il mondo, perfino pi conosciuto di quanto fosse stato tra gli abitanti della sua regione. Era felice e molto soddisfatto di quella vita.
Un pomeriggio era impegnato a scrivere in un quaderno, mentre Pollynesia era appollaiata, come faceva quasi sempre, sulla finestra, guardando le foglie che volavano qua e l nel giardino. D'un tratto, il pappagallo scoppi a ridere.
Cosa c', Pollynesia? chiese il Dottore, alzando lo sguardo dal suo quaderno.
Stavo solo pensando... rispose il pappagallo; e continu a guardare le foglie.
Che cosa pensavi?
Pensavo agli umani. Mi fanno proprio ridere. Si credono cos speciali. Ormai il mondo va avanti da migliaia di anni, giusto? E l'unica cosa del linguaggio degli animali che sono riusciti a capire  che quando un cane scodinzola significa Sono contento!. Assurdo, no? Tu sei il primo uomo capace di parlare come noi. A volte gli umani mi irritano tantissimo, con tutte le arie che si danno, e come parlano degli stupidi animali. Stupidi, eh? Anni fa conoscevo un'ara che era capace di dire Buongiorno! in sette modi diversi, senza aprire bocca una sola volta. Sapeva parlare qualunque lingua, perfino il greco antico. L'aveva comprata un vecchio professore con la barba grigia, ma non rimase con lui. Diceva che non parlava correttamente il greco, e non sopportava di ascoltarlo insegnare la lingua sbagliata. Mi chiedo spesso che ne sia stato di lei. Quell'uccello conosceva la geografia meglio di chiunque. Umani! Bah! M'immagino che se imparassero a volare come un qualunque passerotto non la farebbero pi finita!
Sei proprio un vecchio uccello saggio osserv il Dottore. Quanti anni hai? So che a volte i pappagalli e gli elefanti vivono molto a lungo.
Non lo so bene rispose Pollynesia. Centottantatr o centottantadue, credo. Per so che, quando arrivai qui dall'Africa, re Carlo si stava ancora arrampicando sulla quercia: l'ho visto io stessa. Sembrava spaventato a morte.
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ALTRI PROBLEMI DI SOLDI.
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Ben presto il Dottore riprese a guadagnare bene, e sua sorella Sarah, tutta contenta, si compr un vestito nuovo.
Alcuni degli animali che venivano a farsi visitare erano cos malati che dovevano restare da lui per una settimana, e quando stavano meglio, si sedevano sulle sdraio nel prato.
Certi, poi, si trovavano cos bene a casa del Dottore che non volevano andarsene anche dopo che erano guariti, e lui non aveva il coraggio di mandarli via quando gli chiedevano se potevano restare. Cos continu ad accogliere sempre pi animali.
Una volta, mentre era seduto sul muretto del giardino fumando la pipa, gli si avvicin un suonatore d'organetto che aveva una scimmia legata a una fune. Il Dottore vide subito che la bestiola era sporca e infelice, e il collare era troppo stretto. Perci la liber, diede uno scellino all'uomo e gli disse di andarsene. Il suonatore d'organetto s'infuri e non voleva cedere la scimmietta, ma il Dottore minacci di dargli un pugno sul naso se non se ne fosse andato. John Dolittle era robusto, anche se non era molto alto, e alla fine l'uomo se ne and imprecando e la scimmietta rimase con il Dottore. Gli altri animali la chiamarono Cii-Cii, che significa zenzero nella lingua delle scimmie.
Un'altra volta, quando il circo arriv a Puddleby, il coccodrillo, che aveva un brutto mal di denti, di notte scapp e s'infil nel giardino del Dottore. Il Dottore gli parl in coccodrillese, lo fece entrare in casa e gli cur il dente. Per, quando il coccodrillo vide com'era bella la casa - con tutte le cucce diverse per i vari animali - decise di restare l pure lui. Chiese se poteva dormire nella vasca dei pesci rossi in fondo al giardino, con la promessa di non mangiarli. Quando gli uomini del circo vennero a riprenderlo si inferoc a tal punto da farli scappare a gambe levate, ma in casa era sempre gentile come un gattino con tutti quanti.
Adesso, per, per colpa del coccodrillo le vecchiette avevano paura di portare i loro cagnolini dal Dottor Dolittle; e i contadini temevano che si pappasse gli agnelli e i vitelli malati che avevano portato l per farli curare. Perci il Dottore and dal coccodrillo e gli chiese di tornarsene nel circo, ma quello pianse lacrimoni cos grossi e lo supplic cos tanto che non ebbe il coraggio di mandarlo via.
Allora sua sorella and da lui e gli disse: John, devi mandare via quella bestiaccia. I contadini e le vecchiette hanno paura di portarti le loro bestie, proprio ora che cominciavamo a stare di nuovo bene. Finir che andremo in rovina! Questa  l'ultima goccia. Se non mandi via subito quell'alligatore, non mi occuper pi n di te n della tua casa.
Non  un alligatore la corresse il Dottore,  un coccodrillo.
Non mi interessa come lo chiami replic sua sorella. Non  comunque bello trovarselo sotto il letto. Non lo voglio in casa.
Ma mi ha promesso che non azzanner nessuno insist il Dottore. Il circo non gli piace e io non ho i soldi per rimandarlo in Africa. Se ne sta per conto suo, e tutto sommato si comporta bene. Non farla tanto lunga.
Non lo voglio in giro, te l'ho detto rispose Sarah. Rosicchia il linoleum. Se non lo mandi via all'istante, io... io... io vado a sposarmi!
E va bene disse il Dottore. Vai a sposarti. Non posso farci niente. Si tolse il cappello e usc in giardino.
Cos, Sarah Dolittle fece le valigie e se ne and, e il Dottore rimase tutto solo con la sua famiglia di animali.
Non ci volle molto perch diventasse pi povero di quanto fosse mai stato. Con tutte quelle bocche da sfamare, e la casa cui pensare, e nessuno che la mettesse in ordine, e senza soldi per pagare il macellaio, le cose cominciavano a farsi difficili. Per il Dottore non se ne preoccupava.
I soldi sono una seccatura era solito dire. Saremmo tutti molto pi felici se non fossero mai stati inventati. Che importanza hanno, i soldi, se noi siamo felici?
Non pass molto, per, perch perfino gli animali cominciassero a preoccuparsi. E una sera, mentre il Dottore era appisolato sulla poltrona davanti al caminetto in cucina, ne parlarono fra loro a voce bassa. Il gufo, Buu-Buu, che era bravo in aritmetica, calcol che, se anche avessero mangiato solo una volta al giorno, avevano soldi sufficienti appena per un'altra settimana.
Allora il pappagallo disse: Penso che, come minimo, tutti noi dovremmo occuparci delle faccende domestiche. In fin dei conti,  per il nostro bene che il Dottore si ritrova cos solo e cos povero.
Cos fu deciso che la scimmietta Cii-Cii avrebbe cucinato e riordinato, il cane Gip avrebbe spazzato i pavimenti, l'anatra Tac-Tac spolverato e rifatto i letti, il gufo Buu-Buu avrebbe tenuto i conti, e Gruf-Gruf il maiale si sarebbe occupato del giardino. Fu anche deciso che, essendo la pi anziana, Pollynesia il pappagallo avrebbe fatto la governante e la lavandaia.
All'inizio tutti trovarono il loro nuovo lavoro molto difficile... tutti, cio, tranne Cii-Cii, che aveva le mani e poteva fare le cose come un essere umano. Ma dopo un po' ci fecero l'abitudine e si divertirono a guardare Gip il cane spazzare il pavimento usando come scopa uno straccio legato alla coda. In breve impararono a fare le faccende cos bene che, a sentire il Dottore, la casa non era mai stata cos in ordine o cos pulita.
Per un po' tirarono avanti in questo modo, per senza soldi non era facile.
Gli animali organizzarono una bancarella di fiori e verdura davanti al cancello, vendendo ravanelli e rose ai passanti.
Ma ancora non avevano abbastanza soldi per pagare tutte le bollette, e ancora il Dottore non si preoccupava. Quando Pollynesia and a dirgli che il pescivendolo non avrebbe pi venduto loro il pesce, disse: Non importa. Finch le galline depongono uova e la mucca d latte possiamo mangiare frittate e cagliata. E nell'orto ci sono verdure in quantit. L'inverno  lontano. Non lamentarti. Era questo il problema di Sarah: non faceva che lamentarsi. Chiss come se la passa, ora, Sarah: una donna eccellente, in un certo senso... Bene, bene!.
Per quell'anno la neve arriv prima del solito e, anche se in cucina c'era un bel fuoco grazie alla legna che il vecchio cavallo zoppo aveva portato dal bosco, la maggior parte delle verdure era sparita, l'orto era coperto di neve e gli animali avevano una gran fame.
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UN MESSAGGIO DALL'AFRICA.
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Quello fu un inverno davvero molto freddo. Una notte di dicembre, mentre erano seduti attorno al fuoco in cucina e il Dottore leggeva a voce alta i libri che aveva scritto in linguaggio animale, Buu-Buu il gufo disse all'improvviso: Zitti! Cos' questo rumore qua fuori?.
Tesero le orecchie e sentirono un suono di passi affrettati. La porta si spalanc e la scimmietta, Cii-Cii, entr di corsa tutta affannata.
Dottore! grid. Ho appena ricevuto un messaggio da mio cugino in Africa. Fra le scimmie laggi si  diffusa una malattia terribile. Muoiono a centinaia! Hanno sentito parlare di te e ti supplicano di andare subito l per curarle.
Chi ha portato il messaggio? chiese il Dottore, togliendosi gli occhiali e chiudendo il suo libro.
Una rondine rispose Cii-Cii.  appollaiata qua fuori, sulla grondaia.
Portala qui, accanto al fuoco disse il Dottore. Star morendo di freddo. Le rondini sono volate a sud sei settimane fa!
Cos la rondine, raggomitolata e tremante, fu portata in casa; e bench all'inizio fosse un po' impaurita, appena si fu riscaldata si appollai sul bordo della mensola del caminetto e cominci a parlare.
Quand'ebbe finito, il Dottore disse: Non mi dispiacerebbe andare in Africa, soprattutto visto che qui c' questo tempaccio, ma temo di non avere abbastanza soldi per comprare i biglietti. Prendimi il salvadanaio, Cii-Cii.
Subito la scimmietta corse a prenderlo dal ripiano della cassettiera.
Era vuoto, non c'era dentro un solo centesimo!
Ero sicuro che fossero rimasti due centesimi borbott il Dottore.
C'erano disse il gufo. Ma li hai spesi per comprare un sonaglio al cucciolo del tasso che stava mettendo i denti.
Davvero? Povero me, povero me! Che scocciatura che sono i soldi, potete dirlo forte! Va be', non importa. Forse, se vado sulla costa, riuscir a farmi prestare una barca per andare in Africa. Una volta ho guarito dal morbillo il bambino di un marinaio. Forse il padre potrebbe prestarci la sua barca.
Cos la mattina dopo il Dottore and in riva al mare, e al suo ritorno annunci agli animali che era tutto a posto: il marinaio avrebbe prestato loro la sua barca.
Il coccodrillo, la scimmia e il pappagallo erano molto contenti di tornare in Africa, che era la loro vera casa, e si misero a cantare. Il Dottore disse: Voi tre verrete con me, insieme a Gip il cane, Tac-Tac l'anatra, Gruf-Gruf il maiale e Buu-Buu il gufo. Gli altri animali, come il ghiro e le arvicole e i pipistrelli, dovranno tornare nei campi dove sono nati, almeno fino al nostro ritorno. Comunque, dato che per lo pi durante l'inverno vanno in letargo, non sar un gran problema... senza contare che per loro non sarebbe un bene andare in Africa.
Allora il pappagallo, che aveva fatto lunghi viaggi per mare, cominci a elencare al Dottore tutto quello che avrebbe dovuto portare con s sulla nave.
Devi avere pane marinaro in quantit gli disse, lo chiamano gallette. E carne in scatola, e un'ncora.
Immagino che la nave abbia la sua ncora replic il Dottore.
Be', controlla lo stesso disse Pollynesia. Perch  molto importante. Non puoi fermarti, senza l'ncora. E ti servir una campanella.
Perch? chiese il Dottore.
Per dire l'ora via via. Devi suonarla ogni mezz'ora, cos tieni il tempo. E porta anche un sacco di funi: tornano sempre utili, quando si viaggia.
A quel punto cominciarono a chiedersi dove avrebbero trovato i soldi per comprare tutta quella roba.
Che noia! Ancora i soldi! esclam il Dottore. Santo cielo! Sar ben contento di arrivare in Africa, dove non servono! Chieder al droghiere se pu aspettare fino al mio ritorno, per essere pagato... Meglio ancora: mander il marinaio a chiederglielo.
Il marinaio and a parlare con il droghiere, e dopo un po' torn con tutto il necessario per affrontare il viaggio.
Gli animali fecero le valigie e, dopo aver serrato le imposte e chiuso l'acqua per evitare che le tubature si congelassero, sprangarono la casa e consegnarono la chiave al vecchio cavallo che viveva nella stalla. Poi controllarono che nel soppalco ci fosse fieno sufficiente per tutto l'inverno, e finalmente portarono i bagagli in riva al mare e salirono sulla nave.
Il Gattaro, che era venuto a salutarli, consegn al Dottore un bel pasticcio di rognone perch, cos disse, aveva saputo che era impossibile trovarne all'estero.
Una volta a bordo, Gruf-Gruf il maiale chiese dove fossero i letti, perch erano le quattro del pomeriggio e voleva farsi il suo pisolino. Pollynesia lo port sottocoperta e gli mostr i letti, che erano sistemati gli uni sugli altri come scaffali contro una parete.
Questo non  un letto! protest Gruf-Gruf. Questa  una mensola!
Sulle barche, i letti sono fatti cos gli spieg il pappagallo. Non  una mensola. Si chiamano cuccette. Salta su e dormi.
Non credo che andr subito a letto disse Gruf-Gruf. Sono troppo emozionato. Voglio risalire sul ponte e vedere la partenza.
Be', in fondo questo  il tuo primo viaggio consider Pollynesia. Fra un po' ti abituerai a questa vita. E risal anche lei sul ponte canticchiando:
Ho visitato il Mar Nero e il Mar Rosso,
e circumnavigato l'isola di Wight a pi non posso.
Ho percorso il Fiume Giallo,
e uno Arancio come il corallo...
La Groenlandia me la lascio alle spalle,
e navigo sull'oceano Blu con le farfalle.
Che noia, Jane, tutti questi colori,
se non torno da te saran dolori.
Stavano per partire, quando il Dottore si ricord che doveva tornare a terra per chiedere al marinaio la strada per l'Africa.
Per la rondine disse che era stata spesso laggi e che poteva mostrargli come arrivarci.
Allora il Dottore disse a Cii-Cii di levare l'ncora, e il viaggio ebbe inizio.
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IL GRANDE VIAGGIO.
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Per sei settimane continuarono a navigare sul mare roboante, seguendo la rondine che volava davanti alla nave per mostrar loro la strada. Di notte teneva nel becco una minuscola lanterna, cos che potessero vederla anche al buio, e sulle altre navi dicevano che quella luce doveva essere una stella cadente.
Pi andavano verso sud, pi faceva caldo. Pollynesia, Cii-Cii e il coccodrillo se la godevano alla grande: correvano avanti e indietro ridendo e si sporgevano dal parapetto per controllare se potevano gi vedere l'Africa.
Invece il maiale, il cane e il gufo, Buu-Buu, non riuscivano a fare niente con quel caldo, e se ne stavano seduti a poppa con la lingua di fuori, all'ombra di un grande barile, bevendo limonata.
Tac-Tac, l'anatra, si rinfrescava saltando in mare e nuotando dietro la nave; e ogni tanto, quando le si scaldava troppo la testa, si tuffava sotto la chiglia e riemergeva dall'altra parte. In questo modo, fra l'altro, il marted e il venerd si metteva ad acchiappare aringhe e in quei giorni tutti sulla nave mangiavano pesce, per far durare la carne pi a lungo.
Quando furono vicini all'equatore, videro avvicinarsi dei pesci volanti, che chiesero al pappagallo se quella fosse la nave del Dottor Dolittle. Appena seppero che era proprio quella, furono contentissimi perch, dissero, le scimmie in Africa erano preoccupate che non venisse. Pollynesia chiese quante miglia restavano ancora da percorrere prima di raggiungere le coste dell'Africa, e i pesci risposero che ne mancavano solo cinquantacinque.
Un'altra volta arriv danzando tra le onde un'intera colonia di focene, e anche loro chiesero a Pollynesia se quella fosse la nave del famoso Dottore. E quando sentirono che era proprio quella, domandarono se al Dottore servisse qualcosa per il viaggio.
S. Abbiamo finito le cipolle rispose Pollynesia.
Poco lontano da qui dissero le focene, c' un'isola dove le cipolle selvatiche crescono alte e forti. Andate diritto: ne prenderemo un po' e vi raggiungeremo.
S'immersero nel mare e non pass molto prima che le vedessero tornare tirandosi dietro le cipolle in grandi reti fatte di alghe.
La sera dopo, al tramonto, il Dottore disse: Portami il telescopio, Cii-Cii. Siamo quasi alla fine del nostro viaggio. Fra non molto dovremmo avvistare la costa dell'Africa.
Poco ma sicuro, mezz'ora dopo ebbero l'impressione di scorgere di fronte a loro una cosa che sembrava terra. Per, dato che il cielo era sempre pi scuro, non ne erano certi.
Di colpo si scaten una tempesta terribile, con tuoni e fulmini: il vento ululava, pioveva a catinelle, e le onde erano cos alte che ricadevano sul ponte della nave.
D'un tratto risuon un grande BANG! La nave si ferm e si pieg di lato.
Cos' successo? chiese il Dottore, salendo sul ponte.
Non ne sono sicura rispose Pollynesia, ma temo che abbiamo fatto naufragio. Di' all'anatra di dare un'occhiata.
Tac-Tac si tuff sotto le onde e, quando riemerse, disse che avevano sbattuto contro uno scoglio; che sul fondo della nave c'era un grosso buco; che da quel buco entrava acqua; che stavano affondando velocemente.
Mi sa che abbiamo urtato l'Africa disse il Dottore. Povero me, povero me! Va be', ci toccher raggiungere la riva a nuoto.
Per Cii-Cii e Gruf-Gruf non sapevano nuotare.
Prendi la fune! disse Pollynesia. L'avevo detto che sarebbe tornata utile. Dov' l'anatra? Vieni qui, Tac-Tac. Prendi un'estremit della fune, vola a riva e legala a una palma, mentre noi sulla nave terremo l'altra estremit. Quelli che non sanno nuotare, si isseranno lungo la fune fino a raggiungere terra. Si chiama sagola di salvataggio.
Cos arrivarono tutti a riva sani e salvi, chi nuotando e chi volando, e quelli che usarono la fune portarono a terra il baule e la borsa del Dottore.
Ormai, con quel grosso buco nella chiglia, la nave non serviva pi a niente: i cavalloni la fracassarono sbattendola contro gli scogli e portarono lontano i pezzi del relitto.
In attesa che finisse la tempesta, il Dottore e gli animali si rifugiarono in una bella caverna asciutta in alto sulla scogliera e la mattina dopo, allo spuntar del sole, scesero in spiaggia ad asciugarsi.
Cara vecchia Africa! sospir Pollynesia.  bello tornare. Pensa: domani saranno centosessantanove anni dall'ultima volta che sono stata qui! E non  cambiata nemmeno un po'! Le stesse vecchie palme, la stessa vecchia terra rossa, le stesse vecchie formiche nere! Nessun posto  come casa!
Gli altri videro che aveva le lacrime agli occhi, tanto era felice di rivedere la sua patria.
Dato che il Dottore sentiva la mancanza del suo cappello a cilindro, finito in mare durante la tempesta, Tac-Tac usc a cercarlo. Lo trov subito, molto lontano dalla riva, che galleggiava come una barchetta giocattolo.
Quando fece per prenderlo, vi trov dentro il topolino bianco, spaventatissimo.
Che ci fai qui? gli chiese. Ti avevamo detto di restare a Puddleby.
Non volevo essere lasciato a casa rispose il topo. Ci tenevo a vedere l'Africa: ho dei parenti, da queste parti. Cos mi sono nascosto in mezzo ai bagagli e sono salito sulla nave insieme alle gallette. Quando la nave  affondata, ho avuto una gran paura perch non sono capace di nuotare a lungo. Ho sguazzato pi che ho potuto, per mi sono stancato in fretta e ho temuto di affogare. Proprio allora ho visto galleggiare il cilindro del Dottore e ci sono entrato perch non volevo annegare.
L'anatra prese il cappello con dentro il topo e port entrambi sulla spiaggia, dal Dottore. E tutti si radunarono attorno per dare un'occhiata.
Questo  un cosiddetto clandestino disse il pappagallo.
D'un tratto, mentre cercavano fra i bagagli un posto dove il topo bianco potesse viaggiare comodamente, la scimmia esclam: Zitti! Sento dei passi nella giungla!.
Tutti tacquero e tesero le orecchie. Non pass molto, e dagli alberi sbuc un tizio che chiese loro cosa stessero facendo l.
Mi chiamo John Dolittle, MD rispose il Dottore. Mi  stato chiesto di venire in Africa per curare le scimmie malate.
Dovete venire tutti al cospetto del re disse l'uomo.
Quale re? chiese il Dottore, che non aveva voglia di perdere tempo.
Il re di Gongolikki rispose l'uomo. Tutte queste terre sono sue, e tutti gli stranieri devono essere portati da lui. Venite con me.
Cos raccolsero i bagagli e lo seguirono nella giungla.
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POLLYNESIA E IL RE.
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Dopo aver camminato per un po' nella foresta fitta, arrivarono in una radura ampia e luminosa, dove sorgeva il palazzo del re.
Era l che viveva, insieme alla regina Ermintrude e al figlio, il principe Bumpo. Il principe era andato a pesca di salmoni nel fiume, ma il re e la regina erano seduti sotto un grande ombrellone davanti alla porta del palazzo, e la regina Ermintrude dormiva.
Quand'ebbe di fronte il Dottore, il re gli chiese perch fosse venuto in Africa, e lui glielo spieg.
Ti proibisco di attraversare le mie terre disse il re. Molti anni fa arriv un viaggiatore, e io lo trattai con grande gentilezza. Ma dopo avere scavato buche a non finire per prendere l'oro, e aver ucciso tutti gli elefanti per prendere le loro zanne d'avorio, se la svign zitto zitto sulla sua nave, senza nemmeno dire Grazie. Da allora non permetto pi a nessuno straniero di attraversare le mie terre.
Poi il re si rivolse agli uomini che stavano in piedi l vicino e ordin: Portate via questo stregone e i suoi animali, e metteteli nella mia prigione pi sicura.
Cos sei uomini portarono via il Dottore e gli animali, e li rinchiusero in una prigione di pietra con una finestrella solitaria, sbarrata, su in alto e una porta robusta e pesante.
Erano tutti molto tristi, e Gruf-Gruf il maiale scoppi a piangere, ma si zitt quando Cii-Cii minacci di prenderlo a sculaccioni se non avesse smesso di fare un rumore cos orribile.
Ci siamo tutti? chiese il Dottore quando si fu abituato alla luce fioca.
Penso di s rispose l'anatra, e cominci a contare.
Dov' Pollynesia? chiese il coccodrillo. Non la vedo.
Sei sicuro? disse il Dottore. Controllate bene. Pollynesia! Pollynesia! Dove sei?
Sar scappata borbott il coccodrillo. Tipico! Se l' svignata nella giungla appena i suoi amici sono finiti nei guai.
Non sono quel tipo di bestia lo rimbrott il pappagallo, uscendo da una tasca della giacca del Dottore. Il fatto  che sono abbastanza piccola da passare attraverso le sbarre della finestra, e temevo che mi avrebbero chiusa in gabbia. Cos, mentre il re parlava, mi sono nascosta nella tasca del Dottore... ed eccomi qua! Questo  un cosiddetto stratagemma aggiunse, lisciandosi le penne con il becco.
Santo cielo! esclam il Dottore. Per fortuna non ti ho spiaccicata sedendomi.
Ascoltate disse Pollynesia, stasera, appena fa buio, mi infiler tra le sbarre e voler nel palazzo. E vedrete che trover il modo di convincere il re a lasciarci andare.
Cosa credi di poter fare tu? gemette Gruf-Gruf, arricciando il naso e rimettendosi a piangere. Non sei nient'altro che un uccello!
Vero disse Pollynesia. Ma non dimenticare che posso parlare come una persona... e conosco bene questa gente.
Cos quella notte, mentre la luna splendeva attraverso le palme e gli uomini del re dormivano, il pappagallo sgusci attraverso le sbarre e vol verso il palazzo. La settimana prima, la finestra della dispensa era stata rotta da una palla da tennis, e Pollynesia entr da l.
Sent il principe Bumpo russare nella sua camera sul retro del palazzo, e zampett su per le scale fino alla stanza da letto del re. Zitta zitta, apr la porta e sbirci dentro.
Quella sera la regina era andata a un ballo da sua cugina, ma il re era a letto e dormiva della grossa.
Pollynesia entr senza fare rumore e s'infil sotto il letto.
Dopodich toss, proprio come tossiva il Dottor Dolittle. Pollynesia sapeva imitare chiunque.
Il re apr gli occhi e disse, assonnato: Sei tu, Ermintrude?. (Credeva che fosse la regina, tornata dal ballo.)
Il pappagallo toss di nuovo, pi forte, esattamente come un uomo. Il re si svegli del tutto e si alz a sedere di scatto, chiedendo: Chi va l?.
Sono il Dottor Dolittle disse il pappagallo, esattamente come se fosse stata il Dottore.
Che ci fai in camera mia? grid il re. Come osi uscire di prigione! Dove sei? Non ti vedo.
Per tutta risposta, il pappagallo scoppi in una lunga risata, profonda e allegra come quella del Dottore.
Smettila di ridere e vieni fuori, cos posso vederti disse il re.
Sciocco d'un re! ribatt Pollynesia. Ti sei dimenticato che stai parlando con John Dolittle, MD, l'uomo pi eccezionale della terra? Ovvio che non puoi vedermi. Sono invisibile. Non c' niente che io non possa fare. Apri bene le orecchie: questa notte sono venuto a metterti in guardia. Se non permetti a me e ai miei animali di attraversare il tuo regno, far ammalare te e tutto il tuo popolo come le scimmie. Perch  vero che posso curare le persone, ma posso anche farle ammalare semplicemente alzando il mignolo. Manda subito i tuoi soldati ad aprire la porta della prigione, o ti verranno gli orecchioni prima che il sole sorga sulle colline di Gongolikki.
Spaventatissimo, il re cominci a tremare.
Far come vuoi, Dottore! grid. Non alzare il mignolo, per piacere! Salt gi dal letto e si precipit a ordinare ai soldati di aprire la prigione.
Appena se ne fu andato, Pollynesia scese le scale e vol fuori attraverso la finestra rotta della dispensa.
Per la regina, che stava giusto rientrando dalla porta sul retro, la vide uscire da l, e quando il re torn a letto, glielo rifer.
Allora il re cap d'essere stato imbrogliato, s'infuri e torn subito nella prigione.
Troppo tardi. La porta era aperta e la cella era vuota. Il Dottore e gli animali erano spariti.
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UN PONTE DI SCIMMIE.
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La regina Ermintrude non aveva mai visto in vita sua il marito cos arrabbiato: digrign i denti per la rabbia; diede a tutti degli stupidi; scaravent lo spazzolino da denti contro il gatto del palazzo. Corse in camicia da notte a svegliare i soldati per spedirli nella giungla a caccia del Dottore. Poi mand nella giungla anche tutti i servi: i cuochi, i giardinieri, il barbiere e il tutore del principe Bumpo... e persino la regina, che era stanca perch aveva ballato con un paio di scarpe troppo strette, fu spedita ad aiutare i soldati nella ricerca.
Nel frattempo, il Dottore e gli animali correvano pi veloce che potevano verso il paese delle scimmie.
Presto per Gruf-Gruf, con le sue gambe corte, si stanc, e il Dottore dovette metterselo in spalla. Il che non fu uno scherzo, perch dovevano portarsi dietro anche il baule e la borsa delle medicine.
Il re di Gongolikki pensava che sarebbe stato facile trovarli perch il Dottore si trovava in una terra straniera e non sapeva da che parte andare, ma si sbagliava, perch Cii-Cii conosceva i sentieri della giungla meglio degli uomini del re. La scimmietta guid il Dottore e gli animali nella parte pi fitta della foresta, dove nessun uomo aveva mai messo piede, e li fece nascondere dentro un grande albero cavo in mezzo alle rocce.
Sar meglio che aspettiamo qui finch i soldati saranno andati a dormire disse. Allora potremo proseguire verso il paese delle scimmie.
Cos rimasero l per tutta la notte.
Spesso sentivano le voci dei soldati che li cercavano, ma sapevano di essere al sicuro perch, a parte Cii-Cii, nessuno conosceva quel nascondiglio, neppure le altre scimmie.
Finalmente, quando la luce del giorno filtr attraverso le foglie, sentirono la regina Ermintrude dire stancamente che era inutile continuare a cercare, e tanto valeva tornare a casa a dormire.
Appena i soldati si furono allontanati, Cii-Cii fece uscire il Dottore e gli animali dal nascondiglio e si rimisero in cammino verso il paese delle scimmie.
La strada era molto lunga, ed erano spesso stanchi, specialmente Gruf-Gruf. Per, quando si lamentava, gli davano il latte di cocco, che gli piaceva tantissimo.
Avevano sempre da mangiare e da bere, perch Cii-Cii e Pollynesia conoscevano tutti i tipi di frutta e verdura che crescono nella giungla, e sapevano dove trovarli: datteri, fichi, noccioline, zenzero e patate dolci. Preparavano la limonata con le arance selvatiche e l'addolcivano con il miele che prendevano dagli alveari nascosti nel cavo degli alberi. Qualunque cosa desiderassero, Cii-Cii e Pollynesia sembravano sempre in grado di trovarla, o almeno di trovare qualcosa di simile.
Di notte dormivano in tende fatte di foglie di palma, su spessi, soffici letti di erba secca. Dopo un po' si abituarono a camminare a lungo e non si stancarono pi cos tanto.
Tutto sommato si godettero moltissimo il viaggio, ma erano sempre contenti quando, al calare della notte, si fermavano a riposare. Allora il Dottore accendeva un fuocherello con qualche rametto e, dopo aver cenato, si sedevano in cerchio ad ascoltare Pollynesia che cantava canzoni marinare o Cii-Cii che raccontava storie della giungla.
Le storie di Cii-Cii erano molto interessanti, perch, sebbene le scimmie non avessero libri di storia prima che il Dottor Dolittle li scrivesse per loro, ricordavano tutto quello che succedeva raccontando storie ai figli. Cos Cii-Cii parl di molte cose che la sua nonna gli aveva raccontato: storie di molto, moltissimo tempo prima, prima di No e del Diluvio, storie di quando gli uomini si vestivano con pelli di animali e vivevano nelle caverne e mangiavano montone crudo e, dal momento che non avevano mai nemmeno visto un fuoco, non sapevano cucinare. Raccont di grandi mammut e di lucertoloni lunghi quanto un treno, che un tempo gironzolavano sulle montagne mangiando le cime degli alberi. Erano storie cos affascinanti che spesso si accorgevano che il fuoco si era spento solo quando Cii-Cii finiva di raccontare, e allora dovevano correre di qua e di l in cerca di altri rametti per riaccenderlo.
Non sapevano che, quando i soldati erano tornati a casa e avevano detto al re che non erano riusciti a trovare il Dottore, il re li aveva rispediti nella giungla ordinando loro di restarci finch lo avessero catturato. Cos, per tutto il tempo che il Dottore e gli animali, credendosi al sicuro, proseguivano il cammino verso il paese delle scimmie, in realt avevano i soldati alle calcagna. Probabilmente, se Cii-Cii l'avesse sospettato, li avrebbe fatti nascondere di nuovo. Per non lo sapeva.
Un giorno Cii-Cii si arrampic su un'alta roccia e scrut al di sopra delle cime degli alberi. Quando scese, annunci che erano vicini al paese delle scimmie e che presto sarebbero giunti a destinazione.
E infatti quella sera stessa incontrarono il cugino di Cii-Cii e molte altre scimmie ancora in buona salute, sedute di vedetta  tra gli alberi sul limitare di una palude. Appena videro il famoso Dottore, fecero un gran chiasso e gli diedero il benvenuto battendo le mani, scuotendo le foglie e dondolandosi dai rami.
Volevano portargli la borsa, il baule e tutto quello che aveva, e addirittura una delle scimmie pi grandi sollev di peso Gruf-Gruf, che era di nuovo stanco. Poi due scimmiotti li precedettero per annunciare alle compagne malate che il celebre Dottore era finalmente arrivato.
Gli uomini del re, che stavano ancora alle loro calcagna, sentendo il chiasso esultante delle scimmie capirono dov'era il Dottore e si affrettarono a raggiungerlo.
La grossa scimmia che trasportava Gruf-Gruf, e che perci era pi lenta delle altre, vide il capitano dei soldati sgattaiolare in mezzo agli alberi e corse dal Dottore per dirgli di scappare.
Allora s che corsero tutti a perdifiato, pi di quanto avessero mai corso in vita loro, e anche i soldati si misero a correre, e il capitano pi di tutti.
A un certo punto, il Dottore inciamp nella borsa delle medicine e cadde a terra, e il capitano pens che stavolta l'avrebbe acchiappato di sicuro.
Per, anche se aveva i capelli molto corti, il capitano aveva le orecchie molto lunghe, e mentre scattava in avanti per acciuffare il Dottore, un orecchio gli s'impigli fra i rami e gli altri soldati dovettero fermarsi ad aiutarlo.
Il Dottore fece in tempo a rialzarsi e tutti ripresero a correre, ancora e ancora.
Coraggio! li incit Cii-Cii. Ci siamo quasi!
Ma ecco che, prima di raggiungere il paese delle scimmie, si ritrovarono sul bordo di una scogliera ripida, sotto la quale scorreva un fiume che segnava il confine del regno di Gongolikki. Il paese delle scimmie sorgeva sull'altra sponda, dall'altra parte del fiume.
Accidenti! esclam il cane Gip, sporgendosi dal ciglio della ripida, ripidissima scogliera. Come facciamo ad arrivare dall'altra parte?
Ohi ohi! gemette Gruf-Gruf. Guardate! I soldati del re sono vicinissimi! Temo proprio che torneremo in prigione. E scoppi a piangere.
Allora la grande scimmia che trasportava il maiale lo mise gi e grid alle compagne: Un ponte, ragazze! Svelte! Facciamo un ponte! Non abbiamo che un minuto. Sono riusciti a liberare il capitano e lo vedo che arriva pi veloce di un cervo. Sbrigatevi! Un ponte! Un ponte!.
Il Dottore si chiese con che cosa avessero intenzione di costruire un ponte, e si guard intorno per vedere se ci fossero delle assi nascoste da qualche parte.
Ma quando torn a voltarsi verso la scogliera, vide bell'e pronto un ponte sospeso sul fiume: era un ponte fatto di scimmie! Mentre si guardava attorno, le scimmie, veloci come un lampo, avevano messo insieme un ponte tenendosi per le mani e per i piedi.
Quella pi grande grid al Dottore: Avanti! Camminate sopra di noi, svelti!.
Gruf-Gruf aveva un po' di paura all'idea di camminare su un ponte cos stretto e alto sopra un fiume, ma alla fine lo attravers senza troppi problemi; e altrettanto fecero i suoi compagni.
John Dolittle fu l'ultimo ad attraversarlo, e proprio mentre stava per raggiungere l'altra sponda, gli uomini del re arrivarono sul bordo della scogliera.
Allora s che strinsero i pugni e urlarono di rabbia, perch videro che era troppo tardi: il Dottore e gli animali erano al sicuro nel paese delle scimmie, e il ponte era gi stato ritirato sull'altro lato.
Cii-Cii si rivolse al Dottore e disse: Molti grandi esploratori e naturalisti con la barba grigia hanno trascorso lunghe settimane acquattati nella giungla nella speranza di vedere le scimmie eseguire questo trucco. Per finora non abbiamo mai permesso a un estraneo di assistervi. Sei il primo umano che abbia visto il famoso Ponte di Scimmie.
E il Dottore ne fu molto contento.
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IL CAPO DEI LEONI.
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Ora s che John Dolittle aveva molto, moltissimo da fare. C'erano centinaia, migliaia di scimmie malate: gorilla, oranghi, scimpanz, babbuini, marmosette, scimmie grigie e scimmie rosse, scimmie di tutti i tipi. E tante erano gi morte.
Per cominciare, separ le malate dalle sane. Poi chiese a Cii-Cii e a suo cugino di costruire una casetta d'erba, dove fece entrare tutte le scimmie ancora in buona salute e le vaccin.
Per tre giorni e tre notti le scimmie arrivarono dalle foreste, dalle valli e dalle colline, e andarono nella casetta d'erba dove Dolittle stava seduto giorno e notte vaccinando a pi non posso.
Dopodich il Dottore fece costruire un'altra casa, pi grande e con molti letti, e l mise tutte le scimmie malate.
Ma le malate erano cos numerose che non c'erano abbastanza scimmie sane per prendersi cura di loro. Cos mand a chiamare gli altri animali, leoni e leopardi e antilopi, perch venissero ad aiutarlo.
Il capo dei leoni, per, era molto altezzoso, e quando arriv nella grande casa piena di letti si guard attorno con aria seccata e sprezzante.
Come osa chiedermi una cosa simile, signore? sbott, fulminando il Dottore con uno sguardo. Come osa chiedere a me, a ME, il re degli animali, di mettermi al servizio di un branco di sudicie scimmie? Bah! Non le mangerei nemmeno per merenda!
Anche se il leone aveva un aspetto terrificante, il Dottore fece del suo meglio per non mostrarsi spaventato.
Non le ho chiesto di mangiarle replic con calma. E non sono sudicie. Giusto stamattina hanno fatto tutte il bagno. Casomai  la sua pelliccia che sembra avere bisogno di una bella spazzolata. Adesso ascolti bene: un giorno anche i leoni potrebbero ammalarsi, e se adesso si rifiutano di aiutare gli altri animali, quando saranno nei guai potrebbe non esserci nessuno che aiuti loro. Capita spesso, a chi  troppo pieno di s.
I leoni non sono mai nei guai, casomai sono loro a mettere gli altri nei guai replic il capo dei leoni, storcendo il naso. E torn in fretta nella giungla, sentendosi molto ma molto in gamba.
A quel punto anche i leopardi misero su delle arie e decisero di non aiutare le scimmie. E ovviamente le antilopi - pur essendo troppo timide e paurose per mostrarsi scortesi come il leone - strusciarono gli zoccoli sul terreno e dissero con un sorrisetto fatuo che non avevano mai fatto le infermiere prima d'allora.
Adesso s che il povero Dottore era preoccupato, e si chiedeva chi avrebbe potuto aiutarlo a prendersi cura di tutte quelle migliaia di scimmie malate.
Per, quando il capo dei leoni torn nella sua tana, sua moglie, la regina leonessa, gli corse incontro tutta arruffata.
Uno dei cuccioli non mangia gli disse. Non so che cosa fare. Non tocca cibo da ieri notte. E cominci a piangere e a tremare perch, pur essendo una leonessa, era una brava mamma.
Il capo dei leoni entr nella tana e guard i suoi figli, due cuccioli molto vivaci: in effetti, sembrava che uno di loro non stesse affatto bene.
Quando poi, tutto tronfio, il leone le rifer parola per parola quel che aveva detto al Dottore, sua moglie si arrabbi a tal punto che quasi lo cacci dalla tana.
Non hai mai avuto un pizzico di buonsenso! strill. Da qui all'Oceano Indiano, tutti gli animali parlano di quest'uomo eccezionale, capace di curare qualunque malanno, e di quanto sia gentile:  l'unico uomo al mondo in grado di parlare la lingua degli animali! E tu, tu... devi offenderlo proprio ora, quando abbiamo un cucciolo malato! Sciocco! Soltanto uno stupido  scortese con un bravo Dottore. Tu... e cominci a strappargli la pelliccia.
Torna subito da lui grid, e chiedigli scusa. E porta con te tutti gli altri leoni senza cervello, e anche quegli sciocchi leopardi e quelle sciocche antilopi. E fa' tutto ci che ti dice il Dottore. Datti da fare! Cos, forse, poi sar tanto gentile da visitare il nostro cucciolo. Fila! Sbrigati, ti dico! Non sei affatto un buon padre!
Dopodich and a trovare la leonessa che abitava nella tana accanto e le raccont tutto.
Fu cos che il capo dei leoni torn dal Dottore e disse: Senta un po', ripassavo da queste parti e ho pensato di fare una capatina... Ha poi trovato qualcuno che l'aiuti?.
No rispose il Dottore. Nessuno. E sono terribilmente preoccupato.
Al giorno d'oggi  difficile trovare un aiuto disse il leone. Sembra che gli animali non abbiano pi voglia di lavorare. Non che si possa fargliene una colpa... in un certo senso... Va be', visto che  in difficolt, cercher di fare quello che posso, giusto per farle un piacere... basta che non mi tocchi lavare le scimmie. E ho detto a tutti gli altri predatori di fare la loro parte. I leopardi dovrebbero arrivare da un momento all'altro... Oh, a proposito, a casa abbiamo un cucciolo malato. Non sar niente di grave, per mia moglie  in ansia. Se stasera le capitasse di passare dalle nostre parti, potrebbe fermarsi a dargli un'occhiata?
Cos, con gran sollievo del Dottore, i leoni e i leopardi e le antilopi e le giraffe e le zebre - insomma tutti gli animali delle foreste, delle montagne e delle pianure - vennero ad aiutarlo. Ce n'erano cos tanti che dovette mandarne via alcuni e tenere solo quelli pi in gamba.
Non pass molto prima che le scimmie cominciassero a stare meglio. Dopo appena una settimana, la grande casa piena di letti era mezza vuota. E alla fine della seconda settimana era guarita anche l'ultima scimmia.
Cos il lavoro del Dottore si concluse, e lui era cos stanco che and a letto e dorm per tre giorni senza nemmeno rigirarsi.
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IL CONSIGLIO DELLE SCIMMIE.
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Cii-Cii si mise in piedi davanti alla porta del Dottore, tenendo tutti lontani in attesa che si svegliasse. E quando John Dolittle si svegli, disse alle scimmie che per lui era tempo di tornare a Puddleby.
Quell'annuncio le lasci di sale, perch pensavano che sarebbe rimasto con loro per sempre, e quella notte tutte le scimmie si riunirono nella giungla per discuterne.
Il capo scimpanz si alz e disse: Perch quel brav'uomo vuole andare via? Non  felice, qui con noi?.
Per nessuno seppe rispondergli.
Allora il Gran Gorilla si alz e disse: Secondo me, dovremmo andare da lui e chiedergli di restare. Forse, se gli costruissimo una nuova casa con un letto pi grande, e gli promettessimo un sacco di scimmie al suo servizio per rendergli la vita piacevole, non se ne vorrebbe pi andare.
A quel punto Cii-Cii si alz, e tutti sussurrarono: Silenzio! Guardate! Cii-Cii, il grande viaggiatore, sta per parlare!.
Amici miei disse Cii-Cii, rivolto alle altre scimmie, temo che sia inutile chiedere al Dottore di restare. Deve soldi a parecchia gente a Puddleby, e dice che deve tornare indietro a restituirli.
Allora il Gran Gorilla si alz.
Che cosa sono i soldi? gli chiesero le scimmie.
Nel paese del Dottore, spieg Cii-Cii, non si poteva avere niente senza soldi, non si poteva fare niente senza soldi, era praticamente impossibile vivere senza soldi.
Non si pu nemmeno mangiare e bere? domandarono alcune.
Cii-Cii scosse la testa e disse che anche lui, quand'era con il suonatore d'organetto, era stato costretto a chiedere soldi ai bambini.
Certo che gli uomini sono proprio strani, cugino mio! disse il capo-scimpanz rivolgendosi all'orango pi anziano. Chi mai vorrebbe vivere in un paese del genere? Santo cielo, che tristezza!
Dato che non avevamo una nave per venire qui, n soldi per comprare cibo da mangiare durante il viaggio aggiunse allora Cii-Cii, un uomo ci ha dato le gallette e gli abbiamo promesso che lo avremmo pagato al nostro ritorno. E un marinaio ci ha prestato una barca, che per si  fracassata sugli scogli quando abbiamo raggiunto l'Africa. Ora il Dottore dice che deve tornare per comprargli un'altra barca, perch il marinaio era povero e quella nave era tutto ci che aveva.
Le scimmie rimasero in silenzio per un po', sedute immobili e pensando intensamente.
Finalmente il babbuino pi grosso si alz e disse: Non credo che dovremmo permettere a questo brav'uomo di lasciare la nostra terra senza avergli dato un bel regalo per ringraziarlo di tutto quello che ha fatto per noi.
Sono d'accordo! strill una scimmietta rossa seduta su un albero.
E tutte le scimmie strillarono, facendo un gran chiasso: S, s. Facciamogli il regalo pi bello che un uomo abbia mai avuto!.
A quel punto cominciarono a chiedersi quale fosse il regalo migliore. Una disse: Cinquanta sacchi di noci di cocco!. E un'altra: Cento caschi di banane! Cos non dovr comprare la frutta nel Paese Dove Paghi per Mangiare!.
Per Cii-Cii spieg che tutte quelle cose erano troppo pesanti per essere trasportate cos lontano, e sarebbero andate a male prima che loro fossero riusciti a mangiarne anche solo la met.
Se volete farlo contento disse, regalategli un animale. Potete essere sicuri che lo tratter bene. Trovate per lui un animale raro che non si trova negli zoo.
Che cosa sono gli zoo? chiesero le scimmie.
Cii-Cii spieg che, nel paese del Dottore, gli zoo erano posti dove gli animali stavano chiusi in gabbia e le persone andavano a guardarli. Le scimmie erano sbigottite e si dissero l'un l'altra: Gli esseri umani sono proprio come cuccioli sventati e sciocchi che si divertono con niente. Bah! In pratica  uguale a una prigione, questo zoo.
Poi chiesero a Cii-Cii quale animale raro, mai visto prima, avrebbero potuto regalare al Dottore. Ci sono le iguane, nel suo paese? chiese la pi grande delle marmosette.
S disse Cii-Cii, ce n' una nello zoo di Londra.
E un'altra scimmia chiese: Di okapi, ne hanno?.
S rispose Cii-Cii. In Belgio, dove sono stata con il mio organetto cinque anni fa, ne avevano uno in una grande citt che chiamano Anversa.
E un altro scimmiotto chiese: E un Avantindr, ce l'hanno?.
No disse Cii-Cii. Nessun uomo ne ha mai visto uno.  il regalo perfetto.
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L'ANIMALE PI RARO DI TUTTI.
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Ai giorni nostri, gli Avantindr si sono estinti, ossia ormai non ce ne sono pi. Invece tanto tempo fa, all'epoca del Dottor Dolittle, anche se erano molto ma molto rari, se ne trovava ancora qualcuno nelle giungle pi profonde dell'Africa. Non avevano coda, ma una testa a ogni estremit, e corna affilate su ciascuna testa. Erano molto timidi e terribilmente difficili da acchiappare. Gli africani catturano la maggior parte degli animali prendendoli alle spalle, mentre non guardano, ma con l'Avantindr questo trucco non funzionava perch, da qualunque direzioni arrivasse, ce l'avevi sempre di fronte. Per giunta, dormiva solo una met per volta: c'era sempre una testa sveglia e di vedetta. Ecco perch, nonostante molti dei pi grandi cacciatori e dei pi abili custodi di zoo avessero passato anni cercando gli Avantindr nelle giungle, con la pioggia o con il sole, nessuno riusc mai a catturarne uno per rinchiuderlo in uno zoo. Anche allora, tanto tempo fa, era l'unico animale al mondo con due teste.
Be', le scimmie gli diedero la caccia per tutta la foresta. Dopo aver percorso molti chilometri, uno scimmiotto scorse strane impronte sulla riva di un fiume e cap che nelle vicinanze doveva esserci un Avantindr.
Dopo aver camminato per un po' lungo la riva, le scimmie videro un posto dove l'erba era alta e folta, e immaginarono che l'Avantindr fosse nascosto l.
Allora tutte le scimmie si presero per mano e formarono un grande cerchio attorno all'erba alta. L'Avantindr le sent arrivare e fece di tutto per sfondare il cerchio, ma non ci riusc. Quando vide che era inutile cercare di fuggire, si sedette e aspett di scoprire che cosa volessero.
Le scimmie gli chiesero se fosse disposto ad andare con il Dottor Dolittle per essere messo in mostra nel suo paese.
Certo che no! rispose l'Avantindr, scuotendo forte tutt'e due le teste.
Gli spiegarono che non sarebbe stato rinchiuso in uno zoo, ma avrebbe semplicemente dovuto lasciare che lo guardassero. Il Dottore era un uomo molto buono, gli dissero, per non aveva soldi, e la gente avrebbe pagato per vedere un animale con due teste. In questo modo il Dottore sarebbe diventato ricco e avrebbe potuto pagare la barca che aveva preso in prestito per venire in Africa.
No rispose tuttavia l'Avantindr. Sapete quanto sono timido, non sopporto di essere guardato. E si mise quasi a piangere.
Per tre giorni cercarono di convincerlo.
Finalmente, alla fine del terzo giorno, disse che sarebbe andato con loro per vedere che tipo fosse il Dottore.
Cos le scimmie tornarono indietro con l'Avantindr, e quando raggiunsero la casetta d'erba del Dottore, bussarono alla porta.
Avanti! disse l'anatra, che stava facendo le valigie.
Tutto fiero, Cii-Cii fece entrare l'Avantindr e lo mostr al Dottore.
E questo cos' mai? chiese John Dolittle, fissando la strana creatura.
Santo cielo! esclam l'anatra. Come fa a prendere le decisioni?
Secondo me ha due teste e neanche un cervello comment Gip, il cane.
Questo, Dottore disse Cii-Cii,  l'Avantindr, l'animale pi raro delle giungle africane, l'unica bestia al mondo con due teste! Portalo a casa con te, e avrai fatto fortuna. Tutti pagheranno soldi a palate per vederlo.
Ma io non voglio soldi obiett il Dottore.
S, invece intervenne l'anatra Tac-Tac. Non ti ricordi quanto abbiamo dovuto risparmiare e lesinare per pagare il conto del macellaio? E come possiamo procurarci una nuova barca, se non abbiamo i soldi per comprarla?
Pensavo di costruirne una disse il Dottore.
Oh, sii ragionevole! esclam Tac-Tac. Dove pensi di procurarti il legno e i chiodi per metterla insieme? E tra l'altro, con che cosa dovremmo vivere? Quando torneremo, saremo pi poveri che mai. Cii-Cii ha ragione: portiamoci dietro questa buffa bestia!
Forse non hai tutti i torti mormor il Dottore. Di sicuro sarebbe un animale domestico molto originale. Ma il, ehm, come si chiama, vuole davvero andare all'estero?
S rispose l'Avantindr. Appena aveva visto il Dottore, aveva capito che poteva fidarsi di lui. Sei stato cos gentile con gli animali di qui, e le scimmie mi hanno detto che sono l'unico a poterti aiutare. Per devi promettere che, se il tuo paese non mi piacer, mi rimanderai a casa.
Naturalmente... certo, certo disse il Dottore. Chiedo scusa, ma sbaglio o sei imparentato con la famiglia dei cervi?
S rispose l'Avantindr, con le gazzelle abissine e il camoscio asiatico per parte di madre. Invece il bisnonno di mio padre era l'ultimo degli unicorni.
Molto interessante! mormor il Dottore. Prese un libro dal baule che Tac-Tac stava riempiendo e cominci a sfogliarlo. Vediamo se Buffon dice qualcosa...
Noto disse l'anatra che parli con una sola bocca. L'altra non pu parlare?
Oh s rispose l'Avantindr. Per l'altra di solito la uso per mangiare. Cos posso parlare mentre mangio senza essere maleducato. Noi Avantindr siamo sempre stati molto garbati.
Quand'ebbero finito di fare i bagagli e furono pronti a partire, le scimmie organizzarono per il Dottore una grande festa, alla quale parteciparono tutti gli animali della giungla. Arrivarono portando ananas, mango, miele e ogni genere di cose buone.
Quando ebbero finito di mangiare, il Dottore si alz e annunci: Amici miei, non sono bravo come altri a dire paroloni dopo cena, e per giunta ho appena mangiato molta frutta e molto miele. Per vorrei dire che mi rattrista molto lasciare il vostro bel paese. Devo partire, perch ho tante cose da fare a casa. Dopo che me ne sar andato, ricordatevi di non lasciare mai che le mosche si posino sul cibo, e non dormite per terra quando arrivano le piogge. Io... ehm... ehm... spero che viviate per sempre felici e contenti.
Quando il Dottore smise di parlare e si sedette, tutte le scimmie applaudirono a lungo e si dissero l'un l'altra: La nostra gente dovr ricordare per sempre che il Dottore ha mangiato qui con noi sotto gli alberi. Perch di sicuro  l'uomo pi in gamba di tutti!.
E il Gran Gorilla, che aveva nelle braccia pelose la forza di sette cavalli, spinse una grande roccia fino a capotavola e disse: Questa pietra segner per sempre il posto dov'era seduto.
Ancora oggi, nel cuore della giungla, quella pietra  l. E le mamme-scimmie che passano nella foresta con la famiglia la indicano dall'alto dei rami e bisbigliano rivolte ai figli: Zitti! Guardate:  l che l'Uomo Buono si  seduto e ha mangiato con noi nell'Anno della Grande Malattia!.
Quando la festa fin, il Dottore e i suoi animali si misero in viaggio verso il mare, e tutte le scimmie li accompagnarono fino al confine del loro paese, portando il baule e le borse, per salutarlo.
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IL PRINCIPE.
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In riva al fiume, le scimmie si fermarono e lo salutarono.
Ci volle parecchio tempo, perch erano migliaia, e tutte volevano stringere la mano al Dottor Dolittle. In seguito, quando lui e gli animali proseguirono da soli, Pollynesia disse: Mi raccomando, mentre attraversiamo il paese di Gongolikki camminiamo in punta di piedi e parliamo a voce bassa. Se il re ci sentisse, manderebbe di nuovo i soldati a catturarci, perch di sicuro  ancora molto arrabbiato per come l'ho imbrogliato.
Quello che mi chiedo disse il Dottore  dove possiamo trovare un'altra barca per tornare a casa. Va be', magari in spiaggia ce ne sar una che nessuno sta usando. Come si suol dire: meglio non fasciarsi la testa prima di essersela rotta.
Un giorno, mentre attraversavano una parte molto fitta della foresta, Cii-Cii li precedette alla ricerca di noci di cocco. Mentre la scimmia era via, il Dottore e gli altri animali, che non conoscevano altrettanto bene i sentieri della giungla, si persero. Girarono e rigirarono, ma senza riuscire a ritrovare la strada per il mare.
Quando Cii-Cii torn e non li vide da nessuna parte, ci rest malissimo. Si arrampic sulla cima degli alberi pi alti e guard tutt'attorno, cercando di avvistare il cappello a cilindro del Dottore; agit le braccia e grid, chiam ogni animale per nome. Ma era tutto inutile. Sembravano scomparsi dalla faccia della terra.
La verit  che si erano persi di brutto. Si erano allontanati di molto dal sentiero, e la giungla era cos fitta di cespugli, rampicanti e grovigli vari che in certi momenti riuscivano a stento a muoversi, e il Dottore dovette tirare fuori il suo coltellino per farsi strada. Arrancarono in pantani umidi e mollicci, s'intricarono in lunghi rami di convolvolo, si graffiarono con le spine, e per ben due volte rischiarono di perdere la borsa delle medicine nel sottobosco. Sembrava che i loro problemi non avessero fine, e che il sentiero fosse scomparso.
Finalmente, dopo aver girovagato per molti giorni, con i vestiti strappati e le facce ricoperte di fango, finirono per sbaglio nel giardino del re. I soldati arrivarono di corsa e li acchiapparono.
Pollynesia vol a nascondersi su un albero senza che nessuno la vedesse, ma il Dottore e gli altri furono portati davanti al re.
Ah, ah! grid lui. E cos ti ho riacciuffato! Stavolta non mi scappi. Sbatteteli di nuovo in prigione e chiudete la porta a doppia mandata. Costui pulir il pavimento della mia cucina per il resto dei suoi giorni!
Cos il Dottore e gli animali furono ancora una volta rinchiusi in prigione, e al Dottore fu detto che il giorno dopo si sarebbe dovuto mettere a pulire il pavimento della cucina.
Erano tutti molto tristi.
Che seccatura disse il Dottore. Devo assolutamente tornare a Puddleby. Se non arrivo presto quel povero marinaio penser che gli ho rubato la barca... Vediamo se questi cardini sono allentati.
Ma la porta della prigione era robusta e ben chiusa, e fuggire sembrava impossibile. Gruf-Gruf si rimise a piangere.
Nel frattempo, Pollynesia era rimasta appollaiata sull'albero nel giardino del palazzo. Non diceva niente e batteva le palpebre.
Quello era sempre un brutto segno, con Pollynesia. Ogni volta che stava zitta e batteva le palpebre, significava che qualcuno le aveva fatto un torto e lei stava pensando al modo di fargliela pagare. Le persone che facevano un torto a lei o ai suoi amici, poi avevano quasi sempre motivo di pentirsene.
Proprio in quel momento, Pollynesia scorse Cii-Cii che saltava da un ramo all'altro, cercando il Dottore. Appena la scimmia la vide, la raggiunse e le chiese che cosa fosse successo.
Il Dottore e gli animali sono stati catturati dagli uomini del re e rinchiusi in prigione sussurr Pollynesia. Ci siamo persi nella giungla e siamo finiti per sbaglio nel giardino del palazzo.
Ma non potevi guidarli tu? chiese la scimmia; e cominci a sgridarla per averli fatti smarrire mentre lei era andata a cercare le noci di cocco.
Tutta colpa di quello sciocco d'un porcello protest Pollynesia. Non fa che allontanarsi dal sentiero per andare a caccia di radici. Ero cos occupata a cercarlo e riportarlo indietro che, quando abbiamo raggiunto la palude, ho girato a sinistra invece che a destra. Zitta! Guarda! Il principe Bumpo  appena entrato nel giardino! Non deve vederci. Non muoverti, mi raccomando!
In effetti, ad aprire il cancello del giardino era stato proprio il principe Bumpo, il figlio del re. Percorse il sentiero di ghiaia canticchiando una melodia triste, con un libro di fiabe sotto il braccio, diretto verso una panchina di pietra sotto l'albero dov'erano nascosti il pappagallo e la scimmia. Una volta l, si sedette e cominci a leggere le fiabe a se stesso.
Cii-Cii e Pollynesia lo fissarono senza aprire bocca n muovere un muscolo.
Cii-Cii! sussurr Pollynesia. Ho un'idea. Forse posso ipnotizzarlo!
E a che cosa servirebbe? sussurr di rimando Cii-Cii.
Quando sei ipnotizzato, in un certo senso ti addormenti e quando ti svegli fai tutto quello che ti  stato detto di fare. Se riuscissi a ipnotizzarlo, potrei ordinargli di aprire la prigione del Dottore!
Vale la pena provare disse Cii-Cii. Come pensi di fare?
Sta' ferma e guarda sussurr Pollynesia. Zampett silenziosa sul ramo fino ad arrivare vicinissima al principe. Poi afferr un ramoscello con una zampa e lo mosse lentamente avanti e indietro di fronte a lui emettendo dalla gola un sommesso mormorio roco.
Il principe Bumpo guard il ramoscello che oscillava avanti e indietro, e dopo un po' chiuse gli occhi. Pollynesia aspett qualche secondo, poi parl con voce calma, rassicurante: Bumpo, principe Bumpo, c' qualcosa che devi fare.
Il principe Bumpo sorrise nel sonno.
Nella prigione di tuo padre prosegu il pappagallo  rinchiuso un uomo famoso: John Dolittle. Conosce molte cose riguardo alla medicina e ha compiuto imprese incredibili. Eppure il re tuo padre ha deciso di lasciarlo languire per sempre laggi. Appena il sole tramonta, va' da lui in segreto, coraggioso Bumpo. Prima, per, procuragli una barca sulla quale potr salpare lontano da queste coste. Soltanto allora va' ad aprire la porta della prigione e libera quel grand'uomo e i suoi animali!
Ancora una volta, il principe addormentato sorrise.
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LA FUGA.
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Zitta zitta, assicurandosi che nessuno la vedesse, Pollynesia vol fuori dal giardino e verso la prigione.
Trov Gruf-Gruf col naso infilato fra le sbarre per meglio annusare gli aromi provenienti dalla cucina, e gli disse di chiamare il Dottore perch voleva parlargli. Subito Gruf-Gruf and a svegliare il Dottore, che stava schiacciando un pisolino.
Ascolta bisbigli il pappagallo appena lo vide. Il principe Bumpo si procurer una barca per te, e stanotte verr ad aprire la porta della prigione. State pronti a scappare.
Come... cominci il Dottore, ma Pollynesia sibil, rapida: Zitto! Arrivano le guardie!. E vol via.
Il principe mantenne la sua parola (o meglio: la parola di Pollynesia) e quella notte and ad aprire la prigione.
Oh, grande Dottore disse, sono venuto a liberarti e c' una nave pronta per te.
Tir fuori di tasca un mazzo di chiavi di rame e apr i grossi chiavistelli doppi. Il Dottore e gli animali corsero a gambe levate verso il mare, e Bumpo rest appoggiato al muro della prigione vuota, sorridendo felice.
Una volta in spiaggia, trovarono Pollynesia e Cii-Cii che li aspettavano sugli scogli vicino alla nave. Subito l'Avantindr, il topo bianco, Gruf-Gruf, Tac-Tac, Gip e Buu-Buu salirono sulla nave con il Dottore, ma Cii-Cii, Pollynesia e il coccodrillo rimasero dov'erano, perch l'Africa era la loro casa, la terra dov'erano nati.
Una volta sulla nave, il Dottore si affacci al parapetto e guard verso riva, e solo allora si ricord che non avevano nessuno che li guidasse verso Puddleby.
Il mare profondissimo appariva terribilmente vasto e solitario alla luce della luna, e il Dottore si chiese se, una volta scomparsa dalla vista la costa, avrebbero finito per perdersi.
Ma mentre ci pensava, uno strano rumore frusciante attravers l'aria notturna. Gli animali smisero di salutarsi e tesero le orecchie.
Il fruscio divent sempre pi forte e vicino: era simile al vento autunnale che soffia tra le foglie dei pioppi o allo scroscio della pioggia sul tetto.
Sono uccelli! disse Gip, il naso puntato e la coda dritta. Sono milioni, e volano veloci!
Tutti alzarono lo sguardo. E lass in alto videro migliaia e migliaia di uccelli che, simili a uno sciame di formichine, volavano attraverso la faccia della luna. Presto tutto il cielo ne fu pieno, e ancora altri continuavano ad arrivare. Erano cos tanti che per un po' nascosero la luna, impedendole di splendere, e il mare divent scuro e nero, proprio come quando un nuvolone temporalesco passa davanti al sole.
Poi tutti gli uccelli scesero fino a sfiorare l'acqua e la terra, sgombrando il cielo notturno, e la luna torn a brillare come prima. Non si sentiva n un richiamo n un grido, n un canto n un suono: solo un fruscio di penne che si faceva sempre pi rimbombante. Quando iniziarono a posarsi sulla riva e sulle sartie - ovunque e dappertutto tranne che sugli alberi - il Dottore vide che avevano le ali blu, il petto bianco e tozze zampette piumate. Dopodich, di colpo, ogni suono cess: tutto era silenzioso; tutto era immobile.
E allora, nel silenzioso chiaro di luna, John Dolittle parl: Non mi ero reso conto che fossimo rimasti in Africa cos a lungo. Sar quasi estate, quando torneremo a casa. Queste sono rondini che tornano verso nord. Care rondini, vi ringrazio per averci aspettato, siete state davvero gentili. Ora non dobbiamo pi temere di sbagliare rotta e perderci. Levate l'ncora e salpiamo!.
Quando la nave si mise in moto sull'acqua, gli animali rimasti a terra - Cii-Cii, Pollynesia e il coccodrillo - si sentirono terribilmente tristi, perch mai in vita loro avevano conosciuto qualcuno simpatico quanto il Dottor John Dolittle di Puddleby-on-the-Marsh.
E dopo averlo salutato ancora e ancora e ancora, rimasero sugli scogli, piangendo e agitando le braccia finch la nave spar.
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VELE ROSSE E ALI BLU.
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Sulla via del ritorno, la nave del Dottore dovette costeggiare la costa di Barbara, ai margini del Gran Deserto. Era un posto selvaggio e solitario, tutto sabbia e sassi, ed era l che i pirati di Barbara abitavano.
Quei pirati, degli omaccioni cattivissimi, stavano ad aspettare che i marinai naufragassero sulle loro coste. Spesso, se vedevano passare una nave, la inseguivano con le loro imbarcazioni veloci: quando la raggiungevano, rubavano tutto quel che c'era a bordo e, dopo aver catturato i passeggeri, l'affondavano e tornavano a Barbara cantando a squarciagola e sentendosi molto fieri di tutte le cattiverie che avevano commesso. Poi costringevano i prigionieri a scrivere lettere a parenti e amici perch pagassero per farli liberare; e spesso, se i soldi non arrivavano, i pirati li gettavano in mare.
Un bel giorno di sole, il Dottore e Tac-Tac passeggiavano sul ponte della nave per tenersi in forma; un bel vento fresco sospingeva la nave, e tutti erano contenti. All'improvviso Tac-Tac vide dietro di loro, lontano, proprio all'orizzonte, la vela di un'altra nave. Era una vela rossa.
Non mi piace, quella vela disse Tac-Tac. Ho la sensazione che non sia una nave amica e ho paura che ci dar qualche problema.
Gip, che stava disteso l vicino a pisolare al sole, cominci a ringhiare e a parlare nel sonno.
Sento odore d'arrosto borbott, arrosto di manzo, con una bella salsina scura.
Santo cielo! esclam il Dottore. Che gli succede? Oltre che parlare, riesce ad annusare nel sonno?
Credo di s rispose Tac-Tac. Tutti i cani annusano nel sonno.
Ma cos' che annusa? Non c' odore d'arrosto sulla nostra nave.
Sulla nostra no disse Tac-Tac. Deve arrivare da quella nave laggi.
Ma  a dieci miglia di distanza obiett il Dottore. Di certo il suo naso non pu annusare cos lontano!
S che pu disse Tac-Tac. Prova a chiederglielo.
Ancora addormentato, Gip riprese a ringhiare e storse rabbiosamente il muso, scoprendo le lucide zanne bianche.
Sento odore di uomini cattivi ringhi. I peggiori che abbia mai fiutato. Sento odore di guai. Sento odore di una rissa: sei furfanti contro un uomo coraggioso. Voglio aiutarlo. Uuuf - uu - UUU! Abbai forte e si svegli con aria stupita.
Guardate! grid Tac-Tac. La nave si avvicina. Ha tre grandi vele, tutte e tre rosse. Ci insegue... Mi chiedo chi siano.
Sono marinai cattivi rispose Gip, e hanno una nave molto veloce. Poco ma sicuro, sono i pirati di Barbara.
Allora dobbiamo alzare altre vele disse il Dottore, in modo da andare pi veloci e distanziarli. Va' sottocoperta, Gip, e porta su tutte le vele che trovi.
Il cane si affrett a obbedire, ma anche quando il vento gonfi tutte le vele, la loro nave non and veloce quanto quella dei pirati, che continuava a inseguirli ed era sempre pi vicina.
Certo che il principe ci ha dato una nave davvero miserella osserv il maiale Gruf-Gruf. La pi lenta che ha trovato, direi. Sperare di sfuggire ai pirati su questa bagnarola  come provare a vincere una corsa a bordo di una zuppiera. Guardate come sono vicini! Gli si vedono addirittura i baffi. Sono sei uomini. Cosa facciamo?
Il Dottore chiese a Tac-Tac di volare dalle rondini per avvertirle che i pirati li inseguivano sulla loro nave veloce, e chiedere cosa suggerivano di fare.
A sentire questa notizia, subito le rondini calarono sulla nave del Dottore e gli dissero di disfare pi in fretta possibile lunghi pezzi di fune per ricavarne molte funicelle. Quando tutte le funicelle furono legate alla prua, le rondini le strinsero fra le zampette e spiccarono il volo, tirandosi dietro la nave.
Se sono una o due, le rondini non sono molto forti, ma  ben diverso quando sono tante. E l, legate alla nave del Dottore, c'erano un migliaio di funicelle, tirate da duemila rondini, tutte terribilmente veloci.
In un baleno, la nave viaggiava a una rapidit tale da costringere il Dottore a reggersi il cappello a cilindro con tutt'e due le mani: gli sembrava di volare sulle onde, che si gonfiavano e ribollivano nell'impatto con lo scafo.
E tutti gli animali cominciarono a ridere e a ballare, perch la barca dei pirati stava diventando sempre pi piccola invece che pi grande, e avevano distanziato di parecchio le vele rosse.
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L'AVVERTIMENTO DEI RATTI.
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Trainare una nave in mare aperto  un lavoraccio, e dopo qualche ora le rondini erano senza fiato e avevano le ali stanche. Cos avvertirono il Dottore che di l a poco avrebbero dovuto riposarsi; perci avrebbero condotto la nave fino a un'isola poco lontano, e l'avrebbero nascosta al sicuro in una baia finch avessero ripreso le forze.
Non pass molto, e il Dottore vide l'isola della quale le rondini gli avevano parlato. Al centro c'era una montagna verde, molto bella e molto alta.
Dopo che ebbero ormeggiato la nave nella baia, invisibile dal mare aperto, il Dottore annunci che sarebbe sceso a terra per cercare acqua, perch non ne avevano pi una sola goccia. E incit gli animali ad andare a terra anche loro, per sgranchirsi le zampe.
Mentre scendevano dalla nave, il Dottore not che parecchi ratti erano saliti da sottocoperta e stavano lasciando la nave pure loro. Subito Gip li insegu, perch inseguire i ratti era da sempre il suo gioco preferito, ma il Dottore gli ordin di smettere.
Allora un grosso topo nero, che sembrava ansioso di dire qualcosa al Dottore, zampett timidamente sul parapetto senza perdere d'occhio il cane e, dopo essersi schiarito nervosamente la gola un paio di volte, essersi lisciato i baffi e pulito la bocca, disse in tono cerimonioso: Ehm... ehm... lo sa, vero, Dottore, che su tutte le navi ci sono i ratti?.
S rispose il Dottore.
E ha mai sentito dire che i ratti abbandonano sempre una nave in procinto di affondare?
S rispose il Dottore, l'ho sentito dire.
La gente prosegu il ratto lo dice con un tono di scherno, come se fosse un'azione vergognosa. Ma si pu biasimarci? Insomma: chi resterebbe su una nave che affonda, se potesse scendere?
 un comportamento naturale concord il Dottore, molto naturale. Ho capito. C'... c' qualcos'altro che vorrebbe dirmi?
S disse il topo. Sono venuto a comunicarle che stiamo lasciando questa nave. Per prima volevamo avvisarla: questa non  una buona nave. Non  sicura. Lo scafo non  abbastanza robusto. Le assi sono marce. Affonder prima di domani sera.
Come fa a saperlo? chiese il Dottore.
Noi ratti le sappiamo sempre, queste cose. Ci formicola la punta della coda, proprio come quando a voi si addormenta un piede. Stamattina alle sei, mentre facevo colazione, la coda ha preso a formicolarmi. L per l ho pensato a un attacco di reumatismi, cos sono andato a chiedere a mia zia come si sentiva. Se la ricorda? Quel lungo ratto spelacchiato, piuttosto magro, che la scorsa primavera era venuto a trovarla a Puddleby perch aveva l'ittero? Be', la coda le formicolava da matti! Cos abbiamo capito che sicuramente questa nave sarebbe affondata in meno di due giorni e abbiamo deciso di lasciarla appena fossimo stati abbastanza vicini a terra.  una brutta nave, Dottore. Non riprenda il mare, o affogher di sicuro. Addio! Ora cercheremo un buon posto dove vivere su quest'isola.
Addio! disse il Dottore. E grazie mille per l'avvertimento.  stato gentilissimo da parte sua, davvero! Porga i miei saluti a sua zia. Me la ricordo bene... Lascia in pace quel ratto, Gip! Vieni qui! A cuccia!
Dopodich, mentre le rondini si riposavano, il Dottore e gli animali scesero a terra con secchi e pentole per cercare l'acqua.
Chiss come si chiama, quest'isola si chiese il Dottore mentre risalivano la montagna. Sembra un posto piacevole. E quanti uccelli ci sono!
Questa  una delle Isole Canarie rispose Tac-Tac. Non senti cantare i canarini?
Il Dottore si ferm in ascolto.
Ma certo! esclam. Che sciocco! Forse possono dirci dove trovare l'acqua.
Subito i canarini, che avevano saputo tutto del Dottor Dolittle dagli uccelli di passaggio, arrivarono e lo condussero a una bellissima sorgente di acqua fresca e limpida nella quale solitamente facevano il bagno; poi gli mostrarono dei prati incantevoli dove cresceva il becchime giusto per loro, e tutte le altre bellezze dell'isola.
L'Avantindr era contento che si fossero fermati l, perch l'erba gli piaceva molto di pi delle mele secche che gli davano sulla nave. E Gruf-Gruf grugn di gioia quando trov un'intera valle piena di canne da zucchero.
Un po' pi tardi, dopo aver mangiato e bevuto a volont, mentre erano distesi sull'erba ad ascoltare il canto dei canarini, arrivarono due rondini agitatissime.
Dottore! gridarono. I pirati sono entrati nella baia e sono saliti sulla tua nave. Sono scesi sottocoperta alla ricerca di qualcosa da rubare e hanno lasciato la loro nave senza nessuno a bordo. Se ti sbrighi e vai a riva, puoi salire sulla loro nave - che  molto veloce - e fuggire. Per devi sbrigarti.
Che splendida idea disse il Dottore. Davvero splendida!
Senza perdere tempo, chiam gli animali, salut i canarini e corse verso la spiaggia.
Quando la raggiunsero, videro nella baia la nave pirata con le sue tre vele rosse e, proprio come avevano detto le rondini, a bordo non c'era anima viva perch tutti i pirati erano sottocoperta sulla nave del Dottore, alla ricerca di un bottino da rubare.
John Dolittle raccomand agli animali di camminare zitti zitti, e cos salirono tutti sulla nave pirata.
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IL DRAGO DI BARBARA.
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Sarebbe filato tutto liscio se, mentre mangiava la canna da zucchero umida sull'isola, il maiale non si fosse beccato il raffreddore. Ecco come and.
Avevano tirato su l'ncora senza fare rumore e stavano uscendo cautamente dalla baia, quando d'un tratto Gruf-Gruf starnut cos forte che i pirati sull'altra nave salirono di corsa sul ponte per vedere cosa fosse successo.
Appena videro che il Dottore stava scappando, tolsero l'ncora e misero in moto la nave, in modo da bloccare l'uscita della baia e impedire al Dottore di raggiungere il mare aperto.
Poi il capo di quegli uomini cattivi (che si era dato il nome di Ben Al, il Drago) agit il pugno verso il Dottore e url: Ah! Ah! Ti ho fregato, caro mio! Volevi rubarmi la nave, eh? Non sei un marinaio cos in gamba da battere Ben Al, il Drago di Barbara. Voglio quell'anatra, e anche il maiale. Stasera per cena avremo braciole di maiale e anatra arrosto. E prima che io ti lasci andare, dovrai convincere i tuoi amici a mandarmi un baule pieno d'oro.
Il povero Gruf-Gruf scoppi in lacrime e Tac-Tac era gi pronta a volare via per salvare le penne, ma il gufo Buu-Buu sussurr al Dottore: Continua a farlo parlare, Dottore. Sii gentile con lui. La nostra vecchia nave non ci metter molto ad affondare: i ratti hanno detto che sarebbe finita in fondo al mare prima di domani sera, e i ratti non sbagliano mai. Dagli corda, finch la nave non gli si sfascia sotto i piedi. Fallo parlare.
Come... fino a domani sera? esclam il Dottore. E va bene, far del mio meglio. Dunque... di cosa dovrei parlare?
Oh, falli venire a bordo sbuff Gip. Possiamo combattere contro quei brutti ceffi. Sono appena in sei. Falli venire qui. Quando torneremo a casa, mi piacerebbe poter dire al collie del nostro vicino che ho azzannato un vero pirata. Di, su. Possiamo affrontarli.
Ma hanno pistole e spade obiett il Dottore. No,  fuori discussione. Devo parlare... Allora, Ben Al, senti un po'...
Per, prima che il Dottor Dolittle potesse aggiungere altro, i pirati si avvicinarono sghignazzando e dicendosi l'un l'altro: Chi acchiapper per primo quel maiale?.
Il povero Gruf-Gruf era atterrito e l'Avantindr si prepar a combattere affilando le corna sull'albero maestro, mentre Gip continuava a saltellare ringhiando e insultando Ben Al nel linguaggio dei cani.
Ma d'un tratto sembr che sulla nave dov'erano i pirati qualcosa andasse storto, perch smisero di ridere e di scherzare: sembravano perplessi ed era chiaro che avevano un problema.
Allora, Ben Al, senti un po'.
Ben Al abbass lo sguardo e url: Tuoni e fulmini! Questa nave fa acqua!.
Anche gli altri pirati si affacciarono al parapetto e videro che, in effetti, la nave sprofondava sempre pi. Uno disse a Ben Al: Ma se questa bagnarola stesse per affondare, dovremmo vedere i ratti che la abbandonano.
E Gip url, dall'altra nave: Emeriti imbecilli, l non ci sono pi ratti! Se ne sono andati due ore fa! Ah! Ah! a voi, amici cari!.
Tuttavia, ovviamente, i pirati non capirono quel che diceva.
La prua s'inclin sempre di pi e sempre pi in fretta, finch sembr che la nave stesse in piedi sulla testa e, per non scivolare in mare, i pirati furono costretti ad aggrapparsi a parapetti, alberi, sartie e qualsiasi altra cosa. L'acqua entr ruggendo attraverso tutti gli obl e tutti i boccaporti, finch finalmente la nave sprofond con un gorgoglio terrificante, e i sei uomini cattivi si ritrovarono a mollo nella baia.
Alcuni nuotarono verso l'isola e altri verso la nave del Dottore, ma dato che Gip continuava a minacciare di azzannarli, non ebbero il coraggio di salire a bordo.
All'improvviso gridarono atterriti: Gli squali! Arrivano gli squali! Saliamo sulla nave prima che ci mangino! Aiuto, aiuto! Gli squali! Gli squali!.
Il Dottore vide avvicinarsi rapidamente le pinne di grandi pesci appena entrati nella baia.
Un grosso squalo si affianc alla nave e, sporgendo il naso fuori dall'acqua, gli chiese:  lei John Dolittle, il famoso medico degli animali?.
S rispose il Dottore. In persona.
Bene disse lo squalo, sappiamo che questi pirati sono molto cattivi, specialmente Ben Al. Se le danno noia, li mangiamo volentieri per toglierglieli di torno, cos non avr pi fastidi.
Grazie disse il Dottore. Siete molto gentili, per non credo che sia necessario che li mangiate. Baster che non permettiate a nessuno di loro di raggiungere la riva finch non ve lo dico io. Continuate a farli nuotare, se non vi dispiace. E, per favore, lasciate qui Ben Al, cos posso parlargli.
Obbediente, lo squalo spinse Ben Al pi vicino al Dottore.
Ascolta, Ben Al disse John Dolittle, sporgendosi dal parapetto. So che sei un uomo molto cattivo e hai ucciso molta gente. Questi bravi squali si sono appena offerti di mangiarti per farmi un piacere, e in effetti sarebbe un bene se i mari si sbarazzassero di te. Per, se mi prometti di fare quello che ti dico, ti lascer andare sano e salvo.
Che dovrei fare? chiese il pirata, guardando di sottecchi il grosso squalo che gli annusava una gamba sott'acqua.
Non devi pi ammazzare nessuno disse il Dottore. Devi finirla di rubare e affondare le navi; insomma, in pratica devi smettere d'essere un pirata.
Ma allora che cosa dovrei fare? chiese Ben Al. Come potr vivere?
Tu e i tuoi uomini resterete su quest'isola a fare i contadini rispose il dottore, e a coltivare il becchime per i canarini.
Il Drago di Barbara era livido di rabbia. Coltivare becchime! gemette disgustato. Non posso continuare a fare il marinaio?
No disse il Dottore, non puoi. Hai fatto il marinaio troppo a lungo, e mandato in fondo al mare troppe navi robuste e troppa brava gente. Per il resto della tua vita sarai un pacifico contadino. Lo squalo sta aspettando. Non tirarla per le lunghe. Sbrigati a decidere.
Tuoni e fulmini! brontol Ben Al. Becchime! Riabbass lo sguardo e vide lo squalo annusargli l'altra gamba.
Va bene si arrese. Faremo i contadini.
E ricorda disse il Dottore, che se non mantieni la promessa e ricominci a uccidere e a rubare, io verr a saperlo, perch i canarini verranno a dirmelo. E sta' sicuro che troverei il modo di punirti. Perch, anche se non sono capace di navigare come te, finch gli uccelli e le bestie e i pesci saranno miei amici, non dovr temere nessun capo pirata, neanche se si fa chiamare il Drago di Barbara. Ora vai e diventa un bravo contadino e vivi in pace.
Poi il Dottore si rivolse al grosso squalo e gli fece un cenno dicendo: Tutto bene. Lasciateli nuotare sani e salvi verso riva.
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BUU-BUU, ORECCHIO FINO.
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Dopo aver ringraziato ancora una volta gli squali per la loro gentilezza, il Dottore e gli animali ripresero il viaggio a bordo della nave veloce con le tre vele rosse.
Mentre uscivano in mare aperto, gli animali scesero sottocoperta per vedere com'era la loro nuova nave, e il Dottore si appoggi al parapetto a poppa, con la pipa fra i denti, guardando le Isole Canarie svanire nel crepuscolo azzurrino.
Mentre stava l, chiedendosi come se la passassero le scimmie e in che condizioni avrebbe trovato il suo giardino quando fosse tornato a Puddleby, Tac-Tac zampett sul ponte sorridente, con molte notizie da riferire.
Dottore! grid felice. Questa nave dei pirati  una meraviglia, davvero! Ha letti di seta con centinaia di cuscini e cuscinetti; sul pavimento ci sono tappeti spessi e morbidi; i piatti sono d'argento e la dispensa sembra un negozio, tanto  piena di leccornie d'ogni tipo. Mai visto niente di simile! Pensa: ci sono cinque tipi diversi di sardine! Vieni a vedere... E abbiamo anche trovato una stanzetta chiusa a chiave e stiamo morendo dalla curiosit di vedere cosa c' dentro. Gip dice che dev'esserci il tesoro dei pirati, ma non riusciamo ad aprirla. Vieni a vedere se tu ci riesci.
Il Dottore scese sottocoperta e dopo aver visto che s, era davvero una nave bellissima, and dagli animali, che erano radunati attorno a una porticina, parlando tutti insieme e cercando d'indovinare cosa ci fosse l dentro. Il Dottore abbass la maniglia, ma la porta non si apr. Allora tutti si misero a cercare la chiave. Guardarono sotto il tappetino; guardarono sotto tutti i tappeti; guardarono in tutti gli armadi, i cassetti e gli armadietti e nelle credenze in sala da pranzo: dappertutto, ecco.
Cos facendo, scoprirono molte cose nuove e meravigliose che i pirati dovevano aver rubato ad altre navi: scialli del Kashmir fini come ragnatele e ricamati a fiori d'oro; scatole d'avorio intagliate e piene di t russo; un vecchio violino con una corda spezzata e una foto sul retro; una scacchiera con gli scacchi d'ambra e corallo; un bastone da passeggio dal quale usciva una spada se si tirava il pomello; sei bicchieri da vino con il bordo adorno di turchesi e d'argento e una grande zuccheriera di madreperla. Per non riuscirono a trovare da nessuna parte una chiave che aprisse quella porta.
Tornarono tutti davanti alla stanzetta e Gip sbirci dal buco della serratura, ma non riusc a vedere niente perch dall'altra parte era stato messo qualcosa.
All'improvviso, mentre stavano tutti l attorno chiedendosi cosa fare, il gufo Buu-Buu disse: Zitti! Ascoltate! Credo che qui dentro ci sia qualcuno!.
Per un po' rimasero fermi e zitti, poi il Dottore rispose: Ti sbagli, Buu-Buu. Non si sente niente.
Ne sono sicuro insist il gufo. Zitto! Ecco di nuovo quel rumore. Non lo senti?
Non saprei disse il Dottore. Che tipo di rumore ?
Io sento qualcuno che si mette una mano in tasca rispose il gufo.
Ma una cosa del genere non fa rumore replic il Dottore. Non puoi sentirlo da qua fuori.
Scusami, ma s che posso. Ti dico che al di l di questa porta c' qualcuno che si  messo una mano in tasca. Quasi tutto fa un qualche rumore, se hai orecchie abbastanza acute da sentirlo. I pipistrelli riescono a sentire una talpa che cammina sottoterra... e credono d'avere un udito coi fiocchi. Ma noi gufi, usando un orecchio solo, siamo capaci di capire il colore di un gattino da come strizza gli occhi nel buio.
Bene, bene! disse il Dottore. Mi stupisci.  molto interessante... Ascolta di nuovo e dimmi cosa senti che sta facendo adesso.
Non sono ancora certo che si tratti di un uomo disse Buu-Buu. Potrebbe essere una donna. Tirami su e avvicinami al buco della serratura, e non ci metter molto a capirlo.
Il Dottore obbed, e dopo un momento Buu-Buu disse: Ora si passa la mano sinistra sul viso.  una mano piccola, e anche la faccia  piccola. Potrebbe essere una donna... no. Ora scosta i capelli dalla fronte.  un uomo.
A volte lo fanno anche le donne osserv il Dottore.
Vero ammise il gufo. Ma, quando lo fanno, i capelli lunghi producono un suono diverso... Sst! Di' a quel maiale agitato di starsene un po' fermo. E trattenete tutti il fiato, cos posso sentire meglio. Non  per niente facile, e questa stupida porta  cos spessa! Zitti! Fermi tutti! Chiudete gli occhi e non respirate.
Buu-Buu si chin e ascolt di nuovo, a lungo e con grande attenzione.
Alla fine alz gli occhi sul Dottore e disse: Quell'uomo l dentro  infelice. Piange. Sta attento a non singhiozzare o tirare su col naso per non fare capire che piange, per ho sentito abbastanza chiaramente il suono di una lacrima che gli  caduta sulla manica.
Come fai a sapere che non  stata una goccia d'acqua a cadergli addosso dal soffitto? chiese Gruf-Gruf.
Bah! Che ignoranza! sbuff Buu-Buu. Una goccia d'acqua che cade dal soffitto avrebbe fatto dieci volte pi rumore!
E va bene disse il Dottore, se quel poveretto  infelice, dobbiamo entrare e chiedergli che cosa c' che non va. Trovatemi un'ascia e abbatter la porta.
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LE PETTEGOLE DELL'OCEANO.
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Appena trovarono un'ascia, il Dottore non ci mise molto ad aprire nella porta uno squarcio abbastanza grande da poterci passare attraverso.
L per l era cos buio che non riusc a vedere niente. Cos accese un fiammifero.
Era una stanza piccola, senza obl e con il soffitto basso. L'unico mobile era uno sgabello. Tutt'intorno, grosse botti erano fissate alle pareti in modo da non cadere con il beccheggiare della nave e, sopra le botti, brocche di peltro d'ogni dimensione erano appese a pioli di legno. C'era un forte odore di vino. E sullo sgabello era seduto un bambino di circa otto anni che piangeva a dirotto.
Dev'essere qui che i pirati tenevano il rum! bisbigli Gip.
S. Un bel po' di rum! annu Gruf-Gruf. Basta l'odore a farmi girare la testa.
Il bambino sembr spaventato a trovarsi davanti Dolittle e vedere tutti quegli animali che lo fissavano dallo squarcio nella porta. Per, appena vide la faccia di John Dolittle alla luce del fiammifero, smise di piangere e si alz.
Tu non sei un pirata, vero? gli chiese.
E quando il Dottore butt indietro la testa ridendo, anche il bambino sorrise e gli si avvicin e lo prese per mano.
Ridi come un amico disse, non come un pirata. Sai dov' mio zio?
Temo di no rispose il Dottore. Quando l'hai visto per l'ultima volta?
L'altro ieri. Eravamo fuori a pescare sulla nostra barchetta quando i pirati ci hanno catturato. Hanno affondato la nostra barca e ci hanno portato su questa nave. Hanno detto a mio zio che volevano farne un pirata come loro perch era un bravo marinaio, capace di guidare una nave con qualsiasi tempo, ma lui ha risposto che non voleva fare il pirata perch uccidere e rubare non era un lavoro adatto a un buon pescatore. Allora il capo dei pirati, Ben Al, si  arrabbiato moltissimo e ha digrignato i denti e ha detto che, se non avesse fatto come dicevano, lo avrebbero gettato in mare. Mi hanno rinchiuso qui sotto, e ho sentito il rumore di una zuffa sul ponte. Il giorno dopo, quando mi hanno fatto uscire, non c'era pi traccia di mio zio. Ho chiesto dove fosse, ma non me lo hanno detto. Ho tanta paura che lo abbiano gettato in mare e sia affogato.
E il bambino si rimise a piangere.
Mmm... vediamo... disse il Dottore. Non piangere, da bravo. Ora andiamo a fare merenda in sala da pranzo e ne parliamo. Magari tuo zio  sano e salvo da qualche parte. Non sei sicuro al cento per cento che sia affogato, giusto?  gi qualcosa. Forse possiamo trovarlo. Per cominciare, andiamo a prendere t e panini con la marmellata di fragole, e poi decidiamo cosa fare.
Tutti gli animali avevano ascoltato incuriositi e, mentre bevevano il t in sala da pranzo, Tac-Tac si avvicin al Dottore e sussurr: Chiedi alle focene se lo zio del ragazzo  affogato: loro lo sanno di sicuro.
Ottima idea disse il Dottore, prendendo un altro panino con la marmellata.
Cosa sono quei buffi rumori clicchettanti che fai con la lingua? gli chiese il bambino.
Ho appena detto un paio di parole in lingua anatrella rispose il Dottore. Lei  Tac-Tac, uno dei miei animali.
Non sapevo che le anatre parlassero disse il bambino. Anche gli altri animali sono tuoi? Cos' quella bestia strana con due teste?
Sst! sussurr il Dottore. Quello  l'Avantindr. Non fargli capire che parliamo di lui,  terribilmente timido... Dimmi, com' successo che ti abbiano chiuso in quella stanzetta?
I pirati mi hanno imprigionato l dentro mentre andavano a derubare un'altra nave. Quando ho sentito qualcuno battere sulla porta, non sapevo chi fosse. Mi ha fatto molto piacere scoprire che eri tu. Pensi che riuscirai a trovare mio zio?
Di sicuro ci proveremo lo rassicur il Dottore. Dunque... che aspetto ha, tuo zio?
Ha i capelli rossi, rossissimi, e un'ncora tatuata sul braccio.  un uomo forte, uno zio gentile, e il miglior marinaio del Sud Atlantico. Il suo peschereccio si chiamava l'Impertinente, ed  un trabaccolo.
Che roba  un trabaccolo? chiese in un sussurro Gruf-Gruf, rivolto a Gip.
Zitto!  il tipo di barca dello zio rispose Gip. Ora stai un po' fermo.
Oh disse il maiale, tutto qui? Pensavo fosse una cosa da mangiare.
Il Dottore lasci il bambino a giocare con gli animali in sala da pranzo e sal sul ponte nella speranza di vedere passare qualche focena.
Non pass molto, che un intero branco di focene dirette in Brasile venne a danzare e saltare attorno alla nave.
Quando videro il Dottore appoggiato al parapetto della nave, si avvicinarono per capire che cosa stesse facendo.
Il Dottore chiese loro se avessero visto un uomo con i capelli rossi e un'ncora tatuata sul braccio.
Parli del capitano dell'Impertinente? chiesero le focene.
S rispose il Dottore. Proprio lui. Lo hanno affogato?
La sua barca  affondata, l'abbiamo vista in fondo al mare risposero le focene. Per, quando siamo andate a guardare, dentro non c'era nessuno.
Il suo nipotino  qui con me spieg il Dottore. E ha paura che i pirati abbiano gettato lo zio in mare. Sareste cos gentili da scoprire per me se  annegato oppure no?
Oh, di sicuro non  annegato replicarono le focene. Se lo fosse, ne avremmo sentito parlare dai decapodi delle profondit marine. Ascoltiamo tutti i notiziari del mare. I molluschi ci chiamano Le Pettegole dell'Oceano. Di' pure al bambino che ci dispiace. Non sappiamo dov' suo zio, ma siamo abbastanza certe che non sia affogato.
Il Dottore torn sottocoperta e rifer la notizia al bambino, che batt le mani felice. L'Avantindr se lo mise in groppa e gli fece fare un giro intorno al tavolo della sala da pranzo, mentre gli altri animali li seguivano battendo i cucchiai sui vassoi, come se fosse una parata.
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ODORI.
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Ora che sappiamo che non  affogato, la prima cosa che dobbiamo fare  trovare tuo zio disse il Dottore.
Tac-Tac gli si avvicin di nuovo e sussurr: Chiedi alle aquile di cercarlo. Nessuna creatura vivente ci vede meglio di un'aquila. Quando volano lass in alto riescono a contare le formiche che zampettano sul terreno. Chiedi alle aquile.
Subito il Dottore mand una rondine in cerca delle aquile, e dopo un'ora la rondine torn con sei diversi tipi di aquile: un'aquila nera, un'aquila calva, un'aquila pescatrice, un'aquila reale, un'aquila-avvoltoio e un'aquila di mare dalla coda bianca. E ogni aquila era alta il doppio del bambino. Si appollaiarono tutte in fila sul parapetto della nave come soldati, severe, immobili e rigide, i grandi occhi neri scintillanti che lanciavano sguardi qua e l e dappertutto.
Gruf-Gruf si spavent e si nascose dietro un barile. Aveva l'impressione, disse, che quegli occhi terribili gli guardassero dentro e vedessero quel che aveva rubato a pranzo.
Si  perduto un uomo disse il Dottore alle aquile. Un pescatore con i capelli rossi e un'ncora tatuata sul braccio. Sareste cos gentili da cercarlo? Questo bambino  suo nipote.
Le aquile sono animali di poche parole. Sta' sicuro che, per John Dolittle, faremo del nostro meglio risposero con voce roca.
Quando spiccarono il volo, Gruf-Gruf usc da dietro il barile per guardarle andare via. Salirono sempre pi in alto e infine, quando ormai il Dottore riusciva a stento a vederle, si separarono e ognuna and in una direzione diversa - nord, est, sud e ovest - simili a granelli di sabbia scura nel vasto cielo azzurro.
Santo cielo! bisbigli Gruf-Gruf, impressionato. Che altezza! Mi chiedo come facciano a non bruciarsi le piume, cos vicine al sole!
Le aquile rimasero via a lungo, e tornarono che era quasi notte.
E dissero al Dottore: Abbiamo cercato per tutti i mari e in tutti i paesi e isole e citt e villaggi di questa met del mondo, ma senza risultato. Nella strada principale di Gibilterra abbiamo visto tre peli rossi su una carriola davanti alla porta di un fornaio, ma non erano capelli: erano i peli di un cappotto di pelliccia. Da nessuna parte, n in terra n in acqua, abbiamo trovato traccia dello zio di questo bambino. E se non lo abbiamo visto noi, significa che non c' niente da vedere... Per John Dolittle, abbiamo fatto del nostro meglio.
I sei grandi uccelli sbatterono le ali enormi e tornarono alla loro casa tra le montagne e le rocce.
Ora che facciamo? chiese Tac-Tac dopo che le aquile se ne furono andate. Dobbiamo trovare lo zio del piccolo, non c' discussione. Il ragazzo non  abbastanza grande per andarsene in giro per il mondo da solo. I bambini non sono come gli anatroccoli: bisogna prendersene cura finch non sono grandi. Vorrei che Cii-Cii fosse qui con noi. Non ci avrebbe messo niente a trovare quest'uomo. Caro vecchio Cii-Cii! Chiss che sta combinando!
Se almeno ci fosse Pollynesia aggiunse il topo bianco. Di sicuro le verrebbe in mente qualcosa. Vi ricordate come ci ha tirati fuori di prigione, la seconda volta? Lei s che  in gamba!
Non mi convincono granch, quelle aquile comment Gip. Sono delle belle presuntuose. Avranno anche un'ottima vista, ma quando gli chiedi di trovare un uomo e non ci riescono, hanno la faccia tosta di venirti a dire che nessun altro pu riuscirci. Sono piene di s, come il collie di Puddleby. E non mi piacciono neanche quelle pettegole delle focene. Tutto ci che hanno saputo dirci  che l'uomo non  in mare. Per noi non vogliamo sapere dove non , noi vogliamo sapere dov'.
Oh, basta chiacchiere sbuff Gruf-Gruf. Parlare  facile, meno facile  trovare qualcuno se devi cercarlo in tutto il mondo. Forse la preoccupazione per il nipote gli ha fatto diventare bianchi i capelli, ed  per questo che le aquile non l'hanno trovato. Credi di sapere tutto, tu. Parli tanto per parlare, per non fai un bel niente per dare una mano. Non riusciresti a trovare lo zio del bambino pi di quanto ci siano riuscite le aquile, poco ma sicuro.
Non ci riuscirei? sbott il cane. Che ne sai tu, sciocco d'un prosciutto! Non ho ancora cominciato a cercare! Aspetta e vedrai!
Poi Gip and dal Dottore e gli disse: Per piacere, puoi chiedere al ragazzo se ha in tasca qualcosa che apparteneva allo zio?.
Il Dottore glielo chiese, e il bambino mostr loro un anello d'oro che teneva appeso al collo con uno spago perch era troppo grande per metterselo al dito. Glielo aveva dato suo zio, cos disse, quando avevano visto arrivare i pirati.
Non va bene brontol Gip dopo aver annusato l'anello. Chiedigli se ha qualcos'altro.
Allora il bambino tir fuori di tasca un fazzolettone rosso e disse: Anche questo era di mio zio.
Appena il ragazzo tir fuori il fazzoletto, Gip esclam: Cavoli,  tabacco! Tabacco Black Rappee. Non sentite che odore? Suo zio usava tabacco da fiuto. Chiediglielo, Dottore.
Il Dottore obbed, e il bambino rispose: S. Mio zio usava spesso il tabacco da fiuto.
Molto bene! disse Gip. Tuo zio  bell'e che trovato. Sar facile come rubare il latte a un gattino. Digli che scover suo zio in meno di una settimana. Ora saliamo sul ponte e vediamo da che parte soffia il vento.
Ma adesso  buio obiett il Dottore. Non puoi trovarlo al buio!
Non mi serve la luce per cercare un uomo che odora di tabacco da fiuto Black Rappee replic Gip, trottando su per le scale. Se avesse un odore difficile, tipo di spago oppure, che so, acqua calda, sarebbe diverso. Ma il tabacco da fiuto! Bah!
L'acqua calda ha un odore? chiese il Dottore.
Certo che s rispose Gip. Ed  molto diverso dall'odore dell'acqua fredda. L'acqua calda e il ghiaccio sono difficili da fiutare. Una volta ho seguito un tizio per una quindicina di chilometri in una notte buia seguendo l'odore dell'acqua calda che aveva usato per radersi, perch il poveretto non aveva sapone... Vediamo da che parte soffia il vento. Il vento  molto importante, per fiutare gli odori lontani. Non dev'essere troppo forte e, ovviamente, deve soffiare nella direzione giusta. La cosa migliore  una brezza leggera, costante e umida... Ah! Viene dal nord.
Allora Gip and a prua e annus l'aria borbottando fra s: Catrame, cipolle spagnole, cherosene, impermeabili bagnati, foglie di alloro schiacciate, gomma bruciata, tendine di pizzo che vengono lavate... no, errore, tendine di pizzo appese ad asciugare, e volpi... centinaia di volpi... cuccioli e....
Davvero riesci ad annusare tutti questi odori nel vento? chiese il Dottore.
Certo, sicuro! E questi sono solo gli odori facili, i pi forti. Pu fiutarli perfino un qualsiasi meticcio con il raffreddore. Aspetta un po', e ti dir qualcuno degli aromi pi difficili, i pi delicati.
Chiuse gli occhi, alz il naso e annus forte, con la bocca socchiusa.
Per un pezzo rimase zitto e immobile come un sasso, quasi senza respirare. Quando finalmente parl, sembrava che stesse recitando in sogno una cantilena malinconica.
Mattoni sussurr piano, vecchi mattoni rossi sbriciolati dal tempo nel muro di un giardino; il fiato dolce dei vitelli in un ruscello di montagna; il tetto di piombo di una colombaia, o forse di un granaio, sotto il sole di mezzogiorno; guanti da bambino neri nel cassetto di una scrivania di noce; una strada polverosa con un abbeveratoio per cavalli sotto i sicomori; piccoli funghi che esplodono fra le foglie marce; e... e... e...
Niente pastinache? s'inform Gruf-Gruf.
No rispose Gip. Pensi sempre a mangiare, tu. Niente pastinache, da nessuna parte. E niente tabacco da fiuto: tantissime pipe e sigarette, e anche qualche sigaro. Per niente tabacco da fiuto. Dobbiamo aspettare che il vento cambi e arrivi da sud.
S, come no brontol Gruf-Gruf. Secondo me non sei che un imbroglione, Gip. Quando mai  possibile trovare qualcuno in mezzo all'oceano usando il naso e basta! Lo sapevo che non ci saresti riuscito.
Dacci un taglio si arrabbi Gip. Ora ti becchi un morso sul naso! Non credere che solo perch il Dottore ti protegge, puoi permetterti di essere cos sfacciato!
Smettetela! intervenne il Dottore. Basta! La vita  troppo breve per passarla a litigare. Dimmi, Gip, da dove pensi che provengano questi odori?
Dal Devon e dal Galles, per lo pi.  da l che arriva il vento.
Bene, bene! disse il Dottore. Notevole, davvero notevole. Devo prenderne nota per il mio prossimo libro. Mi chiedo se potresti insegnarmi a fiutare... Ma no, forse  meglio cos. Come si suol dire: Chi si accontenta, gode. Ora andiamo a cena. Ho molta fame.
Pure io disse Gruf-Gruf.
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LA ROCCIA.
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La mattina dopo si alzarono presto dai letti di seta, e videro che il sole splendeva e il vento soffiava da sud.
Gip fiut per mezz'ora buona, poi and dal Dottore scuotendo la testa.
Ancora niente tabacco da fiuto gli disse. Dobbiamo aspettare che arrivi il vento dall'est.
Ma anche quando, alle tre del pomeriggio, arriv il vento dell'est il cane non riusc a sentire odore di tabacco.
Il bambino ci rimase malissimo e ricominci a piangere, perch nessuno sembrava riuscire a trovare suo zio. Allora Gip sugger al Dottore: Digli che, fosse anche in Cina e finch continuer a usare il Black Rappee, trover suo zio quando il vento arriver da ovest.
Dovettero aspettare tre giorni, ma finalmente il venerd mattina presto, mentre si faceva giorno e una foschia sottile ricopriva il mare come un velo, arriv da ovest un vento dolce, caldo e umido.
Appena si svegli, Gip corse sul ponte e alz il naso. E quasi subito si precipit eccitato sottocoperta per svegliare il Dottore.
Dottore! grid. L'ho trovato! Dottore! Dottore! Sveglia! Ascolta! Ci siamo! Il vento da ovest sa solo di tabacco da fiuto. Vieni sul ponte e metti in moto la nave, presto!.
Allora il Dottore si alz e si mise al timone per cambiare rotta.
Ora vado a prua disse Gip, e tu segui il mio naso: in qualunque direzione punti, manda la nave da quella parte. Non dev'essere lontano, se manda un odore cos forte. E il vento  dolce e umido. Guarda me!
Per tutta la mattina Gip rimase a prua, fiutando il vento e indicando la rotta da seguire, mentre gli animali e il bambino gli stavano intorno osservandolo a occhi spalancati.
Circa all'ora di pranzo, il cane chiese a Tac-Tac di dire al Dottore che era preoccupato e voleva parlargli. Quando il Dottore arriv, Gip gli disse: Lo zio del ragazzo sta morendo di fame. Dobbiamo sbrigarci a raggiungerlo.
Come fai a sapere che muore di fame? chiese il Dottore.
Perch nel vento dell'ovest non c' altro odore che quello del tabacco da fiuto. Se stesse cucinando, o mangiando qualcosa, avrei annusato anche quello. Non ha neanche un po' d'acqua fresca. L'unica cosa che ha  il tabacco da fiuto. Siamo vicini, perch l'odore diventa pi forte di minuto in minuto, ma fa' andare la nave pi veloce che puoi, perch di sicuro sta morendo di fame.
Va bene disse il Dottore, e mand Tac-Tac a pregare le rondini di trainare la nave, come avevano fatto quando i pirati li avevano inseguiti.
Ancora una volta i robusti uccellini afferrarono le funicelle e trascinarono la nave sulle onde a gran velocit, costringendo i pesci a togliersi di mezzo alla svelta per non farsi investire.
Eccitatissimi, tutti gli animali smisero di guardare Gip e si voltarono a scrutare il mare, cercando una qualsiasi terra o isola dove potesse trovarsi un uomo affamato.
Passarono le ore, e la nave continuava a correre sul mare liscio e piatto, e non si vedeva terra da nessuna parte.
Gli animali smisero di chiacchierare e rimasero seduti in silenzio, ansiosi e avviliti. Il bambino era di nuovo triste. E Gip sembrava sempre pi preoccupato.
Finalmente, nel tardo pomeriggio, proprio mentre il sole stava calando, il gufo Buu-Buu, che era appollaiato in cima all'albero maestro, fece trasalire tutti gridando a squarciagola: Gip! Gip! Vedo una grande roccia proprio di fronte a noi! Guarda! Laggi, dove cielo e acqua s'incontrano. Guarda! Il sole la fa brillare come fosse d'oro!  da l che arriva l'odore?.
E Gip grid di rimando: S.  da l.  l che si trova l'uomo. Finalmente, finalmente!.
Quando furono pi vicini, videro che la roccia era grande pi o meno quanto un grande campo, per non vi crescevano n alberi, n erba, n niente di niente. Era liscia e nuda come il guscio di una tartaruga.
Il Dottore la circumnavig, ma non riusc a vedere anima viva. Tutti gli animali aguzzarono la vista e John Dolittle si mun di un cannocchiale preso da sottocoperta.
Per non videro niente di niente: nemmeno un gabbiano, o una stella marina, o un brandello d'alghe.
Tutti rimasero fermi e zitti, le orecchie tese a cogliere un suono qualsiasi, ma l'unica cosa che sentivano era lo sciabordio delle onde contro la nave.
Gridarono tutti: Ehil! EHIL! fino a diventare rochi, ma in risposta dalle rocce non arriv che l'eco.
Il bambino scoppi in lacrime gemendo: Non rivedr mai pi lo zio! Cosa dir ai miei, quando torner a casa?.
Dev'essere l sopra insist Gip, rivolto al Dottore. Deve! L'odore si ferma qui. Dev'essere l, assolutamente! Avvicina la nave alla roccia, in modo che io possa saltarci sopra.
Il Dottore obbed e cal l'ncora, e poi lui e Gip scesero sul grande scoglio.
Subito Gip accost il naso al terreno e prese a correre qua e l: su e gi, avanti e indietro: zigzagando, serpeggiando, tornando e svoltando. E il Dottore gli corse dietro, standogli sempre alle calcagna, fino a restare senza fiato.
Finalmente Gip lanci un latrato e si accucci. E quando il Dottore lo raggiunse, vide che fissava una grande buca profonda, proprio in mezzo allo scoglio.
Lo zio del ragazzo  laggi disse Gip a voce bassa. Ci credo che quelle sciocche aquile non sono riuscite a vederlo! Ci vuole un cane, per trovare un uomo.
Subito il Dottore si cal nella buca, che sembrava una specie di corridoio, o galleria, che si spingeva molto lontano sottoterra. Accese un fiammifero e avanz nel passaggio buio, seguito da Gip.
Il fiammifero si spense in fretta, e il Dottore dovette accenderne un altro, e poi un altro, e poi un altro ancora.
Quando la galleria fin, il Dottore si ritrov in una specie di piccola stanzetta dalle pareti rocciose.
E l, in mezzo alla stanza, con la testa appoggiata sulle braccia, era disteso un uomo dai capelli rossi... immerso in un sonno profondo!
Gip gli and vicino e annus qualcosa che stava per terra accanto a lui. Il Dottore si chin e guard: era una tabacchiera piena di tabacco da fiuto!
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IL VILLAGGIO DEL PESCATORE.
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Delicatamente, molto delicatamente, il Dottore svegli l'uomo.
Proprio allora, per, il fiammifero si spense un'altra volta e, nel buio, l'uomo credette che Ben Al fosse tornato e salt addosso al Dottore e lo prese a pugni.
Per, quando John Dolittle gli spieg chi era, e che il suo nipotino era al sicuro sulla nave, l'uomo fu tremendamente felice e disse che gli dispiaceva moltissimo di averlo aggredito. Per fortuna non gli aveva fatto troppo male, perch al buio non ci vedeva bene. Dopodich gli offr un pizzico di tabacco da fiuto.
Il pescatore raccont che, quando si era rifiutato di diventare un pirata, il Drago di Barbara lo aveva abbandonato su quella roccia e lui si era rifugiato a dormire l sotto perch sullo scoglio non c'era una casa dove stare al caldo.
Non mangio e non bevo da quattro giorni aggiunse. Sono sopravvissuto solo grazie al tabacco da fiuto.
Visto? gongol Gip. Che cosa vi avevo detto?
A quel punto accesero altri fiammiferi, uno dopo l'altro, e uscirono dalla galleria nella luce del giorno, e il Dottore fece salire subito l'uomo sulla nave per fargli mangiare un po' di zuppa.
Quando gli animali e il bambino videro il Dottore e Gip tornare sulla nave insieme a un uomo dai capelli rossi, cominciarono a battere le mani, strillare e ballare di gioia. E, su nel cielo, le rondini - migliaia, milioni di rondini - presero a cinguettare a gola spiegata per esprimere la loro gioia perch il coraggioso zio del ragazzo era stato trovato. Fecero un tale chiasso che i marinai su navi lontanissime credettero stesse per arrivare una terribile tempesta. Senti come ulula il vento a est! si dissero l'un l'altro.
Gip era tremendamente fiero di s, anche se si sforzava di non darsi troppe arie. Quando Tac-Tac venne da lui e gli disse: Gip, non avevo idea che tu fossi cos in gamba!, scosse la testa e rispose: Oh, non  niente di speciale. Per per trovare un uomo ci vuole un cane. Gli uccelli non vanno bene per un lavoro del genere.
Il Dottore chiese al pescatore dai capelli rossi dove fosse la sua casa e, quando lui glielo disse, chiese alle rondini di portare la nave laggi.
Quando arrivarono nel paese dell'uomo, videro un villaggio ai piedi di una montagna sassosa; il pescatore indic la sua casa.
Mentre calavano l'ncora, la mamma del bambino (che era anche la sorella dell'uomo) scese a riva e corse loro incontro, ridendo e piangendo al tempo stesso. Era rimasta seduta su una collina per venti giorni, guardando il mare in attesa che tornassero.
Baci pi volte il Dottore, facendolo ridacchiare e arrossire come uno scolaretto, e cerc di baciare anche Gip, ma il cane scapp a nascondersi sulla nave.
Che sciocchezze, tutti questi sbaciucchiamenti brontol. Non fanno per me. Che baci Gruf-Gruf, se proprio ci tiene a baciare qualcuno.
Il pescatore e sua sorella non volevano che il Dottore se ne andasse via subito e lo pregarono di passare qualche giorno con loro. Cos John Dolittle e gli animali rimasero nel villaggio un intero sabato, un'intera domenica, e met luned.
E tutti i bambini del villaggio scesero in spiaggia e s'indicarono l'un l'altro la grande nave ancorata poco lontano da riva, bisbigliando: Guarda! Quella era una nave pirata, la nave di Ben Al, il pirata pi terribile che abbia mai solcato i sette mari! E quel vecchio signore con il cappello a cilindro, quello che sta dalla signora Trevelyan, non solo gliel'ha portata via, ma ha costretto il Drago di Barbara a diventare un contadino. Chi l'avrebbe mai detto, sembra un tipo cos mite! Guarda le grandi vele rosse! Non  una nave fantastica e velocissima? Accipicchia!.
Nei due giorni e mezzo che il Dottore rimase al villaggio dei pescatori, gli abitanti non fecero che invitarlo a merenda e pranzo e cena e feste varie; le signore gli mandarono scatole di fiori e dolcetti; e ogni sera la banda del villaggio suonava sotto la sua finestra.
Finalmente il Dottore disse: Ora devo tornare a casa, amici miei. Siete stati davvero gentilissimi e vi ricorder per sempre. Per devo assolutamente andare a casa perch ho tante cose da fare.
Proprio mentre il Dottore stava per andarsene, il sindaco del villaggio scese in strada insieme a molti tizi vestiti in pompa magna. Il sindaco si ferm davanti alla casa dove stava il Dottore, e tutti gli abitanti del villaggio si radunarono per vedere cosa sarebbe successo.
Dopo che sei paggetti ebbero suonato trombe scintillanti per zittire la folla, il Dottore usc sui gradini e il sindaco parl.
Dottor John Dolittle disse. Per me  un piacere enorme offrire a colui che ha liberato i mari dal Drago di Barbara questo piccolo dono da parte dei cittadini riconoscenti.
Si tolse di tasca un pacchetto avvolto nella carta velina, lo apr e consegn al Dottore un orologio bellissimo, costellato di diamanti veri.
Poi si tolse di tasca un pacco pi grande e chiese: Dov' il cane?.
Tutti si misero a cercare Gip, e infine Tac-Tac lo trov dall'altra parte del villaggio, nel cortile di una stalla, circondato da tutti i cani della zona che lo fissavano in silenzio, ammirati e rispettosi.
Quando Gip si fu accucciato accanto al Dottore, il sindaco apr il pacco pi grande... e dentro c'era un collare d'oro massiccio! Un mormorio stupito si lev dalla folla, mentre il sindaco si chinava a metterlo al collo del cane con le proprie mani.
Sul collare era scritto in lettere maiuscole: GIP, IL CANE PI IN GAMBA DEL MONDO.
Poi scesero tutti in spiaggia per vederli partire. E dopo che il pescatore dai capelli rossi, sua sorella e il bambino ebbero ringraziato pi volte il Dottore e Gip, la grande, rapida nave dalle vele rosse volse ancora una volta la prua verso Puddleby e salp in direzione del mare aperto, mentre la banda suonava a riva.
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DI NUOVO A CASA.
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I venti di marzo erano arrivati e se n'erano andati, le piogge d'aprile erano finite, i boccioli di maggio erano ormai in fiore, e il sole di giugno splendeva sui campi, quando finalmente John Dolittle torn nel suo paese.
Prima di andare a Puddleby, per, viaggi in lungo e in largo con l'Avantindr in un carrozzone, fermandosi a tutte le fiere di paese. E l, fra gli acrobati e lo spettacolo di burattini, attaccava un cartellone dov'era scritto: VENITE A VEDERE IL MERAVIGLIOSO ANIMALE CON DUE TESTE ARRIVATO DALLE GIUNGLE DELL'AFRICA. INGRESSO 6 CENT.
L'Avantindr rimaneva nel carrozzone, gli altri animali si accucciavano ai suoi piedi, e il Dottore restava seduto l davanti intascando i sei centesimi e sorridendo a tutti quelli che entravano. E Tac-Tac continuava a rimproverarlo perch, quando lei era distratta, faceva entrare i bambini gratis.
Molti custodi degli zoo e molti uomini dei circhi vennero a chiedergli di vendere quella strana creatura, dicendosi pronti a pagarla un sacco di soldi. Ma ogni volta il Dottore scuoteva la testa e diceva: No, no. L'Avantindr non finir mai in gabbia, ma sar sempre libero di andare e venire, esattamente come noi.
Il Dottore restava seduto l davanti.
Durante tutti quei giri videro molte cose e avvenimenti curiosi, per erano niente a confronto delle grandi avventure che avevano vissuto in terre lontane. All'inizio, essere in qualche modo parte di un circo era molto interessante, ma dopo qualche settimana erano terribilmente stufi, e sia il Dottore sia gli animali desideravano solo tornare a casa.
In effetti la gente che si affollava nel carrozzone e pagava sei centesimi per vedere l'Avantindr era cos tanta che in breve il Dottore pot rinunciare alla vita da uomo di spettacolo.
Cos un bel giorno, quando le malvarose erano in piena fioritura e lui era ormai ricco, torn a Puddleby per vivere nella casetta con il grande giardino.
Il vecchio cavallo zoppo che abitava nella stalla fu contento di rivederlo, e cos pure le rondini, che avevano fatto il nido sotto la grondaia e vivevano l con i loro rondinini. Anche Tac-Tac era contenta di trovarsi di nuovo nella casa che conosceva cos bene, anche se c'era parecchio da spolverare, e le ragnatele erano dappertutto.
Dopo aver mostrato il collare d'oro al presuntuoso collie del vicino, Gip torn a casa e si mise a correre in giardino come un forsennato, cercando gli ossi sepolti tempo addietro e dando la caccia ai topi nella rimessa. E Gruf-Gruf si mise a disseppellire di buona lena i rafani cresciuti in un angolo del muro del giardino.
Quanto al marinaio che gli aveva prestato la barca, il Dottore compr due barche nuove per lui e un bambolotto di gomma per il suo beb; e pag il droghiere per le provviste che gli aveva fornito per il viaggio. Poi compr un altro pianoforte e ci rimise dentro i topi bianchi, perch si lamentavano che il cassetto della scrivania era pieno di spifferi.
Anche dopo aver riempito il vecchio salvadanaio sullo scaffale della credenza gli rimasero ancora molti soldi e dovette comprarne altri tre, belli grandi, per metterci dentro il resto.
Sono una gran scocciatura, i soldi disse, per  bello non doversi preoccupare.
S conferm Tac-Tac, scaldando le ciambelle per il t,  davvero bello!
Quando torn l'inverno, mentre la neve sfarfallava contro la finestra della cucina, dopo cena il Dottore e gli animali si sedevano attorno al fuoco e lui leggeva ad alta voce brani tratti dai suoi libri.
Intanto in Africa, molto lontano da l, le scimmie chiacchieravano tra le palme prima di addormentarsi sotto la grande luna gialla e si chiedevano l'un l'altra: Chiss che cosa star facendo ora l'Uomo Buono, laggi in Inghilterra! Pensi che torner mai?.
In alto fra le liane, Pollynesia gridava: Penso di s... credo di s... spero di s!.
E dal fango nero del fiume il coccodrillo brontolava: Certo che torner. Adesso andate a dormire!.
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I VIAGGI DEL DOTTOR DOLITTLE.
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PRIMA PARTE
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PROLOGO.
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Tutto quello che ho scritto finora sul Dottor Dolittle mi  stato raccontato, molti anni dopo, da chi lo aveva conosciuto - e infatti un sacco di cose sono accadute prima che io nascessi. Adesso, per, mi accingo a parlare del periodo della sua vita al quale io stesso ho partecipato direttamente.
Parecchi anni fa, il Dottore in persona mi aveva autorizzato a farlo. Ma allora eravamo tutti e due cos presi dai nostri viaggi avventurosi intorno al mondo e occupati a riempire quaderni di appunti di storia naturale che non ho mai trovato il tempo di sedermi a tavolino per scrivere delle nostre imprese.
Adesso sono vecchio e ovviamente la mia memoria non  pi tanto affidabile. Ma ogni volta che ho un dubbio e devo fermarmi a pensare, posso chiedere a Pollynesia.
Questo uccello meraviglioso, un pappagallo femmina che ormai ha quasi duecentocinquant'anni, se ne sta appollaiato sulla mia scrivania, per lo pi a canticchiare canzoni marinare, mentre io scrivo questo libro. E come ben sa chiunque l'abbia conosciuta, Pollynesia ha una memoria prodigiosa. Se c' qualche episodio del quale non sono del tutto sicuro, lei  sempre pronta a cavarmi d'impaccio e a dirmi esattamente com' andata, chi c'era e tutto il resto, nei minimi particolari. A volte penso che in fondo il vero autore di questo libro non sono io, ma Pollynesia.
Bene, cominciamo. Ma prima di tutto  il caso che vi parli un po' di me e di come conobbi il Dottore.
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IL FIGLIO DEL CALZOLAIO.
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Mi chiamo Tobby Stubbins, figlio di Jacob Stubbins, il calzolaio di Puddleby-on-the-Marsh, e a quel tempo avevo nove anni e mezzo. Allora Puddleby era una pozzanghera di cittadina. Un fiume la tagliava in due e sopra il fiume passava un antichissimo ponte di pietra, il Ponte del re, che portava dalla piazza del mercato al cimitero dall'altra parte.
I velieri risalivano dal mare lungo il fiume e gettavano l'ancora vicino al ponte. Io andavo spesso a guardare i marinai che scaricavano le merci sul molo. Mentre armeggiavano con le cime cantavano strane canzoni; e io le avevo imparate a memoria. Stavo seduto sulla banchina con le gambe penzoloni e cantavo insieme a loro, immaginando di essere anch'io un marinaio.
Smaniavo di salpare su quelle magnifiche navi quando volgevano la poppa alla chiesa di Puddleby e scivolavano via lungo il fiume, attraverso le ampie e deserte distese acquitrinose fino al mare. Morivo dalla voglia di partire con loro e girare il mondo in cerca di fortuna in terre straniere: Africa, India, Cina, Per! Quando svoltavano l'ansa del fiume e l'acqua scompariva alla vista, continuavi a vedere le grandi vele brune svettare sopra i tetti della citt e avanzare placidamente, come giganti gentili che camminavano in mezzo alle case senza fare rumore. Chiss quante cose strane avrebbero visto, mi dicevo, prima di attraccare di nuovo al Ponte del re! Fantasticando di paesi a me ignoti, io restavo seduto l a guardare, finch non scomparivano all'orizzonte.
Stavo seduto sulla banchina con le gambe penzoloni.
A quei tempi avevo tre grandi amici a Puddleby. Uno era Joe, il pescatore di molluschi, che viveva in una casupola in riva al fiume, sotto il ponte. Quel vecchio era un mago nel fabbricare cose. Non ho mai conosciuto nessuno altrettanto abile con le mani. Mi riparava le barchette con cui giocavo sull'acqua, costruiva mulini con casse da imballaggio e cerchi di barile e ricavava meravigliosi aquiloni da vecchi ombrelli.
Qualche volta mi portava sulla sua barca e con la bassa marea remavamo lungo il fiume fino al mare, per prendere molluschi e aragoste da vendere. Laggi, negli acquitrini freddi e deserti, vedevamo volare anatre selvatiche, chiurli, pettegole e tanti altri uccelli marini che vivono in mezzo alle salicornie e all'erba alta delle aree palustri. E al crepuscolo, quando risalivamo il fiume con l'alta marea, vedevamo il tremolio delle luci del ponte e pensavamo al t e al fuoco nel caminetto.
L'altro mio amico era Matthew Mugg, il Gattaro. Un simpatico vecchio affetto da un terribile strabismo. Nonostante la sua innegabile bruttezza, per, era molto cordiale e un gran chiacchierone. A Puddleby era amico di tutti, e conosceva anche tutti i cani e tutti i gatti. A quei tempi fare il Gattaro era un vero e proprio mestiere. Quasi ogni giorno ne vedevi passare per strada uno con un vassoio di legno pieno di pezzi di carne infilzati sugli spiedini, che urlava: Carne! Caaarne!. E la gente comprava il cibo per cani e gatti da lui, anzich dare loro gli avanzi o quei biscotti fatti apposta.
Mi divertivo un mondo ad accompagnare il vecchio Matthew e vedere cani e gatti che accorrevano ai cancelli dei giardini al suo richiamo. Qualche volta Matthew mi permetteva di dare da mangiare agli animali e io mi divertivo moltissimo. Sapeva un mucchio di cose sui cani e mentre giravamo per la citt mi insegnava i nomi delle varie razze. Aveva parecchi cani suoi; uno, un incrocio tra un levriero e uno spaniel, era velocissimo e tutti i sabati vinceva alle corse; un altro, un terrier, era bravissimo a catturare i topi. Cosicch al commercio di carne per animali Matthew affiancava un'altra attivit, quella di dare la caccia ai topi per conto di fattori e mugnai.
Il mio terzo grande amico era Luke l'eremita. Ma di lui vi parler pi avanti.
Non andavo a scuola perch mio padre era troppo povero per mandarmici, ma la mia passione erano gli animali e passavo il tempo a collezionare uova di uccelli e farfalle, a pescare gi al fiume, a gironzolare per la campagna in cerca di funghi e ad aiutare Joe a rammendare le reti.
Eh, s, bei tempi, quelli: me la spassavo proprio... anche se allora, ovviamente, non la pensavo cos. Avevo nove anni e mezzo e, come tutti i ragazzi, smaniavo di diventare grande: non mi rendevo conto di quanto fossi fortunato a non avere pensieri n preoccupazioni. Non vedevo l'ora che arrivasse il momento in cui avrei potuto lasciare la casa di mio padre per imbarcarmi su una di quelle splendide navi e scendere lungo il fiume verso il mare, attraverso gli acquitrini brumosi, imboccando le vie del mondo in cerca di fortuna.
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SENTO PARLARE DEL GRANDE NATURALISTA.
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Un mattino di primavera, sul presto, stavo bighellonando sulle colline dietro la citt, quando mi imbattei in un falco che teneva uno scoiattolo tra le grinfie. Il falco era appollaiato su un masso e lo scoiattolo si dibatteva disperatamente. Il rapace si spavent a tal punto vedendomi arrivare che lasci andare la povera bestiola e vol via. Allora raccolsi lo scoiattolo e vidi che aveva due zampine gravemente ferite. Cos lo portai in citt con me.
Arrivato al ponte, andai dal pescatore di molluschi e gli chiesi se poteva fare qualcosa per lo scoiattolo. Joe inforc gli occhiali e lo esamin attentamente. Poi scosse la testa e disse: Questa bestiola ha una zampina rotta e un'altra con un taglio profondo. Posso riparare le tue barche, Tom, ma non ho gli strumenti n le capacit per rimettere in sesto uno scoiattolo malridotto. Qui ci vuole un chirurgo, e pure in gamba. Conosco un solo uomo in grado di salvare la tua bestiola: John Dolittle.
E chi  questo John Dolittle? chiesi. Un veterinario?
No, non  un veterinario. Il Dottor Dolittle  un naturalista.
E che cos' un naturalista?
Un naturalista mi spieg Joe mettendo via gli occhiali e cominciando a caricarsi la pipa  uno che sa tutto sugli animali, le farfalle, le piante e quant'altro. Il Dottor Dolittle  un grande naturalista. Strano che tu non ne abbia mai sentito parlare, con la passione per gli animali che ti ritrovi. Sa un sacco di cose sui molluschi, posso dirlo per esperienza personale.  un tipo taciturno e di poche parole, ma c' chi dice che sia il pi grande naturalista del mondo.
E dove abita? chiesi.
In Oxenthorpe Road, dall'altra parte della citt. Non so esattamente quale sia la sua casa, ma immagino che chiunque da quelle parti sapr indicartela. Vai a trovarlo.  proprio un grand'uomo.
Ringraziai Joe, ripresi lo scoiattolo e mi avviai verso Oxenthorpe Road.
Quando arrivai sulla piazza del mercato, la prima cosa che sentii fu il grido: Carne! C-a-a-a-r-n-e!.
Ecco Matthew Mugg pensai. Lui sapr dirmi dove abita il Dottor Dolittle. Matthew conosce tutti.
Gli andai incontro attraversando la piazza di corsa e lo raggiunsi.
Matthew, conosci il Dottor Dolittle? gli chiesi.
Se conosco il Dottor Dolittle? fece lui. Eccome! Lo conosco bene quanto mia moglie, forse anche di pi.  un grand'uomo, un grandissimo uomo.
Mi potresti spiegare dove abita? Voglio portargli questo scoiattolo. Ha una zampa rotta.
Ma certo disse il Gattaro, devo giusto passare da casa sua. Vieni con me che ti faccio vedere.
E ci incamminammo insieme.
Conosco il Dottor Dolittle da molti anni mi disse Matthew mentre ci allontanavamo dalla piazza. Ma sono abbastanza sicuro che adesso non sia in casa.  in viaggio. Per pu tornare da un momento all'altro. Ti indico casa sua, cos almeno sai dove trovarlo.
Per tutta Oxenthorpe Road Matthew non smise praticamente mai di parlare del suo grande amico, John Dolittle, dottore in medicina. Era cos infervorato che si era dimenticato di gridare Carne!, e a un tratto ci accorgemmo che avevamo dietro di noi un codazzo di cani che ci seguivano pazientemente.
Dov' andato in viaggio il Dottore? chiesi mentre Matthew distribuiva la carne in giro.
Non saprei rispose lui. Nessuno sa mai dove va, n quando parte o quando ritorna. Vive da solo, con i suoi animali. Ha fatto lunghi viaggi e scoperte grandiose. Di ritorno dal suo ultimo viaggio mi ha raccontato di avere conosciuto una trib indigena dell'Oceano Pacifico che vive su due isole, pensa un po'! I mariti su un'isola e le mogli sull'altra. Gente piena di buon senso, non c' che dire. Si incontrano solo una volta all'anno, quando i mariti vanno a trovare le mogli in occasione di una grande festa, tipo il Natale. S, il Dottore  un uomo davvero straordinario. E poi, nessuno ne sa pi di lui a proposito degli animali.
Come ha fatto a imparare cos tante cose su di loro? domandai.
Il Gattaro si ferm di colpo e con aria di mistero si chin per sussurrarmi all'orecchio: Parla la loro lingua.
La lingua degli animali? esclamai.
Be', s ribad Matthew. Tutti gli animali hanno una loro lingua. Alcuni sono pi ciarlieri, altri comunicano solo a segni. Ma Dolittle li capisce tutti, e non solo gli uccelli, ma qualsiasi animale.  un segreto tra me e lui, per: altrimenti la gente gli ride dietro. Pensa che il Dottore sa addirittura scrivere nella lingua degli animali! E legge per loro a voce alta. Ha scritto libri di storia in scimmiese, raccolte di poesie in canarino e canzoncine comiche per gazze.  cos, te lo assicuro. Adesso sta imparando il linguaggio dei molluschi. Dice che  un'impresa: si  preso dei terribili raffreddori a forza di tenere la testa sott'acqua.  un uomo davvero eccezionale.
Non ne dubito dissi. Peccato che non ci sia. Mi piacerebbe tanto conoscerlo.
Be', ecco dove abita disse Matthew. La casetta sulla curva, quella lass, che sembra appollaiata in cima al muro di cinta.
Eravamo arrivati ai margini della citt e la casa che Matthew mi indicava era piccolissima e isolata. Intorno doveva esserci un grande giardino, ma era cos rialzato rispetto alla strada che bisognava salire una gradinata per raggiungere il cancello d'ingresso. Nel giardino c'erano molti bellissimi alberi da frutta: qui e l si vedevano i rami che sporgevano oltre il muro di cinta. Solo che il muro era cos alto che non riuscivo a scorgere oltre.
Arrivati davanti alla casa, Matthew sal i gradini e io lo seguii. Credevo che sarebbe entrato in giardino, ma il cancello era sprangato. Un cane usc di corsa dalla casa a prendere i pezzi di carne che Matthew gli allungava attraverso le sbarre, insieme ad alcuni sacchetti pieni di frumento e di crusca. Notai che il cane non divorava subito la carne, come avrebbe fatto qualunque altro suo simile, ma prendeva tutto quanto e lo portava in casa. Al collo aveva uno strano collare, molto grosso, di ottone o qualcosa di simile. A quel punto ce ne andammo.
Il Dottore non  ancora tornato osserv Matthew, altrimenti il cancello non sarebbe chiuso.
Che cosa c'era in tutti quei sacchetti di carta che hai dato al cane? chiesi.
Oh, provviste per gli animali spieg Matthew. La casa del Dottore  piena di bestie. Quando lui  via io porto la roba da mangiare al cane e lui la distribuisce agli altri animali.
E perch porta quello strano collare?
 un collare d'oro massiccio. Gliel'hanno regalato anni fa, durante uno dei suoi tanti viaggi con il Dottore. Gip ha salvato la vita a un uomo.
Da quanto tempo sta con il Dottore?
Oh, molto. Comincia a essere vecchiotto, per questo Dolittle non lo porta pi con s durante i suoi viaggi. Lo lascia qui a badare alla casa. Tutti i luned e i gioved vengo a portare le provviste e gliele passo attraverso le sbarre. Quando il Dottore  assente non lascia entrare nessuno, nemmeno me, anche se mi conosce benissimo. Se invece trovi il cancello aperto, puoi star sicuro che il Dottore  rientrato.
Rincasai e sistemai lo scoiattolo in una vecchia cassetta di legno con un po' di paglia. In attesa che il Dottor Dolittle tornasse, lo curai e badai a lui come meglio potei. Ogni giorno andavo alla casa con il grande giardino ai margini della citt per controllare se il cancello era aperto. Qualche volta mi veniva incontro il cane, Gip; ma nonostante fosse sempre scodinzolante e sembrasse contento di vedermi, non mi lasci mai entrare.
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LA CASA DEL DOTTOR DOLITTLE.
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Un luned pomeriggio, verso la fine di aprile, mio padre mi chiese di portare un paio di scarpe che aveva riparato in una casa all'altro capo della citt. Erano per un certo Colonnello Bellowes, un tipo piuttosto esigente.
Trovai la casa e suonai al campanello della porta. Venne ad aprire il Colonnello, che mostr una faccia paonazza e sbrait: Fai il giro sul retro! Passa dall'ingresso di servizio! e richiuse sbattendo la porta.
A me venne voglia di scaraventargli le scarpe nell'aiuola, ma pensai che mio padre si sarebbe arrabbiato e mi trattenni. Feci il giro della casa e, all'ingresso di servizio, le consegnai alla moglie del Colonnello, una donnina timida con le mani infarinate come se stesse impastando del pane. Sembrava avere molta paura del marito, che sentivo ancora camminare a grandi passi per la casa brontolando indignato perch mi ero presentato all'ingresso principale. La signora mi chiese in un sussurro se mi andava una ciambellina e un bicchiere di latte e io risposi: S, grazie.
Dopo aver mangiato la ciambellina e bevuto il latte, ringraziai la moglie del Colonnello e me ne andai, ma prima di tornare a casa pensai di passare a vedere se il Dottore era tornato. A dire il vero ci ero gi stato quella mattina, ma decisi di dare un'altra occhiata: il mio scoiattolo peggiorava e cominciavo a preoccuparmi seriamente per lui.
Cos imboccai Oxenthorpe Road e mi incamminai verso la casa del Dottore. Lungo la strada notai che il cielo si stava rannuvolando e minacciava pioggia.
Arrivato al cancello, lo trovai ancora chiuso. Cominciavo a perdermi d'animo. Era una settimana, ormai, che ci andavo tutti i giorni. Gip mi venne incontro scodinzolando come al solito, poi si accucci e mi tenne d'occhio per assicurarsi che non tentassi di entrare.
Iniziai a temere che il mio scoiattolo morisse prima del ritorno del Dottore. Mi voltai scoraggiato, ridiscesi i gradini e mi incamminai verso casa.
Chiss se era gi ora di cena. Naturalmente non avevo un orologio tutto mio, ma per strada scorsi un signore distinto che mi veniva incontro; quando fu pi vicino riconobbi il Colonnello, che doveva essere uscito a fare una passeggiata. Era imbacuccato in un elegante cappotto, portava una sciarpa di lana grossa e un paio di guanti sgargianti. Non era una giornata molto fredda, eppure aveva addosso tanti di quegli strati di vestiti che sembrava un cuscino avvolto in un rotolo di coperte. Gli chiesi gentilmente l'ora.
Lui si ferm, grugn e mi fulmin con lo sguardo, diventando ancora pi rosso in faccia, e quando parl mi fece pensare al botto di quando si stappa una bottiglia di spumante.
Figurati un po' se mi scomodo a sbottonarmi tutto per dire l'ora a un ragazzetto come te! borbott, e prosegu per la sua strada a grandi passi, brontolando pi che mai.
Io rimasi l impalato per un attimo, seguendolo con lo sguardo mentre si allontanava e domandandomi che et avrei mai dovuto avere perch si prendesse la briga di tirare fuori l'orologio. Poi, all'improvviso, scoppi a piovere a dirotto.
Non avevo mai visto un temporale cos violento. Il cielo si fece nerissimo, quasi come di notte. Cominci a fischiare un forte vento, era tutto un rombare di tuoni e un balenare di lampi, e nel giro di un secondo i canali di scolo si trasformarono in ruscelli. Non c'era nessun posto dove potessi ripararmi, perci chinai la testa per difendermi dal vento sferzante e cominciai a correre verso casa.
Avevo fatto pochi metri, quando urtai contro qualcosa di morbido e mi ritrovai d'un tratto seduto per terra. Alzai lo sguardo per vedere contro chi ero andato a sbattere: seduto come me, sul marciapiede bagnato, c'era un ometto grassottello con una faccia molto simpatica. In testa aveva un cilindro malconcio e stringeva in mano una piccola valigia nera.
Sono mortificato mi scusai. Tenevo la testa bassa e non l'ho vista arrivare.
Con mia grande sorpresa, invece di dare in escandescenze l'ometto scoppi a ridere.
Sai, questo mi ricorda di una volta in India, quando, durante un temporale sono finito dritto addosso a una signora che trasportava un carico di melassa sulla testa: per settimane ho avuto i capelli impiastricciati e le mosche non la smettevano di tormentarmi. Non ti sei fatto male, spero?
No, no, tutto a posto risposi.
 stata colpa mia tanto quanto tua continu l'ometto. Anch'io camminavo a testa bassa... Ma non restiamo qui seduti a parlare sotto il diluvio! Sarai bagnato fradicio! Io sono zuppo fino all'osso! Dove stavi andando?
Abito dall'altra parte della citt dissi, mentre ci rialzavamo.
Accidenti se era bagnato questo marciapiede! esclam lo sconosciuto. E adesso viene gi che Dio la manda. Vieni a casa mia ad asciugarti. Un acquazzone del genere non pu durare a lungo.
Mi prese per mano e ci mettemmo a correre nella direzione da cui ero venuto. Intanto mi chiedevo chi potesse mai essere quel buffo ometto e dove abitasse. Per lui ero un perfetto sconosciuto, eppure non ci aveva pensato due volte a invitarmi a casa sua per farmi asciugare. Una bella differenza rispetto al vecchio Colonnello paonazzo, che non si era degnato nemmeno di dirmi l'ora! Dopo un po' ci fermammo.
Eccoci arrivati disse lui.
Alzai lo sguardo per vedere dove fossimo e mi ritrovai ai piedi della gradinata che portava alla casetta con il grande giardino! Il mio nuovo amico sal di corsa su per i gradini e apr il cancello con un mazzo di chiavi che aveva tirato fuori dalla tasca.
Non potr mai essere il grande Dottor Dolittle! mi dissi.
Dopo averne tanto sentito parlare, mi aspettavo di vedere un uomo grande, alto, forte e fuori dal comune. Era difficile credere che quell'ometto buffo e sorridente potesse essere proprio lui. Eppure eccolo l, in carne e ossa, che saliva su per i gradini e apriva il cancello che avevo tenuto d'occhio per cos tanti giorni!
Gip schizz fuori di casa e gli saltell intorno facendogli mille feste sotto la pioggia scrosciante.
Lei  il Dottor Dolittle? gridai per farmi sentire mentre percorrevamo il breve tratto dal giardino fino alla porta di casa.
In persona rispose aprendo la porta d'ingresso con lo stesso mazzo di chiavi. Entra! Non stare a pulirti le scarpe. Non ti preoccupare per il fango. Avanti, vieni via dalla pioggia!
Entrai in casa, seguito da lui e da Gip. Dopodich il Dottore richiuse per bene la porta.
Se fuori il cielo era gi livido per il temporale, all'interno della casa, con la porta chiusa, il buio era assoluto. All'improvviso si scaten il baccano pi fenomenale che avessi mai sentito. Sembrava un coro di animali di ogni genere e sorta, che schiamazzavano, gracchiavano e strepitavano. Era tutto uno scendere precipitosamente le scale e uno zampettare nei corridoi. Da qualche parte, in quella oscurit, un'anatra starnazzava, un gallo cantava, una colomba tubava, un gufo strideva, un agnello belava e Gip abbaiava. Sentivo un frullare di ali sfiorarmi la faccia e qualcosa mi urtava le gambe, rischiando ogni volta di finire per terra. Sembrava che l'ingresso fosse gremito di animali. Il frastuono, insieme allo scrosciare incessante della pioggia, era tremendo e stavo cominciando a spaventarmi, quando sentii il Dottor Dolittle afferrarmi per un braccio e urlarmi all'orecchio: Tranquillo, non avere paura.  soltanto qualcuno dei miei animali. Sono stato via tre mesi e sono contenti di rivedermi. Resta dove sei, adesso faccio un po' di luce. Mamma mia, che temporale! Senti che tuoni!.
Cos rimasi immobile in quel buio pesto, mentre animali di ogni sorta che non riuscivo a vedere continuavano a schiamazzare e a fare ressa tutt'intorno a me. Era una sensazione molto strana e insolita. Mi ero chiesto spesso, sbirciando oltre il cancello, che aspetto avesse il Dottor Dolittle, e cosa ci fosse in quella buffa casetta, ma mai mi sarei immaginato una cosa del genere. Comunque, quando sentii la mano del Dottore sul mio braccio, la paura mi pass e rimasi solo un po' confuso.
Mi sembrava di vivere uno strano sogno e cominciavo a chiedermi se fossi davvero sveglio, quando sentii di nuovo la voce del Dottore: Questi benedetti fiammiferi sono tutti umidi e non c' verso di accenderli. Per caso tu ne hai?.
No, mi dispiace risposi.
Non fa niente disse il Dottore. Magari Tac-Tac riesce a procurarci una luce.
Fece degli strani schiocchi con la lingua e un attimo dopo sentii dei passi affrettati su per le scale e un trambusto al piano di sopra.
Aspettammo per un po' senza che succedesse niente.
Ci vorr ancora molto per avere la luce? domandai. Un animale mi si  seduto su un piede e comincio a sentire un formicolio alle dita.
No, solo un minuto rispose il Dottore. Tra poco Tac-Tac sar di ritorno.
Proprio in quel momento vidi il barlume di una luce sul pianerottolo. Tutti gli animali tacquero di colpo.
Credevo che vivesse da solo dissi al Dottore.
Infatti rispose.  Tac-Tac che porta la luce.
Guardai in cima alle scale per capire chi stesse arrivando. Non riuscivo a distinguere niente, ma sentii uno stranissimo rumore di passi per le scale, come se qualcuno scendesse un gradino dopo l'altro saltellando su un piede solo.
La luce si fece via via pi intensa e cominci a gettare strane ombre ballonzolanti sulle pareti.
Oh, finalmente! esclam il Dottore. E brava la mia Tac-Tac!
In quel momento credetti davvero di stare sognando: un'anatra candida come la neve stava scendendo i gradini saltellando su una zampa e reggendo una candela accesa nell'altra!
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IL UIFF-UAFF.
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Quando finalmente potei guardarmi intorno, mi resi conto che l'ingresso era letteralmente ingombro di bestiole. Avevo l'impressione che non mancasse nessuna delle specie che popolavano la campagna circostante: c'erano un piccione, un topolino bianco, una civetta, un tasso, una taccola... Persino un maialino, appena rientrato dal giardino fradicio di pioggia, che si puliva accuratamente gli zoccoli sullo zerbino, con il roseo didietro tutto bagnato e luccicante alla luce della candela.
Il Dottore prese il portacandela dall'anatra e si volt verso di me.
Ma guardati un po' disse. Devi toglierti subito quei vestiti bagnati... A proposito, come ti chiami?
Tommy Stubbins risposi.
Ah, sei il figlio di Jacob Stubbins, il calzolaio?
S.
 un bravissimo artigiano, tuo padre. Li vedi questi? Il Dottore alz il piede destro per mostrarmi i suoi stivaloni. Me li ha fatti lui quattro anni fa e continuo a portarli. Un paio di stivali meravigliosi. Be', Stubbins, adesso  davvero il caso che tu ti tolga quei vestiti bagnati. E alla svelta. Fammi accendere qualche altra candela e poi andiamo di sopra a cercarne di asciutti. Dovrai metterti qualcosa di mio mentre la tua roba si asciuga davanti al caminetto.
Cos, dopo che ebbe acceso varie candele in giro per la casa, salimmo di sopra e andammo nella sua camera da letto. Dolittle apr un grande armadio e ne tir fuori due vecchi abiti. Ce li infilammo, dopodich portammo gi i vestiti fradici e accendemmo un fuoco nel grande camino della cucina. La giacca che il Dottore mi aveva dato mi stava talmente grande che continuavo a inciampare nelle falde mentre lo aiutavo a portare su la legna dalla cantina. Ma ben presto nel caminetto arse un bel fuoco scoppiettante e mettemmo ad asciugare i nostri vestiti sulle sedie.
E adesso pensiamo alla cena disse il Dottore. Naturalmente ti fermi qui a mangiare con me, vero Stubbins?
Cominciavo gi ad affezionarmi a quel simpatico ometto che mi chiamava Stubbins invece di Tommy o ragazzino (quanto odiavo essere chiamato ragazzino!). Sin da subito mi aveva trattato come se avesse avuto a che fare con un adulto. E il suo invito a cena mi riemp di gioia e di orgoglio. A un tratto, per, mi ricordai che non avevo avvertito mia madre che avrei fatto tardi, perci risposi con rammarico: Grazie dell'invito, mi piacerebbe molto restare, ma ho paura che mia mamma star in pensiero se non mi vede tornare.
Oh, ma caro il mio Stubbins replic il Dottore gettando un altro ceppo nel caminetto, dovrai prima aspettare che i tuoi vestiti siano asciutti, no? E nel frattempo avremo gi bell'e che mangiato. Hai visto dove ho lasciato la mia valigia?
Credo sia rimasta nell'ingresso risposi. Vado a vedere.
Trovai la valigia vicino alla porta. Era di cuoio nero e sembrava molto vecchia: aveva una chiusura rotta ed era legata con un pezzo di spago.
Grazie mi disse il Dottore quando gliela portai.
Tutto qui il suo bagaglio? gli chiesi.
S rispose lui sciogliendo lo spago. Non vedo l'utilit di viaggiare con pesi eccessivi.  una tale seccatura. La vita  troppo breve per complicarsela. E poi non serve, davvero. Ma dove ho messo le salsicce?
Rovist nella valigia e tir fuori una fragrante pagnotta e un barattolo di vetro con uno strano coperchio metallico. Dopo averlo osservato controluce con attenzione, lo pos sul tavolo. Dentro nuotava uno strano animaletto acquatico. Infine tir fuori mezzo chilo di salsicce.
Bene disse soddisfatto, ora ci occorre una padella.
Nel retrocucina trovammo padelle e tegami appesi al muro. Dolittle tir gi la padella per friggere, ma era tutta arrugginita.
Santo cielo, guarda un po' che roba! esclam. Ecco cosa succede a stare via cos tanto tempo. Gli animali sono bravissimi e per quanto possono tengono la casa pulita. Tac-Tac  una magnifica governante. Ma certe cose, si capisce, non riescono a farle. Poco male, adesso le diamo una bella ripulita. Sotto il lavello c' della pomice, Stubbins. Ti dispiace passarmela?
In men che non si dica la padella era tornata perfettamente lucida; mettemmo le salsicce a sfrigolare sul fuoco e un delizioso odorino si diffuse per tutta la casa.
Mentre il Dottore cucinava, mi misi a osservare meglio la strana creatura che nuotava nel vasetto di vetro.
Che animale ? chiesi.
Ah, quello? rispose il Dottore, voltandosi.  un Uiff-Uaff. Il nome scientifico  Hippocampus pippitopitus, ma la gente del posto lo chiama semplicemente Uiff-Uaff: per come ondeggia la coda mentre nuota, suppongo. Sono partito apposta per procurarmene un esemplare. Sai, in questo momento sto cercando di imparare la lingua dei molluschi. Sono assolutamente convinto che anche loro ne abbiano una. Capisco un po' la lingua degli squali e il dialetto dei delfini, ma la lingua dei molluschi mi interessa in modo particolare.
Perch?
Be', devi sapere che certi molluschi sono la specie animale pi antica che si conosca. Nelle rocce si trovano le loro conchiglie, pietrificate migliaia di anni or sono. Quindi sono praticamente certo che se riuscissi a parlare con loro potrei imparare un'infinit di cose sul mondo di milioni di anni fa, capisci?
Ma non potrebbero dirgliele anche altri animali?
Non credo rispose il Dottore punzecchiando le salsicce con una forchetta.  vero che le scimmie che ho incontrato in Africa mi hanno raccontato cose molto utili e interessanti, ma i loro resoconti risalivano a non pi di mille anni fa, o gi di l. Quindi sono pi che certo che i molluschi racchiudano la storia pi antica del mondo e solo da loro posso sperare di ricavare qualche notizia. Devi sapere che la maggior parte degli animali che vivevano nelle epoche pi remote  ormai estinta.
E ha gi imparato la lingua di qualche mollusco?
No, mi ci sono appena messo. Volevo avere questo particolare tipo di pesce ago, perch  per met un crostaceo e per l'altra met un pesce normale. Mi sono dovuto spingere fino alla sponda pi orientale del Mediterraneo per trovarlo, ma temo che non mi sar di grande aiuto. A dire la verit, sono parecchio deluso. Non sembra molto intelligente, vero?
In effetti, no convenni.
Ah, le salsicce sono cotte a puntino. Avanti, allunga il piatto che ti servo.
Dopodich ci sedemmo e mangiammo di gusto.
Era una cucina davvero fantastica. In seguito mi fermai l a pranzo e a cena molte altre volte: mi sembrava meglio delle sale da pranzo pi lussuose del mondo. Era cos intima, accogliente e calda. E anche molto comoda: toglievi la pentola dal fuoco, riempivi i piatti e li mettevi in tavola che il cibo era ancora bello caldo. Mentre mangiavi la zuppa potevi controllare che il pane si abbrustolisse accanto al parafuoco senza bruciarsi. E se avevi dimenticato di portare il sale in tavola, non dovevi neanche alzarti per andare a prenderlo: bastava allungare la mano verso la grande scatola di legno sulla credenza alle tue spalle. Il camino, poi, era cos ampio che praticamente costituiva una seconda stanza. Anche quando c'era un bel fuoco acceso, dopo mangiato potevi sederti sulle grandi panche che si trovavano dentro, ai lati, ad arrostire castagne, ad ascoltare il fischio del bollitore, a raccontare storie o a sfogliare un libro illustrato alla luce del fuoco. Insomma, era davvero una cucina meravigliosa, a immagine e somiglianza del Dottore: ospitale, pratica, gradevole e affidabile.
Mentre stavamo mangiando, la porta si apr ed entrarono a passo di marcia l'anatra Tac-Tac e il cane Gip, trascinando lenzuola e federe sulle piastrelle lucide. Notando la mia sorpresa, il Dottore mi spieg: Fanno prendere un po' d'aria alla biancheria del mio letto davanti al fuoco. Tac-Tac  un tesoro di governante, non dimentica mai niente. Una volta ci pensava mia sorella a badare alla casa - povera, cara Sarah! Chiss come se la passa, adesso. Sono anni che non la vedo. Ma non era brava come Tac-Tac. Un'altra salsiccia?.
Si volt a parlare con l'anatra e il cane in una strana lingua accompagnata da gesti. I due sembrarono capire al volo.
Per caso conosce la lingua degli scoiattoli? gli chiesi.
Oh, s.  piuttosto facile. Potresti impararla facilmente anche tu. Perch me lo domandi?
Perch a casa ho uno scoiattolo ferito gli dissi. L'ho salvato dalle grinfie di un falco. Ha due zampe messe davvero male e vorrei tanto che lei gli desse un'occhiata, se non le dispiace. Posso portarglielo domani?
Be', se ha due zampine ferite  meglio che lo veda subito. Forse  gi troppo tardi per fare qualcosa, ma verr da te a dargli un'occhiata.
Tastammo gli abiti stesi davanti al fuoco: i miei erano belli che asciutti, cos andai di sopra a cambiarmi. Quando scesi, il Dottore era gi pronto e mi aspettava con la sua valigetta piena di bende e medicine.
Andiamo disse. Ormai ha smesso di piovere.
Il cielo si era rasserenato e il sole al tramonto tingeva l'orizzonte di rosso. Quando aprimmo il cancello per scendere in strada, nel giardino cinguettavano i tordi.
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POLLYNESIA.
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La sua  la casa pi interessante in cui sia mai stato dissi al Dottore mentre ci incamminavamo verso la citt. Posso tornare a trovarla domani?
Certo rispose lui. Vieni pure quando vuoi. Domani ti far visitare il giardino e il mio zoo privato.
Ha uno zoo?
S. Gli animali pi grandi non possono stare in casa, perci li tengo in uno zoo in giardino. Non  molto vasto come assortimento, ma ha un certo interesse.
Dev'essere magnifico parlare la lingua di tutti quegli animali. Crede che potrei imparare anch'io?
Certamente, con un po' di pratica. Bisogna solo avere molta pazienza. Peccato che tu non abbia Pollynesia come insegnante.  stata lei a darmi la prima lezione.
Chi  Pollynesia?
Un pappagallo dell'Africa Occidentale; una femmina, per l'esattezza. Purtroppo non  pi con me concluse tristemente il dottore.
Come mai?  morta?
Oh, no! Mi auguro proprio che sia ancora viva! Il fatto  che quando l'ho portata con me in Africa era cos contenta di essere tornata nel suo paese d'origine che ha pianto di gioia. E quando  arrivato il momento di ripartire, non me la sono sentita di strapparla da quella terra piena di sole - anche se, a onor del vero, lei si era offerta di venire. Cos l'ho lasciata in Africa. Ah, quanto mi  mancata! Quando ci siamo separati lei ha di nuovo pianto, ma sono convinto di aver fatto la cosa giusta.  stata una delle amiche pi care che abbia mai avuto.  merito suo se mi sono messo a imparare le lingue degli animali e sono diventato il loro medico. Ogni tanto mi chiedo se  sempre felice di stare laggi. Chiss se rivedr mai il suo vecchio, buffo muso serioso... Cara la mia Pollynesia! Che uccello straordinario!
In quell'istante sentimmo che qualcuno correva alle nostre spalle; ci voltammo e vedemmo Gip venirci incontro di gran carriera. Sembrava elettrizzato e non appena ci raggiunse si mise ad abbaiare e a uggiolare in uno strano modo. Il Dottore sembr infervorarsi a sua volta e parl al cane accompagnando i versi con strani segni. Alla fine si volt verso di me, raggiante di felicit.
Pollynesia  tornata! esclam. Pensa un po', Gip dice che  arrivata a casa poco fa! Santo cielo! Sono passati cinque anni dall'ultima volta che l'ho vista! Scusami un secondo.
Fece per tornare indietro, ma Pollynesia stava gi volando verso di noi. Dolittle si mise a battere le mani dalla contentezza, come un bambino che riceve un giocattolo nuovo; frotte di passeri si alzarono in volo e andarono a posarsi sulle palizzate borbottando, scandalizzatissimi alla vista di un pappagallo grigio-granata che svolazzava per una stradina inglese.
Pollynesia prese posto sulla spalla del Dottore e cominci a parlare fitto fitto in una lingua a me incomprensibile. Sembrava che avesse un sacco di cose da raccontare. Il Dottore fin per dimenticarsi completamente di me, dello scoiattolo, di Gip e tutto il resto, finch, a un certo punto, evidentemente il pappagallo gli chiese chi ero.
Oh, scusami, Stubbins! esclam lui. Mi sono lasciato prendere dai racconti della mia vecchia amica. Dobbiamo assolutamente andare a vedere il tuo scoiattolo. Pollynesia, ti presento Thomas Stubbins.
Il pappagallo mi rivolse un solenne cenno del capo dalla spalla del Dottore e, con mia grande sorpresa, mi parl in perfetto linguaggio umano: Molto piacere. Ricordo la notte in cui sei nato. Era un inverno freddissimo. E tu eri un neonato molto brutto.
Stubbins non vede l'ora di imparare la lingua degli animali la inform il Dottore. Quando Gip  arrivato di corsa ad avvisarmi che eri arrivata gli stavo appunto raccontando di te e delle lezioni che mi hai dato.
Be' disse Pollynesia rivolgendosi a me, io avr anche avviato il Dottore a questi studi, ma non avrei mai potuto farlo se prima lui non mi avesse insegnato a capire che cosa dicevo io nella sua lingua. Sai, molti pappagalli sanno parlare come le persone, ma pochissimi capiscono quello che dicono. Lo fanno solo perch... be', perch pensano che li faccia sembrare intelligenti o perch sanno che cos riceveranno un cracker come ricompensa.
Nel frattempo ci eravamo incamminati verso casa mia, con Gip che ci precedeva zampettando e Pollynesia sempre appollaiata sulla spalla del Dottore che continuava a chiacchierare, soprattutto a proposito dell'Africa; per gentilezza nei miei confronti parlava in modo che potessi capire anch'io.
E il principe Bumpo, come sta? si inform il Dottore.
Ah, mi fa piacere che tu me lo chieda. Quasi dimenticavo di dirtelo. Indovina un po': Bumpo  qui in Inghilterra!
In Inghilterra? Ma non mi dire! esclam il Dottore. Che diamine ci fa qui?
Il re, suo padre, lo ha mandato a studiare in un posto che si chiama... uh... Gattbridge, mi pare.
Gattbridge... Gattbridge... borbott il Dottore. Mai sentito nominare... Ah, forse intendi Cambridge!
S, s, Can-bridge! disse Pollynesia. Mi sembrava che c'entrasse un cane o un gatto. Can-bridge,  l che  andato.
Guarda guarda mormor il Dottore. Pensa un po', Bumpo che studia a Cambridge... Chi se lo sarebbe immaginato?
Al momento della decisione, a Gongolikki c'era grande fermento. Bumpo aveva una fifa tremenda di venire qui: era il primo uomo del suo paese ad andare all'estero. Ma suo padre  stato irremovibile. Diceva che ormai tutti i re africani mandano i figli a studiare in Inghilterra, che era una cosa molto alla moda e che Bumpo doveva assolutamente partire. Il poveretto  scoppiato in lacrime e tutti quanti a palazzo piangevano. Non si era mai visto un simile cancan.
E Cii-Cii come sta? Cii-Cii aggiunse il Dottore a mo' di spiegazione per me era uno scimmiotto che avevo anni fa. L'ho lasciato in Africa quando sono venuto via.
Be' rispose Pollynesia rabbuiandosi, Cii-Cii non sta benissimo. Ci siamo visti spesso negli ultimi anni. Ha una nostalgia tremenda di te e gli mancano molto anche la casa e il giardino.  strano, ma a me  successo esattamente lo stesso. Ricordi com'ero contenta di tornare nella mia terra d'origine? L'Africa  un posto meraviglioso, ero convinta che sarei stata benissimo. Eppure, dopo qualche settimana, non so perch ma mi sono stufata. Non riuscivo ad adattarmi. Insomma, per farla breve, una notte ho deciso che sarei tornata a cercarti. Cos sono andata da Cii-Cii e gliene ho parlato. Lui ha detto che mi capiva benissimo, che sentiva esattamente la stessa cosa. L'Africa era diventata terribilmente noiosa dopo che avevamo vissuto con te. A Cii-Cii mancavano le storie che ci leggevi dai tuoi libri sugli animali e le chiacchiere intorno al caminetto in cucina nelle sere d'inverno. Gli animali del posto erano molto simpatici e carini con noi, ma tutto sommato ci sembravano un po' stupidi. Anche Cii-Cii l'aveva notato. Quei poveretti non avevano nessuna colpa, naturalmente: eravamo noi a essere cambiati. Quando sono andata a salutarlo, il povero Cii-Cii si  messo a piangere. Ha detto che si sarebbe sentito molto solo senza di me, che ero la sua unica amica - e sai bene che laggi ha milioni di parenti! Mi ha anche confessato che non gli sembrava giusto che io potessi volarmene via quando volevo e lui, dato che non aveva le ali, non potesse seguirmi. Comunque, ricordati le mie parole: non mi sorprenderebbe affatto se prima o poi trovasse un modo per raggiungerci.  un tipo in gamba, Cii-Cii.
Nel frattempo eravamo arrivati a casa mia. La bottega di mio padre era chiusa e le imposte sprangate; mia madre era sulla soglia a scrutare la strada.
Buonasera, signora Stubbins disse il Dottore.  colpa mia se suo figlio ha fatto tardi. L'ho trattenuto a cena mentre i suoi vestiti si asciugavano. Era bagnato come un pulcino, e io pure. Ci siamo scontrati mentre correvamo sotto il temporale e ho insistito perch venisse a mettersi al riparo a casa mia.
Cominciavo a preoccuparmi disse mia madre. Grazie di cuore per essersi preso cura di lui e avermelo riportato.
Non c' di che, non c' di che si scherm il Dottore. Abbiamo fatto una chiacchierata molto interessante.
Con chi ho l'onore di parlare? chiese mia madre fissando il pappagallo grigio appollaiato sulla spalla del Dottore.
Oh, sono John Dolittle. Suo marito forse si ricorder di me. Quattro anni fa mi ha fatto un magnifico paio di stivali. Davvero eccezionali aggiunse il Dottore, guardandosi i piedi con aria soddisfatta.
Il Dottore  venuto a visitare il mio scoiattolo, mamma intervenni. Sa tutto sugli animali.
Oh, no, no, Stubbins disse il Dottore, non so tutto su di loro, proprio per niente.
Molto gentile da parte sua essersi disturbato a venire fin qui per curare il suo animaletto disse mia madre. Tom non fa altro che portare a casa le bestiole che trova nei boschi o nei campi.
Davvero? disse il Dottore. Chiss, magari un giorno diventer un naturalista. Chi pu dirlo?
Entri, la prego lo invit mia madre. La casa  un po' in disordine, non ho ancora finito di fare le pulizie di primavera. Ma in soggiorno c' un bel fuoco scoppiettante.
Grazie! disse il Dottore. Che casetta graziosa!
Dopo essersi accuratamente pulito le suole degli stivaloni sullo zerbino, quell'uomo straordinario entr dunque in casa nostra.
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LO SCOIATTOLO FERITO.
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Dentro trovammo mio padre che si esercitava con il flauto accanto al fuoco. Lo faceva ogni sera, dopo aver finito di lavorare.
Il Dottore attacc subito a parlare con lui di flauti, ottavini e fagotti e dopo un po' mio padre gli disse: Anche lei suona il flauto? Perch non ci fa sentire qualcosa?.
 passato molto tempo dall'ultima volta. Ma ci provo volentieri. Permette?
Mio padre gli consegn il flauto e il Dottore attacc a suonare senza pi smettere. Era meraviglioso. I miei genitori rimasero immobili come statue, con lo sguardo rivolto in alto, come fossero in chiesa; e persino io che, a parte l'armonica a bocca, non mi interessavo granch alla musica, mi sentii venire la pelle d'oca e per la commozione promisi a me stesso di essere pi buono.
Oh,  stato bellissimo! sospir mia madre, quando la musica fin.
Lei  un grande musicista disse mio padre, un grandissimo musicista. Ci suonerebbe ancora qualcosa?
Volentieri! disse il Dottore. Oh, ma... Accidenti, stavo dimenticando lo scoiattolo!
Glielo mostro subito dissi.  di sopra, in camera mia.
Accompagnai il Dottore nella mia stanza all'ultimo piano e gli feci vedere lo scoiattolo nella cassetta con la paglia.
La bestiolina, che con me si era sempre mostrata impaurita nonostante mi fossi prodigato per farla sentire a suo agio, alla vista del Dottore si drizz subito e cominci a squittire. Il Dottore rispose nello stesso modo e quando lo sollev per esaminarlo, lo scoiattolo parve pi contento che spaventato.
Io ressi la candela mentre il Dottore gli immobilizzava la zampina rotta con delle stecche, cos le chiam, ricavate con il temperino da alcuni fiammiferi.
Vedrai che la zampina guarir in pochissimo tempo disse poi richiudendo la valigetta. Non farlo muovere per almeno due settimane, ma tienilo all'aria aperta e coprilo con delle foglie secche, se di notte fa freddo. Mi ha detto che si sente un po' triste qui, tutto solo, ed  in ansia per la sua famiglia. Io l'ho rassicurato che pu fidarsi di te; mander uno degli scoiattoli del mio giardino a trovare la sua compagna e i suoi piccoli e a portargli notizie. Bisogna tenerlo a tutti i costi su di morale. Gli scoiattoli sono creature allegre e vivaci, per loro  penoso stare fermi senza far niente. Comunque non preoccuparti per lui, si rimetter presto.
Tornammo in soggiorno e il Dottore si trattenne con i miei genitori a suonare il flauto fino a dopo le dieci.
I miei si affezionarono a lui sin dal primo momento ed erano molto onorati della sua visita e del fatto che avesse suonato per noi, che eravamo povera gente, ma certo non potevano immaginare che un giorno sarebbe diventato una celebrit. Ora che il nome del Dottor Dolittle e i suoi libri sono famosi in tutto il mondo, per, se mai vi capitasse di passare davanti alla casetta di Puddleby dove mio padre aveva la sua bottega di calzolaio vedrete, sopra una vecchia porta di legno, una targa di pietra con su scritto: John Dolittle, illustre naturalista, suon il flauto in questa casa nell'anno 1839.
Ripenso spesso a quella notte di tanto tempo fa e se chiudo gli occhi e mi concentro rivedo la scena nei minimi particolari: un ometto buffo in marsina, con una simpatica faccia rotonda, che suona il flauto davanti al camino; mia madre da un lato e mio padre dall'altro, che ascoltano a occhi chiusi trattenendo il fiato; io e Gip accucciati sul tappeto a fissare ipnotizzati le braci; e Pollynesia, appollaiata sulla mensola del caminetto accanto al logoro cilindro del Dottore, che dondola la testa a ritmo di musica.
E ricordo anche che, dopo aver salutato il Dottore sulla porta di casa, tornammo tutti in soggiorno e restammo a parlare di lui fino a tardi; e anche dopo essere andato a dormire (non mi era mai capitato di fare le ore piccole), continuai a sognare il Dottore e una banda di strani animali, estremamente intelligenti, che suonavano il flauto, il violino e il tamburo per tutta la notte.
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LA LINGUA DEI MOLLUSCHI.
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Bench la sera avessi fatto molto tardi, l'indomani mattina mi svegliai prestissimo. I primi passeri cominciavano a cinguettare ancora insonnoliti sul tetto davanti alla mia finestra quando balzai gi dal letto e mi vestii in fretta e furia.
Non vedevo l'ora di tornare nella casetta con il grande giardino per vedere lo zoo privato del Dottor Dolittle. Per la prima volta in vita mia mi dimenticai di fare colazione; scesi le scale in punta di piedi per non svegliare mamma e pap, aprii la porta di casa e sgattaiolai nella strada deserta e silenziosa.
Arrivato davanti al cancello di Oxenthorpe Road, mi resi conto che forse era troppo presto per presentarsi in casa degli altri: chiss se il Dottore era gi in piedi. Sbirciai nel giardino. Non sembrava esserci anima viva. Spinsi il cancello senza fare rumore ed entrai.
Mi diressi a sinistra, lungo un vialetto tra le siepi, quando sentii una voce vicinissima dirmi: Buongiorno. Come sei mattiniero!.
Mi voltai: appollaiata in cima a una siepe di ligustro, c'era Pollynesia.
Buongiorno salutai. Gi, forse  un po' troppo presto. Il Dottore  ancora a letto?
Oh no rispose lei.  in piedi gi da un'ora e mezza. Dev'essere da qualche parte in casa. Entra, la porta  aperta. Sar sicuramente in cucina a preparare la colazione, oppure al lavoro nel suo studio. Vai pure. Io aspetto che spunti il sole. Ma, accipicchia, ho paura che stamattina si sia dimenticato di sorgere! Che clima spaventoso! A quest'ora in Africa ci sarebbe gi una luce sfolgorante. Guarda invece la bruma che avvolge quei cavoli. Ti vengono i reumatismi solo a vederla! Che tempo schifoso! Davvero schifoso! Non capisco proprio come si possa vivere in Inghilterra, a meno di essere una rana! Ma non voglio trattenerti. Su, corri dal Dottore!
Grazie dissi. Vado subito a cercarlo.
Aprendo la porta di casa sentii un profumino di pancetta fritta, cos andai dritto in cucina. Sul fuoco c'era un grande bricco d'acqua in ebollizione e sul piano del camino un piatto di pancetta e uova fritte. Per evitare che la carne si seccasse troppo, allontanai un po' il piatto dal fuoco e andai alla ricerca del Dottore.
Lo trovai nel suo studio. Allora non sapevo che quella stanza si chiamasse cos. Di sicuro era una stanza molto interessante, piena di telescopi e microscopi e tutta una serie di strani oggetti di cui ignoravo l'uso, anche se avrei voluto conoscerlo. Alle pareti erano appese immagini di animali, pesci e strane piante, e racchiuse in teche di vetro c'erano uova di uccelli e conchiglie.
Il Dottore, in vestaglia, era in piedi davanti al tavolo pi grande. Dapprima pensai che si stesse lavando la faccia. Aveva di fronte a s una bacinella di vetro piena d'acqua e teneva un orecchio a mollo, coprendosi l'altro con la mano sinistra. Quando entrai si raddrizz.
Buongiorno, Stubbins mi salut. Ci aspetta una bella giornata, non credi? Stavo ascoltando il Uiff-Uaff. Ma  una delusione, una delusione tremenda...
Perch? domandai. Ha scoperto che non parla nessuna lingua?
Oh no, una lingua ce l'ha rispose il Dottore. Ma  molto povera. Giusto qualche parola: s, no, caldo, freddo.  tutto qui quello che sa dire. Davvero scoraggiante. Visto che appartiene a due specie diverse di pesci, pensavo che mi sarebbe stato di grande aiuto. E invece...
Il fatto che si esprima con due o tre parole lascia supporre che non abbia un'intelligenza molto sviluppata...
Gi, temo che sia cos. Probabilmente dipende dalla vita che fa. Sai, gli Uiff-Uaff sono molto rari... molto rari, e anche molto solitari. Nuotano nelle profondit oceaniche in completa solitudine, ciascuno per conto suo. Quindi presumo che non abbiano granch bisogno di parlare.
Forse un mollusco pi grosso avrebbe pi cose da dire suggerii. In fin dei conti questo  davvero minuscolo, no?
Gi, hai ragione ammise il Dottore. Intendiamoci, non dubito che ci siano molluschi con la lingua sciolta. Ma quelli davvero grossi, i molluschi giganti, sono difficilissimi da catturare. Si trovano negli abissi oceanici e pi che nuotare strisciano sul fondo, ed  raro che finiscano in una rete. Vorrei tanto trovare il modo di raggiungere gli abissi. Sai quante cose potrei imparare! Ma ci stiamo dimenticando della colazione... Tu hai gi fatto colazione, Stubbins?
Quando dissi al Dottore che me ne ero dimenticato, lui mi fece subito strada in cucina.
Eh s continu, versando l'acqua bollente del bricco nella teiera, se si potesse arrivare in fondo al mare e starci per un po' si potrebbero scoprire cose meravigliose, cose che nemmeno immaginiamo.
Ma  possibile, no? dissi io. I palombari e i sommozzatori, per esempio, gi lo fanno.
S, certo disse il Dottore. Se  per questo, mi sono immerso anch'io con una muta. Ma non si va tanto in profondit! Quello che mi piacerebbe esplorare sono gli abissi marini, chilometri e chilometri sott'acqua. Prima o poi ci riuscir, ne sono certo. Ma adesso prendi un'altra tazza di t.
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SEI UN BUON OSSERVATORE?
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In quell'istante arriv Pollynesia e disse qualcosa al Dottore nella lingua degli uccelli. Io naturalmente non capii nulla, ma il Dottore pos immediatamente coltello e forchetta e usc.
 una vergogna! disse lei non appena Dolittle ebbe richiuso la porta. Non fa in tempo a tornare a casa che tutti gli animali del circondario lo vengono a sapere, cos gatti malati e conigli rognosi accorrono anche da chilometri e chilometri di distanza per farsi visitare e chiedergli consiglio. Qui fuori c' una lepre grande e grossa con un leprottino che strilla. Ha chiesto di vedere il Dottore, teme che al piccolo vengano le convulsioni. Quello sciocco deve aver mangiato di nuovo delle foglie di belladonna. A volte gli animali sono cos avventati, soprattutto le madri. Piombano qui all'improvviso e disturbano il Dottore mentre mangia, oppure lo buttano gi dal letto a qualsiasi ora della notte. Non so proprio come faccia a sopportarlo, davvero non lo so! Quel poveretto non ha un attimo di pace! Non so quante volte gli ho detto di fissare un orario per le visite. Ma niente, lui  troppo gentile e premuroso. Non manda via mai nessuno che lamenti di avere qualcosa che non va. Dice che i casi urgenti vanno esaminati subito.
Perch non vanno a farsi vedere anche da altri dottori? chiesi.
Misericordia! esclam sdegnata Pollynesia scuotendo il capo. Ma perch non esistono altri dottori per animali, o per lo meno non come lui. Naturalmente esistono i veterinari, ma cosa vuoi che ne sappiano? Mica parlano la lingua degli animali, perci come fanno a capirci qualcosa?  come se tu o tuo padre andaste da un dottore che non solo non capisce una parola di quello che dite, ma  incapace di comunicarvi in una lingua comprensibile cosa dovete fare per guarire! Non hai idea di quanto siano stupidi, quelli l! Metti il piatto del Dottore vicino al fuoco, va'. Cos almeno quando torna non trova tutto freddo.
Pensi che io riuscirei a imparare il linguaggio degli animali? domandai mettendo il piatto in caldo.
Be', dipende disse Pollynesia. Sei bravo a scuola?
Non lo so risposi vergognandomi un po'. Non sono mai andato a scuola. Mio padre  troppo povero per mandarmici.
Be', a giudicare dagli scolari che ho conosciuto, non credo che tu ti sia perso molto. Ma dimmi un po', sei un buon osservatore? Noti i particolari? Per esempio, mettiamo che ci siano due storni appollaiati su un melo: saresti capace, dopo averli osservati per bene, di distinguere l'uno dall'altro il giorno dopo?
Non lo so dissi. Non ci ho mai provato.
Ecco, questo si chiama spirito di osservazione disse Pollynesia spazzando via con la zampa sinistra alcune briciole dall'angolo del tavolo. Saper notare le piccole cose che caratterizzano gli uccelli o gli altri animali: come camminano, come muovono la testa, come sbattono le ali; il modo in cui fiutano l'aria, muovono i baffi e agitano la coda. Se vuoi imparare il linguaggio degli animali, devi fare attenzione a tutti questi dettagli. Ricorda che gran parte di loro non comunica quasi per niente con la lingua, ma usa il respiro, la coda o le zampe. Questo perch, tanto tempo fa, quando tigri e leoni erano pi numerosi, gli altri animali cercavano di non fare rumore per paura di attirare l'attenzione di questi predatori. Gli uccelli ovviamente non se ne preoccupavano, dato  che, grazie alle ali, potevano volarsene via. Quindi tienilo bene a mente: essere un buon osservatore  importantissimo, se si vuole imparare il linguaggio degli animali.
Non sembra affatto una cosa facile dissi.
Dovrai avere una grande pazienza. Ci vuole molto tempo anche solo per arrivare a pronunciare qualche parolina semplice semplice. Ma se verrai con regolarit ti dar io stessa qualche lezione, e dopo un po', vedrai come progredirai velocemente. Sarebbe davvero una bella cosa se tu imparassi. Potresti dare una mano al Dottore per le cose pi semplici, tipo fare un bendaggio o somministrare pillole. S,  proprio un'ottima idea. Sarebbe magnifico se quel pover'uomo potesse contare sull'aiuto di qualcuno e riposarsi ogni tanto.  scandaloso quanto tempo passa a lavorare. Non vedo perch tu non potresti essergli di aiuto. Sempre che gli animali ti interessino, naturalmente.
 Essere un buon osservatore  importantissimo.
Oh, mi piacerebbe tantissimo! esclamai. Credi che il Dottore me lo permetterebbe?
Certamente disse Pollynesia, dopo che avrai imparato qualche nozione di medicina. Gliene parler io stessa! Sst! Sta tornando! Presto, rimetti il suo piatto in tavola!
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IL GIARDINO DEI SOGNI.
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Dopo colazione il Dottor Dolittle mi fece visitare il suo giardino. Be', se la casa era interessante, il giardino lo era cento volte di pi. Di tutti i giardini che avevo visto in vita mia, questo era il pi incantevole e affascinante. All'inizio non ti rendevi conto di quanto era grande. Ma poi la fine non arrivava mai. E quando credevi di averlo ormai visitato tutto, sbirciavi oltre una siepe, svoltavi un angolo o alzavi lo sguardo verso un paio di gradini e scoprivi una nuova parte insospettata.
C'era tutto quello che ti aspettavi di trovare in un giardino e anche di pi. Distese di prati con panche scolpite nella pietra, verdi di muschio e ombreggiate da salici piangenti che ondeggiavano al vento, sfiorando l'erba vellutata con le loro fronde vaporose; vecchi viottoli lastricati e costeggiati da alte siepi di tasso potate a regola d'arte: sembravano le stradine di un'antica citt; nelle siepi erano stati aperti dei varchi sormontati da decorazioni modellate nel verde a forma di vasi, pavoni o mezzelune. C'era anche una bellissima vasca di marmo per i pesci, ravvivata da ninfee lilla, carpe dorate e grossi ranocchi verdi. Lungo l'orto correva un alto muro di mattoni, tutto coperto di pesche rosa e gialle che maturavano al sole. Una magnifica quercia gigante aveva una cavit nel tronco grande abbastanza da accogliere quattro uomini. C'era anche qualche cottage, alcuni di legno, altri di pietra; uno era pieno zeppo di libri. In un angolino, tra le rocce e le felci, c'era un caminetto da esterno dove il Dottore cucinava fegato e pancetta quando gli veniva voglia di mangiare all'aria aperta; e non mancava nemmeno un divano - munito di ruote, cos lo si poteva spostare da un albero all'altro - su cui dormire nelle tiepide notti estive, quando gli usignoli cantavano a tutto spiano. Ma quello che pi mi affascinava era una piccola capanna tra i rami in cima a un grande olmo, alla quale si accedeva tramite una lunga scala di corda. Il Dottore mi disse che la usava per osservare al telescopio la luna e le stelle.
Insomma, potevi passare giorni interi a esplorare quel giardino e scoprire sempre qualcosa di nuovo o rivedere con gioia luoghi gi noti. La prima volta che lo visitai ne rimasi talmente incantato che avrei desiderato restare l a vivere per sempre e non uscirne mai pi. Tra quelle mura c'era tutto quello che serviva per vivere felici e contenti e con il cuore in pace. Era il Giardino dei Sogni.
Una cosa che notai subito era l'incredibile variet di uccelli che lo popolava. Ogni albero aveva almeno tre o quattro nidi. E una quantit di animali selvatici sembrava averci fatto la tana. C'erano ermellini, tartarughe e ghiri, e non sembravano per niente intimiditi. Rospi di ogni colore e dimensione saltellavano sui prati come se questi fossero di loro esclusiva propriet. I ramarri - rarissimi a Puddleby - si crogiolavano sulle pietre al sole e ci osservavano impassibili. Non mancavano nemmeno le serpi.
Non devi avere paura mi rassicur il Dottore, notando che ero trasalito nel vedere un grosso serpente nero attraversare il viottolo a pochi passi da noi. Non sono velenosi. Anzi, sono molto utili per liberare il giardino dai parassiti. Un tempo, la sera, suonavo il flauto per loro. Adorano la musica. Si drizzano sulla coda e non la smettono pi di ondeggiare...  davvero incredibile la loro passione per la musica.
Come mai tutti questi animali sono venuti a vivere qui? domandai. Non ho mai visto un giardino che ospitasse cos tante creature.
Be', immagino che sia perch qui trovano il cibo che amano e nessuno li tormenta o li minaccia. E poi, naturalmente, mi conoscono:  comodo avere un dottore a portata di mano se i piccoli si ammalano. Guarda! Vedi quel passero sulla meridiana che ce l'ha con il merlo l sotto? Sono anni che viene a trascorrere l'estate da noi. Vive a Londra, dalle parti della City. I passeri del circondario lo prendono in giro per il suo accento, lo abbiamo soprannominato Cockney.  un tipetto molto divertente e molto coraggioso, ma anche piuttosto sfacciato. Adora attaccare briga, ma finisce sempre per essere maleducato. Un vero uccello di citt.
Tutti gli altri uccelli invece sono delle zone qui attorno? domandai.
La maggior parte rispose il Dottore. Ma c' anche qualche esemplare di specie rare, di quelle che di solito non si avvicinano nemmeno lontanamente all'Inghilterra, e che per vengono a trovarmi tutti gli anni. Quel grazioso uccellino che svolazza sopra quel dente di leone, per esempio,  un colibr golarubino. Viene dall'America. A rigor di termini questo clima non fa per lui, perch  troppo freddo: di notte lo lascio dormire in cucina. In agosto, verso l'ultima settimana del mese, una femmina di uccello del paradiso dalle piume viola viene a trovarmi direttamente dal Brasile:  un autentico spettacolo. Ovviamente adesso non  ancora arrivata. E poi ci sono ancora altri uccelli esotici, soprattutto tropicali, che fanno una capatina qui durante i mesi estivi. Ma adesso vieni, che ti faccio vedere lo zoo.
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LO ZOO PRIVATO.
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Non credevo che fosse rimasto ancora qualcosa da vedere nel giardino, ma il Dottore mi prese per un braccio e, dopo aver imboccato uno stretto sentiero serpeggiante, ci ritrovammo davanti a una porticina ricavata in un alto muro di pietra. Il Dottore la apr.
Dall'altra parte c'era un secondo giardino. Mi aspettavo di vedere degli animali in gabbia, invece di gabbie non ce n'erano proprio. Al loro posto c'erano delle casette di pietra sparse per l'intero giardino, tutte con una porta e una finestra. Al nostro arrivo varie porte si aprirono e alcuni animali ci corsero incontro, evidentemente aspettandosi da mangiare.
Le porte non hanno una serratura? chiesi al Dottore.
Oh, certo che ce l'hanno rispose lui. Ma nel mio zoo le porte si aprono dall'interno. Cos gli animali possono chiudersi dentro quando non vogliono essere disturbati dai loro simili o da eventuali visitatori. In questo zoo gli animali ci vivono per libera scelta, nessuno li costringe a stare qui.
Mi sembrano tutti molto felici e puliti. Posso sapere che animali sono?
Certamente. Dunque, vediamo... Quel buffo animaletto con la corazza di scaglie, che ora sta annusando sotto un mattone,  un armadillo sudamericano. L'esserino che sta parlando con lui  una marmotta canadese. Abitano tutti e due nelle tane che vedi ai piedi del muro. Quelle due bestioline che stanno facendo le matte nello stagno, invece, sono una coppia di visoni europei. A proposito: devo andare in citt a comprare delle aringhe entro mezzogiorno. Oggi il negozio chiude presto. Quell'animale che  appena uscito di casa  un'antilope, una delle specie sudafricane pi piccole. Ora passiamo dietro a questi cespugli e te ne far vedere degli altri.
E quei daini laggi? domandai.
Daini? si sorprese il Dottore. Dove?
Laggi dissi, indicando con il dito. Quei due che stanno brucando l'erba intorno all'aiuola.
Ah, quello disse il Dottore sorridendo. Non sono due,  un solo animale con due teste, l'unico bicefalo al mondo. Si chiama Avantindr. L'ho portato dall'Africa.  una creatura molto mansueta ed  una specie di guardiano notturno del mio zoo. Sai, dorme chiudendo gli occhi di una sola testa alla volta. Davvero comodo, no? Con l'altra resta sveglio tutta la notte.
Ci sono anche tigri o leoni? domandai quando ci allontanammo.
No rispose il Dottore. Non sarebbe possibile tenerli qui, e comunque non li terrei in nessun caso. Se fosse per me, Stubbins, non ci sarebbe un solo leone o tigre in cattivit nel mondo intero. Sono animali che non si abituano mai. Non sono mai felici, perch non riescono ad adattarsi. Continuano a pensare alle savane sconfinate che hanno lasciato. Glielo leggi negli occhi: non smettono di sognare i grandi spazi dove sono nati, le giungle folte e buie dove le loro mamme hanno insegnato loro a fiutare le tracce della preda. Devono rinunciare a tutto questo. E per cosa? Si ferm di botto, diventando rosso di rabbia. Che cosa ricevono in cambio dello splendore di un'alba africana, del sussurro della brezza tra le palme al crepuscolo, dell'ombra verde delle liane fitte e aggrovigliate, delle notti fresche e stellate del deserto, dello scroscio di una cascata dopo una lunga giornata di caccia? Eh? Dimmi, che cosa ricevono in cambio di tutto questo? Una gabbia con le sbarre di ferro; uno schifoso pezzo di carne morta in pasto una volta al giorno; e frotte di beoti che accorrono ad ammirarli a bocca aperta! No, Stubbins, i grandi predatori come le tigri e i leoni non dovrebbero mai, mai essere rinchiusi in uno zoo.
Il Dottore aveva un'aria molto seria, quasi triste. Ma un attimo dopo cambi di colpo espressione e mi tir per il braccio con il suo solito sorriso allegro.
Non abbiamo ancora visto le case delle farfalle e gli acquari. Vieni, sono molto fiero delle mie case per le farfalle.
Cos riprendemmo a camminare e arrivammo in un'area delimitata da siepi, dove c'erano vari capanni di rete metallica, simili a gabbie. Al loro interno crescevano al sole bellissimi fiori di ogni forma e colore, sfiorati da un fitto svolazzare di farfalle. Il Dottore indic la fila di cassettine traforate sistemate nella parte bassa di uno dei capanni.
Quelle sono le incubatrici mi spieg. Dentro ci metto i vari tipi di bruchi. Non appena si trasformano in farfalle e falene escono a suggere il nettare di queste distese fiorite.
Le farfalle ce l'hanno una lingua? chiesi.
Credo proprio di s rispose il Dottore. Come anche i coleotteri. Finora, per, non sono riuscito a imparare un granch sul linguaggio degli insetti. Ultimamente sono stato troppo impegnato a studiare la lingua dei molluschi. Ma ho intenzione di dedicarmici.
In quell'istante arriv Pollynesia e annunci: Dottore, si sono presentati due porcellini d'India. Dicono di essere fuggiti dalla casa del bambino che li teneva perch non gli dava da mangiare il cibo giusto. Vogliono sapere se puoi ospitarli qui.
Va bene assent il Dottore. Portali allo zoo e mettili nella casa a sinistra, vicino al cancello, quella dove una volta abitava la volpe nera. Spiegagli le regole e falli mangiare come si deve. E adesso, Stubbins, andiamo a vedere gli acquari. Prima, per, ti mostrer la grande vasca di vetro con l'acqua salata dove tengo i molluschi.
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LA MIA MAESTRA POLLYNESIA.
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Potete star certi che da quel momento non lasciai quasi passare giorno senza andare a trovare il mio nuovo amico. Praticamente stavo a casa sua dalla mattina alla sera, tanto che una volta mia madre mi disse, scherzando, che avrei fatto prima a portarmi l anche il letto e a trasferirmi in pianta stabile dal Dottore.
Dopo qualche tempo cominciai a rendermi utile: davo da mangiare agli animali, aiutavo il Dottore a costruire nuove case e recinti per lo zoo, gli facevo da assistente quando arrivava qualche animale malato... mi occupavo di un po' di tutto, insomma. Io mi divertivo moltissimo, perch era davvero come vivere in un altro mondo, ma sono sicuro che se non fossi venuto cos spesso il Dottore avrebbe sentito la mia mancanza.
Pollynesia mi stava costantemente dietro, insegnandomi la lingua degli uccelli e mostrandomi come interpretare i segni dei vari animali. All'inizio mi sembrava tutto troppo difficile e credevo che non sarei mai riuscito a imparare niente. La mia maestra,  per, aveva una pazienza infinita, anche se a volte mi rendevo conto che faceva fatica a mantenere la calma.
Presto cominciai a capire il curioso ciangottare degli uccelli e i buffi sproloqui dei cani. La sera, a letto, mi esercitavo ad ascoltare i topolini dietro il battiscopa e osservavo i gatti sui tetti e i piccioni sulla piazza del mercato di Puddleby.
Le giornate passavano in un lampo, come sempre succede quando ti diverti; e poi le giornate diventarono settimane, e le settimane mesi; le rose nel giardino cominciarono a sfiorire e un tappeto di foglie gialle ricopr il grande prato verde: l'estate era quasi finita.
Un giorno io e Pollynesia stavamo chiacchierando in biblioteca, una bella stanza rettangolare con un grande camino e le pareti interamente tappezzate di libri di racconti, di giardinaggio, di medicina, di viaggio - questi ultimi erano i miei preferiti, specialmente il grande atlante con le carte geografiche di tutti i paesi del mondo.
Quel pomeriggio Pollynesia mi stava mostrando i libri sugli animali scritti da John Dolittle in persona.
Accipicchia! esclamai. Quanti libri ha il Dottore! La stanza  tutta piena! Come vorrei saper leggere! Dev'essere interessantissimo. Tu sai leggere, Pollynesia?
Solo un po'. Sta' attento a non strappare le pagine, quando le giri... Ma non trovo mai il tempo per leggere. O almeno non molto. Questa  una c e questa  una b.
Che cosa significa la parola sotto la figura? chiesi.
Fammi un po' vedere disse Pollynesia, e si mise a compitare. B-A-B-B-U-I-N-O.... significa scimmia! Non  poi cos difficile leggere, una volta che conosci le lettere.
Pollynesia, vorrei chiederti una cosa molto importante dissi allora.
Che cosa, ragazzo mio? rispose lei, lisciandosi le piume dell'ala destra. Mi si rivolgeva spesso in un tono un po' paternalistico, ma non mi dispiaceva. Dopo tutto, lei aveva quasi duecento anni e io solo dieci.
Ascolta, mia madre pensa che non sia giusto che io resti cos spesso a mangiare dal Dottore. Perci volevo domandarti: se lavorassi sul serio per lui, non potrei trasferirmi direttamente qui? Invece di farmi pagare come giardiniere o manovale, avrei vitto e alloggio in cambio del mio lavoro. Che cosa ne pensi?
Stai dicendo che vuoi diventare l'assistente vero e proprio del Dottore? Ho capito bene?
S, suppongo di s. L'hai detto tu stessa che potevo essergli di grande aiuto.
Be'... Ci pens su per un attimo. Non vedo perch no. Ma  questo che vuoi fare da grande? Il naturalista?
S risposi. Ho deciso. Voglio diventare un naturalista pi di qualsiasi altra cosa al mondo.
Hmmm... Andiamo a parlarne con il Dottore disse Pollynesia.  qui di fianco, nel suo studio. Per fai piano ad aprire la porta: pu darsi che stia lavorando e non voglia essere disturbato.
Aprii uno spiraglio nella porta e sbirciai all'interno. La prima cosa che vidi fu un enorme labrador nero seduto al centro del tappeto davanti al caminetto, intento ad ascoltare con le orecchie ritte il Dottore che leggeva una lettera ad alta voce.
Che cosa sta facendo il Dottore? bisbigliai a Pollynesia.
Oh, quel cane ha ricevuto una lettera dalla sua padroncina e l'ha portata al Dottore per farsela leggere. Tutto qui. La sua padroncina  una buffa bimba con due codini lunghi lunghi, una certa Minnie Dooley, che abita dall'altra parte della citt. Lei e suo fratello sono andati in vacanza al mare e siccome quel vecchio cane sente moltissimo la loro mancanza, gli scrivono delle lettere. E dato che lui non le capisce, le porta qui dal Dottore per farsele tradurre in linguaggio canino. A giudicare da come scodinzola, Minnie deve aver scritto che sta per tornare. Guarda com' contento!
In effetti il labrador sembrava non stare nella pelle dalla gioia. Quando il Dottore ebbe finito di leggergli la lettera, si mise ad abbaiare a tutto spiano, agitando forsennatamente la coda e saltando per tutta la stanza. Poi riprese il foglio di carta con i denti e corse fuori dalla stanza sbuffando e mugolando tra s.
Sta andando alla fermata della corriera sussurr Pollynesia. La dedizione di quel cane per i suoi padroncini va al di l della mia comprensione. Dovresti vedere quella Minnie!  una smorfiosetta di prima categoria! E per giunta ha gli occhi storti!
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LA MIA GRANDE IDEA.
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In quel momento il Dottore alz lo sguardo e ci vide sulla porta.
Oh, entra Stubbins disse. Hai bisogno di parlarmi? Su, accomodati.
Dottore, ho deciso che da grande voglio fare il naturalista come lei annunciai.
Sul serio? borbott lui. Hmmm... Perbacco! Dici davvero? Bene, bene... Ne hai... ehm... parlato con i tuoi genitori?
No, non ancora. Preferirei che fosse lei a parlargliene al posto mio. Le riuscir sicuramente meglio. Voglio diventare il suo collaboratore, il suo assistente, se a lei sta bene. Ieri sera mia madre mi ha detto che non le pare bello che io sia sempre qui a mangiare. Io ci ho riflettuto sopra e pensavo che magari, mettendoci d'accordo, potrei lavorare per guadagnarmi da mangiare e restare a dormire qui...
Ma, mio caro Stubbins esclam il Dottore ridendo, per me sei il benvenuto a colazione, pranzo e cena per tutto l'anno! Sono ben felice di averti con me! E poi ti dai gi un sacco da fare. Anzi, mi dico spesso che dovrei pagarti per tutto il lavoro che fai. Ma a quale sistemazione avevi pensato?
Be', mi sono detto che potrebbe andare dai miei genitori e proporgli di farmi stare qui a lavorare per lei, cos mi insegnerebbe anche a leggere e a scrivere. Mia madre ci tiene moltissimo che io impari a farlo. E comunque  una cosa necessaria per diventare un bravo naturalista, no?
Oh, non ne sarei cos sicuro disse il Dottore. Ammetto che saper leggere e scrivere  una gran bella cosa, ma i naturalisti non sono tutti uguali. Quel giovane Charles Darwin di cui ultimamente si parla tanto, lui si  laureato a Cambridge e sa leggere e scrivere molto bene. E poi c' Cuvier, che era un precettore. Ma devi sapere che il pi grande naturalista del mondo non sa neanche scrivere il proprio nome e non conosce l'alfabeto.
E chi ? domandai.
 un personaggio misterioso, molto misterioso. Si chiama Freccia Lunga,  il figlio di Freccia Dorata ed  un indigeno del Sud America.
Lei lo ha mai visto?
No, mai disse il Dottore. Credo che il signor Darwin non sappia nemmeno che esiste. Vive quasi esclusivamente con gli animali e con le varie trib locali, di solito tra le montagne del Per. Non si ferma mai a lungo nello stesso posto. Passa di trib in trib.
E come fa a sapere cos tante cose su di lui se non l'ha mai incontrato?
 stata Miranda, l'uccello del paradiso, a raccontarmi tutto disse il dottore. Dice che  un naturalista con i fiocchi. L'ultima volta che  stata qui le ho dato un messaggio da portargli, ormai dovrebbe essere di ritorno da un giorno all'altro. Non vedo l'ora di conoscere la risposta. Del resto siamo quasi all'ultima settimana di agosto, mi auguro che non le sia capitato niente strada facendo.
Ma perch gli animali e gli uccelli vengono da lei quando sono malati? chiesi. Perch non vanno da lui, se  cos bravo?
A quanto pare i miei metodi sono pi aggiornati disse il Dottore. Anche se da quel che mi dice l'uccello del paradiso, Freccia Lunga dev'essere un pozzo di scienza.  specializzato in botanica, sa tutto sulle piante. Ma sa anche un sacco di cose sugli uccelli e gli animali in generale. A proposito di api e coleotteri,  un'autorit. Dimmi, Stubbins, sei proprio convinto di voler diventare un naturalista?
S dissi. Convintissimo.
Be', sai, non  una professione in cui si guadagna molto. Anzi, proprio per niente. Di solito i naturalisti pi bravi restano al verde. Tutto quello che hanno lo spendono in reti per farfalle, cassette per le uova d'uccello e cose cos. Io faccio il naturalista da molti anni e sto cominciando soltanto adesso a guadagnare qualcosa con i libri che scrivo.
I soldi non mi interessano. Voglio diventare un naturalista. La prego, venga a cena dai miei genitori questo gioved, cos ne parla con loro. Li ho gi avvisati che l'avrei invitata. E poi c' un'altra cosa: se vengo a stare da lei, in un certo senso far parte della squadra e potrei accompagnarla nel prossimo viaggio.
Ah, ho capito disse il Dottore sorridendo. Quindi vorresti venire in viaggio con me, eh? Ah ah!
Vorrei accompagnarla in tutti i viaggi. Non sarebbe molto pi comodo per lei avere qualcuno che le porta le reti per le farfalle e i taccuini?
Dolittle riflett per un lungo momento, tamburellando con le dita sulla scrivania, mentre io aspettavo con grande ansia di sentire cosa avrebbe detto.
Alla fine si strinse nelle spalle e si alz.
Bene, Stubbins disse, gioved prossimo verr a fare una chiacchierata con i tuoi genitori e si vedr. Staremo a vedere. Porta i miei saluti ai tuoi e ringraziali dell'invito.
Veloce come il vento, mi precipitai a casa a riferire a mia madre che il dottore aveva accettato di venire da noi.
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ARRIVA UN VIAGGIATORE.
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L'indomani, nel tardo pomeriggio, ero seduto sul muretto del giardino del Dottore a chiacchierare con Tac-Tac. Grazie agli insegnamenti di Pollynesia ero ormai in grado di comunicare senza grandi difficolt con la maggior parte degli uccelli e con alcuni altri animali. La vecchia Tac-Tac era molto simpatica e materna, anche se non era intelligente e interessante come Pollynesia. Da parecchi anni, ormai, faceva da governante al Dottore.
Comunque, come dicevo, quella sera ero seduto sul muretto del giardino con la vecchia anatra a osservare il viavai per la strada. In quel momento stava passando un gregge di pecore diretto al mercato di Puddleby e Tac-Tac aveva appena finito di raccontarmi le avventure del Dottore in Africa. Molti anni prima, infatti, lo aveva accompagnato in un viaggio laggi.
All'improvviso sentii uno strano baccano in fondo alla strada, in direzione della citt. Si sarebbe detto un gruppo di persone schiamazzanti. Balzai in piedi sul muretto per vedere chi stava arrivando. Un attimo dopo, all'angolo della strada spunt uno stuolo di scolari che seguiva una bizzarra donnina tutta sbrindellata e dall'aspetto molto singolare.
Ma che diavolo succede? esclam Tac-Tac.
I bambini ridevano e strillavano e la figura in testa alla carovana era davvero un curioso personaggio. Aveva le spalle pi spioventi che avessi mai visto e braccia che non finivano pi. In testa, di traverso, portava un cappello di paglia ornato di papaveri, e aveva una gonna talmente lunga che spazzava la strada come lo strascico di un vestito da ballo. Non riuscivo a vederla in faccia per via del grande cappello che portava calato sugli occhi. Via via che i bambini si avvicinavano, per, e le loro risate si facevano pi squillanti, notai che la donna aveva le mani molto scure e pelose, come quelle di una strega.
All'improvviso sobbalzai, perch Tac-Tac strepit: Ma quello  Cii-Cii! Alla fine  riuscito a tornare! Come osano prenderlo in giro, quei mocciosi? Adesso gliela do io una bella lezione!.
Detto fatto: Tac-Tac vol gi dal muretto puntando dritta verso i bambini, starnazzando e schiamazzando come un'ossessa e beccandoli ai polpacci e ai piedi. In men che non si dica i bambini fecero dietrofront e scapparono a gambe levate.
La strana figurina con il cappello di paglia rimase un attimo a guardarli allontanarsi di corsa, poi si avvicin stancamente al cancello. Senza preoccuparsi di alzare il chiavistello, si arrampic per scavalcarlo come fosse un semplice ostacolo sul suo cammino. Fu allora che notai che afferrava le sbarre con i piedi, quindi in realt aveva quattro mani prensili. Ma soltanto quando riuscii a dare un'occhiata alla sua faccia, nascosta sotto il cappello di paglia, mi resi conto che era davvero una scimmia.
Cii-Cii, perch proprio di lui si trattava, mi scrut dalla cima del cancello con diffidenza, probabilmente perch aveva paura che mi mettessi a schernirlo come gli altri bambini. Poi salt gi in giardino e si sbarazz immediatamente dei vestiti che aveva addosso: strapp il cappello di paglia e lo gett in strada, si tolse corpino e gonna e ci salt sopra selvaggiamente, infine li prese a calci per tutto il giardino.
In quel momento sentii uno strepito acuto provenire dalla casa e Pollynesia usc svolazzando, seguita dal Dottore e da Gip.
Cii-Cii! Cii-Cii! esclam. Allora ce l'hai fatta! Lo dicevo al Dottore che ci saresti riuscito! Com' andata? Racconta!
Si riunirono intorno a lui, stringendogli tutte e quattro le mani, ridendo di gioia e tempestandolo di domande. Poi si avviarono insieme dentro casa.
Corri nella mia camera da letto, Stubbins mi disse il Dottore. Nel cassettino a sinistra dello scrittoio troverai un sacchetto di noccioline. Le ho conservate apposta nel caso Cii-Cii fosse tornato. Ah, aspetta un attimo! Vedi se Tac-Tac ha ancora qualche banana in dispensa. Il povero Cii-Cii mi ha detto che sono due mesi che non ne mangia.
Quando scesi di nuovo in cucina, pendevano tutti dalle labbra della scimmia, intenta a raccontare le peripezie del suo viaggio di ritorno dall'Africa.
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IL VIAGGIO DI CII-CII.
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A quanto pare, dopo la partenza di Pollynesia, Cii-Cii aveva cominciato a sentire pi che mai la mancanza del Dottore e della casetta di Puddleby, cos alla fine aveva deciso che in un modo o nell'altro avrebbe seguito il suo esempio. Un bel giorno, scendendo in riva al mare, aveva visto un sacco di gente che si stava imbarcando su una nave diretta in Inghilterra e aveva cercato di salire a bordo anche lui, ma era stato cacciato via. Allora si era detto: Se riuscissi a procurarmi qualche vestito da mettermi addosso potrei sgattaiolare a bordo mescolandomi alla folla. Ottima idea!.
Quindi era andato in una cittadina l vicino, si era intrufolato in una casa attraverso una finestra aperta e su una sedia aveva trovato il corpetto e la gonna di un'elegante signora che se li era appena tolti per fare il bagno. Cii-Cii li aveva indossati ed era tornato al porto, dove era riuscito a confondersi tra la gente e a salire di soppiatto a bordo della nave. Dopodich, per evitare di attirare sguardi indiscreti aveva pensato bene di nascondersi. Per tutta la traversata non si era fatto vedere: usciva solo di notte, quando tutti dormivano, in cerca di qualcosa da mangiare.
Al momento dello sbarco, in Inghilterra, i marinai si erano accorti che in realt era una scimmia travestita e avevano deciso di tenerlo come mascotte. Cii-Cii, per, era riuscito a svignarsela e, una volta sceso a terra, si era dileguato tra la folla. Ma era ancora molto lontano da Puddleby: per arrivarci doveva attraversare l'Inghilterra da una parte all'altra.
Quella si era rivelata un'esperienza terribile. Ogni volta che passava per una citt, i bambini gli correvano dietro a frotte ridendo di lui, e capitava spesso che qualche sciocco cercasse di catturarlo, costringendolo ad arrampicarsi sui lampioni o in cima a un camino per sfuggirgli. Cii-Cii passava la notte in fossi o fienili, ovunque trovasse un nascondiglio, ed era sopravvissuto mangiando bacche e nocciole che crescevano nei boschi. Finalmente, dopo molte traversie e per il rotto della cuffia, vedendo profilarsi il campanile della chiesa di Puddleby aveva avuto la certezza di essere ormai vicino alla sua vecchia casa.
Una volta terminato il resoconto delle sue avventure, Cii-Cii mangi sei banane di fila e bevve un'intera scodella di latte.
Mamma mia! esclam. Perch non ho le ali come Pollynesia? Volare fin qui sarebbe stato molto pi facile. Non avete idea di quanto sia arrivato a odiare quel cappello e quel vestito. Non sono mai stato cos a disagio in vita mia. Per tutto il tragitto da Bristol a qui, quando non era quello stramaledetto cappello a scivolarmi gi o a rimanere impigliato tra i rami, ero io a inciampare in quella scomodissima gonna che si attorcigliava dappertutto. Perch mai le donne se ne vanno in giro combinate cos? Accidenti, che gioia  stata stamattina vedere la vecchia Puddleby dalla vetta della collina vicino alla fattoria di Bellaby!
Il tuo letto, sopra allo scolapiatti nel retrocucina,  bell'e che pronto. L'abbiamo lasciato l, casomai fossi tornato.
Proprio cos! conferm Tac-Tac. E se di notte hai freddo, puoi prendere la vecchia giacca del Dottore che usavi come coperta.
Grazie rispose Cii-Cii.  bello essere di nuovo a casa.  rimasto tutto com'era, a parte l'asciugamano a rullo dietro la porta. Be', credo proprio che adesso me ne andr a letto. Ho bisogno di farmi una bella dormita.
Andammo tutti nel retrocucina e guardammo Cii-Cii arrampicarsi in cima allo scolapiatti come un marinaio sulla coffa. Una volta l, si rannicchi sotto la vecchia giacca da camera del Dottore e un attimo dopo ronfava gi beatamente.
Caro vecchio Cii-Cii! disse il Dottore in un bisbiglio. Sono proprio contento che sia tornato.
Gi, caro vecchio Cii-Cii! gli fecero eco Tac-tac e Pollynesia. Poi uscimmo tutti in punta di piedi e richiudemmo piano la porta alle nostre spalle.
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DIVENTO L'ASSISTENTE DEL DOTTORE.
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Gioved sera a casa mia c'era grande fermento. Mia madre mi aveva chiesto quali fossero i piatti preferiti del Dottore: costolette di maiale, barbabietole a fettine, pane fritto, gamberetti e crostata alla melassa. Erano gi pronti in tavola e mia madre stava facendo il giro della casa per assicurarsi che tutto fosse in ordine e pronto per l'arrivo dell'ospite.
Finalmente sentimmo bussare alla porta e, com'era ovvio, fui io il primo a scattare in piedi per andare ad aprire.
Stavolta il Dottore si era portato dietro il suo flauto. Dopo la cena (che lui apprezz moltissimo), sparecchiammo e abbandonammo i piatti sporchi nel lavandino. Poi il Dottore e mio padre attaccarono a suonare dei duetti.
La musica li appassion al punto che cominciai a temere che non si parlasse pi della questione che mi stava a cuore. Finalmente, per, il Dottore esord: Vostro figlio mi ha detto che ha deciso di diventare un naturalista.
Da quel momento ebbe inizio una discussione che dur fino a tarda notte. Sulle prime i miei furono contrarissimi, come del resto erano sempre stati fin dal principio. Dicevano che quello era solo un capriccio infantile e che mi sarebbe passato presto. Ma dopo aver esaminato tutti gli aspetti della questione, il Dottore si rivolse a mio padre e gli disse: Facciamo cos, signor Stubbins: suo figlio potrebbe venire a stare da me per un paio di anni, cio fin quando ne compir dodici. Nel frattempo avr modo di capire se ci tiene veramente o no. In ogni caso, prometto di insegnargli a leggere e a scrivere durante questo periodo, e gi che ci siamo anche un po' di aritmetica. Che ne dice?.
Non saprei... fece mio padre scuotendo la testa. Lei  molto gentile, Dottore, e la sua proposta  allettante. Ma sono dell'opinione che Tommy dovrebbe imparare un mestiere che gli permetta di guadagnarsi da vivere.
A quel punto intervenne mia madre. Bench avesse le lacrime agli occhi all'idea di vedermi andare via di casa cos presto, fece notare a mio padre che per me era una grande opportunit.
Ascolta, Jacob gli disse, molti ragazzi di queste parti vanno a scuola fino ai quattordici o quindici anni. Tommy pu approfittare di questi due anni per istruirsi; e se pure imparasse soltanto a leggere e a scrivere, non sarebbe stato comunque tempo sprecato. Certo il cielo sa quanto sar vuota la casa senza di lui aggiunse, tirando fuori il fazzoletto per asciugarsi le lacrime.
Far in modo che vi venga a trovare spesso, signora Stubbins promise il Dottore. Anche tutti i giorni, se vuole. In fondo non andr molto lontano.
Insomma, alla fine mio padre si lasci convincere e fu deciso che per due anni sarei andato a stare dal Dottore e avrei lavorato per lui; in cambio, avrei ottenuto vitto e alloggio e di imparare a leggere e scrivere.
E naturalmente aggiunse il Dottore, finch avr i soldi provveder anche ai vestiti per Tommy. Ma le mie entrate sono molto irregolari: a volte mi avanza qualcosa, altre no.
Lei  molto buono, Dottore disse mia madre, asciugandosi gli occhi. Tommy  proprio un ragazzo fortunato.
E io, senza pensarci, da quel monello egoista che ero mi chinai a sussurrare all'orecchio di Dolittle: Mi raccomando, non dimentichi la questione dei viaggi!.
Oh, a proposito riprese lui, ogni tanto il mio lavoro mi obbliga a viaggiare. Immagino che non avrete niente in contrario se porter Tommy con me.
A quelle parole la mia povera mamma sbarr gli occhi, con un'espressione pi che mai afflitta e angosciata; in piedi dietro la sedia del Dottore, io aspettavo la risposta di mio padre con il cuore in tumulto.
In effetti disse mio padre lentamente, dopo una lunga pausa, se ci andava bene tutto il resto, non vedo perch non dovremmo accettare anche questo.
Be', in quel momento non c'era un ragazzo al mondo pi felice di me! Ero al settimo cielo. Camminavo a un metro da terra. Per poco non mi mettevo a saltare di gioia per il soggiorno. Finalmente il sogno della mia vita stava per diventare realt! Finalmente avrei avuto la possibilit di andare in cerca di fortuna e di vivere avventure emozionanti! Sapevo bene che presto il Dottore sarebbe ripartito per un nuovo viaggio. Pollynesia mi aveva detto che non si tratteneva mai a casa per pi di sei mesi di fila, perci nel giro di una quindicina di giorni avrebbe senz'altro levato gli ormeggi. E io, Tommy Stubbins, lo avrei accompagnato! Pensate un po'! Attraversare il mare, calpestare terre straniere, girare il mondo!
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SECONDA PARTE.
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L'EQUIPAGGIO DEL CHIURLO.
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Come si pu ben immaginare, da quel momento, la considerazione che gli altri avevano di me in citt cambi completamente. Non ero pi l'umile figlio di un calzolaio. Camminavo per la via principale a testa alta in compagnia di Gip con il suo collare d'oro e i ragazzini snob che fino a poco prima mi avevano disprezzato perch non ero abbastanza ricco per permettermi di andare a scuola, adesso mi additavano ai loro amici e bisbigliavano: Vedi quello?  l'assistente del Dottore, e ha soltanto dieci anni!.
Certo, avrebbero sgranato ancor di pi gli occhi per la meraviglia, se solo avessero saputo che io e il cane parlavamo tra noi e ci capivamo.
Due giorni dopo la cena a casa dei miei, Dolittle mi comunic con grande rammarico che, almeno per il momento, doveva rinunciare a ogni tentativo di imparare la lingua dei molluschi.
Sono molto scoraggiato, Stubbins, molto scoraggiato. Ho provato con cozze e vongole, ostriche e buccini, noci di mare e capesante, sette tipi diversi di granchi e l'intera famiglia dei crostacei. Per il momento mi arrendo, ci riprover in seguito.
E che cosa far adesso? chiesi.
Pensavo che ormai sarebbe ora di rimettermi in viaggio, Stubbins.  passato un po' di tempo dal mio ritorno e in giro per il mondo c' un sacco di lavoro da fare.
Quando si parte?
Be', devo prima aspettare che arrivi Miranda, l'uccello del paradiso. Sono ansioso di sapere se ha un messaggio per me da parte di Freccia Lunga.  in ritardo, sarebbe dovuta arrivare una decina di giorni fa. Spero proprio che non le sia successo niente.
Nel frattempo non sarebbe il caso di procurarci una barca? osservai. Miranda sar qui al massimo tra un giorno o due, e intanto bisogner pensare ai preparativi per la partenza, no?
Hai ragione disse il Dottore. Andiamo a chiedere al tuo amico Joe, il pescatore di molluschi. Lui sapr darci di sicuro qualche dritta.
Voglio venire anch'io fece Gip.
D'accordo, vieni disse il Dottore. E ci avviammo.
Joe disse che in effetti aveva appena comprato una barca, ma che ci volevano tre uomini per governarla. Noi gli chiedemmo di farcela vedere lo stesso.
Il pescatore di molluschi ci scort per un breve tratto lungo il fiume e ci mostr un vero e proprio gioiellino di barca. Si chiamava Chiurlo e ce l'avrebbe venduta a un buon prezzo, ma per portarla occorreva proprio un equipaggio di tre uomini, e noi eravamo solo in due.
Ovviamente porteremo anche Cii-Cii disse il Dottore. Ma per quanto sia un tipo molto sveglio e agile, non ha certo la forza di un uomo. Per un'imbarcazione del genere dobbiamo trovare qualcun altro che venga con noi.
Io conosco un bravo marinaio, Dottore disse Joe. Un ottimo navigatore che sarebbe felicissimo di accompagnarvi.
No, grazie, Joe disse Dolittle. Non voglio un marinaio. Non posso permettermelo. E poi, a bordo i marinai sono una seccatura: pretendono sempre di fare le cose a modo loro, mentre a me piace farle a modo mio. Vediamo un po', chi potrebbe venire con noi?
Ci sarebbe Matthew Mugg, il Gattaro suggerii.
No, lui no. Matthew  un brav'uomo, ma parla troppo, soprattutto dei suoi reumatismi. Quando si fa un lungo viaggio, bisogna stare molto attenti a chi ci si sceglie come compagno.
Che ne dice di Luke l'eremita?
Questa s che  un'ottima idea! Magnifica, direi. Sempre che lui accetti. Andiamo subito a chiederglielo.
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LUKE L'EREMITA.
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Come vi ho gi detto, Luke l'eremita era un nostro vecchio amico. Era un tipo molto originale. Viveva in una casupola sperduta in mezzo agli acquitrini, solo soletto a parte il suo bulldog tigrato. Nessuno sapeva da dove venisse n quale fosse il suo vero nome. Per tutti era semplicemente Luke l'eremita. Non si faceva mai vedere in citt e sembrava restio a incontrare o a parlare con la gente. Il suo cane, Bob, cacciava via chiunque si avvicinasse alla baracca. Se chiedevate a qualcuno di Puddleby chi fosse quello strano personaggio e perch vivesse tutto solo in quel posto fuori dal mondo, la risposta inevitabile era: Chi, Luke l'eremita? Mah, quell'uomo  un mistero! Nessuno sa che cosa ci sia sotto, ma di sicuro c'entra un mistero. Stategli alla larga, altrimenti vi sguinzaglia dietro il cane.
Ciononostante, due persone che andavano spesso a trovarlo nella sua casupola in mezzo agli acquitrini c'erano: eravamo io e il Dottor Dolittle. E Bob non abbaiava mai quando ci sentiva arrivare, perch noi stavamo simpatici a Luke, e viceversa.
Quel pomeriggio attraversammo l'acquitrino sferzati da un vento gelido proveniente da est. Mentre ci avvicinavamo alla casupola di Luke, Gip drizz le orecchie ed esclam: Che strano!.
Che c'? domand il Dottore.
Bob non ci  ancora venuto incontro. Ormai dovrebbe averci sentiti da un pezzo, o per lo meno fiutati. Che cos' questo strano rumore?
Sembra il cigolio di una porta disse il Dottore. Sar quella di Luke, solo che da qui non possiamo vederla:  sull'altro lato della baracca.
Spero che Bob non stia male disse Gip, e abbai per annunciare il nostro arrivo. Gli rispose solo il lamento del vento che soffiava sulla distesa di salicornie.
Allora, in preda a una certa ansia, affrettammo tutti e tre il passo.
Giunti davanti alla porta, che era spalancata e cigolava in modo lugubre al vento, guardammo dentro: non c'era nessuno.
Luke non  in casa? Sar andato a fare una passeggiata ipotizzai.
Luke  sempre a casa disse il Dottore con una strana espressione. E anche se fosse andato a fare una passeggiata, non avrebbe certo lasciato la porta aperta a sbattere al vento. C' qualcosa che non torna... Cosa stai facendo l dentro, Gip?
Niente... Niente di speciale disse Gip fiutando accuratamente il pavimento della baracca.
Vieni subito qui gli ordin perentorio il Dottore. Mi stai nascondendo qualcosa. Hai fiutato una traccia e hai capito qualcosa, o almeno lo sospetti. Che cos' successo? Dimmi, dov' Luke?
Non lo so rispose Gip con aria colpevole. Non so proprio dove sia. Si vedeva che era preoccupatissimo.
Be', un'idea ce l'hai, per. Te lo leggo negli occhi. Di che si tratta?
Ma Gip non rispose.
Dolittle continu a interrogarlo per una decina di minuti, senza riuscire a cavargli una sola parola.
E va bene si arrese alla fine,  inutile restare qui al freddo. L'eremita non c'. Questo  quanto. Tanto vale tornare a casa a mangiare.
Ci abbottonammo per bene il cappotto e riprendemmo la via di casa attraverso l'acquitrino. Con la scusa di dare la caccia ai ratti, Gip ci precedette di corsa.
Ha scoperto qualcosa, poco ma sicuro bisbigli il Dottore. E scommetto che sa anche che cos' successo. Strano, per, che non voglia dirmelo. Non ha mai fatto cos, mai una volta in undici anni. Mi ha sempre detto tutto. Strano, molto strano!
Crede che Gip sappia tutto di Luke l'eremita? Che conosca il grande mistero di cui la gente bisbiglia?
Non mi sorprenderebbe disse pacatamente il Dottore. Ho notato un non so che nella sua espressione quando abbiamo trovato la porta spalancata e la baracca vuota, e dal modo in cui si  messo ad annusare il pavimento ho capito che aveva fiutato qualcosa. Gip ha colto dei segni a noi invisibili. Chiss perch non vuole parlarmene. Adesso ci riprovo. Gip, vieni qui! Gip! Gip! Ma dov' finito? Mi sembrava che fosse davanti a noi...
Anche a me dissi. Era laggi un attimo fa, l'ho visto benissimo. Gip! Gip! Giiip!
Silenzio. Continuammo a sgolarci per chiamarlo, tornammo persino indietro a cercarlo alla baracca. Macch, Gip era sparito.
Va be', pazienza dissi io alla fine. Probabilmente  corso avanti, non sarebbe la prima volta. Lo troveremo a casa.
Dolittle sollev ancora un po' il bavero del cappotto per ripararsi dal vento e si avvi borbottando: Strano, molto strano!.
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GIP E IL SEGRETO.
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Appena entrati in casa, il Dottore si affrett a chiedere a Tac-Tac: Gip  gi arrivato?.
No, non l'ho visto rispose l'anatra.
Mi avverti quando lo vedi, per favore? disse il Dottore appendendo il cappello all'attaccapanni.
Certo rispose Tac-Tac. Sbrigatevi a lavarvi le mani. Il pranzo  in tavola.
Ci stavamo sedendo in cucina, quando sentimmo un gran baccano davanti alla porta d'ingresso. Corsi ad aprire e Gip entr d'un balzo.
Dottore! esclam. Presto, in biblioteca! Devo dirti una cosa! Mi spiace, Tac-Tac, il pranzo dovr aspettare. Su, non c' un attimo da perdere! Venite! Per non gli animali, solo tu e Tommy.
E adesso riprese Gip una volta che fummo in biblioteca, chiudi a chiave la porta e assicurati che non ci sia nessuno a origliare sotto le finestre.
Tranquillo disse il Dottore, nessuno potr sentirti qui dentro. Allora, che c'?
Dunque esord Gip, ancora ansimando per la gran corsa, so tutto di Luke l'eremita. Conosco il suo segreto da anni, ma non potevo parlartene prima.
E perch? chiese il Dottore.
Perch avevo promesso di non dirlo a nessuno.  stato Bob a raccontarmi tutto e io gli ho giurato che avrei tenuto la bocca chiusa.
Adesso per ci hai ripensato?
S disse Gip, dobbiamo salvarlo. Prima vi ho lasciato per seguire le tracce di Bob, e quando l'ho trovato, gli ho chiesto: Posso dirlo al dottore, adesso? Forse lui pu fare qualcosa. Bob allora mi ha detto: S, va bene, perch....
Oh, insomma, vuoi arrivare al punto? si spazient il Dottore. Dicci qual  questo mistero, non ci interessa sapere cosa vi siete detti tu e Bob! Cos' successo? Dov' Luke?
Nella prigione di Puddleby annunci Gip.
In prigione?!
S.
Per quale motivo? Cos'ha fatto?
Gip si avvicin alla porta e annus a lungo la fessura in basso per accertarsi che nessuno stesse origliando. Poi torn quatto quatto dal Dottore e bisbigli: Ha ucciso un uomo!.
Buon Dio! esclam Dolittle, lasciandosi cadere pesantemente su una sedia e asciugandosi la fronte con il fazzoletto. E quando  successo?
Quindici anni fa, in una miniera d'oro in Messico. Da allora  sempre vissuto da eremita. Si  tagliato la barba e si  isolato dal mondo, chiudendosi in quella baracca in mezzo alla palude per evitare di essere riconosciuto. A quanto pare, per, la settimana scorsa sono arrivati in citt certi poliziotti particolarmente zelanti e quando sono venuti a sapere che c'era uno strano tipo che viveva isolato l in mezzo si sono insospettiti.  un pezzo che la polizia di tutto il mondo sta alle calcagna del responsabile di quel vecchio omicidio nelle miniere d'oro messicane, perci gli agenti sono andati a cercare Luke nella sua baracca, lo hanno riconosciuto da un neo che ha sul braccio e lo hanno arrestato e sbattuto in prigione.
Ma tu guarda... comment il Dottore. Chi l'avrebbe mai detto? Luke, il filosofo, ha ucciso un uomo! Roba da non credere...
Purtroppo  vero sospir Gip.  stato proprio lui. Ma non  stata colpa sua, almeno cos dice Bob. Lui c'era e ha visto tutto. A quei tempi era poco pi di un cucciolo. Ma Bob dice che Luke non ha avuto scelta, non poteva fare altrimenti.
Dov' Bob adesso? chiese il Dottore.
Gi alla prigione. Volevo che venisse qui per parlare con te, ma si rifiuta di lasciare Luke finch lo tengono l dentro. Se ne sta seduto davanti alla cella e non si muove. Rifiuta persino il cibo che gli danno. Ti prego, Dottore, vieni a vedere se puoi fare qualcosa. Il processo  fissato per le due di oggi pomeriggio. Che ore sono adesso?
L'una e dieci.
Bob dice che se proveranno che Luke  colpevole lo condanneranno a morte, o per lo meno rester in carcere a vita. Ti prego, Dottore, vieni! Forse se parli con il giudice e gli racconti che brava persona  Luke lo lasceranno andare...
Certo che vengo disse il Dottore balzando in piedi, pronto a uscire. Anche se temo che non servir a niente. Si diresse verso l'ingresso, poi si ferm soprappensiero.
Per, chiss...
Poi apr la porta e usc, seguito da me e Gip.
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BOB.
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Tac-Tac si agit molto quando vide che ce ne stavamo andando via senza pranzare e insist perch prendessimo un po' di pasticcio di carne di maiale da mangiare per strada.
Davanti al tribunale di Puddleby, che si trovava di fianco alla prigione, si era riunito un grande assembramento di gente.
Era la settimana in cui si riuniva la Corte d'Assise, evento che si ripeteva ogni tre mesi e che prevedeva l'arrivo da Londra di un giudice del re, che giudicava borseggiatori e altri brutti soggetti. Tutti quelli che non avevano niente di speciale da fare a Puddleby venivano a seguire i dibattimenti in Tribunale.
Quel giorno, per, era diverso. Invece dei soliti quattro sfaccendati, c'era una folla enorme. La notizia che Luke l'eremita sarebbe stato processato per omicidio si era sparsa per il circondario e la gente era accorsa da ogni dove, impaziente di assistere finalmente allo svelamento del grande mistero che lo aveva avvolto per tutto quel tempo. Il macellaio e il panettiere avevano chiuso bottega e si erano presi un giorno di ferie. E l'intera cittadinanza e popolazione del contado, vestita a festa, cercava di accaparrarsi i posti migliori nell'aula o restava fuori riunita in capannelli a commentare sottovoce. La strada principale era talmente affollata che si faceva fatica a camminare. Non avevo mai visto la nostra tranquilla cittadina in un simile stato di fibrillazione. L'ultima volta che si era registrata un'affluenza simile a Puddleby era il 1799, quando Ferdinand Phipps, il figlio maggiore del vicario, aveva svaligiato la banca.
Se non fossi stato con il Dottore non credo che sarei mai riuscito ad aprirmi un varco attraverso quella ressa davanti al tribunale. Per fortuna mi bast seguirlo, tenendomi stretto alle falde della sua giacca, finch non arrivammo sani e salvi alla prigione.
Voglio vedere Luke disse il Dottore al grosso tizio in giacca blu con i bottoni d'ottone che stava sulla porta.
Si rivolga all'ufficio del Soprintendente gli rispose l'uomo. Terza porta a sinistra, in fondo al corridoio.
Chi era quello? chiesi al Dottore, mentre percorrevamo il corridoio.
Un poliziotto rispose lui.
E che cosa fanno i poliziotti?
Cosa fanno i poliziotti? Garantiscono l'ordine pubblico.  un corpo istituito di recente dal nostro ministro dell'Interno, sir Robert Peel. Viviamo in un'epoca meravigliosa, Stubbins: ogni giorno si inventano qualcosa di nuovo. Ecco, questo dev'essere l'ufficio del Soprintendente.
Da l un altro poliziotto ci scort fino alla cella di Luke.
Davanti alla cella trovammo Bob, il quale, vedendoci, agit tristemente la coda. Il poliziotto che ci aveva accompagnato tir fuori dalla tasca un grosso mazzo di chiavi e apr la porta.
Era la prima volta che entravo in una cella e quando l'agente usc e ci chiuse dentro quella stanzetta di pietra semibuia ebbi un brivido di paura. Prima di andarsene ci disse di bussare alla fine del colloquio con il nostro amico; lui sarebbe venuto ad aprirci.
L dentro la luce era cos fioca che all'inizio non riuscii a vedere quasi nulla, ma dopo un po' scorsi un lettino basso addossato al muro, sotto una finestrella con le sbarre. Sul lettino, con la testa tra le mani e lo sguardo fisso a terra, c'era Luke l'eremita.
Be', Luke esord il Dottore in tono tranquillo, direi che qui dentro non esagerano con la luce, eh?
Molto lentamente, Luke alz lo sguardo.
Salve, John Dolittle disse. Come mai qui?
Sono venuto a trovarti. Sarei arrivato anche prima, ma ho saputo dov'eri soltanto pochi minuti fa. Volevo chiederti di accompagnarmi in un viaggio, ma in casa tua non c'era nessuno e non avevo la minima idea di dove fossi. Mi dispiace tantissimo per quello che ti  successo, sono venuto a vedere se posso fare qualcosa.
Luke scosse la testa.
No, credo proprio che non ci sia niente da fare. Prima o poi dovevano beccarmi.  la fine, temo.
Si alz, rigido, e si mise a camminare su e gi per la cella.
In un certo senso sono sollevato che sia finita disse. Non ho mai avuto pace sapendo di essere braccato, avevo sempre paura di parlare con chiunque. Sapevo che mi avrebbero preso, era solo questione di tempo. S, sono contento che sia finita.
Sul lettino, con la testa tra le mani e lo sguardo fisso a terra, c'era Luke l'eremita.
Dolittle rimase a parlare con Luke per pi di mezz'ora, cercando di tirarlo su di morale; nel frattempo io me ne stavo seduto in un angolo a chiedermi che cosa avrei potuto dire o fare.
Poi il Dottore annunci che voleva parlare con Bob, quindi bussammo alla porta e il poliziotto venne ad aprirci.
Vieni fuori nel porticato con me, Bob disse il Dottore al cane, che era rimasto nel corridoio. Devo chiederti una cosa.
Come sta Luke, Dottore? si inform Bob mentre ci dirigevamo verso l'uscita.
Oh, lui sta bene. Un po' gi di corda, ovviamente, ma sta bene. Invece Bob, dimmi un po': tu lo sai come sono andate le cose, vero? Eri presente quando quell'uomo  stato ucciso, no?
S, Dottore, io c'ero. E posso dirle che...
No, basta cos lo interruppe Dolittle, per il momento non mi serve sapere altro. Ora non c' tempo per i dettagli. Sta anche per cominciare il processo. Ecco, arrivano il giudice e gli avvocati. Ascoltami bene, Bob: voglio che tu mi stia accanto quando entrer in aula. Qualsiasi cosa ti chieder di fare, dovrai obbedire. Capito? E mi raccomando, niente scenate. Non mordere nessuno, non importa quello che sentirai dire su Luke. Stai tranquillo e rispondi sinceramente alle domande che ti far. Tutto chiaro?
Tutto chiaro rispose Bob. Crede che riuscir a salvarlo?  una brava persona, Dottore. Dico sul serio. Non c' persona pi buona al mondo.
Staremo a vedere, Bob. Voglio tentare un esperimento. Non sono sicuro che il giudice me lo consentir, ma vedremo. Su,  ora di entrare in aula. Non dimenticare quello che ti ho detto. E soprattutto mi raccomando: non mordere nessuno, altrimenti ci farai buttare fuori e rovinerai tutto.
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MENDOZA.
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Nell'aula del tribunale tutto era solenne e grandioso. La sala era grande e aveva i soffitti alti. Contro la parete di fondo, su un'alta pedana troneggiava lo scranno del giudice, che era gi al suo posto: un uomo anziano, dall'aria distinta, con una toga nera e un'imponente parrucca grigia. Sotto di lui c'era un lungo tavolo al quale sedevano gli avvocati, in parrucca bianca. Tutto l'insieme faceva pensare a una via di mezzo tra una chiesa e una scuola.
I dodici uomini l di lato bisbigli il Dottore, seduti su quei banchi come nel coro di una chiesa, formano la giuria. Saranno loro a decidere se Luke  colpevole o innocente.
Guardi! esclamai. L c' Luke, in una specie di pulpito, con due poliziotti ai fianchi. E l, dall'altra parte dell'aula, c' un altro pulpito uguale, solo che  vuoto.
Quello  il banco dei testimoni mi spieg il Dottore. Ora vado a parlare con uno di quei signori con la parrucca bianca; tu rimani qui a occupare questi due posti. Bob rester con te. Non perderlo di vista, meglio se lo tieni per il collare. Io star via un minuto al massimo.
E scomparve tra la folla che riempiva la sala.
In quell'istante il giudice impugn un buffo martelletto di legno e picchi sul banco. A quanto pare era il segnale per dire alla gente di stare zitta, perch di colpo il brusio cess e tutti restarono in rispettoso silenzio. Poi un altro signore in toga nera si alz in piedi e cominci a leggere un foglio che teneva in mano.
In realt biascicava sommessamente, come se stesse recitando il rosario e non volesse far capire in che lingua parlava. Nonostante tutto riuscii ad afferrare qualche parola: Bzz... bzz... bzz... bzz... bzz... altrimenti noto come Luke l'eremita, di... bzz... bzz... bzz... bzz... per aver ucciso il suo socio con... bzz... bzz... bzz... altrimenti noto come Bill Barbabl, la notte del... bzz... bzz... bzz... nella bzz... bzz... bzz... in Messico. Pertanto per ordine di Sua Maest... bzz... bzz... bzz....
In quel momento mi sentii afferrare per il braccio da dietro. Mi voltai e vidi il Dottor Dolittle in compagnia di uno dei signori in parrucca bianca.
Stubbins, ti presento l'avvocato Percy Jenkyns disse. Sar lui a far scagionare Luke... se pu.
L'avvocato Jenkyns sembrava molto giovane e aveva una faccia tonda e liscia come quella di un bambino. Ci stringemmo la mano, dopodich riprese a confabulare con il Dottore.
S, s, mi pare un'ottima idea stava dicendo. Il cane dovr essere chiamato a testimoniare senz'altro:  l'unico ad aver assistito al fatto. Le sono davvero grato di essere venuto. Non vorrei perdermi la scena per niente al mondo. Perbacco! Alla corte verr un colpo! Queste assise sono sempre tremendamente noiose. Ma stavolta ci sar da divertirsi! Un bulldog al banco dei testimoni! Spero che in aula ci siano un bel po' di cronisti. Ah, eccone uno che sta ritraendo l'imputato. Con questo processo diventer famoso. E chiss come sar contento Conckley! Mi venisse un colpo!
Si copr la bocca con la mano per soffocare un risolino e un lampo di malizia attravers i suoi occhi.
Chi  Conckley? domandai al Dottore.
Sst! Sta parlando del giudice sullo scranno, Eustace Beauchamp Conckley.
Dunque riprese l'avvocato Jenkyns, tirando fuori un taccuino, mi dica qualcosa di lei, Dottore. Ha detto che si  laureato in Medicina a Durham, mi pare, giusto? E qual  il titolo del suo ultimo libro?
Non sentii pi nulla perch avevano abbassato la voce, perci tornai a rivolgere l'attenzione al processo.
Ovviamente non capivo tutto quello che succedeva, anche se era comunque molto interessante. Una dopo l'altra, varie persone si avvicendarono su quello che il Dottore aveva chiamato il banco dei testimoni e gli avvocati seduti dietro il lungo bancone le interrogavano a proposito della notte del ventinove.
Uno degli avvocati (il Pubblico Ministero, cos il Dottore mi disse poi che si chiamava) cercava in tutti i modi di creare guai a Luke, rivolgendo ai testimoni domande che lo mettevano in cattiva luce. Era davvero odioso, e per di pi aveva un gran nasone.
Io non potevo fare a meno di guardare il povero Luke, seduto tra due poliziotti a fissare il pavimento come se tutta quella faccenda non lo riguardasse. L'unica volta che lo vidi scuotersi dal torpore fu quando sul banco dei testimoni sal un ometto scuro di pelle con un paio di occhietti acquosi e perfidi. Al suo ingresso in aula Bob si era messo a ringhiare sommessamente sotto la mia sedia e negli occhi di Luke era guizzato un lampo di rabbia e disprezzo.
Quell'uomo disse di chiamarsi Mendoza: era stato lui a condurre la polizia messicana alla miniera dopo che Bill Barbabl era stato ucciso. A ogni parola che pronunciava sentivo Bob sotto di me mormorare tra i denti:  una bugia!  una bugia! Adesso lo sbrano!  una bugia!.
Io e il Dottore facemmo una gran fatica a tenerlo a bada.
A un certo punto mi accorsi che l'avvocato Jenkyns non era pi accanto al Dottore, e un attimo dopo lo vidi dietro il lungo banco degli avvocati che si rivolgeva al giudice.
Vostro onore disse, vorrei chiamare un nuovo testimone per la difesa, l'esimio naturalista Dottor John Dolittle. Le dispiace salire sul banco dei testimoni, Dottore?
Un brusio concitato accompagn Dolittle mentre si faceva largo nell'aula affollata e io notai che l'odioso Pubblico Ministero con il nasone si era chinato a sussurrare qualcosa all'orecchio del suo vicino, sorridendo in un modo cos malvagio che mi venne voglia di dargli un pugno.
L'avvocato Jenkyns procedette con una serie di domande personali che rivolse a Dolittle, pregandolo di rispondere a voce alta in modo che la corte potesse sentire. Poi pass all'ultima domanda: Dottor Dolittle,  pronto a giurare che  in grado di capire la lingua dei cani e di comunicare con loro?.
S,  cos conferm il Dottore.
Potrei sapere che c'entra questo intervenne il giudice in tono calmo e compassato con l'uccisione di... ehm... Bill Barbabl?
Vostro onore dichiar allora l'avvocato Jenkyns con voce stentorea, come se fosse un attore sul palcoscenico, in quest'aula  presente un bulldog che  l'unico essere vivente ad aver assistito al fatto. Con il permesso della corte, vorrei chiamarlo a testimoniare e, facendolo interrogare dall'eminente scienziato, il Dottor John Dolittle.
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IL CANE DEL GIUDICE.
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In un primo momento cal un silenzio di piombo. Poi tutti cominciarono a mormorare e ridacchiare, e l'aula si trasform in una specie di grande alveare. Molti dei presenti sembravano sbalorditi, la maggior parte era divertita e solo qualcuno si mostrava sdegnato.
Quand'ecco alzarsi in piedi l'odioso Pubblico Ministero, quello con il nasone.
Obiezione, Vostro Onore proruppe agitando furiosamente le braccia in direzione del giudice. Ne va della dignit di questa corte. Protesto!
Sta a me tutelare la dignit di questa corte ribatt il giudice.
A quel punto l'avvocato Jenkyns si alz di nuovo. (Se non si fosse trattato di una questione tremendamente seria, sembrava quasi di assistere a uno spettacolo di burattini: c'era sempre qualcuno che balzava su e qualcun altro che si rimetteva a sedere.)
Per dissipare ogni dubbio circa la veridicit di quanto verr affermato, confido che Vostro Onore non avr nulla da obiettare se il Dottore fornir alla corte una dimostrazione pratica delle sue capacit di capire la lingua degli animali.
Mentre rifletteva sulla questione prima di rispondere, mi sembr di scorgere negli occhi del vecchio giudice un lampo di divertimento.
No disse alla fine. Nessuna obiezione. Poi, rivolto al Dottore, chiese:  davvero sicuro di poterlo fare?.
Sicurissimo, Vostro Onore rispose Dolittle.
Molto bene, allora disse il giudice. Se riesce a dimostrarci di essere effettivamente in grado di capire il linguaggio canino, non vedo nessuna ragione per cui il cane non debba essere ammesso a testimoniare. Ma l'avverto: se ha intenzione di prendersi gioco di questa corte le conseguenze per lei saranno molto pesanti.
Obiezione! Obiezione! strill il Pubblico Ministero con il nasone.  uno scandalo! Un oltraggio all'Ordine degli avvocati!
Si sieda! gli intim il giudice, inflessibile.
Con quale animale desidera che parli, Vostro Onore? chiese Dolittle.
Vorrei che parlasse al mio cane rispose il giudice.  qui fuori. Fatelo entrare e vediamo un po' di cosa  capace.
Qualcuno and a prendere il cane del giudice, un magnifico levriero russo con il pelo lungo e le zampe affusolate. Una creatura superba ed elegante.
Dunque, Dottore cominci il giudice, ha mai visto prima questo cane? Le ricordo che  sotto giuramento.
No, Vostro Onore, non l'ho mai visto prima d'ora.
Molto bene. Allora vuole chiedergli che cosa ho mangiato ieri sera a cena? Lui era con me e mi ha visto.
Il Dottore e il cane cominciarono a comunicare tra loro tramite versi e cenni e andarono avanti per un bel po'. A un certo punto il Dottore si mise a ridere ed era cos interessato alla conversazione che sembrava si fosse dimenticato della corte, del giudice e di tutto il resto.
Quanto ci mette! sentii che commentava una signora davanti a me.  tutta scena! Figuriamoci se sta parlando davvero con il cane! Quando mai si  sentita una cosa simile? Ci prende per dei bambini?
Ne ha ancora per molto? intervenne il giudice. Non dovrebbe poi volerci cos tanto per farsi dire che cosa ho mangiato a cena.
Oh, no, no, Vostro Onore convenne il Dottore. La risposta l'ho avuta subito, ma poi il suo cane ha continuato a raccontarmi che cos'ha fatto dopo cena.
Questo non ci interessa tagli corto il giudice. Mi dica cosa ha risposto alla mia domanda.
Dice che ha mangiato una braciola di castrato, due patate arrosto, una noce in salamoia e ha bevuto un bicchiere di birra.
Il giudice Eustace Beauchamp Conckley sbianc. Parrebbe una stregoneria mormor. Non avrei mai immaginato...
E dopo cena continu il Dottore, dice che lei  andato a vedere un incontro di pugilato, poi  rimasto a giocare a carte per soldi fino a mezzanotte ed  tornato a casa cantando: Osteria numero....
Basta cos lo interruppe il giudice. Mi ha convinto che sa il fatto suo. Il cane del prigioniero sia chiamato a testimoniare.
Obiezione! Mi oppongo! url il Pubblico Ministero. Vostro Onore, questo ...
Si sieda! sbott il giudice. Ho stabilito che il cane pu essere ammesso a testimoniare. Obiezione respinta. Fate salire il teste sul banco.
E cos, per la prima volta in tutta la grandiosa storia dell'Inghilterra, un cane fu fatto sedere al banco dei testimoni in un tribunale di Sua Maest. E fui io, Tommy Stubbins, ad accompagnare Bob, a un cenno del Dottore, sfilando a testa alta sotto gli sguardi sbalorditi del pubblico e passando davanti all'accigliatissimo Pubblico Ministero dal gran nasone. Quindi feci accomodare il vecchio bulldog sul seggiolone del banco dei testimoni, dall'alto del quale scrut torvo la giuria esterrefatta.
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FINE DEL MISTERO.
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Da quel momento in poi il processo prosegu spedito. L'avvocato Jenkins invit il Dottore a chiedere a Bob che cosa avesse visto la notte del ventinove. Bob raccont per filo e per segno tutto quello che sapeva, ed ecco la trascrizione che il Dottore fece per il giudice e la giuria: La notte del 29 novembre 1824 ero con il mio padrone, Luke Fitzjohn (altrimenti noto come Luke l'eremita) e i suoi due soci, Manuel Mendoza e William Boggs (altrimenti noto come Bill Barbabl) nella loro miniera d'oro in Messico. Da tempo erano in cerca di oro e avevano scavato una buca molto profonda. La mattina del 29 novembre, in fondo a quella buca scoprirono finalmente un ricco filone. Il mio padrone e i suoi due soci erano molto contenti: sarebbero diventati ricchi! A un certo punto, per, Manuel Mendoza invit Bill Barbabl a fare quattro passi con lui. Io avevo sempre avuto il sospetto che quei due fossero dei poco di buono, perci, vedendo che si appartavano, li seguii di nascosto per scoprire che intenzioni avevano. E cos, in una grotta tra le montagne, sentii che si mettevano d'accordo per uccidere Luke, in modo da spartirsi l'oro tra loro due.
A quel punto intervenne il giudice: Dov' il teste Mendoza? Guardia, si assicuri che non abbandoni l'aula.
Ma il bieco omino con gli occhi acquosi se l'era gi svignata senza farsi notare e nessuno lo rivide mai pi a Puddleby.
Allora riprese a riferire il Dottore, andai dal mio padrone e cercai in tutti i modi di metterlo in guardia contro i suoi soci. Ma fu tutto inutile: purtroppo non capiva la lingua canina. Perci non mi rimase altro da fare che restargli accanto giorno e notte, senza perderlo di vista un istante.
La buca che avevano scavato per trovare l'oro era cos profonda che per accedervi bisognava calarsi in un cassone assicurato all'estremit di una fune. I tre uomini utilizzavano questo sistema per scendere a turno nella miniera e con lo stesso sistema si portava su l'oro. E dunque, verso le sette di sera il mio padrone stava tirando su Bill Barbabl. Il cassone era a met strada, quando vidi Mendoza sbucare dalla baracca dove abitavamo tutti. Evidentemente credeva che Bill fosse andato, come al solito, a fare provviste, non sapeva che invece era nel cassone. E quando vide Luke impegnato a manovrare la fune, pens che stesse tirando su dell'oro. Allora tir fuori la pistola dalla tasca e si avvicin di soppiatto a Luke per ucciderlo.
A quel punto io cominciai ad abbaiare pi forte che potevo, per avvertire il mio padrone del pericolo; ma lui era cos impegnato nello sforzo di issare Bill, un omone grande e grosso, che non bad a me. Se non mi fossi spicciato a trovare una soluzione, Mendoza lo avrebbe di certo ammazzato. Cos feci una cosa che non avevo mai fatto in vita mia: azzannai con ferocia il mio padrone al polpaccio. Per il dolore e la sorpresa Luke reag proprio come avevo sperato: moll di colpo la fune e si volt di scatto. Nello stesso istante, SBAM!, il cassone con dentro Bill si schiant sul fondo della miniera, uccidendolo sul colpo.
Mentre il mio padrone era impegnato a darmi una bella strigliata, Mendoza rimise svelto la pistola in tasca e si avvicin con il sorriso sulle labbra per guardare in fondo alla buca.
Per la miseria! esclam rivolto a Luke. Hai ucciso Bill Barbabl. Dovr avvertire la polizia. Ovviamente sperava di tenersi la miniera d'oro tutta per s, una volta che Luke fosse finito in prigione. Balz sul cavallo e si allontan al galoppo.
Il mio padrone cominci ad avere paura. Mendoza poteva raccontare tutte le bugie che voleva e sarebbe stato facile convincere la polizia che lui aveva voluto uccidere Bill. Cos, mentre era via, io e il mio padrone scappammo in fretta e furia, e alla fine approdammo in Inghilterra. Luke si ras la barba e cominci a vivere da eremita. Sono quindici anni, ormai, che viviamo alla macchia. Questo  tutto quello che avevo da dire. E giuro che  la pura verit.
Quando il Dottore ebbe terminato di leggere la lunga deposizione di Bob, i dodici giurati erano in preda a una grandissima emozione. Uno di loro, un vecchio con i capelli candidi, scoppi a piangere al pensiero del povero Luke costretto a nascondersi per quindici anni per una disgrazia della quale non era responsabile. E gli altri si misero a parlottare tra loro annuendo.
Nel turbamento generale, ecco alzarsi di nuovo l'abominevole Pubblico Ministero, pi esagitato che mai.
Vostro Onore strill, obiezione! La deposizione del testimone non  attendibile!  naturale che un cane taccia la verit, se questa danneggia il suo padrone. Mi oppongo! Protesto!
Molto bene disse il giudice,  libero di sottoporre il teste a un controinterrogatorio. Sta al Pubblico Ministero cercare di dimostrare l'inattendibilit della deposizione. Se ritiene che quanto affermato dal cane non corrisponda a verit, proceda pure a interrogarlo.
Per un attimo pensai che a quell'odioso nasone sarebbe venuto un colpo. Il Pubblico Ministero guard prima il cane, poi Dolittle, poi il giudice, e infine di nuovo il bulldog, che lo fissava minaccioso dal banco dei testimoni. Poi apr la bocca per dire qualcosa, ma non gli usc una sola parola. Agit vanamente le braccia, sempre pi paonazzo. Alla fine, stringendosi la testa tra le mani si accasci fiaccamente sulla sedia. Due colleghi lo soccorsero e lo portarono fuori dall'aula mentre ancora farfugliava con un filo di voce: Mi oppongo! Obiezione! Protesto!.
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TRE URR.
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A quel punto il giudice rivolse un lungo discorso alla giuria; quando ebbe finito, i dodici giurati si alzarono e si ritirarono nella stanza accanto. Il Dottore torn a sedersi vicino a me, insieme a Bob.
Perch la giuria  uscita? gli chiesi.
Succede sempre alla fine di un processo. I giurati devono decidere se l'imputato  colpevole o innocente.
Non potrebbe andare anche lei, con Bob, per aiutarli a decidere nel modo giusto?
No, non  consentito. Devono discuterne in segreto tra loro. A volte ci impiegano... O santo cielo, guarda! Stanno gi tornando! Non ci hanno messo molto a decidere!
I dodici giurati ritornarono ai loro posti nel silenzio assoluto dell'aula. Poi uno di loro, il presidente, un omino minuscolo, si alz e si rivolse al giudice. Tutti trattennero il fiato, specialmente io e il Dottore, in attesa di conoscere il verdetto. Non si sentiva volare una mosca: tutta l'aula, anzi, praticamente tutta Puddleby, allungando il collo e con le orecchie tese, aspettava di ascoltare le sue autorevoli parole.
Vostro Onore esord l'omino, la giuria ritiene l'imputato non colpevole.
Che cosa significa? domandai, voltandomi verso il Dottore.
Ma il Dottor John Dolittle, l'esimio naturalista, era in piedi sulla sedia e stava saltellando come uno scolaretto su un piede solo.
Significa che  libero! esclam. Luke  libero!
Allora potr venire in viaggio con noi, vero?
Ma non riuscii a sentire la risposta: l'intera aula, infatti, si era messa a ballare sulle sedie. Tutti sembravano come impazziti. Ridevano e chiamavano Luke, gesticolando per mostrargli la loro gioia per la sua assoluzione. Il frastuono era assordante.
Pian piano si ristabil la calma, e quando il giudice usc dall'aula tutti si alzarono rispettosamente in piedi. Il processo a Luke l'eremita, quell'evento memorabile di cui ancora oggi si parla a Puddleby, era terminato.
Nel silenzio che accompagn l'uscita del giudice risuon un urlo improvviso e sulla soglia apparve una donna che tendeva le braccia a Luke.
Luke! esclam. Ti ho ritrovato, finalmente!
 sua moglie bisbigli la signora di fronte a me. Non lo vedeva da quindici anni, poveretta! Che scena commovente! Sono proprio contenta di essere venuta, non avrei voluto perdermi questo momento per niente al mondo!
Ben presto nell'aula scoppi di nuovo il putiferio. Tutti si stringevano intorno a Luke e a sua moglie per congratularsi, e ridevano e piangevano di gioia insieme a loro.
Vieni, Stubbins mi disse Dolittle, prendendomi per il braccio. Meglio approfittare di questo momento per andarcene.
Ma non va a parlare con Luke per chiedergli se vuole venire con noi? obiettai.
Sarebbe inutile rispose il Dottore. Ha appena ritrovato sua moglie. Non esiste al mondo uomo disposto a mettersi in viaggio dopo aver ritrovato la compagna che non vedeva da quindici anni. Vieni, andiamo a casa a farci una bella tazza di t. Ti ricordo che oggi abbiamo saltato il pranzo, ci meritiamo di mettere qualcosa sotto i denti. Faremo una specie di merenda e cena combinate insieme, con prosciutto e crescione. Su, vieni.
Ma mentre stavamo sgattaiolando via da una porta di servizio, sentii qualcuno tra la folla gridare: Il Dottore! Il Dottore! Dov' il Dottore? Se non fosse stato per lui, Luke sarebbe finito sulla forca! Discorso! Discorso!.
Un uomo ci venne incontro di corsa, dicendo: Tutti la reclamano a gran voce, Dottore.
Mi dispiace moltissimo, ma vado di fretta rispose il Dottore.
Non pu rifiutare insist l'uomo. Si aspettano che lei faccia un discorso sulla piazza del mercato.
Li preghi di scusarmi tanto e porti loro le mie congratulazioni replic lui, ma devo assolutamente tornare a casa. Ho un appuntamento molto importante al quale non posso mancare. Dica a Luke di fare un discorso. Andiamo, Stubbins, da questa parte.
Ossignore! mormor di l a poco quando, uscendo, trovammo altra folla che lo aspettava. Presto, infiliamoci in quel vicolo! L, a sinistra! Svelto! Corri!
Schizzammo via a gambe levate e, passando per un paio di stradine secondarie, riuscimmo a dileguarci.
Solo dopo aver imboccato Oxenthorpe Road rallentammo il passo e tirammo il fiato. Poi, davanti al cancello della casa del Dottor Dolittle ci voltammo a guardare in direzione della citt: giungeva da lontano un brusio di voci portato dal vento della sera.
La stanno ancora acclamando dissi. Ascolti!
A un tratto il mormorio crebbe fino a diventare un clamore confuso ma, anche se eravamo a un paio di chilometri di distanza, riuscimmo a distinguere chiaramente: Tre urr per Luke l'eremita! Urr, urr, urr! Tre urr per il suo cane! Urr, urr, urr! Tre urr per il Dottore! Urr, urr, Urraaaaaaa!.
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L'UCCELLO DEL PARADISO.
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Pollynesia ci stava aspettando in veranda. Sembrava impaziente di comunicarci una notizia importante.
Dottore!  arrivata Miranda, l'uccello del paradiso con le piume viola! annunci.
Finalmente! disse il Dottore. Cominciavo a temere che le fosse capitato qualcosa. E come sta?
Dall'agitazione con cui cercava di infilare la chiave nella toppa, dedussi che la merenda-cena sarebbe stata ulteriormente rimandata.
Oh, l'ho trovata piuttosto in forma disse Pollynesia. Stanca per il lungo viaggio, ovviamente, ma per il resto stava benone. Sai per che cosa  successo? Quella linguaccia di Cockney ha cominciato a insultarla non appena  comparsa in giardino. Quando sono arrivata, Miranda era in lacrime e pronta a tornarsene in Brasile stasera stessa. Ho sudato sette camicie per convincerla ad aspettare il tuo ritorno. Adesso  nello studio. Ho rinchiuso Cockney nella vetrinetta di una delle librerie e gli ho detto che ti avrei riferito tutto per filo e per segno.
Il Dottore aggrott la fronte e in silenzio si affrett a raggiungere lo studio.
Le candele erano accese, dato che ormai si era fatto buio. Tac-Tac montava la guardia davanti alla vetrinetta della libreria dov'era stato rinchiuso il pestifero passerotto, che continuava a sbattere le ali, furibondo.
Al centro della grande scrivania, appollaiato sulla vaschetta del calamaio, c'era l'uccello pi straordinario che avessi mai visto. Aveva il petto di un viola intenso, le ali scarlatte e una lunga coda dorata a strascico. Era di una bellezza indescrivibile, ma aveva un'aria terribilmente stanca. Aveva gi infilato la testa sotto l'ala e oscillava dolcemente in bilico sul calamaio: doveva essere esausto per la lunga traversata.
Sst fece Tac-Tac. Miranda sta dormendo. Ho rinchiuso qui dentro quel disgraziato di un passero. Per l'amor del cielo, Dottore, mandalo via da qui prima che combini un'altra delle sue!  una piccola peste insolente. Abbiamo fatto una fatica dell'anima a trattenere Miranda. Servo qui il t oppure venite dopo in cucina?
Veniamo dopo in cucina, Tac-tac disse il Dottore. Prima di andartene libera Cockney, per favore.
Tac-Tac apr lo sportello della libreria e il passerotto londinese salt fuori tutto impettito, sforzandosi di assumere un'aria innocente.
Cockney lo interpell il Dottore in tono severo, si pu sapere che cos'hai detto a Miranda?
Io non ho detto proprio niente, Dottore, lo giuro. Cio, niente di che. Stavo beccando delle briciole sul vialetto e lei  piombata all'improvviso in giardino con quell'aria altezzosa, manco fosse la padrona del mondo... solo perch ha tutte quelle piume colorate. Un passero londinese vale quanto lei, n pi n meno. Non li sopporto proprio questi stranieri tutti agghindati con le loro tenute sgargianti. Perch non se ne stanno a casa loro, dico io?
Ma che cosa le hai detto per offenderla tanto?
Le ho detto solo che il suo posto era nella vetrina di una modista, non in un giardino inglese. Tutto qui.
Dovresti vergognarti, Cockney! Ti rendi conto che Miranda ha percorso migliaia di chilometri per venire a trovarmi? E non fa in tempo ad arrivare che trova la tua linguaccia insolente ad accoglierla! Che cosa ti salta in mente? Non te l'avrei mai perdonato se l'avessi fatta scappare prima del mio ritorno. E adesso fila, fuori di qui.
Palesemente vergognandosi, ma sforzandosi di mantenere un contegno, il passero saltell fuori dalla stanza e Tac-Tac richiuse la porta.
Allora il Dottore si avvicin al bellissimo uccello appollaiato sulla scrivania e lo accarezz piano sul dorso. E subito la testa sgusci fuori da sotto l'ala.
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FRECCIA LUNGA, FIGLIO DI FRECCIA DORATA.
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Mia cara Miranda esord il Dottore, sono davvero mortificato per quello che  successo. Ma non devi badare a Cockney: purtroppo  fatto cos.  un uccello di citt e per tutta la sua vita ha dovuto farsi valere per sopravvivere. Bisogna avere pazienza con lui, non  cattivo.
Miranda spieg stancamente le splendide ali. Adesso che la vedevo sveglia e animata, fui colpito dalla sua estrema raffinatezza ed eleganza. Aveva ancora le lacrime agli occhi e le tremava il becco.
Non me la sarei presa tanto se non fosse stato per l'enorme stanchezza disse con un'acuta voce argentina. E per un altro motivo ancora aggiunse in tono sommesso.
 stato un viaggio cos faticoso? chiese il Dottore.
La traversata pi terribile della mia vita rispose Miranda. Un tempaccio... Ma  inutile parlarne. Ormai sono qui.
Dimmi la esort il Dottore, come se non riuscisse pi a trattenersi, che cosa ti ha detto Freccia Lunga quando ha ricevuto il mio messaggio?
L'uccello del paradiso chin la testa.
Questa  la parte peggiore sospir. In effetti avrei anche potuto fare a meno di venire. Il tuo messaggio non ho potuto consegnarglielo perch non l'ho proprio visto: Freccia Lunga, figlio di Freccia Dorata,  scomparso!
Scomparso?! esclam il Dottore. Com' possibile? Cosa gli  successo?
Nessuno lo sa rispose Miranda. Come ti avevo gi detto, non  la prima volta che sparisce e la  sua trib non sa dove sia. Ma nascondersi dagli uccelli  molto difficile. Finora, se volevo scovarlo, ero sempre riuscita a sapere da qualche gufo o balestruccio dove si trovava. Stavolta, invece, non c' stato verso. Ecco perch ho tardato quasi due settimane ad arrivare: ho continuato a cercarlo ovunque, chiedendo a destra e a manca. Ho battuto in lungo e in largo tutto il Sud America, ma non c' stata anima viva che abbia saputo dirmi dove fosse.
Alla fine del racconto di Miranda un mesto silenzio cal nella stanza. Il Dottore si rabbui e Pollynesia si gratt la testa.
Hai chiesto anche ai pappagalli neri? domand. Di solito sanno sempre tutto.
Certo rispose Miranda. E poi ero cos preoccupata di non essere riuscita a scoprire niente che mi sono completamente dimenticata di studiare il meteo prima di partire e per far prima ho saltato la tappa alle Azzorre e ho tirato dritto per Gibilterra, come se fossimo in giugno o luglio. E ovviamente nel bel mezzo dell'Atlantico mi sono imbattuta in una tempesta spaventosa. Pensavo proprio che stavolta non ce l'avrei fatta. Fortuna ha voluto che trovassi un relitto galleggiante quando ormai la burrasca stava scemando, cos ho potuto appollaiarmi l e riposare un po'. Se non fosse stato per quella sosta provvidenziale non sarei qui a raccontare il mio viaggio.
Povera Miranda! Che cosa terribile devi avere passato! comment il Dottore. Ma dimmi, sei riuscita almeno a scoprire dov' stato visto per l'ultima volta Freccia Lunga?
S, un giovane albatros mi ha detto di averlo incrociato sull'Isola delle Scimmie Ragno.
L'Isola delle Scimmie Ragno? Mi pare che si trovi al largo del Brasile, no?
Esatto. Naturalmente mi sono subito precipitata l e ho interpellato ogni uccello locale - e l'isola  bella grande, si estende per un centinaio di chilometri. Pare che Freccia Lunga fosse andato a trovare una strana trib che vive l e l'ultima volta che  stato visto si stava avventurando sulle montagne alla ricerca di rare piante medicinali. Me l'ha detto un falco addomesticato che il capotrib usa per catturare le pernici. Per poco non catturavano anche me per chiudermi in una gabbia! Questo  il prezzo da pagare quando hai delle belle piume: se ti avvicini troppo alla maggior parte degli umani rischi la vita. Che meraviglia! esclamano, e ti tirano una freccia o ti impallinano. Tu e Freccia Lunga siete gli unici umani al mondo ai quali mi fido ad avvicinarmi.
Ma si sa se Freccia Lunga  tornato dalle montagne? domand il Dottore.
No, da allora nessuno ha pi avuto sue notizie. Ho chiesto ai gabbiani della costa di scoprire se aveva lasciato l'isola in canoa, ma non sono stati in grado di darmi una risposta.
Pensi che gli sia capitato qualcosa? chiese il Dottore, preoccupato.
Temo proprio di s rispose Miranda, scuotendo la testa.
Non riuscire a incontrare Freccia Lunga di persona sarebbe la pi grossa delusione della mia vita disse lentamente John Dolittle. Non solo: la sua scomparsa sarebbe una grave perdita per la scienza. Da quello che mi hai raccontato, conosceva il mondo naturale pi di tutti noi messi insieme, e sarebbe davvero terribile se fosse scomparso prima che qualcuno potesse mettere per iscritto i risultati delle sue scoperte, sicuramente utilissime all'umanit. Ma non pensi sul serio che sia morto, vero?
E che altro pensare disse Miranda scoppiando in lacrime, dopo sei mesi che nessuno lo vede?
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UN VIAGGIO ALLA CIECA.
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Le notizie sul conto di Freccia Lunga ci avevano profondamente rattristati, e dal suo silenzio assorto mentre prendevamo il t si capiva che il Dottore era molto turbato. Di tanto in tanto smetteva di mangiare e fissava con aria assente le macchie sulla tovaglia; Tac-Tac allora, preoccupata che mangiasse a dovere, tossicchiava o si metteva a trafficare con le stoviglie nel lavandino per scuoterlo dal suo torpore.
Io mi sforzai di tirarlo su di morale ricordandogli tutto quello che aveva fatto per Luke e sua moglie quel pomeriggio, ma dato che non funzionava, cambiai argomento e tornai sui preparativi per il viaggio.
Vedi, Stubbins disse infine il Dottore quando ci alzammo da tavola e Tac-Tac e Cii-Cii cominciarono a sparecchiare, il fatto  che ora non so pi che pesci pigliare. Dopo le notizie che ci ha portato Miranda, mi sento un po' smarrito. La mia intenzione era di andare a trovare Freccia Lunga, era da un mese che ci pensavo. Speravo che potesse aiutarmi a imparare la lingua dei molluschi e magari anche a trovare un modo per raggiungere i fondali marini. Ma adesso? Freccia Lunga  sparito portando con s il suo inestimabile sapere!
E sembr sprofondare di nuovo nei suoi pensieri.
 assurdo! mormor poi. Io e Freccia Lunga, cos diversi, eppure tutti e due studiosi... Anche se non l'ho mai incontrato di persona, mi sembrava di conoscerlo benissimo. A modo suo, pur senza alcuna preparazione accademica, ha cercato per tutta la vita di fare le stesse identiche cose che facevo io! E adesso non c' pi! Un mondo intero ci divide e solo un uccello ci ha conosciuti entrambi!
Tornammo nello studio, e Gip port pantofole e pipa al Dottore. Dopo la prima boccata, il fumo cominci ad aleggiare nella stanza e il vecchio naturalista sembr rincuorarsi un po'.
Ma partiremo lo stesso per un viaggio, vero Dottore? chiesi. Anche se non andremo a trovare Freccia Lunga.
Lui mi guard dritto in faccia e probabilmente intu la mia smania di partire, perch all'improvviso gli spunt il suo solito sorriso sbarazzino e mi rassicur: S, Stubbins, non temere. Partiremo. Anche se il povero Freccia Lunga  scomparso, noi non dobbiamo smettere di studiare e imparare. Ma la domanda : dove andare? Dove?.
Io avevo tanti di quei posti dove volevo andare che non riuscivo a decidermi. Mentre ci pensavo su, il Dottore si drizz sulla sedia e disse: Ci sono, Stubbins! Faremo un gioco di quand'ero ragazzo, prima che Sarah, mia sorella, venisse a vivere con me. Lo chiamavo Viaggio alla cieca: ogni volta che volevo partire, ma non riuscivo a decidermi sulla destinazione, prendevo l'atlante e lo aprivo a occhi chiusi. Poi impugnavo una matita e, sempre senza guardare, la posavo su un punto a caso della pagina aperta. Soltanto allora aprivo gli occhi e guardavo.  un gioco molto divertente. Prima, per, devi giurare che andrai nel posto che la matita ti ha indicato, costi quel che costi. Allora, ci stai?.
Oh, s! risposi con slancio. Che bellezza! Spero tanto che sar la Cina, o il Borneo, o Baghdad!
Corsi a tirare gi il grosso atlante dall'ultimo scaffale della libreria e lo posai sulla scrivania davanti al Dottore.
Conoscevo ogni pagina a memoria. Avevo passato innumerevoli giorni e notti chino su quelle vecchie carte geografiche sbiadite a seguire con il dito le linee azzurre dei fiumi che scorrevano dalle montagne fino al mare, a cercare di immaginarmi le cittadine e a chiedermi quanto grandi fossero i laghi. Come mi ero divertito a girare il mondo con la fantasia su quell'atlante! Mi sembra di averlo ancora sotto gli occhi: nella prima pagina non c'erano mappe, c'era solo scritto che il volume era stato stampato a Edimburgo nel 1808; sulla pagina successiva era rappresentato il sistema solare, con il sole, i pianeti, la luna e le stelle; la terza pagina mostrava il Polo Nord e il Polo Sud; seguivano gli emisferi, gli oceani, i continenti e le nazioni.
Mentre il Dottore temperava la matita mi venne un dubbio.
Se la matita cade sul Polo Nord dobbiamo andarci per forza? chiesi.
No, le regole del gioco proibiscono di andare dove si  gi stati. In quel caso si ha a disposizione un altro tentativo. Al Polo Nord ci sono gi stato concluse pacatamente il Dottore, perci non dovremo andarci.
Quasi mi strozzai per lo stupore.
 stato al Polo Nord?! riuscii ad articolare alla fine. Credevo che fosse ancora inesplorato. Sulla cartina sono indicati tutti i punti fino ai quali sono arrivati gli esploratori nel tentativo di raggiungerlo. Come mai il suo nome non compare, se ci  perfino arrivato?
Ho promesso di mantenere il segreto. E tu devi promettermi di non dirlo a nessuno. S, ho raggiunto il Polo Nord nell'aprile 1809, ma subito gli orsi polari si sono presentati in massa per dirmi che sotto la neve si trovava una gran quantit di carbone. Sapevano che gli uomini avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di impadronirsene, perci mi hanno pregato di non rivelarlo, perch se avessero cominciato a spingersi fin l per scavare le miniere di carbone, ben presto il loro habitat incontaminato sarebbe andato distrutto e al mondo non c' un altro posto abbastanza freddo per permettere agli orsi polari di sopravvivere. Perci, ovviamente, ho promesso di non divulgare la mia scoperta. Prima o poi qualcun altro riuscir a raggiungere il Polo, ma vorrei che gli orsi conservassero per s il loro territorio il pi a lungo possibile. E scommetto che passer ancora un bel po' di tempo prima che il prossimo esploratore ci metta piede: arrivare al Polo Nord non  affatto uno scherzo! Allora, siamo pronti? Bene! Prendi la matita e mettiti qui in piedi, vicino alla scrivania. Quando l'atlante si sar aperto su una pagina, rotea per tre volte la matita e poi appoggia la punta sul foglio. Ci sei? Ora non guardare.
Fu un momento carico di tensione e di paura, ma molto elettrizzante. Tutti e due avevamo gli occhi ben chiusi. Quando sentii il tonfo dell'atlante sulla scrivania, mi domandai a che pagina si fosse aperto: Inghilterra o Asia? Se fosse stata la carta geografica dell'Asia, tutto dipendeva da dove atterrava la matita. La feci roteare per tre volte, quindi abbassai la mano finch la punta non tocc la pagina.
Ecco fatto! esclamai.
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DESTINO E DESTINAZIONE.
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Aprimmo gli occhi, e nella foga di scoprire quale sarebbe stata la nostra destinazione io e il Dottore ci chinammo in avanti sull'atlante nello stesso istante, picchiando la testa uno contro l'altro.
Il volume si era aperto sulla pagina dedicata all'Oceano Atlantico meridionale e la punta della matita si era posata esattamente al centro di un'isoletta, il cui nome era scritto in caratteri cos piccoli che il Dottore dovette inforcare un paio di occhiali pi potenti per leggerlo. Io fremevo dall'eccitazione.
Isola delle Scimmie Ragno lesse adagio. Poi si lasci sfuggire un fischio tra i denti. Da non credere! Hai beccato proprio l'isola dov' stato visto per l'ultima volta Freccia Lunga! Caspita... che combinazione!
E noi ci andremo, vero, Dottore?
Certo. Bisogna sempre attenersi alle regole del gioco.
Meno male che non  capitata Puddleby o Bristol. Questo s che sar un bel viaggio, con tutto quel mare da attraversare! Ci metteremo molto?
Oh, no. Non moltissimo. Con una buona imbarcazione e il vento a favore ci vorranno al massimo quattro settimane. Ma non  straordinario? Di tutti i posti del mondo, sei andato a pescare proprio questo, a occhi chiusi! L'Isola delle Scimmie Ragno, nientemeno! Be', di buono c' che potr procurarmi qualche esemplare di Giabizri.
Che cosa sono i Giabizri?
Sono una specie rarissima di coleotteri dalle abitudini molto particolari. Vorrei proprio studiarli. Si trovano solo in tre paesi al mondo e l'Isola delle Scimmie Ragno  uno di questi. Ma anche l ci sono davvero pochi esemplari.
Perch c' un piccolo punto interrogativo dopo il nome dell'isola? chiesi indicando la carta geografica.
Significa che l'esatta posizione dell'isola non  ancora nota: si sa solo che pi o meno si trova in quella zona. Molto probabilmente  stata avvistata da qualche nave di passaggio, e credo che avremo qualche difficolt a localizzarla.
Mi sembrava di vivere un sogno! Io e il Dottore seduti alla grande scrivania dello studio, sotto la luce delle candele, le volute di fumo della pipa che si arricciavano verso il soffitto basso mentre discutevamo della nostra partenza per un viaggio alla ricerca di un'isola in mezzo all'oceano, dove avremmo potuto essere i primi inglesi a mettere piede!
Scommetto che sar una magnifica avventura dissi. Sulla carta sembra un'isola molto bella. Sar abitata?
S, stando a quel che dice Miranda, ci vivono due trib indigene.
In quel momento, l'uccello del paradiso si svegli di soprassalto. Per l'entusiasmo avevamo dimenticato di abbassare la voce.
Andremo sull'Isola delle Scimmie Ragno, Miranda le comunic Dolittle. Tu sai dove si trova, vero?
So dov'era l'ultima volta che l'ho vista rispose l'uccello. Ma non posso essere sicura che sia ancora l.
In che senso, scusa? disse il Dottore. L'isola sar sempre nello stesso posto, no?
Niente affatto replic Miranda. Perch, non lo sapevi? L'Isola delle Scimmie Ragno  un'isola galleggiante. Si sposta in continuazione, di solito intorno alla punta meridionale del Sud America. Ma se hai intenzione di andarci, te la potrei localizzare facilmente.
A questa ulteriore notizia non potei pi trattenermi. Morivo dalla voglia di raccontarlo a qualcuno, cos corsi via cantando e saltellando dalla gioia a cercare Cii-Cii.
Sulla soglia, per, inciampai in Tac-Tac, che stava arrivando carica di piatti, e caddi lungo disteso.
Ti ha dato di volta il cervello? starnazz l'anatra. Dove vai cos di corsa, sciocco?
All'Isola delle Scimmie Ragno! esclamai rialzandomi e mettendomi a fare la ruota in corridoio. L'Isola delle Scimmie Ragno! Evviva! Ed  addirittura un'isola galleggiante!
Al manicomio, ecco dove dovresti andare! sbott l'anatra. Guarda come hai ridotto il mio prezioso servizio di porcellana!
Io per ero troppo raggiante per stare ad ascoltare i suoi rimproveri e, canticchiando felice, corsi in cucina da Cii-Cii.
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TERZA PARTE.
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IL TERZO UOMO.
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I preparativi per il viaggio cominciarono quella settimana stessa.
Joe, il pescatore di molluschi, aveva fatto scendere il Chiurlo lungo il fiume e lo aveva ormeggiato vicino all'argine per facilitare le operazioni di carico. Per tre giorni di fila non facemmo altro che trasportare provviste e stivarle nella nostra bella barca nuova di zecca.
Rimasi sorpreso da quanto fosse spaziosa e accogliente all'interno. C'erano tre piccole cabine, una sala comune (o quadrato) e, sotto, un grande spazio chiamato stiva, dove si tenevano i viveri, le vele supplementari e tante altre cose.
Joe doveva aver raccontato a tutti in citt del nostro viaggio imminente, perch a osservare il viavai durante le operazioni di carico c'era ogni giorno una piccola folla. E, com'era prevedibile, a un certo punt arriv anche il vecchio Matthew Mugg.
Accidenti, Tommy! esclam vedendomi trasportare dei sacchi di farina. Gran bella barca! Dove va stavolta il Dottore?
All'Isola delle Scimmie Ragno risposi tutto gongolante.
E ci sarai solo tu ad accompagnarlo?
Be', in verit ha detto che voleva prendere un terzo uomo, ma per il momento non si  ancora deciso.
Matthew si lasci sfuggire un grugnito e gett un'occhiata furtiva agli slanciati alberi del Chiurlo.
Sai, Tommy, se non fosse per i reumatismi, quasi quasi ci farei un pensierino. Ogni volta che vedo una nave pronta a salpare mi viene una gran voglia di viaggi e di avventure. Che cosa c' in quei bidoni?
Melassa risposi. Dieci chili di melassa.
Per la miseria sospir lui, distogliendo tristemente lo sguardo. Mi fa venire ancora pi voglia di unirmi a voi. Ma con i miei reumatismi...
Non sentii altro, perch Matthew si era gi allontanato, senza smettere di borbottare, per unirsi alla folla assiepata sul molo. Il campanile della chiesa di Puddleby batt mezzogiorno e io, sentendomi molto indaffarato e importante, ripresi il mio lavoro.
Poco dopo, per, arriv qualcun altro a interrompermi: un omaccione corpulento, con la barba rossa e le braccia tutte coperte di tatuaggi. Si asciug la bocca con il dorso della mano, sput un paio di volte sull'argine e disse: Ragazzo, dov' il capitano?.
Il capitano? Di chi parla? domandai.
Il comandante! Dov' il comandante di questa barca? chiese lui indicando il Chiurlo.
Ah, intende il Dottore dissi. Non  qui.
Proprio in quel momento il Dottore arriv con le braccia cariche di taccuini, retini per farfalle, recipienti di vetro e altri strumenti da naturalista. L'omone gli and incontro, toccandosi rispettosamente il berretto.
Ragazzo, dov' il capitano?
Salve, comandante disse. Ho sentito che le servono un paio di braccia per il viaggio. Mi chiamo Ben Butcher, marinaio scelto.
Lieto di fare la sua conoscenza disse il Dottore. Ma purtroppo non posso assoldare altri uomini.
Ma come, comandante obiett il marinaio scelto, non avr intenzione di affrontare il mare aperto con l'unico aiuto di questo ragazzino! E con una barca cos grande!
Il Dottore gli assicur che la sua intenzione era proprio quella, ma l'uomo non ne voleva sapere di andarsene. Continu a ciondolare l attorno e a discutere. Ci raccont che molte imbarcazioni erano affondate per via del loro equipaggio sottodimensionato. Ci mostr un pezzo di carta - un attestato, come lo chiamava lui - che certificava la sua abilit di marinaio e ci implor, se tenevano alle nostre vite, di prenderlo a bordo.
Ma il Dottore fu irremovibile. Cortese, ma inflessibile. Cosicch alla fine l'uomo dovette arrendersi e si allontan con la coda tra le gambe, borbottando che dubitava che ci avrebbe mai rivisti vivi.
Quel mattino ricevemmo visitatori di ogni genere e sorta. Il Dottore era appena sceso per andare a stivare i suoi taccuini, quando sulla passerella comparve un individuo dall'aspetto veramente strano.
Chiedo scusa esord con un elegante inchino,  questa l'imbarcazione del Dottor Dolittle?
S risposi. Voleva vederlo?
Mi piacerebbe... Se non  di troppo disturbo...
Chi lo cerca?
Bumpo Kabubu, principe ereditario di Gongolikki.
Mi precipitai sottocoperta ad avvertire il Dottore.
Che fortuna! esclam il Dottore. Il mio vecchio amico Bumpo! Che bella sorpresa! Studia a Cambridge, sai.  stato molto gentile a fare tutta questa strada per venire a trovarmi! E sal di corsa la scaletta per accogliere l'ospite gradito.
Anche il principe Bumpo sembr pieno di gioia quando vide spuntare il Dottore che veniva a stringergli calorosamente la mano.
Sono venuto a sapere che stava per mettersi in viaggio disse. E mi sono affrettato a venire a salutarla prima della partenza. Sono davvero felice di essere arrivato in tempo.
Ci hai trovato per puro caso replic il Dottore. Abbiamo dovuto ritardare la partenza per mettere insieme l'equipaggio necessario, altrimenti saremmo salpati tre giorni fa.
Quanti uomini vi servono ancora per guidare la barca? domand Bumpo.
Uno solo rispose il Dottore. Ma  molto difficile trovare quello giusto.
Be', mi sa che qui il fato ci ha messo lo zampino disse Bumpo. Che gliene pare di ingaggiare me?
Magnifico! disse il Dottore. Ma come la mettiamo con l'universit? Non puoi mica partire e piantare i tuoi studi cos!
Ho bisogno di una vacanza disse Bumpo. Avevo comunque intenzione di prendermi tre mesi di pausa al termine dell'anno accademico. E poi, se vengo con lei non trascurer affatto la mia istruzione. Prima della mia partenza da Gongolikki il mio augusto padre, il re, si  raccomandato che viaggiassi il pi possibile. Lei  un uomo dalle vaste conoscenze. Vedere il mondo in sua compagnia  un'occasione da non perdere! E io non ho intenzione di lasciarmela sfuggire!
Be' disse lentamente il Dottore, c' qualcosa di vero in quello che dici, Bumpo. Ci si pu fare un'istruzione anche girando il mondo, e non solo sui libri. Se sei proprio deciso a venire con noi, saremo lieti di averti a bordo. Onestamente, sei proprio l'uomo che fa per noi!
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ARRIVEDERCI!
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Due giorni dopo era tutto pronto per la partenza.
Gip insist cos tanto per accompagnarci che alla fine il Dottore si arrese e lo lasci venire. Oltre a lui, Pollynesia e Cii-Cii furono gli unici animali ammessi a bordo, mentre Tac-Tac rimase a badare alla casa e al resto degli animali.
Come sempre succede, all'ultimo minuto ci vennero in mente un sacco di cose che avevamo dimenticato, e quando finalmente chiudemmo casa e ci mettemmo in marcia eravamo stracarichi di pacchi e pacchetti.
A met strada, al Dottore venne in mente che aveva lasciato la pentola del brodo a bollire sul fuoco. Per fortuna passava di l un merlo che aveva fatto il nido nel nostro giardino e il Dottore lo preg di andare subito ad avvertire Tac-Tac.
Gi al molo trovammo ad aspettarci una gran folla, accorsa per i saluti.
Mio padre e mia madre erano in prima fila. Sperai che non facessero scene, o scoppiassero in lacrime o chiss che altro, ma devo dire che si comportarono molto bene... per essere dei genitori. Mia madre mi raccomand di tenere sempre i piedi all'asciutto; mio padre abbozz un sorrisetto sbilenco e mi diede una pacca sulla spalla, augurandomi buona fortuna. Gli addii sono sempre imbarazzanti e mi sentii molto sollevato quando finalmente salimmo a bordo.
Ci sorprese un po', invece, di non vedere Matthew Mugg tra la folla. Eravamo sicuri che sarebbe venuto a salutarci e il Dottore avrebbe voluto dargli qualche istruzione supplementare riguardo al cibo da lasciare a casa agli animali.
Finalmente, dopo un gran armeggiare con cime e argani, tirammo su l'ancora e mollammo gli ormeggi. Il Chiurlo cominci a scivolare dolcemente lungo il fiume, seguendo la corrente, e la gente sulla banchina ci salutava e sventolava i fazzoletti.
Allontanandoci dall'ormeggio urtammo un paio di barche e a un'ansa del fiume particolarmente stretta restammo incagliati per alcuni minuti su un banco di fango. La gente a terra seguiva le nostre vicende con apprensione, ma il Dottore non si scompose nemmeno un po'.
Piccoli contrattempi come questi capitano anche nei viaggi pi minuziosamente pianificati comment, sporgendosi fuoribordo a recuperare gli stivali che erano rimasti imprigionati nel fango mentre liberavamo la barca. Una volta al largo, diventa tutto molto pi facile. L non ci sono tante probabilit di scontrarsi con qualche stupido ostacolo.
Per me fu una sensazione magnifica superare lentamente il piccolo faro all'imbocco del fiume, lasciarsi dietro la terraferma e ritrovarsi in mare aperto. Era tutto cos nuovo e diverso: sopra di noi c'era solo il cielo, e sotto il mare. E nella vasta distesa d'acqua, la barca che per molti giorni sarebbe stata la nostra casa e la nostra strada, il nostro rifugio e il nostro giardino, sembrava minuscola: minuscola, ma accogliente, adeguata, sicura.
Mi guardai intorno e feci un respiro profondo. Il Dottore, al timone, governava la barca, che beccheggiava e rollava dolcemente tra i flutti, e a dispetto della mia paura di avere il mal di mare, per fortuna mi sentivo benissimo. Bumpo era sottocoperta a preparare la cena. Cii-Cii, a poppa, avvolgeva le cime e le sistemava in mucchi ordinati. Il mio compito consisteva nel legare per bene tutti gli oggetti che c'erano sul ponte, in modo che non rotolassero ovunque in caso di mare grosso. Gip stava di vedetta a prua, con le orecchie ritte e il naso all'aria, immobile come una statua, a scrutare l'orizzonte per avvistare eventuali relitti galleggianti, secche o altri pericoli. Ognuno di noi aveva una mansione precisa da svolgere, in modo da garantire il perfetto procedere della nave. Persino la vecchia Pollynesia aveva il suo daffare a misurare la temperatura dell'acqua con il termometro da bagno del Dottore legato all'estremit di una cordicella, per accertarsi che non ci fossero iceberg nei paraggi. E mentre la sentivo imprecare sottovoce, perch in quella luce fioca non riusciva a leggere i numeri, mi resi conto che il viaggio era iniziato sul serio e che presto sarebbe calata la notte: la mia prima notte in mare!
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COMINCIANO I GUAI.
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Poco prima di cena Bumpo sal in coperta e and dal Dottore, che stava al timone.
C' un clandestino nella stiva, comandante annunci con un tono da scafato lupo di mare. L'ho appena scovato dietro i sacchi di farina.
Oh mamma mia! esclam il Dottore. Che seccatura! Stubbins, scendi con Bumpo e porta su l'intruso. Non posso abbandonare il timone proprio adesso.
Io e Bumpo scendemmo nella stiva; e l, dietro i sacchi di farina, imbiancato dalla testa ai piedi, c'era un uomo. Dopo averlo ripulito alla bell'e meglio con una scopa, scoprimmo che si trattava di Matthew Mugg. Lo trascinammo di sopra che non aveva ancora smesso di starnutire e lo portammo al cospetto del Dottore.
Ma come! Matthew! esclam Dolittle. Che diavolo ci fai qui?
La tentazione era troppo forte, Dottore spieg il Gattaro. Le ho chiesto mille volte di portarmi in viaggio, e lei ha sempre rifiutato. Stavolta, sapendo che aveva bisogno di un uomo, ho pensato di nascondermi a bordo finch non fossimo arrivati in mare aperto. A quel punto mi sarei potuto rendere utile. Ma a forza di restare accovacciato per ore dietro quei sacchi di farina, i miei reumatismi hanno cominciato a farsi sentire. Stavo appunto stendendo le gambe per cambiare posizione quando  arrivato questo qui e ha visto i miei piedi che spuntavano da dietro i sacchi. Ma come balla questa barca! Da quanto dura la tempesta? Temo che quest'aria umida non giover ai miei reumatismi...
No, infatti. Non saresti dovuto salire, la vita di mare non fa per te. Credimi, non ti divertiresti neanche un po' ad affrontare un lungo viaggio. Ci fermeremo a Penzance e ti faremo sbarcare. Bumpo, per favore, vai gi nella mia cabina: nella tasca della mia vestaglia ci sono delle carte nautiche. Portami quella piccola, segnata a penna blu. Penzance  da qualche parte alla nostra sinistra. Devo localizzare i fari prima di modificare la rotta e dirigermi verso la costa.
Agli ordini, comandante disse Bumpo, e con un rapido dietrofront si diresse verso la scaletta.
Ascolta, Matthew riprese il Dottore, da Penzance puoi arrivare in corriera fino a Bristol. Da l Puddleby non  molto lontana. Mi raccomando, ricordati di portare le provviste a casa mia ogni gioved. E non dimenticare il rifornimento supplementare di aringhe per i piccoli di visone.
In attesa che Bumpo tornasse con la carta geografica, io e Cii-Cii cominciammo ad accendere i fanali di navigazione: uno verde a tribordo, uno rosso a babordo e uno bianco sull'albero maestro.
Dopo un po' sentimmo un rumore di passi per la scaletta e il Dottore esclam: Oh, ecco finalmente Bumpo con la carta!.
Ma, con nostro grande stupore, insieme a Bumpo c'erano altre due persone.
Dio misericordioso! esclam John Dolittle. E questi chi sono?
Altri due clandestini annunci Bumpo, affrettandosi verso di lui. Li ho trovati nella sua cabina, nascosti sotto la cuccetta. Un uomo e una donna. Ecco la sua carta, comandante.
Questo  troppo! gemette il Dottore. Ma chi sono? Con questo buio non riesco a vederli in faccia. Accendi un fiammifero, Bumpo.
Ebbene, non indovinerete mai di chi si trattava. Erano Luke e sua moglie, quest'ultima stravolta dal mal di mare.
Raccontarono al Dottore che, quando erano andati a vivere insieme nella baracca di Luke in mezzo agli acquitrini, era cominciato un pellegrinaggio di persone che avevano sentito parlare del grande processo e alla fine la vita era diventata impossibile. Allora, non avendo i mezzi per andarsene in altro modo, avevano deciso di scappare da Puddleby imbarcandosi come clandestini, per poi stabilirsi da qualche parte dove nessuno avesse mai sentito parlare di loro. Ma non appena erano salpati la moglie di Luke aveva cominciato a stare malissimo.
Il povero Luke si scus mille volte per il disturbo causato e disse che era stata un'idea della moglie.
Dopo avere spedito Bumpo a prendere la sua valigetta e dato dei sali da annusare alla signora, il Dottore decise che la cosa migliore sarebbe stata di dare loro un po' di soldi per farli sbarcare a Penzance insieme a Matthew. A Luke diede anche una lettera, con la quale presentarsi da un suo amico che abitava in citt e che, si sperava, lo avrebbe aiutato a trovare un lavoro.
Pollynesia aveva osservato tutta la scena appollaiata sulla mia spalla, e quando il Dottore apr il borsellino per prendere qualche moneta d'oro la sentii borbottare: Lo sapevo... Ecco gli ultimi soldi che se ne vanno...Tre sterline e dieci penny: tutti i nostri averi per l'intero viaggio! Dovessimo sostituire un'ancora o comprare un barattolo di catrame, adesso a bordo non ci restano nemmeno gli spiccioli per un francobollo. Preghiamo almeno che ci basti il cibo. Tanto varrebbe dargli anche la barca e tornarcene a casa!.
Nel frattempo il Dottore, dopo aver consultato la carta nautica, aveva modificato la rotta e con grande sollievo della moglie di Luke puntammo verso la terraferma.
Io ero curiosissimo di vedere come si sarebbero svolte le operazioni di attracco in un porto, in piena notte, con la sola guida dei fari e di una bussola. Il Dottore govern la barca alla perfezione, evitando scogli e secche insidiose.
Entrammo in quel curioso porticciolo della Cornovaglia la sera verso le undici. Il Dottore traghett a terra i clandestini con la barchetta a remi che si trovava sul ponte del Chiurlo, e li sistem in un albergo per la notte. Quando fu di ritorno, ci disse che la moglie di Luke era andata difilato a letto e si era subito sentita molto meglio.
Dato che era ormai mezzanotte passata, decidemmo di fermarci in porto e ripartire il mattino dopo.
Anche se era elettrizzante stare svegli fino a cos tardi, io crollavo dalla stanchezza, perci fui ben contento di arrampicarmi sulla cuccetta sopra quella del Dottore, e di tirarmi le coperte fino al naso. L'obl era all'altezza del mio gomito e, senza alzare la testa dal cuscino, potevo vedere le luci di Penzance danzare su e gi, seguendo il dondolio della barca ormeggiata. Era come se quel piccolo spettacolo mi cullasse dolcemente verso il sonno, e stavo appunto arrivando alla conclusione che la vita di mare mi piaceva moltissimo, quando mi addormentai come un sasso.
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I GUAI CONTINUANO.
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Il mattino seguente, mentre facevamo un'ottima colazione a base di pancetta e rognone preparata da Bumpo, il Dottor Dolittle mi disse: Sai, Stubbins, mi stavo chiedendo se fare tappa alle Isole Capa Blanca oppure puntare dritto verso la costa del Brasile. Miranda dice che dovremmo trovare un tempo ottimale... per lo meno per le prossime quattro settimane e mezzo.
Be' risposi raccogliendo con il cucchiaino lo zucchero che si era depositato in fondo alla mia tazza di cioccolata, se possiamo contare sul bel tempo direi di fare tutta una tirata. E poi Miranda ci sta aspettando, no? Se tra un mese non ci avr visto arrivare, si domander che cosa ci  capitato.
Vero, verissimo, Stubbins.  anche vero, per, che le isole Capa Blanca sono un ottimo punto per spezzare la traversata. Se avessimo bisogno di rifornimenti o di una qualche riparazione sarebbe comodo far scalo l.
Quanto tempo ci vuole per raggiungerle? chiesi.
Sei giorni circa rispose il Dottore. Comunque, possiamo decidere con calma: per i prossimi due giorni la rotta sarebbe comunque la stessa. Se hai finito di fare colazione possiamo prepararci a partire.
Salito in coperta, nell'aria luminosa del mattino soleggiato vidi svolazzare in cerchio sopra di noi uno stuolo di gabbiani bianchi e grigi, in cerca di avanzi gettati dalle navi ancorate nel porto.
Alle sette e mezza avevamo ormai issato l'ncora e spiegato le vele a un piacevole venticello costante, e stavolta uscimmo in mare aperto senza urtare il bench minimo ostacolo. Incrociammo i pescherecci di Penzance che rientravano tutti lindi e in perfetto ordine, in fila come soldatini, dalla notte di pesca, le vele bruno-rossicce inclinate dalla stessa parte e la spuma bianca delle onde che danzava davanti alle prue.
Nei tre o quattro giorni successivi tutto fil liscio come l'olio e non accadde niente di straordinario. Ognuno si dedic al proprio compito, e nei momenti liberi il Dottore ci insegnava ad avvicendarci al timone, a mantenere la rotta e a fare la cosa giusta in caso di un improvviso cambio del vento. Suddividemmo le ventiquattr'ore della giornata in tre turni, cos da dormire otto ore ciascuno e restare svegli sedici ore: in questo modo due di noi erano sempre di servizio e la barca era ben sorvegliata.
Pollynesia, che era un marinaio molto pi esperto di noi e ne sapeva un bel po' su come comportarsi in mare, sembrava sempre sveglia... tranne quando si concedeva un pisolino al sole, appollaiata su una zampa sola, accanto al timone. Certo  che, con lei in giro, nessuno riusciva a poltrire oltre le otto ore concesse. Pollynesia teneva d'occhio l'orologio di bordo, e se tardavi mezzo minuto a presentarti in coperta scendeva in cabina e ti beccava delicatamente il naso finch non ti svegliavi.
Non ci misi molto ad affezionarmi al nostro amico Bumpo, con la sua magniloquenza e i suoi piedoni enormi in cui tutti, senza volerlo, inciampavano di continuo. Anche se era pi grande di me e faceva l'universit, non mi trattava mai con sufficienza: era sempre sorridente e ci teneva tutti di buon umore. Il Dottore aveva avuto proprio un'ottima idea a portarlo con noi.
La mattina del quinto giorno di navigazione stavo per dargli il cambio al timone, quando Bumpo si present annunciando: La carne salata  quasi finita, comandante.
La carne salata! esclam Dolittle. Com' possibile? Ne abbiamo portati sessanta chili! Non possiamo certo averla mangiata tutta in cinque giorni. Dov' andata a cacciarsi?
Non lo so, comandante. Ogni volta che scendo in cambusa mi accorgo che  sempre di meno. Se sono i topi a mangiarla, devono essere roditori enormi.
Pollynesia, che stava facendo la sua ginnastica mattutina zampettando su e gi per uno strallo, intervenne: Dobbiamo perlustrare la stiva. Di questo passo resteremo senza viveri in meno di una settimana. Vieni gi con me, Tommy: andiamo a vedere di che si tratta.
Scendemmo nella cambusa e Pollynesia ci invit a stare zitti e a tenere le orecchie ben aperte, cosa che facemmo. Cos, da un angolo buio, sentimmo forte e chiaro qualcuno che russava.
Ah, proprio come pensavo disse Pollynesia. Un uomo. E bello grosso, anche. Arrampicatevi lass, voi due, e tiratelo fuori. Mi pare che sia dietro quel barile. Accipicchia! Mi sa che ci siamo portati dietro mezza Puddleby! Devono averci scambiato per un traghetto da quattro soldi. Che faccia tosta! Avanti, su, tiratelo fuori.
Io e Bumpo accendemmo una lanterna e ci arrampicammo sulle casse di provviste. Dietro il barile c'era effettivamente un omone barbuto che dormiva della grossa, con un'aria alquanto soddisfatta. Lo svegliammo.
Chesscc? farfugli quello con la voce impastata di sonno.
Era Ben Butcher, il marinaio provetto.
Pollynesia strepit come un petardo indiavolato. Questo  il colmo! esclam. L'ultimo uomo sulla faccia della terra che volevamo a bordo. Per mille fulmini e saette! Che faccia tosta!
Non sarebbe il caso sugger Bumpo di dare una botta in testa a questo bellimbusto mentre  ancora mezzo addormentato e scaricarlo in mare da un obl?
No, ci metteremmo nei pasticci disse Pollynesia. E poi non esiste obl abbastanza grande da farci passare un colosso del genere. Portatelo dal Dottore.
Dunque portammo su l'omone, che al cospetto di Dolittle si tocc rispettosamente il berretto.
Un altro clandestino, comandante annunci Bumpo in tono compito.
Pensai che al Dottore sarebbe venuto un colpo.
Salve, comandante disse l'uomo. Sono Ben Butcher, marinaio scelto, al suo servizio. Ero sicuro che avrebbe avuto bisogno di me, cos mi sono preso la libert di nascondermi a bordo. Il che va contro i miei principi! Ma non potevo rassegnarmi all'idea che voi gente di terraferma vi metteste in viaggio senza poter contare su un vero marinaio. Non ce l'avreste mai fatta a tornare a casa vivi. Guardi quella randa, comandante!  tutta allentata alla gola. Alla prima raffica di vento la velatura finir in mare. Fortuna che adesso ci sono io. In un attimo rimetter tutto in perfetto ordine.
Fortuna un corno! salt su il Dottore. Non sono affatto contento che lei sia qui! A Puddleby le ho detto chiaro e tondo che non la volevo. Con quale diritto  salito a bordo?
Ma, comandante obiett il marinaio scelto, senza di me non pu governare questa barca! Lei non sa nulla di navigazione. Guardi la bussola: siamo finiti fuori rotta di un grado e mezzo! Mi perdoni se glielo dico, ma che lei pensi di fare questo viaggio da solo  una pazzia! Ci rimetter baracca e burattini!
Mi stia a sentire disse il Dottore, lo sguardo improvvisamente duro, non mi importa un bel niente di perdere la barca. Non sar certo la prima, e sinceramente non ha nessuna importanza. Se decido di andare in un posto, ci arrivo. Ha capito? Pu darsi che non m'intenda di navigazione, ma arrivo sempre dove voglio. Lei pu anche essere il miglior marinaio del mondo, ma su questa barca costituisce solo una seccatura, una seccatura bella e buona. Ora raggiungeremo il porto pi vicino e la far sbarcare.
Ben detto! intervenne Pollynesia. E si consideri fortunato se non finisce in prigione per essersi imbarcato clandestinamente e aver fatto fuori tutta la scorta di carne salata.
Non so proprio che diamine faremo adesso la sentii sussurrare all'orecchio del Dottore. Non abbiamo soldi per comprarne dell'altra e quella carne era la nostra scorta di viveri pi importante.
Che ne dite, invece, di mettere sotto sale il marinaio scelto e mangiarci lui? sugger Bumpo sottovoce. A occhio direi che pesa ben pi di sessanta chili. Eccellente applicazione di economia politica.
Non dire sciocchezze salt su Pollynesia. Per mormor dopo averci pensato su un attimo, in fondo  un'ottima idea. Nessuno l'ha visto salire a bordo... Oh, ma, accidenti! Non abbiamo abbastanza sale. E poi sono sicura che saprebbe di tabacco.
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POLLYNESIA HA UN PIANO.
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Il Dottore mi ordin di prendere il suo posto al timone, mentre lui faceva un po' di calcoli sulla carta nautica per studiare la nuova rotta.
Alla fine ci toccher per forza fare scalo alle Isole Capa Blanca mi disse mentre il marinaio scelto ci voltava le spalle. Che seccatura! Ma preferirei tornare a Puddleby a nuoto, piuttosto che dovermi sorbire per tutto il viaggio gli sproloqui di questo scocciatore.
Era davvero insopportabile, questo Ben Butcher. Gli avevamo detto chiaro e tondo che la sua presenza a bordo non era gradita, e secondo voi aveva il buon gusto di starsene zitto? Macch! Continuava a fare su e gi per il ponte criticando questo e quello. A sentire lui non c'era niente che andasse bene. L'ncora era legata male; i boccaporti non erano stati chiusi a dovere; le vele erano state messe alla rovescia; e tutti i nodi erano sbagliati.
Alla fine il Dottore gli disse di smetterla e di sloggiare sottocoperta. Lui si rifiut: sarebbe rimasto sul ponte finch poteva, non voleva finire annegato per colpa di noi marinai di acqua dolce.
Tutto questo non ci rendeva tanto tranquilli. Era un omone grande e grosso e chiss di che cosa sarebbe stato capace se avesse cominciato a dare in escandescenze.
Io e Bumpo ne stavamo appunto parlando sottocoperta, nel quadrato, quando Pollynesia, Gip e Cii-Cii ci raggiunsero. E, come al solito, Pollynesia aveva un piano.
Ascoltate ci disse, questo Ben Butcher dev'essere un contrabbandiere e un malintenzionato. Non dimenticate che li conosco bene, io, i marinai, e quel tizio non mi piace... Penso che...
Ma... la interruppi, credi davvero che sia prudente attraversare l'Atlantico senza un bravo marinaio a bordo?
A furia di ripetere che tutto quello che avevamo fatto era sbagliato, Ben Butcher era riuscito a spaventarmi, e cominciavo a chiedermi che cosa sarebbe successo se avessimo incontrato una burrasca. Miranda ci aveva detto che potevamo contare sul bel tempo solo per un periodo limitato e noi continuavamo ad accumulare ritardo. Ma Pollynesia si limit a scuotere il capo con aria di commiserazione.
Benedetto ragazzo disse, con John Dolittle sei sempre al sicuro, ricordatelo. Non badare a quel che dice quell'asino di un marinaio. Naturalmente  verissimo che il Dottore fa tutto sbagliato, ma nel suo caso non ha importanza. Ascoltami bene: se viaggi con John Dolittle arrivi sempre alla meta. Hai sentito quando te lo ha detto, no? Io ho fatto un'infinit di viaggi con lui e posso testimoniarlo. Magari a volte arrivi con la barca sottosopra, ma comunque arrivi. E poi c' da dire un'altra cosa del Dottore... aggiunse pensosamente. Ha una fortuna sfacciata. Qualche spiacevole imprevisto pu sempre capitare, ma con lui le cose finiscono sempre bene. Ricordo che una volta stavamo attraversando lo Stretto di Magellano e c'era un vento cos forte...
Insomma, che ne facciamo di Ben Butcher? intervenne Gip. Hai detto che hai un piano, no?
La mia paura  che quel bruto approfitti di un momento di distrazione del Dottore per dargli una botta in testa e assumere il comando del Chiurlo. Certe canaglie di marinai sono capaci di questo e altro. Si ribellano e si impadroniscono della nave portandola dove vogliono loro:  quel che si chiama un ammutinamento.
Hai ragione disse Gip. Dobbiamo sbrigarci ad agire. Se tutto va bene, arriveremo alle Isole Capa Blanca non prima di dopodomani, e non voglio lasciare il Dottore da solo con quel tizio nemmeno per un minuto. A naso direi che  un pessimo soggetto.
Ho gi pensato a tutto continu Pollynesia. Ditemi un po': quella porta ha una chiave?
Controllammo all'esterno della sala e in effetti c'era una chiave.
Benone riprese Pollynesia. Bumpo apparecchier la tavola e noi andremo tutti a nasconderci. Poi, a mezzogiorno, suoner la campanella del pranzo. Non appena Ben la sentir, si precipiter gi a mangiare. Bumpo dovr appostarsi dietro la porta. Aspetter che Ben si sia seduto a tavola per chiudere svelto la porta e dare un giro di chiave, imprigionandolo dentro. Tutto chiaro?
Che idea geniale! ridacchi Bumpo. Apparecchio subito.
Mi raccomando, prima di uscire porta via la bottiglietta di salsa Worcester dalla credenza gli disse Pollynesia. Non lasciare in giro niente di commestibile. Quel farabutto ha gi mangiato a sufficienza per cinque giorni. E poi se lo teniamo un po' a stecchetto non avr pi tanta voglia di ribellarsi quando lo abbandoneremo sulle Isole Capa Blanca.
A quel punto andammo tutti a nasconderci in corridoio, da dove potevamo assistere alla scena. Di l a poco Bumpo si diresse ai piedi della scaletta e si mise a scampanellare come un matto per avvertire che il pranzo era pronto. Dopodich corse a nascondersi dietro la porta della saletta e tutti restammo immobili in attesa.
Quasi subito, bum, bum, bum, Ben Butcher, il marinaio scelto, scese le scale a passi pesanti, entr nel quadrato, si sedette a capotavola al posto del Dottore, si annod un tovagliolo sotto il mento ciccione e sospir pregustando il pranzo.
Poi... Sbam! Bumpo sbatt la porta e la chiuse a chiave.
Per un po' l'abbiamo sistemato decret Pollynesia uscendo dal suo nascondiglio. Insegni pure l'arte della navigazione alla credenza! Per la miseria, che faccia di bronzo! Sono pi le cose che ho dimenticato io in fatto di navigazione di quante ne sapr mai quel buzzurro. Su, andiamo di sopra a raccontarlo al Dottore.
Intonando un'allegra canzone marinara norvegese mi salt sulla spalla e salimmo tutti sul ponte.
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IL FALEGNAME DI MONTEVERDE.
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Alle Isole Capa Blanca restammo tre giorni.
Bench avessimo fretta di ripartire, ci trattenemmo cos a lungo per due motivi. Innanzitutto la scarsit di viveri dovuta al ciclopico appetito del marinaio scelto. Quando scendemmo in cambusa per fare l'inventario di quel che ci occorreva, scoprimmo infatti che Ben Butcher non si era limitato ad abbuffarsi di carne salata, e dato che non avevamo il becco di un quattrino non sapevamo proprio come fare per procurarci altri viveri. Il Dottore rivolt il suo baule da cima a fondo per vedere se saltava fuori qualcosa da vendere. L'unico oggetto di valore era un vecchio orologio da tasca con le lancette rotte e la cassa ammaccata: a occhio e croce, con il ricavato della vendita ci saremmo potuti comprare al massimo mezzo chilo di t.
L'altro motivo per cui restammo era la corrida. Dovete sapere che in quelle isole, che si trovano sotto la giurisdizione spagnola, tutte le domeniche si teneva una corrida. Noi arrivammo di venerd e dopo esserci sbarazzati del marinaio scelto andammo a passeggio per la citt.
Era una curiosa cittadina, molto diversa da quelle che avevo mai visto prima. Le strade erano tortuose e labirintiche, cos strette che un carro ci passava a mala pena, e in cima le case erano talmente vicine le une alle altre che gli inquilini dell'ultimo piano potevano sporgersi dalla finestra e stringere la mano ai dirimpettai. Il Dottore ci disse che era una citt antichissima: si chiamava Monteverde.
Noi, essendo squattrinati, non andammo in albergo n da nessun'altra parte; la seconda sera, per, passando davanti alla bottega di un falegname specializzato in letti, notammo che ce n'erano parecchi esposti sul marciapiede. Il Dottore attacc bottone, parlando in spagnolo, con l'artigiano, che se ne stava seduto sulla soglia a fischiettare a un pappagallo in gabbia. Cos, parlando di uccelli e tante altre cose, i due fecero amicizia e, dato che l'ora della cena si avvicinava, l'artigiano ci invit a cenare con lui.
Naturalmente accettammo con gioia. Dopo cena - tutti piatti squisiti, per lo pi conditi con olio d'oliva: a me piacquero soprattutto le banane fritte -, tornammo a sederci sul marciapiede e continuammo a chiacchierare fino a notte inoltrata.
Quando alla fine ci alzammo per tornare sulla barca, quel gentilissimo signore non ne volle sapere di lasciarci andare. Disse che le strade intorno al porto erano male illuminate e quella sera non c'era nemmeno la luna: di sicuro ci saremmo persi. Ci invit quindi a passare la notte da lui e tornare alla barca l'indomani mattina.
Alla fine accettammo, ma siccome il nostro nuovo amico non aveva camere da letto per ospitarci, io, il Dottore e Bumpo dormimmo sui letti che stavano esposti sul marciapiede. La notte era talmente calda che non sentimmo nemmeno il bisogno di coperte. Fu molto divertente dormire cos, all'aperto, osservando il viavai della gente e l'allegra animazione delle strade. Sembrava che gli spagnoli non andassero mai a dormire. A notte fonda i ristoranti e i caff erano ancora aperti e i tavolini all'esterno affollati di clienti che bevevano caff chiacchierando spensieratamente. In lontananza, le note sommesse di una chitarra si mescolavano al tintinnio di tazze e bicchieri e al brusio delle voci.
Non so perch, ma tutto questo mi fece pensare ai miei genitori a Puddleby, alla loro vita regolare, con l'esercizio serale del flauto e tutto il resto, ogni giorno sempre le stesse cose. In un certo senso provai pena per loro, che si perdevano il divertimento di quella vita avventurosa, dove tutti i giorni facevamo qualcosa di diverso e persino dormire poteva diventare un'esperienza nuova. D'altro canto, molto probabilmente i miei genitori non avrebbero gradito nemmeno un po' la prospettiva di dormire su un marciapiede. Curioso com' fatta la gente...
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LA SFIDA DEL DOTTORE.
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L'indomani mattina fummo svegliati da un gran baccano. Lungo la strada si snodava una processione: una gran folla di donne in visibilio e bambini festanti seguiva un gruppo di uomini in abiti variopinti. Domandai al Dottore chi fossero.
Sono i toreri mi rispose. Domani ci sar una corrida.
Cos' una corrida?
Con mio grande stupore, Dolittle si fece rosso di rabbia: proprio come quando mi aveva parlato dei leoni e delle tigri nel suo zoo privato.
La corrida  una pratica crudele e orrenda disse. Gli spagnoli sono un popolo molto simpatico e ospitale. Come facciano ad apprezzare tanto uno spettacolo cos cruento, non lo capir mai.
Poi mi spieg che nelle corride il toro veniva stuzzicato fino a che si infuriava, dopodich veniva fatto entrare in un'arena, dove alcuni uomini gli sventolavano un drappo rosso sotto il naso e scappavano via. A quel punto lasciavano che il toro si sfiancasse a forza di caricare e uccidere dei cavalli vecchi e bolsi incapaci di difendersi, e quando ormai quella povera bestia era stremata, ecco che arrivava il torero e la finiva con la spada.
Ogni domenica concluse il Dottore, praticamente in tutte le citt spagnole si uccidono in questo modo sei tori e altrettanti cavalli.
Ma non capita mai che gli uomini vengano uccisi dal toro?
Molto di rado, purtroppo disse il Dottore. Un toro non  pericoloso come sembra, anche quando  infuriato; basta allontanarsi in fretta e non perdere la testa. I toreri sono abili, scattanti e ammiratissimi, soprattutto dalle donne. In Spagna, un torero acclamato - o matador, come lo chiamano -  pi importante di un re. Ecco, guarda: ne stanno arrivando altri. Vedi che le ragazze gli mandano i baci? Un'assurdit!
In quel momento l'artigiano usc dalla bottega per ammirare il corteo. Mentre ci dava il buongiorno e ci chiedeva come avevamo dormito, arriv anche un suo amico e si un a noi. Ce lo present come Don Enrique Cardenas.
Quando seppe da dove venivamo, il nuovo arrivato si rivolse a noi nella nostra lingua. Sembrava una persona molto colta e distinta. Immagino che domani andrete a vedere la corrida, vero? domand amabilmente al Dottore.
Assolutamente no rispose asciutto Dolittle. Non mi piace la corrida.  uno spettacolo crudele e spregevole.
Don Enrique Cardenas per poco non esplose: non avevo mai visto nessuno infervorarsi tanto. Url al Dottore che non sapeva quel che diceva, che la corrida era un nobile sport e che i matadores erano gli uomini pi coraggiosi del mondo.
Quante idiozie! replic il Dottore. Quel povero toro non ha nessuna possibilit di difendersi. Soltanto quando  ormai esausto e rintronato i vostri beneamati matadores osano ucciderlo.
Lo spagnolo si arrabbi al punto che pensavo avrebbe picchiato il Dottore. Mentre farfugliava cercando le parole con cui replicare, il falegname intervenne e prese da parte Dolittle. Sottovoce gli spieg che Don Enrique era un personaggio molto in vista, che era lui a rifornire tutte le corride locali con i tori del suo allevamento, una razza speciale nera e molto forte, e che era un uomo ricchissimo, uno stimato notabile. Insomma, non bisognava assolutamente mancargli di rispetto.
Dopo che ebbe finito di parlargli, colsi nello sguardo del Dottore un lampo malizioso, come se gli fosse appena balenata un'idea.
Don Enrique disse al notabile infuriato, lei sostiene che i toreri sono uomini coraggiosi e capaci. A quanto pare l'ho offesa affermando che la corrida  uno sport poco nobile. Mi dica, chi  il pi bravo matador dello spettacolo di domani?
Pepito de Malaga rispose Don Enrique. Uno degli uomini pi grandi e valorosi di tutta la Spagna.
Molto bene. Ho una proposta da farle. Non ho mai combattuto contro un toro in vita mia, ma poniamo che domani io scenda nell'arena con Pepito de Malaga o con qualsiasi altro torero lei voglia. Se riuscir a destreggiarmi con il toro meglio di loro, mi promette che far una cosa per me?
Don Enrique gett indietro la testa e scoppi in una crassa risata.
Lei dev'essere pazzo! esclam. Si far uccidere all'istante! Ci vogliono anni di allenamento per diventare un bravo torero.
Mettiamo che io sia disposto a correre il rischio insist il Dottore. Non avr mica paura, immagino, di accettare la sfida?
Lo spagnolo si accigli. Paura! esclam. Seor, se riesce a battere Pepito de Malaga nell'arena prometto di fare per lei tutto quanto  in mio potere.
Ottimo. Ora, se ho capito bene, lei  un'autorit su queste isole. Quindi potrebbe ben decidere di sospendere per sempre tutte le corride a partire da domani, vero?
Certamente dichiar altezzoso Don Enrique.
Benissimo, questa sar la mia richiesta... se vincer la scommessa prosegu il Dottore. Se riuscir a far compiere a un toro infuriato pi evoluzioni rispetto a Pepito de Malaga, deve promettermi che su queste isole non si svolger mai pi una corrida finch lei sar in vita. Affare fatto?
Lo spagnolo tese la mano.
Affare fatto. Lo prometto disse. Ma devo avvertirla che sta giocando con la sua vita. Verr senz'altro ucciso. A ogni modo  quel che si merita per aver detto che la corrida  uno sport spregevole. Ci rivediamo qui domattina per definire i particolari. La saluto, signore.
Non appena lo spagnolo si volt ed entr nella bottega con il suo amico, Pollynesia, che come al solito aveva ascoltato tutto, venne a posarmisi sulla spalla e mi sussurr all'orecchio: Ho un piano. Porta con te Bumpo e andiamo da qualche parte dove il Dottore non possa sentirci. Devo parlarti.
Con un colpetto sul gomito invitai Bumpo a seguirmi e attraversammo insieme la strada fingendo di andare a guardare la vetrina di una gioielleria. Intanto il Dottore si era seduto sul letto per allacciarsi gli stivali che si era tolto per la notte.
Ascoltate disse Pollynesia, mi sono spremuta le meningi per trovare il modo di procurarci i soldi necessari per comprare i viveri, e alla fine ci sono riuscita.
A trovare i soldi? domand Bumpo.
Ma no, stupido: a trovare il modo per farli. Statemi a sentire: il Dottore vincer senz'altro la sfida di domani, poco ma sicuro. Non ci resta altro che far scommettere questi spagnoli: vanno matti per il gioco d'azzardo. Et voil!
Che cos' il gioco d'azzardo? domandai.
Oh, io lo so disse Bumpo tutto fiero. A Cambridge lo facevamo spesso durante le gare di canottaggio. Andr da Don Enrique e gli dir: Scommetto cento sterline che vince il Dottore. Cos, se vince, Don Enrique dovr darmi cento sterline. Se invece perde, sar io a dover dare cento sterline a Don Enrique.
Proprio cos disse Pollynesia. Solo che invece di cento sterline dovrai dire duemilacinquecento pesetas. E adesso andiamo da questo Don Riccastro Cardenas e facciamogli credere che siamo molto ricchi.
Mentre il Dottore era ancora alle prese con gli stivali, riattraversammo la strada e sgattaiolammo nella bottega del falegname.
Don Enrique esord Bumpo, permetta che mi presenti: sono il principe ereditario di Gongolikki. Che ne dice di fare una piccola scommessa con me sulla corrida di domani?
Don Enrique salut con un inchino.
Perch no? rispose. Con molto piacere. Ma devo avvisarla che  destinato a perdere. Quanto vuole puntare?
Oh, solo qualche spicciolo disse Bumpo, per il puro divertimento di scommettere. Che ne dice di tremila pesetas?
D'accordo disse lo spagnolo inchinandosi di nuovo. Ci vediamo domani dopo la corrida.
Che sollievo disse Pollynesia quando uscimmo per tornare dal Dottore. Mi sono levata un gran peso di dosso.
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LA GRANDE CORRIDA
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L'indomani era un grande giorno a Monteverde. In tutte le strade erano issate bandiere e ovunque si vedeva gente in abiti vivaci dirigersi verso l'arena, il grande circo in cui si svolgevano le corride.
Tutta la citt era al corrente della sfida lanciata dal Dottore e la cosa sembrava divertire molto gli isolani. Uno straniero che osava competere con il grande Pepito de Malaga! Ben gli stava se si faceva ammazzare!
Il Dottore si era fatto prestare da Don Enrique un costume da torero che gli stava benissimo, anche se io e Bumpo avevamo fatto una gran fatica ad allacciargli il corpetto, e i bottoni sembravano schizzare da tutte le parti.
Quando ci avviammo verso l'arena, stuoli di ragazzini ci corsero dietro prendendo in giro il Dottore per la sua corpulenza. Gridavano: Juan Hagapoco, el grueso matador!, che tradotto significa: John Combinapoco, il torero grasso. Perch, letteralmente, Dolittle vorrebbe proprio dire Combina-poco.
Appena arrivammo all'arena, il Dottore dichiar che voleva dare un'occhiata ai tori prima che cominciasse il combattimento. Fummo subito condotti al recinto dove, dietro un'alta inferriata, scalpitavano nervosamente sei bestioni neri.
Con poche parole e qualche rapido cenno, il Dottore spieg brevemente ai tori il suo piano e impart istruzioni dettagliate su quello che avrebbero dovuto fare durante lo spettacolo. Quelle povere bestie, fuori di s dalla gioia all'idea di mettere fine alle corride, promisero di obbedirgli in tutto e per tutto.
Ovviamente il tizio che ci aveva accompagnato al recinto non cap niente di quello che stava succedendo. Forse, vedendo il Dottore mettersi a fare gesti e a parlare con i tori, pens che quell'inglese grassottello fosse un po' matto.
Dopodich Dolittle and negli spogliatoi dei toreri, mentre io, Bumpo e Pollynesia prendemmo posto nell'arena.
Era uno spettacolo grandioso. Migliaia di uomini e donne riempivano quel grande teatro all'aperto sfoggiando i loro abiti pi eleganti, e tutti sembravano allegri e festosi.
Don Enrique si alz e annunci alla folla che il primo numero in programma consisteva in una sfida tra il Dottore inglese e Pepito de Malaga. Spieg anche che cos'aveva promesso in caso di vittoria del Dottore. Il pubblico, per, non sembr prendere molto sul serio quell'eventualit e scoppi in una risata fragorosa.
Pepito fece il suo ingresso nell'arena, accolto dal tripudio generale: le signore mandarono baci e gli uomini applaudirono e sventolarono i cappelli.
Sul lato opposto si spalanc subito una grande porta e un toro entr al galoppo; dopodich la porta fu richiusa. Il torero si mise immediatamente in guardia. Sventol il drappo rosso e il toro lo caric. Pepito scart agilmente di lato e il pubblico lo acclam di nuovo.
Quel giochetto si ripet pi volte. Ma ogni volta che Pepito si trovava con le spalle al muro e sembrava in serio pericolo, il suo assistente, che gli stava sempre vicino, attirava su di s l'attenzione del toro, sventolando un altro drappo rosso. Allora l'animale inseguiva lui e Pepito la scampava. Quasi sempre, subito dopo aver distratto il toro dal torero, l'assistente correva verso la staccionata e la scavalcava, mettendosi in salvo. Sembrava tutto preordinato e, a meno che scivolassero e cadessero a terra, mi sembrava che i matadores non corressero poi grandi rischi alle prese con quel povero toro mezzo stordito.
Dopo circa dieci minuti di schermaglie la porticina dello spogliatoio si apr e anche il Dottore entr nell'arena. Alla vista di quella figura tracagnotta vestita di velluto azzurro cielo, la folla si sbellic dalle risate.
Juan Hagapoco, come lo chiamavano, avanz fino al centro dell'arena e si inchin cerimoniosamente verso le signore sui palchi. Poi fece un inchino al toro e infine a Pepito. Stava rivolgendo un ultimo inchino all'assistente del torero, quando il toro lo caric alle spalle.
Attento! Attento! Il toro! Ti ammazza! url la folla.
Ma il Dottore termin l'inchino senza fretta, poi si volt verso il toro, che gli si stava avventando contro, e rest a braccia conserte, fissandolo torvo.
In quell'istante accadde una cosa stranissima. Il toro cominci a rallentare la corsa: sembrava quasi che fosse intimorito dal cipiglio del Dottore. Poi si ferm del tutto. Il Dottore lo minacci con il dito e il toro si mise a tremare, finch, con la coda tra le gambe, fece dietrofront e scapp via.
La folla rest a bocca aperta. Ma non era finita. Il Dottore si lanci all'inseguimento dell'animale e tutti e due presero a correre tutt'intorno all'arena, sbuffando e soffiando come mantici. Tra il pubblico cominciarono a diffondersi mormorii di ammirazione. Non si era mai visto, in una corrida, il toro che scappa inseguito dal torero! Al decimo giro, Juan Hagapoco, il matador inglese, con uno scatto finale, acchiapp il poveretto per la coda.
Dopo averlo trascinato, ormai del tutto remissivo, verso il centro dell'arena, gli fece fare ogni sorta di esercizio: drizzarsi sulle zampe posteriori, poi stare in equilibrio su quelle anteriori, ballare, saltare e rotolarsi per terra. Alla fine lo costrinse a inginocchiarsi, gli mont in groppa e si mise a fare volteggi e altre acrobazie in equilibrio sulle corna.
Pepito e i suoi assistenti erano rimasti con un palmo di naso e il pubblico si era completamente scordato di loro. Fermi in disparte accanto alla staccionata, poco lontano da dov'ero seduto io, mugugnavano tra loro, rosi dall'invidia.
Alla fine il Dottore si volt verso il palco di Don Enrique e, piegandosi in un inchino ossequioso, proclam a voce alta: Questo toro non ce la fa pi.  terrorizzato e sfiancato. Lo faccia portare via, per favore.
Desidera un altro toro, caballero? gli domand Don Enrique.
No rispose il Dottore. Ne voglio cinque. E che siano fatti entrare nell'arena tutti insieme, per favore.
A quelle parole dalla folla si lev un grido atterrito. Erano abituati a vedere i toreri fuggire davanti a un toro alla volta. Figurarsi se erano cinque! Significava morte certa.
Pepito si fece avanti ed esort Don Enrique a non permettere una cosa del genere, perch andava contro le regole della corrida. (Ah! Ah! ridacchi Pollynesia nel mio orecchio.  come quando il Dottore si mette in mare: infrange tutte le regole della navigazione, ma arriva sempre. Se lo lasciano fare, assisteranno allo spettacolo pi incredibile della loro vita.) Si scaten cos un acceso dibattito. Met della folla sembrava sostenere Pepito e l'altra met il Dottor Dolittle. Alla fine il Dottore si gir verso il torero e gli rivolse un solenne inchino, che gli fece saltare via anche l'ultimo bottone del corpetto.
Be', ovviamente se il caballero ha paura... cominci a dire con un sorrisetto.
Paura? sbott Pepito. Non ho paura di niente, io! Sono il pi grande matador di tutta la Spagna! Con questa mano ho ucciso novecentocinquantasette tori.
Benissimo disse il Dottore. Allora vediamo se riesce a ucciderne altri cinque. Fate entrare i tori! grid. Pepito de Malaga non ha paura!
Un silenzio di tomba scese nel grande anfiteatro mentre la pesante porta del recinto dei tori veniva spalancata. Poi, con un tremendo muggito, cinque grossi tori fecero irruzione nell'arena.
Assumete un'aria feroce sentii dire al Dottore in linguaggio bovino. Restate uniti. Non sparpagliatevi. Preparatevi a caricare. Puntate per primo Pepito, quello vestito di viola. Ma, per carit, non uccidetelo. Limitatevi a cacciarlo fuori dall'arena. E ora, tutti insieme, andategli addosso!
Con la testa abbassata e compatti come uno squadrone di cavalleria, i tori si lanciarono alla carica contro il povero torero.
All'inizio lo spagnolo fece di tutto per ostentare coraggio. Ma la vista di cinque paia di corna che gli venivano incontro al gran galoppo era troppo anche per lui. Sbianc, corse verso la staccionata, la scavalc d'un balzo e si volatilizz.
Adesso l'altro ordin il Dottore tra i denti. Nel giro di due secondi il valoroso assistente se la batt a sua volta. Juan Hagapoco, il grasso matador, rest solo nell'arena con cinque tori scatenati.
Valse davvero la pena di vedere il resto dello spettacolo. In un primo momento le belve vagarono inferocite per l'arena e presero a cornate la staccionata, sollevando nuvole di polvere alla ricerca spasmodica di qualcuno da incornare. Poi, uno dopo l'altro, finsero di accorgersi della presenza del Dottore e con un muggito rabbioso abbassarono la testa poderosa e a turno partirono alla carica nella sua direzione, come se volessero scaraventarlo per aria.
Fu una scena incredibilmente emozionante. Persino io, pur sapendo che era stato tutto concordato, quando vidi i tori lanciati a quella velocit trattenni il respiro temendo per la vita del Dottore. Ma all'ultimo istante, quando le punte affilate delle corna si trovavano ormai a pochi centimetri dal suo corpetto azzurro cielo, il Dottore scart agilmente di fianco e i bestioni proseguirono la loro corsa a vuoto con un gran fragore di zoccoli, mancandolo per un pelo.
Poi tornarono alla carica tutti e cinque insieme, circondando il Dottore e menando testate a destra e a manca, tra muggiti furibondi. Non so proprio come fece a uscirne vivo. Per qualche minuto la sua figura grassoccia spar in un parapiglia di corna, zoccoli che scalpitavano e code sferzanti. Come aveva pronosticato Pollynesia, fu la corrida pi straordinaria che si fosse mai vista.
Una donna tra la folla si mise a gridare istericamente a Don Enrique: Basta! Basta! Quell'uomo  troppo valoroso per morire!  il torero pi formidabile del mondo! Non lo lasci morire! Fermi la corrida!.
Ma un attimo dopo il Dottore sgusci fuori dalla calca di tori che lo circondava e, afferrandoli uno dopo l'altro per le corna, torse loro di scatto la testa e li scaravent per terra a gambe all'aria.
I bestioni recitarono a meraviglia la loro parte: le fiere ammaestrate di un circo non avrebbero saputo fare di meglio. Restarono lunghi distesi nella sabbia, ansimando come se fossero esausti e completamente k.o.
A quel punto, dopo un ultimo inchino alle signore, John Dolittle usc dall'arena.
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UNA PARTENZA PRECIPITOSA.
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Non appena la porta si richiuse alle spalle del Dottore si scaten il putiferio. Alcuni uomini sembravano furenti (erano gli amici di Pepito, immagino), ma le signore continuavano a chiamare a gran voce il Dottore perch tornasse nell'arena.
Quando poco dopo lui ricomparve, le donne nel pubblico sembrarono letteralmente impazzire: gli mandavano baci, lo chiamavano querido, poi cominciarono a strapparsi i fiori che avevano intrecciati nei capelli, gli anelli, le spille e le collane e presero a gettarglieli ai piedi. Non avevo mai visto niente di simile: un vero e proprio diluvio di rose e gioielli.
Il Dottore si limit a sorridere e a inchinarsi di nuovo, quindi si ritir.
Su, Bumpo, vai gi a raccogliere tutta quella roba, che poi la vendiamo si affrett a dire Pollynesia.  cos che fanno i grandi matadores: lasciano i gioielli a terra e a raccattarli ci pensano i loro assistenti. Gi che ci siamo, meglio fare una bella scorta di denaro. Pu sempre tornare utile, quando si viaggia con il Dottore. Non preoccuparti delle rose, quelle puoi lasciarle, ma non dimenticarti nemmeno un anello. E quando hai finito, vai a incassare le tremila pesetas da Don Riccastro. Io e Tommy ti aspettiamo fuori. Consegneremo quelle cianfrusaglie al banco dei pegni di fronte alla bottega del falegname. Su, vai e, mi raccomando, nemmeno una parola con il Dottore!
Fuori dall'arena la folla era ancora in subbuglio. Un po' ovunque si tenevano accese discussioni. Bumpo ci raggiunse con le tasche belle gonfie. Facendoci largo tra la gente, arrivammo davanti allo spogliatoio dei toreri: il Dottore ci aspettava sulla soglia.
Ben fatto, Dottore! si compliment Pollynesia volandogli sulla spalla. Gran bel lavoro, non c' che dire! Ma dai retta a me: qui tira una brutta aria. Meglio se torni subito a bordo senza farti notare. Copri quel costume appariscente con il soprabito: non mi piacciono le occhiate che ci lanciano queste persone. Pi della met di loro  furiosa per la tua vittoria. Adesso Don Riccastro dovr farla finita con le corride e sappiamo bene quanto le adorino da queste parti. Non vorrei che a qualche torero invidioso venisse in mente di farci un brutto scherzo. Conviene svignarcela.
Hai proprio ragione, Pollynesia. Come sempre disse il Dottore. La folla mi sembra un po' irrequieta. Me la filo da solo alla barca, cos non do nell'occhio, e vi aspetto l. Voi prendete una strada diversa. Forza, non perdete tempo! Sbrigatevi!
Non appena il Dottore se ne fu andato, Bumpo scov Don Enrique e gli disse: Stimabile signore, mi deve tremila pesetas.
Senza fiatare, ma verde di bile, Don Enrique ripag la sua scommessa.
Poi noleggiammo una carrozza e andammo a far provviste.
Poco lontano c'era una grossa drogheria che sembrava ben fornita, cos entrammo e comprammo di tutto e di pi.
In effetti, Pollynesia ci aveva visto giusto: la notizia della nostra vittoria doveva essersi sparsa in un lampo per tutta la citt, e quando, usciti dalla drogheria, caricammo la carrozza con le provviste, notammo vari gruppetti di persone che si aggiravano per le strade agitando bastoni e strepitando: Gli inglesi! Dove sono quei maledetti inglesi che hanno fatto sospendere le corride? Impicchiamoli a un lampione! Buttiamoli a mare! Gli inglesi! Vogliamo gli inglesi!.
Visto come stavano le cose, non perdemmo altro tempo. Bumpo agguant per la collottola il cocchiere spagnolo e a gesti gli fece capire che se non ci portava al porto il pi in fretta possibile, e tenendo la bocca chiusa per tutto il tragitto, l'avrebbe strozzato. Quindi saltammo in carrozza e ci sistemammo sopra le casse di viveri, poi chiudemmo in fretta la portiera e partimmo con le tende tirate.
Non riusciremo a impegnare i gioielli sospir Pollynesia mentre sfrecciavamo a tutta velocit sobbalzando sull'acciottolato. Pazienza, ci torneranno utili pi avanti. E comunque ci sono rimaste duemilacinquecento pesetas. Non dare al cocchiere pi di due pesetas e cinquanta, Bumpo.  il prezzo giusto, fidati di me.
Raggiungemmo il porto senza intoppi. Con nostro grande sollievo, il Dottore aveva mandato Cii-Cii ad aspettarci al pontile con la barca a remi.
Ma sfortunatamente, mentre stavamo gi caricando le provviste, la folla inferocita piomb sul molo, pronta a linciarci. Bumpo allora afferr una trave che stava l per terra e se la fece roteare sopra la testa, lanciando spaventosi urli di guerra africani. Questo serv a tenere a bada la folla, mentre io e Cii-Cii finivamo di caricare in fretta e furia le ultime provviste prima di salire a nostra volta sulla barca. Quindi Bumpo scagli la trave contro gli spagnoli, ci raggiunse con un balzo e finalmente riuscimmo ad andare verso il Chiurlo remando all'impazzata.
Ammassata sul pontile, la gente gridava di rabbia mostrando i pugni e tirandoci addosso sassi e qualsiasi cosa capitasse sotto mano. Il povero Bumpo si becc una bottiglia in testa: la bottiglia and in mille pezzi, ma siccome lui aveva la testa parecchio dura, se la cav con un bernoccolo.
Arrivammo al Chiurlo che il Dottore aveva gi levato l'ncora, spiegato le vele, ed era tutto pronto per la partenza. Quando ci voltammo, vedemmo arrivare delle barche cariche di uomini furenti che urlavano come matti, perci anzich perdere tempo a scaricare le provviste legammo la barca a poppa e saltammo a bordo del Chiurlo.
In men che non si dica prendemmo il vento e poco dopo stavamo gi uscendo a gran velocit dal porto, diretti verso il Brasile.
Ah! sospir Pollynesia mentre ci lasciavamo cadere pesantemente sul ponte a riprendere fiato. Che avventura! Mi sembra di essere tornata ai tempi in cui viaggiavo per mare con i contrabbandieri. Accipicchia, quella s che era vita! Non preoccuparti per il bernoccolo, Bumpo: il Dottore ti ci metter sopra un po' di arnica e passer subito. Pensa a quello che abbiamo guadagnato, invece: una bella stiva carica di provviste, un mucchio di gioielli e migliaia di pesetas. Niente male, direi. Niente male.
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QUARTA PARTE.
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ANCORA LA LINGUA DEI MOLLUSCHI.
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Miranda, l'uccello del paradiso dalle piume viola, ci aveva visto giusto quando aveva previsto un periodo di bel tempo. Per tre settimane quel gioiellino del Chiurlo solc mari benevoli, sospinto da un vento regolare e sostenuto.
Suppongo che dei marinai veri avrebbero trovato alquanto noiosa quella parte del viaggio. Ma non io. Pi avanzavamo verso sud e verso ovest, pi lo specchio d'acqua sembrava cambiare faccia ogni giorno, e tutte le piccolezze che un vecchio lupo di mare non avrebbe nemmeno notato diventavano, ai miei occhi curiosi, oggetto di grande interesse.
Incrociammo pochissime navi. Quando ne avvistavamo una, il Dottore tirava fuori il suo cannocchiale e facevamo a turno per guardarla. Certe volte le lanciava anche un segnale per chiedere notizie, e allora issava delle bandierine colorate sull'albero maestro e l'altra nave ci rispondeva nello stesso modo. Il significato di quei segnali era scritto in un libro che il Dottore teneva in cabina. Mi spieg che era la lingua parlata in mare e che tutti i naviganti la capivano, fossero inglesi, olandesi o francesi.
In quelle prime settimane l'avvenimento di maggior rilievo fu il transito vicino a un iceberg: quando il sole lo colpiva esplodeva in mille colori, luccicando come un palazzo delle fiabe. Attraverso il cannocchiale vedemmo un'orsa polare che ci osservava con un cucciolo seduto sulla groppa. Il Dottore la riconobbe come uno degli orsi con cui aveva parlato ai tempi della sua scoperta del Polo Nord, cos punt il Chiurlo in quella direzione e le disse che se voleva lei e il cucciolo potevano salire a bordo. L'orsa scosse la testa e lo ringrazi, dicendo che sul ponte della barca, senza ghiaccio per rinfrescarsi le zampe, il suo piccolo avrebbe sofferto troppo il caldo. E in effetti era una giornata caldissima; ma quell'enorme montagna di ghiaccio era talmente vicina che per non battere i denti dal freddo dovemmo sollevarci il bavero della giacca.
In quelle giornate placide e serene, grazie all'aiuto del Dottore feci molti progressi nella lettura e nella scrittura. Ero cos bravo che mi diede il permesso di compilare il giornale di bordo, una specie di grosso diario che tutte le navi tengono e in cui sono annotate le miglia percorse, la rotta seguita e tutto quel che succede durante il viaggio.
Nel poco tempo libero che aveva, anche il Dottore non faceva altro che scrivere nei suoi taccuini. Adesso che avevo imparato a leggere, di quando in quando davo una sbirciatina, ma decifrare la sua calligrafia era un'impresa. Molti di quei taccuini sembravano dedicati a cose del mare. Ce n'erano sei belli spessi pieni zeppi di appunti e di schizzi su vari tipi di alghe; poi c'erano quelli sugli uccelli marini e altri sui vermi di mare; e non mancavano neanche quelli che parlavano di conchiglie. In futuro sarebbero stati tutti riscritti, stampati e rilegati come libri in piena regola.
Un giorno vedemmo galleggiare intorno alla nave grandi quantit di una cosa che somigliava a erba morta. Il Dottore mi disse che erano alghe, per la precisione sargassi, e poco pi avanti diventarono cos fitte da ricoprire tutta l'acqua fin dove l'occhio arrivava; sembrava che il Chiurlo avanzasse in un campo, anzich in mezzo all'Atlantico.
Sopra a queste alghe si vedevano zampettare un sacco di granchi e a Dolittle torn in mente il suo vecchio sogno di imparare la lingua dei molluschi, cos ne pesc parecchi con un retino e li mise nella vasca d'ascolto per vedere se riusciva a capirli. Insieme ai granchi cattur anche un pesciolino tozzo e dall'aria strana, che mi disse essere uno Smanioso Argentato.
Dopo essere rimasto per un po' ad ascoltare i granchi invano, il Dottore infil nella vasca il pesciolino e si mise ad ascoltarlo. Proprio in quel momento io dovetti lasciarlo per andare a sbrigare certe faccende sul ponte, ma di l a poco mi grid di tornare gi subito.
Stubbins disse il Dottore non appena arrivai,  successa una cosa assolutamente straordinaria... incredibile... Non so se sto sognando o... Non credo alle mie orecchie. Io... ho... ho...
Cosa, Dottore? Cos' successo? lo spronai. Racconti!
Lo Smanioso sussurr lui, indicando con un dito tremante la vasca in cui il pescetto continuava a nuotare tranquillamente, parla inglese! E... e... santo cielo, fischietta canzoncine... canzoncine inglesi!
Parla inglese? urlai. Fischietta? Ma  impossibile!
Parla inglese!
Ti assicuro disse il Dottore, pallido per l'emozione. Solo qualche parola qua e l, senza un senso preciso... e mescolata alla sua lingua, che ancora non capisco. Ma se l'udito non mi tradisce, sono parole inglesi, garantito. E il motivo che fischietta  chiarissimo, sempre lo stesso. Ascolta un po' anche tu e dimmi cosa ne pensi. Riporta tutto quello che senti. Non tralasciare niente.
Mi avvicinai alla vasca di vetro sul tavolo, mentre il Dottore agguantava matita e taccuino. Dopo essermi slacciato il colletto, montai sulla scatola vuota che aveva usato come piedistallo e immersi l'orecchio destro nell'acqua.
Per qualche frazione di secondo non sentii nulla, tranne, con l'altro orecchio, il respiro trepidante del Dottore, che, teso e ansioso, aspettava il mio parere. Alla fine, per, mi arriv una vocina incredibile, sottile sottile, come di un bimbo che cantasse a chilometri di distanza sott'acqua.
Oh! esclamai.
Cosa? sussurr lui rauco e tremante. Cosa dice?
Non riesco a distinguere bene risposi. Mi sembra soprattutto una strana lingua dei pesci... Un attimo, per! Aspetti... S, adesso sento... Vietato fumare... Guarda che strano quello! Popcorn e cartoline illustrate... L'uscita  da quella parte... Non sputare... Ma che razza di cose strane, Dottore!... Un momento! Ancora un momento!... Si  messo a fischiare la canzoncina.
E che canzone ? volle sapere il Dottore.
Happy Birthday to You.
Aha! grid il Dottore. Proprio come pensavo. E si mise a scrivere con foga sul suo taccuino.
Io rimasi in ascolto.
Davvero straordinario ripeteva lui tra s, facendo piroettare la matita sul foglio. Straordinario davvero... e cos eccitante! Mi chiedo se...
Ricomincia strillai io, riattacca con le parole in inglese... Bisogna pulire la vasca grande... Basta, tutto qui. Si  rimesso a parlare nella sua lingua.
La vasca grande! borbott il Dottore, aggrottando la fronte con aria interrogativa. Mi chiedo dove abbia imparato queste...
Poi fece un salto sulla sedia.
Ci sono! grid. Questo pesce  scappato da un acquario. Ma certo! Pensa alle frasi che ha imparato: Cartoline illustrate, una cosa che negli acquari vendono sempre. Non sputare. Vietato fumare. L'uscita  da quella parte. Sono le cose che ripetono in continuazione gli inservienti! E poi: Guarda che strano quello!, proprio il genere di esclamazione che fanno i visitatori quando si fermano davanti alle vasche. Tutto torna. Non ci sono dubbi, Stubbins, siamo in presenza di un pesce scampato alla cattivit. Ed  molto probabile, molto probabile ma non sicuro, questo no, che grazie a lui io possa arrivare a comunicare con i molluschi. Sarebbe un bel colpo di fortuna.
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LA STORIA DELLO SMANIOSO.
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Adesso che lo aveva ripreso la vecchia passione per le lingue dei pesci, chi lo fermava pi il Dottore? E cos pass la nottata a lavorare.
Poco dopo mezzanotte io mi addormentai su una sedia, e verso le due fu il turno di Bumpo di cascare addormentato al timone, cosicch per cinque ore il Chiurlo se ne and a zonzo dove gli pareva. Il Dottor Dolittle, per, continu a lavorare imperterrito, sforzandosi di decifrare la lingua del pesciolino argentato e di farsi capire da lui.
Quando mi svegliai era di nuovo giorno inoltrato. Il Dottore era ancora davanti alla vasca d'ascolto, con due occhiaie da gufo e i vestiti tutti bagnati. Per in faccia aveva stampato un sorriso raggiante e orgoglioso.
Stubbins mi disse non appena vide che mi stiracchiavo, ce l'ho fatta. Ho trovato la chiave per comprendere la lingua dello Smanioso.  molto, molto difficile, diversissima da qualsiasi altro idioma a me noto. L'unico che mi ricorda, e solo vagamente,  l'antico ebraico. Non siamo ancora alla lingua dei molluschi, ma  comunque un bel passo avanti. Adesso per prima cosa voglio che tu prenda una matita e un taccuino nuovo e che scriva tutto quello che dir. Il pesciolino ha promesso di raccontarmi la storia della sua vita, io la tradurr e tu la trascriverai sul taccuino. Sei pronto?
Torn quindi a immergere un orecchio nell'acqua, e non appena cominci a parlare io attaccai a scrivere. Questa  la storia che raccont il pesciolino.
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TREDICI MESI IN UN ACQUARIO.
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Sono nato nell'Oceano Pacifico, vicino alle coste del Cile. Avevo duemilacinquecentodieci fratelli e quando mamma e pap se ne andarono, noi fummo dispersi da un banco di balene che ci dava la caccia. Io e mia sorella Clippa, la mia preferita, ce la cavammo per il rotto della cuffia. Di solito sfuggire alle balene non  difficile, se sei bravo a guizzare: basta essere veloci nel cambiare direzione. Ma la balena che si era attaccata alla coda mia e di Clippa era davvero perfida. Ogni volta che ci perdeva di vista perch ci eravamo infilati sotto un sasso o in un nascondiglio, tornava indietro e non mollava finch non ci aveva stanati di nuovo. Non ho mai incontrato una bestia pi cocciuta.
Comunque sia, alla fine la seminammo, ma solo dopo che ci ebbe inseguiti per centinaia di miglia verso nord, lungo la costa occidentale del Sud America. Peccato che quel giorno avessimo proprio la fortuna contro. Mentre ci riposavamo e cercavamo di riprendere fiato, ecco arrivare di gran carriera un'altra famiglia di Smaniosi che gridava: Scappate! Scappate! I pescecani!.
Il fatto  che i pescecani vanno matti per gli Smaniosi, praticamente siamo il loro cibo preferito, ragion per cui giriamo sempre alla larga dalle acque torbide e profonde. Sfuggire a loro s che  difficile: sono cacciatori astuti e velocissimi. E cos ci ritrovammo di nuovo a scappare.
Dopo qualche altro centinaio di miglia ci voltammo e ci rendemmo conto che i pescecani stavano accorciando le distanze, quindi entrammo in un porto. Si d il caso che fosse sulla costa ovest degli Stati Uniti e noi speravamo che l non ci avrebbero seguito. In effetti, non si accorsero che avevamo girato e tirarono dritto verso nord, e quella fu l'ultima volta che li vedemmo. Spero che siano morti congelati nei mari artici.
Comunque, ho detto che quel giorno la fortuna non era dalla nostra, e infatti mentre io e mia sorella nuotavamo tranquilli intorno alle navi ancorate nel porto in cerca di qualche buccia d'arancia, che per noi  una vera squisitezza - ooops! - finimmo in una rete.
Lottammo con tutte le nostre forze, ma inutilmente. La rete aveva maglie strette ed era molto resistente. Mentre noi guizzavamo e ci dimenavamo, ci issarono lungo il fianco della nave e ci lasciarono cadere sul ponte, all'asciutto e sotto il sole infuocato di mezzogiorno.
Qui, due vecchi baffuti e occhialuti si chinarono a guardarci, emettendo strani suoni. Insieme a noi era rimasto impigliato nella rete qualche merluzzetto, che ributtarono in acqua; noi, invece, ci guardavano come se fossimo qualcosa di raro e prezioso. Ci misero con una certa attenzione in un grande vaso, e una volta a terra andarono in una grande casa, dove dal vaso ci trasferirono in vasche di vetro piene d'acqua. Questa casa si trovava proprio all'imboccatura del porto e per farci respirare portarono alla vasca un flusso d'acqua salata. Naturalmente non avevamo mai vissuto con intorno delle pareti di vetro; quindi all'inizio cercavamo continuamente di attraversarle, e ogni volta prendevamo delle gran nasate, sbattendoci contro a tutta birra.
Trascorremmo cos diverse settimane in un ozio snervante. Per quel che ne potevano capire loro, ci trattavano bene. I tizi baffuti e occhialuti venivano due volte al giorno a controllare tutti soddisfatti che mangiassimo il cibo giusto, che non ci mancasse la luce e che l'acqua non fosse n troppo calda n troppo fredda. Ma era una vita barbosissima! Dovevamo essere una specie di spettacolo, perch a una cert'ora ogni mattina le grandi porte della casa venivano aperte e alcune persone che non avevano niente di particolare da fare entravano per guardarci. Tutt'intorno alla sala correvano delle vasche con dentro tanti pesci diversi. La gente passava da una all'altra, fissandoci attraverso il vetro a bocca spalancata, come sogliole rintronate. Alla fine eravamo talmente stufi che la spalancavamo anche noi, la bocca, e a loro sembrava una cosa divertentissima.
Un giorno mia sorella mi disse: Senti un po', Fratello, secondo te queste strane creature che ci hanno catturato parlano?.
Ma certo le risposi io. Non ti sei accorta che alcune lo fanno solo con le labbra, altre con tutta la faccia e altre ancora usano anche le mani? Puoi sentirle parlare quando si avvicinano al vetro. Ascolta!
In quel momento una femmina pi grossa delle altre premette il naso contro la vasca, mi indic e disse al piccolo alle sue spalle: Guarda che strano quello!.
Dopo un po' notammo che era la cosa che dicevano quasi sempre quando si mettevano a osservarci, e per parecchio tempo pensammo che la loro lingua finisse l e che fossero tipi con ben poche idee in testa. Allora, tanto per non annoiarci, imparammo a memoria: Guarda che strano quello!. Solo che non sapevamo cosa significasse. Invece poi imparammo il significato di altre frasi, e imparammo anche a leggere qualcosina in umanese. Appesi alle pareti c'erano un sacco di cartelli, e quando capimmo che i custodi andavano da quelli che sputavano e fumavano e gli indicavano arrabbiati i cartelli leggendoglieli a voce alta, scoprimmo anche cosa dicevano: Vietato fumare e Non sputare.
Di sera, quando la gente se ne andava, arrivava sempre un maschio, pi o meno della stessa et della grossa femmina, con una gamba di legno che spazzava via i gusci di noccioline sparsi sul pavimento. E mentre lo faceva fischiettava sempre un motivetto. Era una canzone che ci piaceva, e imparammo anche quella a memoria, pensando facesse parte del loro linguaggio.
In questo modo pass un anno. Ogni tanto nelle vasche di quel posto tristissimo mettevano qualche nuovo pesce, e ogni tanto qualcuno lo tiravano fuori. All'inizio immaginavamo che ci avrebbero tenuti l per poco, e che dopo averci guardati per benino, ci avrebbero liberati. Invece i mesi passavano e continuavano a lasciarci in quella prigione dalle pareti di vetro, cosicch diventammo sempre pi tristi e ci pass la voglia di parlare.
Un giorno, mentre la sala era affollatissima, una donna con la faccia tutta rossa svenne per il caldo. Io guardavo dal vetro e notai che tutti si agitavano moltissimo, anche se a me non sembrava una faccenda cos grave. Poi le buttarono addosso dell'acqua fredda e la portarono fuori.
Allora la cosa mi fece molto pensare, e di colpo mi venne una grande idea.
Sorella dissi a Clippa, che se ne stava immusonita dietro un sasso sul fondo della nostra prigione, tentando di ripararsi dalle stupide occhiate dei bambini che cincischiavano nei pressi della vasca, dici che potrebbero tirare fuori anche noi da questo posto soffocante?
Fratello rispose lei con aria stanca, certo che potrebbero. Ma molto probabilmente ci butterebbero tra i rifiuti, dove moriremmo sotto il sole rovente.
Ma perch andare a cercare dei bidoni per i rifiuti, se il porto  proprio qui attaccato? ribattei io. Fra l'altro, mentre ci trasportavano qui ho visto degli uomini gettare la spazzatura in mare, quindi potrebbero farlo anche con noi, no?
Ah, il mare! sospir la povera Clippa, con un'aria sconsolata nei suoi bellissimi occhi. Mi sembra un sogno... il mare! Fratello mio, credi che torneremo mai a nuotarci? La notte, mentre me ne sto qui sveglia sul fondo di questa cella puzzolente, la voce delle onde mi risuona nelle orecchie. Che nostalgia! Quanto vorrei sentirlo ancora intorno a me, cos grande, bello, accogliente! Poter saltare, semplicemente saltare sulla cresta di un'onda, ridere tra gli spruzzi sollevati dal vento e poi tuffarmi di nuovo nella profondit ruggente e verdazzurra! Inseguire i gamberetti in una sera d'estate, con il cielo rosso e la spuma lucente e rosata! Abbandonarmi quasi in superficie a mezzogiorno, nelle zone calme presso l'Equatore, e scaldarmi la pancia al sole tropicale! Tornare a nuotare insieme, pinna nella pinna, tra le foreste di alghe giganti dell'Oceano Indiano, a caccia di deliziose uova scoppiettanti! Giocare a nascondino tra i castelli delle citt di corallo, con le finestre di perla e diaspro che fanno luccicare i fondali del Mar dei Caraibi! Fare scampagnate tra le distese azzurrine e grigio-lilla degli anemoni che ricoprono le pianure oltre l'Eden dei Mari del Sud! Fare salti mortali sugli elastici letti di spugna del Golfo del Messico! Curiosare tra i relitti e scoprire i tesori celati al loro interno! E poi, nelle notti d'inverno, quando il vento di nord-est frusta il mare montandolo a neve, immergersi e immergersi ancora, sempre pi gi, per sfuggire al freddo dove le acque sono tiepide e scure, e poi di nuovo gi, sino a veder occhieggiare le anguille, pi in basso ancora, dove i nostri amici e cugini siedono chiacchierando nella Grotta del Consiglio... chiacchierando, fratello mio, di quel che succede nel mare! Oh, che tristezza...
A quel punto croll, scoppiando a piangere.
Basta! esclamai. Cos mi fai venire nostalgia di casa. Ascoltami, invece, dobbiamo fingerci malati... anzi, meglio ancora: morti. E poi vediamo cosa succede. Se ci buttano ad arrostire al sole su un mucchio di rifiuti, certo non sar peggio che restarcene rinchiusi qui in questa prigione puzzolente. Eh? Che ne dici? Ci stai a rischiare?
Ci sto, s rispose Clippa. Anzi, non vedo l'ora.
E cos, il mattino seguente il custode trov due Smaniosi che galleggiavano a pancia in su nella loro vasca, stecchiti. Fu un'imitazione davvero riuscita di un pesce morto, anche se in realt son qui che me la canto da solo. Il custode corse a chiamare i due vecchietti baffuti e occhialuti, che quando ci videro si strapparono i capelli dal dispiacere. Poi ci tirarono delicatamente fuori dall'acqua e ci deposero su dei panni bagnati. Ecco, quello fu il momento peggiore. Se sei un pesce e ti sbattono all'asciutto, per respirare almeno un po' devi continuare ad aprire e chiudere la bocca, e anche cos non puoi andare avanti pi di tanto. A noi invece tocc di stare rigidi e immobili come bastoncini, respirando silenziosamente attraverso le labbra socchiuse.
I due vecchi presero a darci colpetti, a palparci e a pizzicarci: non volevano proprio darsi per vinti. Poi, mentre ci davano le spalle, un accidenti di gatto salt sul tavolo e a momenti ci mangiava; fortuna che loro tornarono a voltarsi appena in tempo per farlo smammare. Comunque nei momenti in cui non guardavano eravamo riusciti a prendere due belle boccate d'aria, altrimenti saremmo morti soffocati. Volevo dire a Clippa di farsi coraggio e tener duro, ma non potevo fare nemmeno quello perch, come sapete, le lingue dei pesci sono quasi tutte silenziose, anche quando urli, a meno di non essere in acqua.
Poi, un attimo prima che ci dessimo per vinti e rivelassimo che eravamo vivi, uno dei due vecchi scosse piano la testa, ci sollev con aria triste e ci port fuori.
Accipicchia! pensai. Tra un attimo sapremo cos'ha in serbo per noi il destino: se la libert o il bidone dei rifiuti.
Fuori, con nostro orrore, l'uomo si diresse deciso verso una grossa botte di frassino appoggiata al muro dalla parte opposta del cortile. Ma ci and bene, perch mentre lui attraversava il cortile arriv un tizio alquanto lercio con un carro e dei cavalli e port via la botte. Immagino fosse roba sua.
Allora il vecchio si guard intorno per trovare un altro posto dove gettarci, e stava quasi per mollarci l, per terra, quando evidentemente pens che avrebbe insozzato il cortile e lasci perdere. La tensione era fortissima. Lui usc dal cancello e io ebbi un altro tuffo al cuore, perch capii che voleva buttarci nel canalino di scolo della strada. Ma proprio all'ultimo momento (quel giorno s che la fortuna era dalla nostra!), un tizio grande e grosso con un vestito blu dai bottoni d'argento lo ferm. A giudicare dal modo in cui gli si rivolse, sventolando un bastone corto e tozzo, il regolamento cittadino vietava di gettare pesci morti per strada.
Alla fine, con nostra indicibile gioia, il vecchio si gir e si diresse verso il porticciolo. Camminava cos lentamente, borbottando tra s e lanciando occhiate sbieche al tizio vestito di blu, che mi venne una gran voglia di mordergli il dito per fargli accelerare il passo. Io e Clippa non ce la facevamo veramente pi.
E alla fine, il vecchio raggiunse il molo, e dopo un'ultima, mesta occhiata ci lasci cadere in acqua.
Non avevamo mai provato niente di paragonabile all'ebbrezza di quell'attimo, di quell'umidore salato che si richiudeva sopra di noi. Un colpo di coda, e tornammo alla vita! Il vecchio rimase talmente sorpreso che casc in acqua anche lui, piombandoci quasi addosso. A salvarlo ci pens un marinaio armato di un gancio, e l'ultima visione che ebbi fu di lui che veniva portato via per il bavero della giacca dal tizio vestito di blu, che gli stava facendo un'altra ramanzina. Evidentemente il regolamento cittadino vietava anche di gettare pesci morti nel porto.
E noi? Che ce ne importava dei suoi guai! Eravamo liberi! Guizzando come lampi, disegnando curve e zigzag, urlando ed esultando di gioia, sfrecciammo verso casa, l'oceano aperto!
Ecco qui la mia storia per intero, e come ho promesso ieri sera adesso cercher di rispondere a tutte le domande che ha sul mare, a patto che mi rimetta in libert non appena avremo finito.
Il Dottore: C' qualche zona di mare pi profonda della cosiddetta Voragine Nera, vicino all'Isola di Guam?.
Il pesciolino: Ma certo! C' un punto molto pi profondo di quello, nei pressi della foce del Rio delle Amazzoni, solo che  piccolo e difficile da trovare. Noi lo chiamiamo fossa abissale. E ce n' un altro nel mare Antartico.
Il Dottore: Conosci qualche lingua dei molluschi?.
Il pesciolino: No, non ne conosco mezza parola. Noi pesci normali non abbiamo a che fare con i molluschi, per noi sono gentaglia.
Il Dottore: Ma quando ti avvicini lo senti il suono che fanno parlando? Voglio dire, anche se non capisci quello che si dicono?.
Il pesciolino: Solo se sono esemplari molto grossi. I molluschi hanno delle vocine talmente flebili che praticamente si sentono solo tra di loro. Per con i pi grandi  un po' diverso, perch emettono un suono triste, che rimbomba, un po' come quando picchi un sasso su un tubo di ferro. Non cos forte per, eh!.
Il Dottore: Sono impaziente di calarmi sul fondo del mare per studiare un sacco di cose. Ma noi animali terrestri, come senza dubbio saprai, sott'acqua non respiriamo. Non  che avresti qualche suggerimento da darmi?.
Il pesciolino: Credo che, viste le sue esigenze, la cosa migliore per lei sarebbe cercare di catturare il Grande Lumacone Marino di Vetro.
Il Dottore: Come come, scusa? Chi, o forse cosa, sarebbe il Grande Lumacone Marino di Vetro?.
Il pesciolino:  un'enorme lumaca d'acqua salata: stessa famiglia delle chiocciole di mare, ma  grande come una casa. Parla molto ma molto forte, solo che non lo fa spesso. E pu viaggiare in qualunque parte dell'oceano, a tutte le profondit, perch non teme nessun'altra creatura. Il guscio  di madreperla trasparente e vi si pu guardare dentro, ma  anche molto spesso, e resistentissimo. Quando esce e se lo porta vuoto sulle spalle, potrebbe starci dentro un carro con un traino di due cavalli. Dicono che in viaggio lo usi per tenerci le scorte di cibo.
Il Dottore: Sembrerebbe proprio la creatura che stavo cercando. Potrebbe ospitarci nel suo guscio, e cos io e il mio assistente potremmo esplorare in tutta sicurezza le profondit pi remote. Pensi di poterci mettere in contatto con lui?.
Il pesciolino: Ahim, no, purtroppo. Sarei lieto di farlo, ma i pesci normali non lo vedono quasi mai. Il Lumacone vive nella fossa abissale e ne esce raramente, e laggi l'acqua  torbida e melmosa e noi pesci abbiamo paura ad andarci.
Il Dottore: Caspita,  proprio un grandissimo peccato! E in mare ce ne sono molti, di questi lumaconi?.
Il pesciolino: Oh, no. Lui  l'unico rimasto da quando la sua seconda moglie  morta, un sacco di tempo fa.  l'ultimo mollusco gigante rimasto, viene da epoche passate, quando le balene erano ancora animali terrestri e cose cos. Dicono che abbia pi di settantamila anni.
Il Dottore: Mamma mia, ci pensi a quante cose fantastiche potrebbe raccontarmi? Non so cosa darei per conoscerlo!.
Il pesciolino: C'erano altre cose che voleva chiedermi? L'acqua di questa vasca si sta scaldando e diventa sempre pi malsana. Gradirei che mi ributtasse in mare appena possibile.
Il Dottore: Solo un'altra cosa: quando nel 1492 Cristoforo Colombo attravers l'Atlantico, gett in mare due copie del suo diario, sigillate dentro delle botti. Una non fu mai ritrovata. Dev'essere andata a fondo, ma mi piacerebbe moltissimo aggiungerla alla mia biblioteca. Non  che per caso sai dove si trova?.
Il pesciolino: S che lo so. Anche quella sta nella fossa abissale. Quando la botte col a picco, le correnti la trascinarono a nord lungo la cosiddetta Conca dell'Orinoco, e poi spar nella fossa abissale. Se si trattasse di un'altra zona, andrei io a cercargliela, ma non l.
Il Dottore: Be', credo proprio sia tutto. Odio l'idea di ributtarti in mare, perch so gi che non appena lo far mi verranno in mente un sacco di altre domande. Ma devo mantenere la promessa. Hai qualche desiderio, prima di andare? La giornata sembra freddina: gradiresti qualche briciola di cracker, magari?.
Il pesciolino: No, grazie, non mi trattengo oltre. L'unico desiderio che ho in questo momento  di fresca acqua salata.
Il Dottore: Non ti ringrazier mai abbastanza per tutte le informazioni che mi hai dato. Sei stato davvero utile e paziente.
Il pesciolino: Non lo dica nemmeno, ci mancherebbe! Per me  stato un piacere enorme essere d'aiuto al grande John Dolittle. Immagino lei sappia gi che  famosissimo tra i pesci di prima classe. Addio! E buona fortuna a lei, alla sua nave e per tutti i suoi progetti!.
Il Dottore port la vasca d'ascolto fino a un obl; lo apr e rovesci il contenuto della vasca in mare.
Addio! mormor, mentre udivamo il tonfo distante nell'acqua.
Io lasciai cadere la matita sul tavolo e sospirando mi abbandonai contro lo schienale della sedia. Avevo le dita cos contratte dal crampo dello scrittore che temevo non sarei pi riuscito a distendere la mano. Se non altro, per, avevo alle spalle una notte di sonno. Il povero Dottore, invece, era talmente stremato che fece giusto in tempo a riappoggiare la vasca sul tavolo e a sprofondare su una sedia, prima di chiudere gli occhi e attaccare a russare.
Fuori, Pollynesia raspava energicamente sulla porta. Mi alzai per farla entrare.
Bel modo di fare! esord come una furia. Che razza di barca  mai questa? Di sopra c' Bumpo che dorme sotto il timone, qui il Dottore ronfa e tu ti eserciti a fare le aste con la matita? Vi aspettate forse che il Chiurlo navighi da solo fino al Brasile? Stiamo girando a casaccio come una bottiglia in mezzo al mare, e se non basta siamo anche in ritardo di una settimana! Ma che vi  preso a tutti quanti?
Era cos arrabbiata che alla fine urlava. Ma per svegliare il Dottore ci sarebbe voluto ben altro.
Riposi con cura il taccuino in un cassetto e salii in coperta per mettermi al timone.
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MALTEMPO.
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Il Chiurlo aveva appena ristabilito la rotta, quando mi accorsi di una cosa strana: non stavamo procedendo spediti come prima. Il vento a nostro favore si era quasi del tutto placato.
All'inizio non ce ne preoccupammo, anche perch avrebbe potuto riprendere da un momento all'altro. Ma trascorse l'intera giornata; e poi un'altra; e poi una settimana... Dieci giorni, e il vento ancora non si decideva a rinforzarsi. Il Chiurlo avanzava lento come un bimbo che gattona.
Ormai mi era chiaro che il Dottore cominciava a innervosirsi. Continuava a tirar fuori il sestante (uno strumento che ti dice in che zona dell'oceano ti trovi) e a fare calcoli. Lanciava occhiate insistenti alle sue mappe e misurava le distanze, e con il cannocchiale osservava cento volte al giorno la linea dell'orizzonte tutt'intorno a noi.
Ma Dottore gli dissi quando un pomeriggio lo sorpresi a borbottare tra s per la foschia che velava il cielo, non importa poi cos tanto se anche il viaggio dura un po' di pi, o no? Adesso abbiamo scorte in abbondanza, e l'uccello del paradiso comprender che siamo stati trattenuti da cause di forza maggiore.
S, penso di s rispose lui con aria meditabonda, solo che non mi va per niente a genio l'idea di farla aspettare. Di solito in questa stagione va sui monti peruviani per ragioni di salute. Senza contare che il periodo di bel tempo che aveva previsto pu finire da un momento all'altro, il che ci farebbe ritardare ancora di pi. Se riuscissimo a tenere un'andatura costante, anche se non troppo elevata, non mi preoccuperei.  questo cincischiare al limite dell'immobilit che mi rende nervoso... Be', adesso per si sta levando un venticello... Non sar granch, ma magari poi rinforzer...
In effetti una discreta brezza proveniente da nord-est s'insinuava canticchiando tra le funi, e noi sollevammo lo sguardo sorridenti verso gli alberi del Chiurlo.
Non ci rimangono che circa centocinquanta miglia per avvistare le coste del Brasile osserv il Dottore. Se questo vento continuasse a soffiare cos, ci basterebbe un giorno.
Ma all'improvviso il vento cambi, girando a est, ripassando a nord-est, e mettendosi poi a nord. Spirava in potenti folate, come se ancora non avesse deciso da che parte andare, e al timone avevo il mio bel daffare per governare il Chiurlo in modo da prenderlo sempre dal lato giusto.
D'un tratto Pollynesia, che tra il cordame scrutava il mare a mo' di vedetta, grid: Maltempo in arrivo. Questo vento che continua a cambiare  un brutto segno. Guardate! La vedete quella linea nera l in basso, verso est? Mi venisse un colpo se non  una tempesta. Da queste parti tirano venti di burrasca capaci di lacerarti le vele come fossero fogli di carta. Prendi tu in mano il timone, Dottore: se  davvero una tempesta, serve un braccio forte. Vado a svegliare Bumpo e Cii-Cii. Non mi piace proprio per niente. Faremmo meglio ad ammainare subito tutte le vele, finch non capiremo bene di che si tratta.
Effettivamente il cielo stava assumendo un aspetto davvero minaccioso. La linea nera verso est diventava sempre pi scura, mano a mano che si avvicinava, e un rumore sordo e frusciante correva gemendo sulle acque. Il mare, che fino ad allora era stato blu e placido, si incresp in un orribile grigio e nel cielo, che andava scurendo lembi di nuvole sventolavano come streghe sbrindellate che scappavano in volo dalla tempesta.
Confesso che ebbi paura. Il fatto , vedete, che nei giorni precedenti avevo conosciuto solo il lato amichevole del mare: ora calmo e pigro, ora ridanciano e giocherellone, ora malinconico e poetico, quando i raggi lunari trasformavano la sua superficie in fili d'argento, e nel cielo nuvole notturne trasognate e nevose si ammassavano a formare fiabeschi castelli. Ma non avevo mai nemmeno lontanamente immaginato la forza tremenda che la sua ira avrebbe potuto sprigionare.
Quando infine la tempesta si scaten, ci ritrovammo rovesciati su un fianco, come se un gigante invisibile avesse mollato un ceffone sulla guancia del nostro povero Chiurlo.
Dopodich successe tutto cos in fretta che, tra il vento che mozzava il fiato, le sferzate accecanti delle onde, il frastuono assordante e tutto il resto, non conservo un'immagine chiara di cosa accadde durante il naufragio.
Ricordo le vele, che cercavamo di avvolgere sul ponte mentre il vento ce le strappava di mano scaraventandole fuori bordo come palloncini della fiera, con Cii-Cii che per un pelo non fin in mare insieme a loro. E vagamente ricordo anche Pollynesia, che da qualche parte ci strillava di scendere a chiudere i boccaporti.
Nonostante gli alberi fossero rimasti spogli della velatura, ci ritrovammo comunque a filare a rotta di collo verso sud. Di quando in quando, da sotto la pancia della barca si impennavano giganteschi cavalloni grigio-neri, simili ai mostri che si vedono negli incubi; dopo la loro scalata verso l'alto, si abbattevano su di noi schiacciandoci contro il mare, e ogni volta per un attimo il Chiurlo restava immobile, mezzo inghiottito dall'acqua, come un maiale boccheggiante in procinto d'affogare.
A un tratto, mentre mi trascinavo verso il timone per controllare come stesse il Dottore, incollato mani e piedi come una sanguisuga ai parapetti per non finire in acqua, uno di quei poderosi cavalloni mi fece perdere la presa, mi riemp la gola e mi fece rotolare come un turacciolo di sughero per tutta la lunghezza della barca, finch non battei forte la testa contro una porta. E svenni.
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IL DISASTRO!
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Quando ripresi i sensi, mi sentivo la testa tutta ovattata. Il cielo era azzurro e il mare calmo. L per l credetti di essermi addormentato prendendo il sole sul ponte del Chiurlo e, pensando di essere in ritardo per il mio turno al timone, feci per alzarmi in piedi. Ma non ci riuscii. Avevo le braccia legate con un pezzo di corda a qualcosa dietro la schiena, e torcendo il collo scoprii che era il mozzicone di un albero della barca. Poi mi resi conto che non ero affatto seduto sulla barca, bens su un semplice pezzo della barca. Allora mi prese lo spavento. Strabuzzai gli occhi ed esplorai l'orizzonte a nord, est, sud e ovest: nessuna terra e nessuna nave in vista, niente di niente. Ero solo in mezzo all'oceano!
Alla fine, un po' per volta, la mia testa incidentata cominci a ricordare cos'era accaduto: prima, l'arrivo della tempesta; poi le vele che finivano in mare; poi ancora l'ondata che mi aveva scaraventato contro la porta. Ma il Dottore e gli altri che fine avevano fatto? Quanti giorni erano passati: uno? Due? E perch mi trovavo l, seduto su un pezzo di barca?
Ero solo in mezzo all'oceano!
Mi infilai una mano in tasca e, trovato il coltellino, recisi la fune che mi teneva legato. Mi venne cos in mente la storia di un naufragio che Joe mi aveva raccontato una volta, la storia di un capitano che aveva legato il figlio a un albero per evitare che venisse catapultato fuori bordo dal fortunale. Dunque il Dottore doveva avere fatto la stessa cosa con me.
Ma lui dov'era?
Mi venne il pensiero orribile che Dolittle fosse annegato con tutta la combriccola, perch intorno a me non vedevo altri relitti. Allora mi alzai in piedi e tornai a scrutare l'orizzonte. Niente! C'erano soltanto acqua e cielo!
Molto, ma molto pi in l, intravidi per la sagoma piccola e scura di un uccello che volava rasente le onde, e quando fu vicino scoprii che era un petrello delle tempeste. Provai a parlargli, per capire se aveva notizie da riferirmi, ma purtroppo non conoscevo abbastanza la lingua degli uccelli marini e non riuscii nemmeno ad attirare la sua attenzione, figurarsi a farmi intendere.
Il petrello fece due volte il giro intorno alla mia zattera, volando pigramente, senza quasi battere le ali. E io, nonostante la situazione precaria in cui mi trovavo, non potei fare a meno di domandarmi dove avesse trascorso la notte, e come avesse fatto, lui e qualsiasi altro essere vivente, a superare indenne una burrasca simile. Quel pensiero mi fece capire l'enorme differenza che passa tra creature diverse, e che le dimensioni e la forza non sono tutto. Per quel fragile esserino di piume, tanto pi piccolo e debole di me, il mare sembrava poter fare quel che gli pareva, la sua unica risposta sarebbe stato un pigro, impertinente battito d'ali! Lui s che si meritava l'appellativo di marinaio provetto. Perch, con la tempesta e la calma piatta, quella selvaggia distesa d'acqua era e restava la sua casa.
Dopo aver svolazzato un po' sopra la mia testa (in cerca di cibo, immagino), il petrello se ne torn nella direzione da cui era venuto. E io rimasi una volta di pi da solo.
A quel punto mi sal una certa fame, e anche un po' di sete. Cominciai a rimuginare i pensieri pi tristi, proprio come succede quando sei solo soletto e hai saltato la colazione. Che ne sarebbe stato di me, se il Dottore e tutti gli altri erano annegati? Sarei morto di fame e di sete. Poi il sole si nascose dietro alcune nuvole e sentii un gran freddo. A quante centinaia o migliaia di miglia dalla terraferma ero? E se fosse scoppiata un'altra tempesta e quella avesse distrutto anche la povera zattera su cui mi trovavo?
Continuai a rimuginare cos per un po', e intanto mi incupivo sempre di pi, quando all'improvviso mi venne in mente Pollynesia. Con John Dolittle sei sempre al sicuro, ricordatelo mi aveva detto. Se viaggi con John Dolittle arrivi sempre alla meta.
Credo proprio che se fosse stato l con me non mi sarei preoccupato tanto. A farmi venir voglia di piangere era proprio la solitudine! Ma anche il petrello era solo, no? Che razza di piccinaccolo ero, mi dissi, a lasciarmi spaventare fin quasi alle lacrime dalla solitudine! In realt ero in salvo - per il momento, almeno. Il Dottore non avrebbe mai ceduto alla paura per cos poco. Lui si agitava solo quando faceva una scoperta, quando trovava un nuovo insetto o cose del genere, e se Pollynesia mi aveva detto la verit non poteva essere annegato, dunque prima o poi tutto si sarebbe rimesso per il verso giusto.
Raddrizzai le spalle, mi abbottonai fino al collo e per scaldarmi cominciai a fare avanti e indietro sulla piccola zattera. Mi sarei comportato come John Dolittle. Non avrei pianto. E non mi sarei agitato!
Quante volte feci avanti e indietro non saprei dirlo, ma di sicuro parecchie, perch non c'era nient'altro che potessi fare.
Alla fine mi stancai e mi misi sdraiato per riposare. E a dispetto di tutti i miei guai, in men che non si dica dormivo gi.
Stavolta quando mi svegliai sopra di me c'erano le stelle, che mi guardavano da un cielo senza nuvole. Il mare era sempre calmo e, sotto di me, la mia strana zattera dondolava dolcemente su morbide onde. Tutto il coraggio mi abbandon non appena mi misi a contemplare la notte smisurata e silenziosa e sentii i crampi della fame e della sete contrarmi lo stomaco, pi forti che mai.
Sei sveglio? chiese una voce argentina all'altezza del mio gomito.
Balzai in piedi come se qualcuno mi avesse punto con uno spillo. E l, appollaiata in punta alla mia barchetta, con la sua splendida coda dorata che baluginava alla luce delle stelle, vidi Miranda, l'uccello viola del paradiso!
Non ero mai stato cos felice di vedere qualcuno in vita mia. Manc poco che cadessi in acqua, mentre mi fiondavo ad abbracciarla.
Non volevo svegliarti riprese lei. Dovevi essere ben stanco, con tutto quel che hai passato... Ehi, ehi, ragazzino, attento a non soffocarmi: non sono mica un'anatra farcita!
Oh, Miranda, come ti voglio bene! Sono cos felice di rivederti. Ma dimmi, il Dottore dov'?  vivo?
Certo che  vivo... e sono assolutamente convinta che lo sar sempre.  da quella parte, una quarantina di miglia pi a ovest.
E che ci fa l?
Se ne sta seduto sull'altra met del Chiurlo e si sta facendo la barba... o almeno  cos che l'ho lasciato.
Be', ringrazio il cielo che sia vivo! esclamai. E anche Bumpo e tutti gli altri se la sono cavata?
S, s, sono l con lui. La barca  stata spezzata a met dalla tempesta, ma trovandoti privo di sensi il Dottore ti aveva legato a un albero. E la parte su cui eri tu  andata alla deriva. Perdindirindina, che po' po' di burrasca! Per resistere a un tempo simile devi essere un gabbiano o un albatros. Erano tre settimane che stavo in cima a una collina ad aspettare l'arrivo del Dottore, ma ieri sera mi sono dovuta rifugiare in una grotta, per evitare che il vento mi strappasse le penne della coda. Quando ho trovato il Dottore, mi ha mandata a cercarti insieme ad alcuni delfini. C'erano un bel po' di uccelli ad aspettare il suo arrivo, peccato che questo tempaccio abbia mandato all'aria tutti i piani del comitato d'accoglienza.  stato il petrello a segnalarci per primo la vostra posizione.
S, ma adesso come faccio a raggiungere il Dottore, Miranda? Non ho neanche i remi.
Come fai? Be', ci stai gi andando. Girati un po' a guardare...
Mi girai. La luna stava sorgendo dal mare. Di colpo mi accorsi che la zattera si spostava sull'acqua, ma con tale delicatezza che io non me n'ero reso conto.
Cosa mi sta spingendo? chiesi.
Loro disse Miranda.
Allora mi spostai verso il fondo e guardai in acqua: appena sotto la superficie si distinguevano i contorni sfocati di quattro grandi delfini che spingevano la zattera con il naso, la pelle lucida che brillava nel chiarore lunare.
Sono vecchi amici del Dottore spieg Miranda. Per lui farebbero qualsiasi cosa. Tra poco dovremmo avvistarlo, siamo vicini al punto in cui l'ho lasciato con tutti gli altri... Eccoli, infatti! Vedi quel profilo scuro? No, pi a destra. Distingui la figura dell'uomo in piedi, sullo sfondo del cielo? Ah, Cii-Cii ci ha visti... ci sta salutando. Li riconosci anche tu?
No che non li riconoscevo, perch la mia vista non era acuta come la sua. Ma un attimo dopo, nella torbida oscurit, sentii Bumpo che con la sua voce potente cantava a squarciagola le sue canzoni africane. E ancora un attimo dopo, scrutando in direzione di quel suono, finalmente riuscii a intravedere la sagoma del relitto, tutto ci che restava del povero Chiurlo, che galleggiava sull'acqua.
L'aria fu rotta da un grido di benvenuto, al quale subito risposi. Continuammo a gridare, salutandoci a vicenda da un punto all'altro del placido mare notturno. Qualche minuto pi tardi, le due met del nostro eroico gioiellino di barca tornarono a sfiorarsi delicatamente.
Adesso che io ero pi vicino e la luna era pi alta nel cielo, ci vedevo anche meglio: la met che era toccata ai miei amici era molto pi grande della mia.
Giaceva parzialmente riversa su un fianco, e quasi tutti se ne stavano appollaiati in cima, masticando gallette.
Pi in basso, per, vicino al pelo dell'acqua, usando la sua superficie piatta a mo' di specchio e una scheggia di vetro di bottiglia come rasoio, il Dottore si stava facendo la barba al chiaro di luna.
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TERRA!
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Quando smontai dalla mia met di barca per salire sulla loro, fui accolto con un caloroso benvenuto. Bumpo mi port della squisita acqua da bere attinta da una botte, e Cii-Cii e Pollynesia accorsero con le gallette.
Ma a rallegrarmi pi di ogni altra cosa fu la vista dell'espressione sorridente del Dottore, il fatto di sapere che ero di nuovo con lui. Mentre lo guardavo pulire con attenzione il rasoio di vetro e riporlo per usi futuri, non potei fare a meno di paragonarlo mentalmente al petrello delle tempeste. Il vasto e strano sapere accumulato grazie agli scambi e all'amicizia con gli animali lo aveva reso capace di compiere cose che nessun altro umano avrebbe mai osato tentare. Come il petrello, sembrava in grado di giocare con tutti gli umori del mare. E, per quanto fosse assurdo, capivo ci che Miranda intendeva quando aveva affermato che secondo lei non sarebbe mai morto. Bastava stargli vicino per provare un magnifico senso di tranquillit e sicurezza.
Eccezion fatta per il suo aspetto (aveva i vestiti umidi e spiegazzati, e il vecchio cappello a cilindro era tutto macchiato di sale), la tempesta che tanto aveva terrorizzato me in lui aveva provocato la medesima reazione che se si fosse arenato su un banco di fango nel fiume di Puddleby.
Dopo aver ringraziato Miranda per avermi raggiunto cos in fretta, le chiese se era disposta a precederci per indicarci la rotta verso l'Isola delle Scimmie Ragno. Quindi ordin ai delfini di abbandonare la mia vecchia zattera per spingere la met pi grossa nella direzione che l'uccello del paradiso ci avrebbe mostrato.
Non sapevo cos'altro avesse perso nel naufragio, a parte il suo rasoio: tutto, probabilmente, compresi i soldi che aveva racimolato per comprare la barca. Eppure continuava a sorridere come se non gli mancasse niente. Per quel che mi era dato di vedere, le uniche cose che aveva messo in salvo oltre alla botte d'acqua e al sacco di gallette erano i suoi preziosi taccuini. Quando si alz in piedi, vidi che se li era legati intorno alla vita con metri e metri di spago. Come il vecchio Matthew Mugg diceva sempre, era davvero un grand'uomo. Incredibile!
Per tre giorni proseguimmo dunque il nostro viaggio, lento ma costante, verso sud.
Il solo vero problema era il freddo, che pi procedevamo pi sembrava aumentare. Il Dottore disse che l'isola, deviata dal suo solito corso da quella gran burrasca, si era evidentemente spostata pi a sud di dove fosse mai arrivata.
La terza notte la povera Miranda torn da noi mezzo assiderata. Spieg al Dottore che la mattina dopo ci saremmo ritrovati nei pressi dell'isola, anche se per il momento scorgerla era impossibile a causa della foschia e dell'oscurit. Aggiunse poi che doveva fare in fretta a tornare in zone dove faceva pi caldo, e che l'agosto successivo sarebbe venuta come sempre a trovarlo a Puddleby.
Ah, Miranda disse Dolittle, mi raccomando: non dimenticarti di farmi sapere se hai notizie di Freccia Lunga.
L'uccello del paradiso lo rassicur di s e, dopo che il Dottore l'ebbe ringraziata ancora di cuore per tutto ci che aveva fatto per noi, Miranda ci augur buona fortuna e scomparve nella notte.
Il mattino seguente ci svegliammo tutti di buon'ora, ben prima che facesse chiaro, ansiosi di posare lo sguardo sul paese per cui eravamo venuti da tanto lontano. Mentre a oriente il sole sorgeva tingendo il cielo di grigio, naturalmente fu la vecchia Pollynesia a gridare per prima che riusciva a scorgere delle palme e dei picchi montuosi.
Poi, mentre la luce si faceva pi intensa, la vedemmo anche noi: una lunga isola con al centro montagne alte e rocciose, tanto vicina da sembrare gi a un tiro di schioppo.
I delfini ci assestarono un'ultima spinta e la nostra strana barca approd delicatamente sulla sabbia. Allora, ringraziando la buona stella che ci aveva dato la possibilit di sgranchirci di nuovo le gambe, saltammo tutti a terra: la prima terra che, seppur mobile e galleggiante, toccavamo da sei settimane a quella parte. Accipicchia, che emozione provai quando mi resi conto che l'Isola delle Scimmie Ragno, quel minuscolo puntolino sull'atlante su cui si era posata la punta della mia matita, era finalmente l, sotto i miei piedi!
Con la luce piena notammo che le palme, e in generale la vegetazione dell'isola, sembravano avvizzite, quasi morte. Il Dottore disse che doveva essere colpa del freddo, al quale non erano abituate. Quegli alberi e quel verde, ci spieg, prosperavano nei caldi climi tropicali.
A quel punto, i delfini ci chiesero se avevamo ancora bisogno di loro. Dolittle rispose di no, non per il momento, almeno, e che non avevamo bisogno nemmeno della zattera, visto che cominciava a rompersi e ben presto avrebbe smesso del tutto di galleggiare.
Mentre ci preparavamo ad addentrarci nell'isola per esplorarla, d'un tratto notammo un nutrito gruppo di indigeni che ci osservava con grande curiosit dal folto degli alberi. Il Dottore and subito loro incontro per parlarci, ma non riusc a farsi capire. Allora, a gesti, cerc di comunicare che era venuto in pace. Agli indigeni, per, non dovevamo stare troppo simpatici. Erano armati di frecce e archi e di lunghe lance dalle punte di pietra acuminate, e sempre a gesti risposero al Dottore che se si avvicinava di un altro passo ci avrebbero uccisi tutti. Era chiaro che volevano che ce ne andassimo immediatamente. Una situazione alquanto spiacevole.
Finalmente il Dottore riusc a fargli capire che volevamo soltanto vedere l'isola e poi saremmo ripartiti - anche se, senza barca, non so proprio come avremmo fatto.
Erano l a discutere, quando un altro tizio arriv con quello che doveva essere un messaggio che li richiamava in un'altra zona dell'isola. Infatti di l a poco il gruppo si allontan insieme al messaggero, non senza aver prima agitato minacciosamente le lance nella nostra direzione.
Razza di maleducati! esclam Bumpo. Avete mai visto gente pi inospitale? Non ci hanno neanche chiesto se avevamo fatto colazione, quei mascalzoni ignoranti!
Sst! Stanno tornando al villaggio disse Pollynesia. Scommetto che  proprio dietro a quelle montagne. Se vuoi il mio consiglio, Dottore,  meglio che ci togliamo di qui mentre ci danno le spalle. Saliamo un po' in quota e nascondiamoci in un altro posto, dove non ci possano trovare: magari pi avanti, quando vedranno che non abbiamo cattive intenzioni, diventeranno pi amichevoli. A me sembra che abbiano delle belle facce oneste e aperte e che in fondo siano brava gente.
Cos, seppure un tantino scoraggiati da quella prima accoglienza, ci avviammo verso le montagne al centro dell'isola.
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IL GIABIZRI.
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La foresta ai piedi delle colline era densa, intricata e alquanto difficile da attraversare. Dietro consiglio di Pollynesia, ci tenemmo alla larga da tutte le piste e i sentieri, perch per il momento era meglio evitare nuovi incontri con gli indigeni.
Lei e Cii-Cii per erano ottime guide e abilissimi cacciatori della giungla, e si misero subito in cerca di cibo per noi. Nel giro di poco avevano gi trovato parecchi frutti e semi decisamente appetibili, anche se nessuno di noi ne conosceva i nomi. Poi scoprimmo un bel torrente d'acqua pulita che veniva gi dai monti, e cos risolvemmo anche il problema della sete.
Risalimmo il corso del torrente fino a raggiungere dei punti dove la vegetazione si diradava e il terreno si faceva impervio e roccioso. Da l riuscimmo a cogliere scorci meravigliosi di tutta l'isola, circondata dal blu del mare.
Mentre eravamo presi dal panorama, all'improvviso il Dottore esclam: Zitti! Un Giabizri! Non lo sentite?.
Ci mettemmo in ascolto e in effetti, da qualche parte sopra le nostre teste, udimmo una specie di ronzio melodiosissimo, simile a quello di un'ape ma composto da pi note. Si alzava e abbassava, quasi come se qualcuno stesse cantando.
Il Giabizri  l'unico coleottero a canticchiare cos spieg il Dottore. Mi domando dove sia. Molto vicino, a giudicare dal suono. Probabilmente  qui che svolazza tra gli alberi. Oh, se solo avessi con me il mio retino da farfalle! Come ho fatto a non pensare di legarmi addosso anche quello? Accidenti alla burrasca, finir che mi perder l'unica occasione di catturare lo scarabeo pi raro del mondo. Ehi, guardate! Eccolo!
Di punto in bianco uno scarabeo gigantesco, lungo cinque centimetri buoni, direi, ci vol proprio sotto il naso. Il Dottore era agitatissimo. Si tolse il cappello per usarlo a mo' di retino, prese a sventolarlo a destra e a manca e fin che cattur lo scarabeo. Poco manc che, in preda alla foga, cascasse in un burrone, ma non ci fece neanche caso. Ridendo soddisfatto, si inginocchi per terra con lo scarabeo al sicuro nel cilindro. Poi tir fuori dalla tasca una scatoletta col coperchio di vetro, in cui con abili mosse fece entrare lo scarabeo da sotto l'orlo del cappello. Infine si alz, felice come un bambino, osservando il suo nuovo tesoro attraverso il piccolo coperchio.
Di sicuro era un insetto bellissimo: aveva la pancia azzurro pallido, ma il dorso era di un nero lucidissimo, picchiettato da grandi macchie rosse.
Al mondo non esiste entomologo che non darebbe tutto quel che ha pur di essere al mio posto disse. Ollall! Ma questo Giabizri ha qualcosa sulla zampa... e non mi sembra fango. Chiss cos'.
Con grande attenzione estrasse lo scarabeo dalla scatolina, tenendolo con le dita a pancia in su, e quello prese a muovere lentamente le sue zampette per aria. Ci stringemmo tutti intorno a Dolittle per guardare. Arrotolata intorno alla parte centrale della zampa anteriore destra c'era quella che sembrava una foglia secca e sottile. Era minuziosamente legata con resistente bava di ragno.
Fu straordinario vedere come il Dottore, con le sue dita grassocce, svolse il finissimo cordino e sfil la foglia, conservandola intera, senza romperla e senza far male al prezioso animale. Poi rimise il Giabizri nella scatolina, distese la foglia e la studi.
Immaginate la sorpresa quando scoprimmo che la parte interna era coperta di segni e figure cos minuscoli che per capire cosa fossero ci voleva una lente d'ingrandimento. Alcuni segni erano indecifrabili, ma quasi tutte le figure erano chiarissime e rappresentavano perlopi uomini e montagne. Il tutto era tracciato con uno strano inchiostro marrone.
Per un po', mentre fissavamo stregati la foglia, nessuno fiat.
Credo sia stata scritta con il sangue dichiar infine il Dottore. Quando si secca diventa di questo colore. Per fare questi disegni qualcuno dev'essersi punto apposta un dito:  un vecchio trucco quando resti senza inchiostro, ma molto poco igienico. Stranissimo poi trovarli legati alla zampa di uno scarabeo! Se solo conoscessi questa lingua e potessi scoprire da dove arrivano...
Ma cosa sono? chiesi io. Righe piene di segni e immagini. Lei che ne pensa, Dottore?
 una lettera, una lettera illustrata disse lui. Tutte queste figure messe insieme formano un messaggio. Ma perch affidare un messaggio a uno scarabeo, e a un Giabizri, poi, che  la specie pi rara al mondo? Davvero stupefacente!
Poi cominci a borbottare tra s a proposito delle figure.
Mi chiedo cosa significhino: uomini che salgono su una montagna; uomini che entrano in un buco in una montagna; una montagna che crolla... eh, questa  venuta bene; uomini che si indicano le bocche aperte; delle sbarre, forse di una prigione; uomini che pregano; uomini sdraiati, come se fossero malati; e per finire, una montagna e basta, ma con una forma molto particolare.
Di colpo, il Dottore mi lanci un'occhiata eloquente, mentre uno splendido sorriso di pura delizia gli si dipingeva sul volto.
Freccia Lunga! esclam. Non capisci, Stubbins? Ma certo! Soltanto un naturalista avrebbe concepito una cosa del genere: consegnare la sua lettera a uno scarabeo, e non a uno scarabeo qualsiasi, ma al pi raro di tutti, a quello che gli altri naturalisti avrebbero sicuramente cercato di catturare... Ma bene! Benissimo! Una lettera da Freccia Lunga! Del resto, la scrittura che conosce lui  fatta soltanto di segni.
S, ma per chi ? domandai io.
Molto probabilmente per me, direi. So che anni fa Miranda gli aveva detto che avevo intenzione di venire su quest'isola. E comunque, anche se non era per me, era per chiunque avesse catturato lo scarabeo e l'avesse letta. Una lettera per il mondo, insomma.
D'accordo, ma che cosa dice? Mi pare che nemmeno lei ci capisca molto, adesso che l'ha trovata.
S, invece. Perch, vedi?, adesso so come leggerla. Prima immagine: uomini che salgono su una montagna... questi sono Freccia Lunga e i suoi; poi uomini che entrano in un buco in una montagna... una caverna, in cui cercano piante e muschi medicinali; poi una montagna che crolla... dei macigni che si sono staccati e li hanno intrappolati dentro. E questa era l'unica creatura vivente in grado di portare un messaggio al mondo esterno: uno scarabeo, capace di scavarsi una strada sottoterra fino a uscire all'aperto. Naturalmente le probabilit che lo scarabeo venisse catturato e il messaggio letto erano pochissime, ma comunque una probabilit c'era, e quando un uomo si trova in grave pericolo si attacca anche alla speranza pi esile... Bene. Adesso guardate quello che viene dopo: uomini che si indicano la bocca aperta... hanno fame; uomini che pregano... supplicano chiunque trovi la lettera di andare a salvarli; uomini sdraiati... malati, forse, o che stanno morendo di fame. Questa lettera, mio caro Stubbins,  il loro estremo grido d'aiuto.
Quando ebbe finito, il Dottore balz in piedi, tir fuori un taccuino e inser la lettera fra le sue pagine. Gli tremavano le mani ed era in preda a una grande agitazione.
Forza grid, scaliamo la montagna! Tutti quanti! Non c' un attimo da perdere. Bumpo, tu porta l'acqua e i semi oleosi. Solo il cielo sa da quanto tempo sono intrappolati l dentro. Speriamo di non arrivare troppo tardi!
Ma dove andiamo a cercarli? gli chiesi. Miranda ha detto che l'isola  lunga un centinaio di chilometri e che  tutta percorsa da montagne.
Non hai visto l'ultimo disegno? mi rispose lui, afferrando il cappello da terra e calcandoselo in testa. Era una montagna con una forma molto particolare, come una testa d'aquila. Be', lui  l... ammesso che sia ancora vivo. La prima cosa che dobbiamo fare  raggiungere una cima e guardarci intorno per trovare un'altra montagna fatta cos. Ma te lo immagini? Alla fine c' la possibilit che io incontri davvero Freccia Lunga, figlio di Freccia Dorata! Andiamo, su, sbrighiamoci! Tardare ancora potrebbe significare la morte del pi grande naturalista mai esistito sulla faccia della Terra!
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PICCO TESTA D'AQUILA.
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In seguito fummo tutti d'accordo nel dire che la sfacchinata di quel giorno non era minimamente paragonabile a niente che avessimo mai vissuto prima di allora. Per quanto mi riguarda, so solo che mi ritrovai spesso sul punto di crollare stremato; ma ogni volta andai avanti, come una macchina, pi che mai deciso a non essere il primo a gettare la spugna.
Non appena arrivammo in cima a una vetta altissima scorgemmo la strana montagna dipinta nella lettera. Aveva esattamente la forma di una testa d'aquila, e da quel che riuscivamo a vedere era anche la seconda pi alta dell'isola.
Individuato il picco, bench l'arrampicata ci avesse lasciati senza fiato, il Dottore non ci permise di perdere un solo secondo. Lanci un'occhiata veloce al sole per orientarsi, dopodich riprese la marcia strisciando fra i cespugli, guadando ruscelli e imboccando ogni scorciatoia possibile. Per essere un uomo della sua stazza, era indubbiamente un campione di corsa campestre!
Noi cercavamo disperatamente di tenergli dietro, e quando dico noi mi riferisco a me e a Bumpo, perch gli animali - Gip, Cii-Cii e Pollynesia - ci precedevano di una buona misura, davanti al Dottore stesso, spassandosela come se fosse una caccia al tesoro.
Alla fine arrivammo ai piedi della nostra montagna, ma solo per scoprire che aveva i fianchi molto scoscesi.
Adesso ci dividiamo e ciascuno andr in cerca di caverne annunci il Dottore. Useremo il luogo in cui ci troviamo ora come punto di ritrovo. Se qualcuno individuer una grotta o un buco in cui la terra  sprofondata e sono caduti dei macigni, si metter a gridare per chiamare gli altri. Nel caso non scoprissimo niente, tra un'ora ci ritroveremo tutti qui. Avete capito bene?
E cos ci dividemmo, prendendo strade diverse.
Naturalmente ciascuno moriva dalla voglia di essere il primo a fare la scoperta e, poco ma sicuro, nessuna montagna fu mai battuta palmo a palmo pi di quella. Purtroppo, per, non riuscimmo a trovare niente che somigliasse a una caverna collassata. Di posti dove erano caduti dei pietroni ce n'erano a bizzeffe, alle pendici della montagna, ma nessuno di questi aveva l'aria di nascondere una caverna o una galleria.
Uno dopo l'altro, stanchi e delusi, facemmo ritorno al punto di ritrovo. Il Dottore aveva l'aria cupa e inquieta, ma non era certo disposto a mollare.
Gip disse, tu non fiuti esseri umani da nessuna parte, qui intorno?
No rispose il cane. Ho annusato ogni fessura della montagna, ma temo che stavolta il mio fiuto non ti sar utile, Dottore. Il problema  che l'odore delle scimmie satura l'aria coprendo tutte le altre tracce olfattive... E poi fa troppo freddo ed  troppo asciutto per fiutare bene.
Hai ragione, e sta diventando anche pi freddo a ogni minuto che passa convenne il Dottore. Purtroppo l'isola sta andando alla deriva verso sud: speriamo che si fermi, o tra un po' non avremo neanche pi frutta e semi da mangiare. Tutto morir su quest'isola... Cii-Cii, tu hai scovato niente?
No, Dottore. Mi sono arrampicato su tutte le guglie e le sporgenze della zona e ho frugato in tutti i pertugi e le spaccature, ma non ho trovato un solo posto dove potrebbero nascondersi degli uomini.
E tu, Pollynesia? fece il Dottore. Hai visto qualcosa che potrebbe metterci sulle tracce di Freccia Lunga?
Niente di niente. Per ho un piano.
Oh, magnifico! esult Dolittle, pieno di rinnovata speranza. Sentiamo, sentiamo: di che si tratta?
Hai ancora quello scarabeo, giusto? Il Biz-biz, dico, o come accidenti si chiama...
Certo disse il Dottore, estraendo di tasca la scatolina con il coperchio di vetro. Eccolo qui.
Bene. Allora senti disse Pollynesia, se la tua ipotesi  giusta, e cio che una frana di sassi ha intrappolato Freccia Lunga nella montagna, probabilmente lo scarabeo viene da l, e forse non era neanche l'unico. Voglio dire, mica se lo sar portato dietro il Biz-biz, no? Stava andando a caccia di piante, non di scarabei, giusto?
S,  quel che immagino conferm il Dottore.
Magnifico. Allora  lecito supporre che lo scarabeo ci abiti, in quel buco, o comunque nella zona della montagna in cui Freccia Lunga e i suoi sono imprigionati. Dico bene?
Gi, gi.
E allora, se siamo d'accordo su questo, la cosa da fare  liberare lo scarabeo e... guardare dove va. Prima o poi torner a casa nella caverna di Freccia Lunga, no? A noi baster seguirlo! Quanto meno aggiunse, lisciandosi le piume con aria di superiorit, fino al punto in cui quel miserabile insetto comincer a scavare nella terra. Ma se non altro sapremo da che parte si trova Freccia Lunga.
Ma se lo libero, potrebbe volare via disse il Dottore. E cos l'avremmo perso e ci ritroveremmo punto e a capo.
E tu lascialo volare via comment Pollynesia con una smorfia. Un pappagallo pu ben reggere il ritmo di un Biz-biz, non credete? Se quel diavoletto prender la via dell'aria, vi garantisco che non lo perder di vista. E se invece sceglier di scarpinare via terra, potrete seguirlo voi.
Splendido! grid il Dottore. Hai proprio un cervello fino, tu, Pollynesia. Bene, diamoci subito da fare e vediamo cosa succede.
Tornammo a stringerci intorno al Dottore, mentre con attenzione sollevava il coperchio di vetro e lasciava che il grosso scarabeo gli si arrampicasse sul dito.
Farfallina bella bianca, vola vola e mai si stanca... si mise a canticchiare Bumpo.
Smettila subito! gli intim Pollynesia, contrariata. Ti sembra forse una farfallina? Vuoi insultarlo.
No, pensavo solo che se  un tipo incline alle avventure magari poteva servirgli un po' di incoraggiamento. Se gli sussurro Casa dolce casa va meglio? rispose Bumpo mortificato.
No, smettila e basta. Da' un po' di tregua alla voce e guardalo, invece di cantare... A proposito, Dottore, perch non gli leghiamo alla zampa un altro messaggio in cui diciamo a Freccia Lunga che stiamo facendo del nostro meglio per trovarlo e che la speranza  l'ultima a morire?
Ottima idea convenne il Dottore. Tempo un minuto, aveva strappato una foglia secca da un cespuglio l vicino e la stava coprendo di piccoli segni a matita.
Infine, cos attrezzato con la sua nuova borsa portalettere, lo Giabizri scese dal dito del Dottore e rimase a terra a guardarsi intorno. Quindi si sgranch le zampe, si lustr il muso con quelle anteriori e con calma inizi la sua marcia verso ovest.
Noi ci aspettavamo che salisse sulla montagna: invece ci gir attorno. E avete idea di quanto tempo pu impiegare uno scarabeo a fare il giro di una montagna? Be', ve lo dico io: un tempo infinito! Le ore passavano e noi speravamo che da un momento all'altro spiccasse il volo; allora sarebbe stata Pollynesia a seguirlo per il resto del tragitto. Ma lui spieg le ali solo una volta. Io non mi ero mai soffermato a pensare a quanto sia difficile per un umano camminare cos lentamente da tenere il passo di un insetto, di certo per era la cosa pi noiosa che mi fosse mai toccata. Mentre gli ciondolavamo alle spalle fissandolo come falchi per non rischiare di perderlo sotto una foglia o un altro ostacolo, ci presero un nervoso e un cattivo umore indescrivibili. E quando lui si fermava per ammirare il panorama o lustrarsi ancora un po' il muso, dietro di me sentivo Pollynesia imprecare come il peggiore degli scaricatori di porto.
Dopo aver fatto il giro di tutta la montagna dietro di lui, ci ritrovammo nel punto esatto da cui eravamo partiti e l lo scarabeo si piant, una volta per tutte.
Be' disse Bumpo a Pollynesia, che te ne pare adesso della stupidit di questo signorino? Come vedi, da solo non ci sa tornare, a casa...
Oh, taci un po'! ribatt il pappagallo. Tu non avresti voglia di sgranchirti le gambe dopo essere rimasto chiuso tutto il giorno in una scatola? Se tanto mi d tanto abita nei dintorni, per questo  tornato qui.
Va bene sgranchirsi dissi allora io, ma perch fare tutto quanto il giro?
In un attimo ci eravamo messi a litigare, ma di colpo il Dottore url: Guardate! Guardate!.
Ci girammo e scoprimmo cos che adesso il Giabizri aveva cominciato a salire sulla montagna, e a un'andatura molto pi spedita di prima.
Comunque sia disse Bumpo, sedendosi con aria stanca, se ha intenzione di arrivare dall'altra parte e poi di rifarsi la salita e la discesa per tornare qui, io lo aspetto. Possono seguirlo Cii-Cii e Pollynesia, se proprio ne hanno voglia.
In effetti quello era un percorso pi adatto a una scimmia o a un uccello, perch lo scarabeo stava affrontando una zona del fianco della montagna liscia e verticale come un muro.
Ma quando fu circa tre o quattro metri sopra le nostre teste, scoppiammo tutti in un grido: perch proprio sotto i nostri occhi il Giabizri era sparito nella parete di roccia come una goccia d'acqua inghiottita dalla sabbia.
 scomparso disse Pollynesia. Lass dev'esserci un buco. E una frazione di secondo dopo stava gi svolazzando verso il dirupo, al quale si abbarbic con le zampe.
S ci grid, voltandosi verso di noi. Finalmente abbiamo scovato la sua tana.  proprio qui, dietro una macchia di licheni: un foro abbastanza grande da infilarci due dita.
Questo lastrone di roccia dev'essere scivolato gi dalla cima disse il Dottore e ha bloccato come una porta l'ingresso alla caverna. Poveretti! Non dev'essere stato facile restare chiusi l dentro! Se solo avessimo pale e picconi!
Non servirebbero comunque a granch si fece sentire Pollynesia. Guardate le dimensioni del lastrone: sar alto trenta metri e largo uguale. Un esercito intero ci metterebbe una settimana solo per scalfirlo!
Quello che mi chiedo  quanto sia spesso mormor il Dottore, prendendo un bel sasso e lanciandolo con tutte le forze contro la parete di roccia. Subito si ud un sordo rimbombo, come di un enorme tamburo, che tutti restammo ad ascoltare finch lentamente l'eco si spense.
Poi un brivido gelido mi corse gi per la schiena. In lontananza, dall'interno della montagna, arrivarono tre colpi in risposta: Bum!... Bum!... Bum!
Ci guardammo con gli occhi sgranati, come se a parlare fosse stata la terra stessa. Dopodich, il solenne silenzio che era calato fu rotto dalla voce del Dottore.
Il cielo sia lodato sussurr in tono reverenziale, qualcuno di loro  sicuramente vivo!
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QUINTA PARTE.
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UN GRANDE MOMENTO.
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Affrontare concretamente il problema fu la parte pi difficile: come far rotolare di lato, o tirare gi, o spaccare quel lastrone gigantesco? Fissavamo la sua mole torreggiante sopra le nostre teste e ci sembrava davvero un compito immane in confronto alle nostre minuscole forze. Quei segnali di vita dall'interno della montagna, per, ci avevano infuso nuova speranza. Di l a poco stavamo tutti dandoci da fare in cerca di una nicchia o una fenditura da cui partire con la nostra opera. Cii-Cii scal la parete liscia del lastrone per andare a esaminarne la parte superiore, dove questo si appoggiava al fianco della montagna; io sradicai cespugli e fronde di rampicanti che potevano nascondere punti critici; il Dottore si procur altre foglie e scrisse nuovi messaggi illustrati da dare al Giabizri, nel caso si fosse ripresentato; e Pollynesia raccolse una manciata di noci che a una a una infil nel buco dove era sparito lo scarabeo, per ristorare i prigionieri.
Le noci sono molto nutrienti disse.
Ma fu Gip che, da bravo cacciatore di topi, fece la scoperta decisiva, scavando con le zampe alla base del lastrone.
Dottore grid, correndo da Dolittle col naso nero di fango, il lastrone poggia su un semplice letto di terra soffice! Mai visto niente di pi facile in cui scavare. Secondo me la caverna  pi in alto, altrimenti i prigionieri si sarebbero aperti un varco con le mani gi da tempo. Se riusciamo a grattar via la base, magari la lastra di roccia si abbassa un po' e loro riescono a scavalcarla arrampicandocisi sopra.
Il Dottore si precipit a studiare il punto in cui Gip aveva scavato con le zampe.
Ma certo disse, il lastrone  piantato cos in verticale che se togliamo la terra da sotto potrebbe persino ribaltarsi e cadere gi da questa parte. Dobbiamo provare. Forza, diamoci dentro!
I nostri unici attrezzi erano i bastoni e le scaglie di pietra che trovammo nei paraggi. Chiss che strano spettacolo offrivamo, accovacciati l a grattare e scavare alla base della montagna, come sei tassi tutti in fila.
In capo a un'ora, durante la quale nonostante il freddo sprizzammo sudore a non finire dalla fronte, il Dottore disse: Non appena la lastra dar segno di voler cedere, tenetevi pronti a saltar via e a non restarci sotto. Se ci cade addosso, ci spiaccica come frittelle.
Proprio in quel momento si sent un rumore stridente, come di qualcosa che sfregava forte.
Attenti! grid Dolittle. Eccola che cade! Allontanatevi!
Schizzammo via come proiettili, buttandoci di lato, mentre l'enorme lastra di roccia scivolava di una trentina di centimetri nel solco che le avevamo scavato sotto. Per un attimo rimasi quasi deluso, perch in quella posizione cambiava ben poco rispetto a prima e in alto non si scorgeva alcuna imboccatura. Ma ero l che guardavo ancora col naso all'ins, quando vidi il lato superiore della lastra staccarsi molto lentamente dalla parete della montagna: eravamo riusciti a sbilanciarla alla base. Mentre continuava a staccarsi, da dietro ci giunse il suono di voci umane che esultavano in una strana lingua. Il bordo superiore del lastrone s'inclin sempre pi velocemente verso il basso; poi, con un frastuono assordante, che scosse l'intera catena montuosa sotto i nostri piedi, si abbatt a terra spezzandosi in due.
Come descrivere quel primo incontro tra i due pi grandi naturalisti del mondo: Freccia Lunga, figlio di Freccia Dorata, e John Dolittle, di Puddleby-on-the-Marsh? Ricordo ancora la scena con chiarezza, come se fosse adesso, eppure sono passati tantissimi anni; ma ora che provo a scriverlo, mi rendo conto che per descrivere un evento tanto straordinario occorre ben altro che le parole!
Di certo so che il Dottore, nella cui vita le occasioni straordinarie non erano certo mancate, continu a considerare la liberazione del collega scienziato come la sua impresa pi meritevole. Da parte mia, consapevole di quel che doveva significare per lui quell'incontro, quando il macigno venne gi tuonando non stavo pi nella pelle dalla curiosit. Tutti insieme ci girammo per guardare cosa c'era dietro.
Al suo posto si spalancava ora la bocca scura e tetra di una galleria alta sei metri buoni, al centro della quale stava fermo un gigante grosso pi di due: bello, muscoloso, asciutto e nudo, tranne che per uno scampolo di tessuto con delle perline sul davanti e una piuma d'aquila tra i capelli. Si port una mano agli occhi per ripararsi dalla luce accecante del sole, che non vedeva da giorni.
 lui! mi sussurr il Dottore. Lo riconosco dalla statura eccezionale e dalla cicatrice sul mento.
E pian piano avanz tra i frammenti di roccia caduta tendendogli la mano.
L'uomo gli scopr gli occhi, che mandavano uno strano e intenso bagliore: come quelli di un'aquila, ma pi buoni e gentili. A sua volta sollev lentamente il braccio destro, mantenendo il resto del corpo immobile come una statua, e prese la mano del Dottore nella sua. Fu un grande momento. Pollynesia mi fece un cenno di approvazione con espressione eloquente e soddisfatta, e sentii il vecchio Bumpo tirar su col naso per l'emozione.
Poi il Dottore tent di parlargli, ma naturalmente nessuno dei due conosceva la lingua dell'altro. Con mia grande sorpresa, lo udii quindi rivolgersi a lui in varie lingue animali.
Come sta? gli chiese in canese; Felice di fare la sua conoscenza disse in gesti cavallini; Da quanto tempo eravate sepolti l dentro? domand nella lingua dei cervi. L'uomo per continuava a restare immobile, rigido e impettito, senza afferrare una parola.
Allora il Dottore ci riprov in vari dialetti animali, ma sempre senza risultato.
Finch non pass alla lingua delle aquile.
Grande Freccia Lunga disse con le strida potenti di quegli uccelli, in tutta la vita non avevo mai provato una gioia come quella di oggi, nel trovarvi ancora vivi.
Fu un grande momento.
In un battibaleno, il volto impietrito di Freccia Lunga si illumin di un sorriso di riconoscimento, e subito ecco arrivare la risposta, nella stessa lingua: Buon Amico, io ti devo la vita. Ti sar debitore per il resto dei miei giorni.
Pi tardi Freccia Lunga ci spieg che quella era l'unica lingua degli uccelli e degli animali che fosse mai riuscito a imparare. Tuttavia non la parlava da molto tempo, perch le aquile non venivano mai sull'isola.
A quel punto il Dottore fece segno a Bumpo di avvicinarsi con l'acqua e le noci. Ma Freccia Lunga non bevve e non mangi: accett le offerte con un cenno di ringraziamento, poi si gir e le port nell'oscurit della caverna. Noi lo seguimmo.
Dentro, sdraiati sul pavimento di roccia in uno stato di debolezza e magrezza estreme, trovammo altri nove tra uomini, donne e bambini.
Alcuni avevano gli occhi chiusi come se fossero morti. In men che non si dica, il Dottore fece un giro completo auscultando il cuore a ciascuno: erano tutti vivi, ma una donna in particolare era troppo esausta anche solo per riuscire ad alzarsi.
Rispondendo a un ordine di Dolittle, Cii-Cii e Pollynesia si rituffarono nella giungla in cerca di altra frutta e altra acqua.
Mentre Freccia Lunga distribuiva agli amici affamati il cibo che avevamo, sentimmo un rumore improvviso provenire dall'esterno della caverna. Quando ci voltammo scoprimmo, ammassato all'ingresso, il gruppo che ci aveva accolti in modo cos poco amichevole gi in spiaggia.
Dapprima strizzarono gli occhi e scrutarono con aria guardinga, ma non appena videro con noi Freccia Lunga e gli altri si precipitarono dentro ridendo, battendo le mani di gioia e parlando tra loro alla velocit della luce.
Freccia Lunga spieg al Dottore che le nove persone insieme a lui nella caverna erano i membri di due famiglie che lo avevano accompagnato sui monti per la raccolta delle piante medicinali. Mentre cercavano un certo muschio, ottimo per le indigestioni, che cresceva solo all'interno di grotte umide, il lastrone di roccia era precipitato gi, imprigionandoli dentro. Per due settimane erano sopravvissuti grazie a quel muschio e al poco d'acqua potabile che sgocciolava dalle pareti della caverna. Gli aborigeni li avevano dati, e pianti, per morti e dispersi, perci adesso erano sorpresissimi e felicissimi di scoprirli vivi.
Quando Freccia Lunga disse ai nuovi arrivati, nella loro lingua, che a trovare e liberare i loro cari era stato il Dottore, quelli gli si fecero intorno parlando tutti contemporaneamente.
Freccia Lunga rifer che si stavano scusando e che volevano dire al Dottore quanto gli dispiacesse di averlo accolto in modo cos ostile gi alla spiaggia.
Quindi uscirono per andare a osservare la lastra di roccia che avevamo spostato, estesa quanto un campo. Cominciarono a girarle tutt'intorno, indicando la crepa che correva proprio al centro e domandandosi come diavolo avessimo fatto a tirarla gi.
Alcuni visitatori che in seguito si sono recati sull'Isola delle Scimmie Ragno mi dicono che il lastrone  ormai diventato una delle maggiori attrazioni locali, e che quando le guide lo mostrano ai turisti raccontano la loro versione della storia. Tipo che, quando scopr che aveva intrappolato il suo amico Freccia Lunga, il Dottore fu preso da una rabbia tale che per liberarlo spacc la montagna in due a mani nude.
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IL POPOLO DELLA TERRA MOBILE.
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Da allora in avanti, gli abitanti dell'isola ci trattarono in modo assai diverso. Innanzitutto ci invitarono al loro villaggio per festeggiare il ritrovamento dei cari dispersi, e dopo aver costruito con dei ramoscelli una lettiga per la donna malata, cominciammo tutti a ridiscendere la montagna.
Strada facendo, gli indigeni comunicarono a Freccia Lunga quella che doveva essere una notizia piuttosto triste, perch mentre la ascoltava gli venne un'espressione molto molto seria. Il Dottore gli chiese cosa fosse successo e lui rispose di avere appena saputo che il capotrib, un vecchio di ottant'anni, era morto proprio quella mattina.
Mi sa che  la ragione per cui il messaggero  venuto a richiamarli dalla spiaggia. Ricordi? mi sussurr Pollynesia all'orecchio.
Di cosa  morto? si inform allora il Dottore.
Di freddo rispose Freccia Lunga.
E in effetti, adesso che il sole tramontava ci stavano venendo dei bei brividi.
Questa  una faccenda grave mi disse Dolittle. L'isola  ancora nella morsa di quella maledetta corrente che va verso sud. Domani dobbiamo occuparci di questa cosa. Se non potremo farci niente, sar meglio che gli abitanti prendano le loro canoe e abbandonino l'isola. L'eventualit di un naufragio  comunque meno peggio che morire congelati tra i banchi di ghiaccio dell'Antartide.
Giungemmo proprio allora sul dosso tra due colline, e guardando gi, verso l'estremit dell'isola, scorgemmo il villaggio: un grande agglomerato di capanne di foglie e di totem coloratissimi in riva al mare.
Molto creativo! esclam il Dottore. In una posizione deliziosa! Come si chiama?
Popsipetel rispose Freccia Lunga.  anche il nome della trib. Nella loro lingua significa Il Popolo della Terra Mobile. Qui sull'isola di trib ce ne sono due: i Popsipetel da questa parte e i Baggiadagn dalla parte opposta.
E qual  la pi grande delle due popolazioni?
Quella dei Baggiadagn, non c' dubbio alcuno. La loro citt si estende per due leghe al quadrato, ma aggiunse Freccia Lunga, la fronte leggermente aggrottata, io preferisco un Popsipetel a cento Baggiadagn.
La notizia del salvataggio doveva averci preceduti, perch nelle vicinanze del villaggio vedemmo una folla sciamare verso di noi per salutare amici e parenti che nessuno sperava ormai di poter pi riabbracciare.
Nell'apprendere che il salvataggio era opera dello strano visitatore approdato sulla loro isola, anche questi abitanti del villaggio si radunarono intorno al Dottore per stringergli le mani, dargli pacche sulle spalle e abbracciarlo. Poi lo sollevarono con le loro braccia forti e finirono di portarlo gi dalla collina verso l'abitato.
L fummo accolti ancora pi splendidamente. Nonostante l'aria gelida del crepuscolo, gli abitanti del villaggio, che fino a quel momento erano rimasti tappati nelle loro capanne a battere i denti, spalancarono le porte e vennero fuori a centinaia. Si ammassarono intorno a noi, sorridendo, annuendo e salutandoci con le mani; e quando Freccia Lunga raccont nuovamente la nostra impresa, ci rivolsero strani versi, simili a canti, che interpretammo come segni di gratitudine e ammirazione nei nostri confronti.
Infine ci scortarono fino a una casa di fronde nuova di zecca, pulitissima e profumatissima, che ci dissero essere tutta nostra. L, sei ragazzini si offrirono di farci da assistenti.
Attraversando il villaggio notammo un'altra casa, pi grande di tutte, in fondo alla via principale. Freccia Lunga la indic spiegando che apparteneva al capotrib, e che quindi adesso era vuota perch dovevano eleggerne un altro al posto di quello appena defunto.
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COME FA UN'ISOLA A GALLEGGIARE.
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Non ci mettemmo molto a capire che con i gentilissimi Popsipetel, se volevamo combinare qualcosa, era meglio agire di nascosto. Il Dottore era tanto famoso e amato da tutti che ogni mattina, non appena metteva il naso fuori dalla porta, trovava una folla di ammiratori ad aspettarlo pazientemente, pronta a seguirlo in tutti i suoi spostamenti.
Il primo giorno dunque riuscimmo solo con grande difficolt a sottrarci a quella ressa e ad andare a visitare l'isola in compagnia di Freccia Lunga.
All'interno scoprimmo che non solo le piante e gli alberi stavano patendo il freddo, ma anche, e in misura peggiore, gli animali. Dappertutto si vedevano uccelli tremanti e con le piume rigonfie che si radunavano per dirigersi insieme verso lande pi calde, e molti erano gi caduti a terra, stecchiti. Una volta giunti sulla riva notammo che tantissimi granchi di terra si stavano buttando in mare per andare a cercare un posto pi accogliente, e mentre ci trovavamo sul versante sud-ovest notammo un gran numero di iceberg, segno che la gelida regione antartica non era lontana.
Mentre ce ne stavamo l a guardare, scorgemmo i nostri amici delfini che saltavano tra le onde. Allora il Dottore li chiam a gesti e loro si avvicinarono alla riva.
Chiese loro quanto mancasse al Polo Sud.
Un centinaio di miglia, risposero; poi tocc ai delfini domandargli perch volesse saperlo.
Perch quest'isola galleggiante su cui ci troviamo sta andando alla deriva verso sud, in balia di una corrente. Di solito invece rimane nell'area tropicale, dove c' un caldo afoso e ci si becca delle grandi insolazioni, e se non cambier rotta in fretta tutto ci che qui prospera finir per morire.
Quindi dissero i delfini bisognerebbe riportarla in una zona pi calda, giusto?
Gi fece il Dottore. Ma come? Mica possiamo spingerla a remi.
No, ma potrebbero farlo le balene... ammesso di trovarne.
Questa s che  un'idea! esclam Dolittle. Le balene, ecco la soluzione! Pensate di potermene mandare qualcuna?
Ma certo risposero i delfini. Abbiamo superato un branco proprio poco fa, che se ne andava a zonzo tra gli iceberg. Gli chiederemo di venire, e se non sono abbastanza andremo a cercarne delle altre. Meglio abbondare.
Grazie disse il Dottore. Siete davvero gentili. A proposito, non  che per caso sapete come ha fatto quest'isola a diventare galleggiante? Perch ho visto che  fatta almeno per met di roccia, ed  ben strano che la roccia galleggi, no?
S,  una cosa insolita, ma la spiegazione  semplice dissero i delfini. Una volta faceva parte di una zona montuosa del Sud America, era come una protuberanza, una sporgenza irregolare. Durante l'era glaciale, migliaia di anni fa, si stacc dalla terraferma e per qualche strano accidente il suo interno, che era cavo, mentre piombava nell'oceano, si riemp di aria. Quella che vedete  meno della met dell'isola, perch il pezzo pi grosso sta sott'acqua. E proprio al centro, nella roccia l sotto, c' un'enorme camera d'aria che sale su su fino alla cima delle montagne.  per questo che galleggia.
Un fenomeno davvero singolare! comment Bumpo.
Puoi dirlo forte convenne il Dottore. Sar il caso che prenda qualche appunto. E tir fuori l'immancabile taccuino.
I delfini balzarono di nuovo in direzione degli iceberg. Non pass molto che vedemmo le acque ribollire e schiumare, mentre un enorme branco di balene si avvicinava a noi a tutta birra.
Erano creature gigantesche e saranno state almeno duecento.
Eccole dissero i delfini, facendo capolino dalle onde.
Ma bene! esult il Dottore. Vi spiacerebbe spiegare loro tutta quanta la faccenda? Per le creature che vivono su quest'isola si tratta di una questione della massima importanza. Chiedetegli se sarebbero tanto gentili da andare sul lato opposto e sospingere col naso l'isola fino alle coste del Brasile meridionale.
Evidentemente i delfini riuscirono a convincere le balene a fare come il Dottore chiedeva, perch di l a un attimo le vedemmo ripartire in direzione dell'estremit meridionale dell'isola.
A quel punto ci sdraiammo sulla spiaggia ad aspettare.
Dopo un'oretta circa, il Dottore si alz e lanci un bastone in acqua. Per qualche secondo il bastone rimase fermo, poi vedemmo che iniziava a scorrere piano piano lungo la costa.
Ah! disse il Dottore. Visto? L'isola ha ripreso ad andare verso nord. Benedette balene!
Il bastone si allontan da noi sempre pi velocemente, mentre gli iceberg si facevano sempre pi piccoli e indistinti all'orizzonte.
Allora il Dottore tir fuori l'orologio, lanci altri bastoni nell'acqua e fece un paio di rapidi calcoli.
Niente male! Quattordici nodi e mezzo all'ora mormor. Per arrivare in vista del Brasile ci vorranno circa cinque giorni. Bene, mi sono proprio levato un peso dal cuore. Mi sembra quasi di sentire gi pi caldo. Andiamo a mangiare qualcosa.
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GUERRA!
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Mentre tornavamo al villaggio, il Dottore si mise a discutere di storia naturale con Freccia Lunga. Avevano appena abbordato l'interessantissimo argomento delle piante, quando un corriere ci raggiunse a spron battuto per riferirci un messaggio.
Freccia Lunga ascolt con un'espressione seria le sue parole affannose e ingarbugliate, quindi si gir verso il Dottore e in lingua delle aquile disse: Mio Grande Amico, il popolo dei Popsipetel  colpito da un'orribile disgrazia. I nostri vicini del sud, quei furfanti dei Baggiadagn, che da tempo guardavano con invidia alle nostre scorte di mais, sono sul piede di guerra e in questo momento avanzano per attaccarci.
Pessime notizie davvero comment Dolittle. Ma non diamo giudizi affrettati. Magari sono provati dalla fame perch i loro raccolti sono stati devastati dal gelo: in fondo loro stanno ancora pi a sud di voi, no?
Per i Baggiadagn non c' scusa che tenga, purtroppo disse Freccia Lunga. Sono gente pigra e incapace. Hanno solo intravisto la possibilit di procurarsi il mais senza doversi spaccare la schiena nei campi. Non fosse per il fatto che sono una trib molto numerosa e che anche solo per questo sperano di sconfiggerci, non avrebbero mai osato dichiarare guerra ai valorosi Popsipetel.
Quando raggiungemmo il villaggio lo trovammo in uno stato di grande agitazione. Ovunque c'erano uomini che approntavano archi, preparavano lance, affilavano asce e confezionavano frecce. Le donne stavano erigendo un alto steccato di bamb intorno al villaggio, e c'era un gran viavai di esploratori e messaggeri che portavano notizie sui movimenti del nemico. In alto, in cima agli alberi e alle colline che circondavano l'abitato, erano piazzate alcune vedette che tenevano d'occhio le montagne verso sud.
 Freccia Lunga convoc un uomo basso, ma dalla stazza impressionante, e lo present al Dottore come Denti Grossi, il capo dei guerrieri dei Popsipetel.
Il Dottore allora si offr volontario per andare a incontrare le forze nemiche e tentare di risolvere la diatriba in modo pacifico: la guerra, disse, nel migliore dei casi non  che una faccenda stupida e inutile. Ma i due uomini scossero la testa, obiettando che il suo piano era destinato a fallire. L'ultima volta che avevano inviato un ambasciatore con un messaggio di pace, il nemico l'aveva accolto a colpi d'ascia.
Mentre il Dottore chiedeva a Denti Grossi come intendesse difendere il villaggio, le vedette lanciarono un grido d'allarme.
Arrivano! I Baggiadagn scendono a migliaia dalle montagne!
Be', ormai non ci resta che rimboccarci le maniche disse Dolittle. Personalmente non credo nella guerra, ma se il villaggio verr attaccato dobbiamo aiutare a difenderlo.
Raccolse un bastone da terra e ne saggi la robustezza contro un sasso.
Questo disse mi sembra un'arma discreta. E si diresse allo steccato di bamb per prendere posto in mezzo agli altri guerrieri in attesa.
A quel punto tutti ci munimmo di un qualche tipo di arma per aiutare i nostri valorosi amici Popsipetel: io mi feci dare un arco e una faretra piena di frecce; Gip avrebbe fatto affidamento sulla sua dentatura, vecchiotta ma pur sempre forte; Cii-Cii raccolse una sacca di sassi e si arrampic su una palma da cui scagliarli sulla zucca dei nemici; e Bumpo segu il Dottore fino allo steccato, armato di un arboscello in una mano e dello stipite di una porta nell'altra.
Quando il nemico si avvicin abbastanza da essere visibile, per un attimo restammo senza fiato: le colline brulicavano letteralmente di migliaia e migliaia di guerrieri. Al confronto, il piccolo esercito del nostro villaggio sembrava un pugno di mosche.
Per tutti i santissimi pappagalli! borbott Pollynesia. Non abbiamo la minima possibilit di farcela contro una simile schiera. Devo andare a chiamare rinforzi.
Dove andasse a cercarli e di che rinforzi potesse trattarsi non avevo proprio idea: so solo che un attimo dopo era sparita. Ma Gip, che l'aveva sentita, infil il muso tra le sbarre di bamb per vederci meglio e disse: Secondo me  andata dai pappagalli neri. Speriamo che faccia in tempo a trovarli. Guarda quei bruti che stanno arrivando: saranno milioni! Questo scontro ci terr parecchio impegnati.
E aveva ragione. Nel giro di dieci minuti il villaggio fu completamente circondato da una distesa sterminata di Baggiadagn rabbiosi e urlanti.
Per quanto mi riguarda, eccomi di nuovo a una parte della storia dei nostri viaggi in cui tutto accadde cos velocemente che, guardandomi indietro, il quadro mi appare un po' confuso. Di sicuro, non fosse stato per i Terribili Tre - e cio per Freccia Lunga, Bumpo e il Dottore, che con questo nomignolo affettuoso entrarono poi nella storia dei Popsipetel - la guerra sarebbe finita in quattro e quattr'otto e tutta l'isola sarebbe passata sotto il controllo di quegli inetti dei Baggiadagn. Ma il Sudamericano, l'Africano e l'Inglese formavano una specie di reggimento a parte, e quel giorno riuscirono a trasformare il villaggio in un luogo dove nessuno avrebbe potuto mettere piede senza rischiare grosso.
Lo steccato di bamb frettolosamente eretto non era granch resistente e fin dall'inizio cominci a cedere qua e l, sotto la pressione dell'orda nemica. Il Dottore, Freccia Lunga e Bumpo si precipitavano nei punti deboli e ingaggiavano una poderosa lotta a mani nude, respingendo i nemici. Quasi subito, per, da un'altra parte del villaggio arrivava un nuovo allarme e i tre dovevano spostarsi di corsa altrove, per ricominciare daccapo.
In generale tutti i Popsipetel si dimostrarono abili combattenti, ma la forza e il peso di quei tre uomini di provenienze tanto diverse, che lottavano uniti con i loro enormi randelli, era uno spettacolo che non poteva non destare la meraviglia e l'ammirazione di chiunque.
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CANZONE DEI TERRIBILI TRE.
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Dei Terribili Tre qui sentite cantare
impegnati a combatter sulle rive del mare
contro i Baggiadagn, i tremendi furfanti,
che accerchiaron le case: eran tanti e poi tanti!
Quale orrendo spavento per il nostro villaggio
che temeva le orde gi pronte al saccheggio!
Ma volle la sorte, com' o non ,
che a combatter ci fossero i Terribili Tre.
Ce la misero tutta, insieme, d'un fiato,
come demoni e furie, come un tuono arrabbiato:
sgominarono i bruti senza battere ciglio,
liberando il villaggio fino all'ultimo miglio.
E i Terribili Tre qui vogliam ricordare
impegnati a combatter sulle rive del mare!
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IL GENERALE POLLYNESIA.
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Purtroppo, per, nemmeno i Tre, per quanto forzuti, potevano resistere a un esercito che sembrava non avere fine. Nel corso di una delle schermaglie pi vivaci, dopo che il nemico aveva aperto una breccia particolarmente larga nello steccato, vidi la figura statuaria di Freccia Lunga cadere riversa con una lancia conficcata nell'ampio petto.
Per un'altra mezz'ora Bumpo e il Dottore combatterono fianco a fianco, e davvero non so come fecero a resistere cos a lungo, perch non avevano il tempo nemmeno di riprendere fiato o di riposare un attimo le braccia.
Il Dottore, il tranquillo, gentile, pacifico, piccolo Dottore... be', se l'aveste visto quel giorno non lo avreste neanche riconosciuto, mentre col bastone e con le mani assestava sonori colpi a destra e a manca!
Quanto a Bumpo, con lo sguardo focoso e i denti scoperti era un autentico demonio, e nessuno osava avvicinarsi troppo allo stipite che faceva roteare minacciosamente in aria. Alla fine, per, anche lui fu colpito da una pietra proprio al centro della fronte, e cos cadde il secondo dei Tre. John Dolittle, l'ultimo dei Terribili, rimase a combattere da solo.
Io e Gip ci precipitammo al suo fianco e cercammo di prendere il posto dei caduti, solo che eravamo troppo leggeri e piccoli per essere una valida sostituzione e un altro tratto dello steccato rovin sotto il peso dei Baggiadagn, che ne approfittarono per venirci addosso come un fiume in piena.
Alle canoe! Al mare! gridavano i Popsipetel. Mettetevi in salvo! Siamo finiti! La guerra  persa!
Il Dottore e io, per, non facemmo in tempo a metterci in salvo che fummo letteralmente travolti dalla folla. Una volta per terra, rialzarsi fu impossibile: di sicuro saremmo morti calpestati.
Proprio in quel momento, in mezzo al fragore della battaglia che imperversava, udimmo il suono pi terrificante mai giunto a orecchio umano: il frastuono di milioni e milioni di pappagalli che gridavano tutti insieme, furiosi.
L'esercito che Pollynesia aveva radunato in quattro e quattr'otto e fatto volare fino a noi oscurava completamente il cielo a ovest. Quando tutto fu finito le chiesi di quanti uccelli si trattasse e lei disse che di preciso non lo sapeva, ma di sicuro dovevano oscillare tra i sessanta e i settanta milioni. In quel tempo brevissimo, era riuscita a farli accorrere da tutto il Sud America.
Se vi  mai capitato di sentir gridare un pappagallo arrabbiato avrete idea di quale strillo spaventoso sia capace, e se vi  mai toccata una beccata di pappagallo saprete certo che razza di male fa.
Agli ordini di Pollynesia, i pappagalli neri (che erano del colore del carbone dalla testa ai piedi, tranne per il becco scarlatto e una striscia rossa su coda e ali) attaccarono i Baggiadagn che si stavano riversando nel villaggio per saccheggiarlo.
La tattica di quegli uccelli era molto particolare. Facevano cos: tre o quattro di loro si piazzavano sulla testa di un Baggiadagn, afferrandosi saldamente con gli artigli alla capigliatura, dopodich si allungavano fino ai lati del capo e gli foravano le orecchie a beccate, come se stessero convalidando i biglietti del treno. Tutto l. Non beccavano mai da nessun'altra parte: soltanto le orecchie. Ma tanto bast a farci vincere la guerra.
Emettendo strazianti ululati di dolore, i Baggiadagn caddero come mosche e fuggirono a rotta di collo da quel villaggio maledetto. Inutile cercare di strapparsi i pappagalli dalla testa, perch ce n'erano sempre altri tre o quattro pronti a rimpiazzarli.
Qualcuno se la cav con poco, e dopo un paio di beccate riusc a sgusciare di nuovo fuori dallo steccato: l i pappagalli lo lasciavano immediatamente in pace. Prima di liberarsi degli aggressori, per, la maggioranza si ritrov con delle orecchie molto bizzarre, simili ai bordi di un francobollo. Per quanto di primo acchito fosse dolorosissimo, a parte il nuovo aspetto quel trattamento non lasciava tuttavia danni permanenti, e in seguito divent addirittura il marchio tribale dei Baggiadagn. Nessuna ragazza della trib degna di tal nome si sarebbe mai fatta vedere in giro in compagnia di un uomo con le orecchie non dentellate, perch quella era la prova che aveva partecipato alla Grande Guerra. Per questo motivo (anche se quasi nessuno scienziato lo sa) i Baggiadagn furono poi ribattezzati Orecchie a Frangia dalle altre trib.
Quando anche l'ultimo dei nemici lasci il villaggio, il Dottore cominci a occuparsi dei feriti.
I combattimenti erano stati lunghi e violenti, ma sorprendentemente i casi gravi erano davvero pochi. Il povero Freccia Lunga era quello messo peggio, ma dopo che il Dottore lo ebbe medicato e infilato a letto, presto riapr gli occhi e dichiar di sentirsi gi meglio. Bumpo invece era solo molto intontito.
Concluso anche il lavoro di assistenza, Dolittle disse a Pollynesia di ordinare ai pappagalli neri di scortare il nemico fin dentro ai confini delle sue terre e di restare l a montare la guardia tutta la notte.
Pollynesia esegu e i milioni di pappagalli spalancarono il becco e intonarono all'unisono il loro terrificante grido di battaglia.
I Baggiadagn non avevano nessuna voglia di ripetere l'esperienza, perci tornarono di gran carriera sulle montagne da cui erano venuti, mentre Pollynesia e il suo esercito vittorioso li seguivano come un'enorme nuvola nera, senza perderli di vista un istante.
Il Dottore raccolse il suo cilindro, che aveva perso durante i combattimenti, e dopo averlo accuratamente spolverato se lo rimise in testa.
Domani annunci, agitando il pugno in direzione delle colline andremo a dettare le condizioni di pace - perch lo faremo, eccome se lo faremo! - nella citt dei Baggiadagn!
Le sue parole furono accolte dalle urla esultanti e ammirate dei Popsipetel. La guerra era finita.
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LA PACE DEI PAPPAGALLI.
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Il giorno seguente partimmo alla volta dell'estremit meridionale dell'isola, e dopo un viaggio di sole venticinque ore in canoa (infatti preferimmo andar per mare) ci trattenemmo nella citt dei Baggiadagn lo stretto indispensabile. Per la prima volta in vita mia avevo visto il Dottore veramente arrabbiato, quando si era gettato nella mischia a Popsipetel; una volta esplosa, per, la sua rabbia fu lenta a spegnersi. Per l'intero tragitto lungo la costa dell'isola non smise un attimo di inveire contro quei codardi che avevano attaccato i suoi amici all'unico scopo di rubare il loro mais perch erano troppo pigri per zappare la terra. E quando raggiunse la citt di Baggiadagn era ancora arrabbiato.
Freccia Lunga non venne con noi, a causa dello stato di debolezza conseguente alla ferita, ma il Dottore, abile com'era con le lingue, cominciava gi a familiarizzare con l'idioma isolano. Tra i cinque o sei Popsipetel che ci accompagnavano sulle canoe, poi, ce n'era uno al quale avevamo insegnato un po' la nostra, cos lui e Dolittle riuscirono a farsi comprendere dai Baggiadagn. Circondati dai pappagalli che annerivano le colline intorno alla citt di pietra, pronti a sferrare un nuovo attacco, i nostri nemici avevano un atteggiamento molto pi dimesso.
Lasciate le canoe, percorremmo la strada principale fino al palazzo del capo. La folla assiepata si inchinava fino a terra al passaggio della figura piccola, tonda e furente del Dottore, che avanzava invece a testa alta; a quella vista Bumpo e io non riuscimmo a nascondere un sorriso soddisfatto.
Il capo e tutti i personaggi pi importanti della trib lo attendevano ai piedi della scalinata del palazzo, sorridendogli umilmente e tendendogli la mano con fare amichevole. Senza curarsi di loro, il Dottore prosegu la sua marcia su per i gradini, fino alle porte del palazzo. L si volt e senza esitare si rivolse con voce ferma al popolo.
Non avevo mai sentito un discorso del genere, e sono certo che non lo avessero mai sentito nemmeno loro. Tanto per cominciare, diede loro dei codardi, dei fannulloni, dei ladri, dei vagabondi, dei buoni a nulla, dei prepotenti, e chi pi ne ha pi ne metta. Poi disse che stava ancora seriamente valutando l'ipotesi di ordinare ai pappagalli di spingere tutti loro in mare, cos quell'isola meravigliosa sarebbe stata una volta per tutte libera dalle loro inutili carcasse.
A quel punto si lev una supplica accorata, e il capo e tutti i Baggiadagn caddero in ginocchio gridando che avrebbero accettato qualunque condizione di pace.
Allora il Dottore chiam uno dei loro scribi e gli ingiunse di riportare e illustrare le condizioni come gliele dettava lui su una delle pareti di pietra del palazzo. Quell'accordo oggi  noto come Pace dei pappagalli e, diversamente da quasi tutti gli altri accordi analoghi, fu ed  ancora rispettato alla lettera.
Occorsero molte parole per spiegarlo bene e, quando lo scriba ebbe terminato, mezzo palazzo era ormai coperto di segni ed erano stati consumati cinquanta secchi di pittura. Ma la parte fondamentale era che non avrebbero dovuto esserci pi conflitti, e che le due trib dovevano promettere solennemente di aiutarsi a vicenda ogni volta che nelle loro terre si fosse verificata una carestia di mais o qualunque altra situazione difficile.
Quella condizione stup molto i Baggiadagn. Dalla sua faccia arrabbiata, si erano aspettati che il Dottore volesse mozzare almeno duecento teste, per poi magari ridurre in schiavit il resto di loro.
Ma quando videro che era animato solo da buone intenzioni, la paura si tramut in un'ammirazione smisurata. E mentre terminava il suo lungo discorso e a passo svelto tornava a scendere la scalinata per dirigersi verso le canoe, i capi si gettarono ai suoi piedi gridando: O Grande Signore, resta con noi e tutte le ricchezze dei Baggiadagn saranno tue: le miniere d'oro sui monti e i letti di perle sotto il mare. Ma resta con noi, cos che la tua immensa saggezza possa accompagnare il nostro Consiglio e il nostro popolo nella prosperit e nella pace.
Il Dottore alz una mano per imporre il silenzio.
Nessun uomo disse vorrebbe mai trovarsi tra i Baggiadagn prima che essi abbiano dimostrato con i fatti di essere gente sincera. Attenetevi alle condizioni di pace, e sarete voi stessi a generare prosperit e buon governo. Addio!
Poi si gir e, seguito da Bumpo, dai Popsipetel e dal sottoscritto, si avvi a passo sostenuto verso le canoe.
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IL MASSO PERICOLANTE.
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Il radicale cambiamento dei Baggiadagn era sincero. Il Dottore aveva suscitato in loro una forte impressione, ben pi forte di quanto lui stesso avesse immaginato al tempo. A dirla tutta, certe volte penso che il suo discorso dalla scalinata del palazzo abbia avuto sugli abitanti dell'Isola delle Scimmie Ragno pi effetto di tutte le sue altre imprese, le quali, per quanto nobili e grandi, uscivano inevitabilmente ingigantite da ogni nuovo racconto.
Quando arrivammo alle canoe, gli portarono una ragazza malata e lui, capendo subito che si trattava di cosa da poco, in un battibaleno le diede un rimedio. Quel fatto contribu ad aumentare ulteriormente la sua popolarit, tanto che quando mont a bordo della canoa la gente intorno a noi scoppi in lacrime. Pare (ma questo lo appresi dopo) fossero tutti convinti che se ne stesse andando per sempre, diretto verso le terre misteriose da cui era venuto.
Mentre ci allontanavamo dalla riva, qualcuno tra i capi si rivolse ai Popsipetel. Cosa si dissero non lo so, ma notammo che diverse canoe di Baggiadagn ci seguirono, a rispettosa distanza, su su fino al nostro villaggio.
Il Dottore aveva disposto che tornassimo lungo il versante opposto dell'isola, cos da effettuarne, in questo modo, il giro completo.
Poco dopo la nostra partenza, mentre ancora ci trovavamo vicini alla costa meridionale, avvistammo una punta scoscesa, dove il mare era in stato di grande fermento e ribolliva di schiuma saponosa. Accostando un poco, scoprimmo che erano le nostre care balene, ancora fedelmente impegnate a spingere l'isola col naso per condurci a nord. Distratti dalla guerra, ci eravamo completamente scordati di loro, ma mentre rallentavamo per ammirarne le code poderose che flagellavano il mare, di colpo ci rendemmo conto che ormai da un bel po' non sentivamo pi freddo. Poi ci rimettemmo a pagaiare di buona lena, prima che l'isola venisse allontanata troppo da noi, e superammo le balene riportandoci verso la costa, che a ben guardare appariva gi pi verdeggiante e in salute. L'Isola delle Scimmie Ragno stava tornando verso i suoi climi originari.
A met del nostro tragitto verso Popsipetel approdammo per trascorrere due o tre giorni a esplorare la zona centrale dell'isola. I nostri vogatori ci portarono fin sulle montagne, tanto alte quanto ripide in quella regione, e affacciate sul mare. Poi ci mostrarono quelle che chiamavano le Rocce Bisbiglianti. Era uno scenario davvero strano e affascinante. Si presentava come un enorme bacino o anfiteatro nel cuore dei monti, al cui centro si innalzava una tavola di pietra con sopra una sedia d'avorio. Tutt'intorno le pendici montuose s'inerpicavano come le gradinate di un teatro fino a una notevole altezza, tranne da una parte, dove attraverso una stretta apertura si vedeva il mare. Immaginai fosse un luogo di ritrovo o una sala concerti per giganti, e la tavola di pietra al centro il palco per chi si esibiva o la pedana dell'oratore.
Chiedemmo alle nostre guide per quale motivo fossero chiamate Rocce Bisbiglianti, e la risposta fu: Scendete e ve lo mostreremo.
La grande conca era larga e profonda chilometri. Dopo che ci fummo calati tra le rocce, i nostri amici ci fecero vedere che laggi, anche da molto lontano, bastava bisbigliare per farsi sentire da chiunque si trovasse in quel teatro. Il Dottore spieg che era un effetto dell'eco prodotta dal suono che rimbalzava avanti e indietro fra le alte pareti di roccia.
Poi le guide ci spiegarono che l, nell'epoca ormai lontana in cui i Popsipetel erano padroni di tutta l'isola, venivano incoronati i re, e che lo scranno d'avorio era il loro trono. Il teatro era talmente grande che in occasione della cerimonia poteva accogliere l'intera popolazione indigena.
Poi ci mostrarono un enorme masso in bilico sull'orlo del cratere di un vulcano, la vetta pi alta dell'isola. Pur essendo molto pi in alto di noi si vedeva chiaramente e appariva abbastanza pericolante da poter precipitare sotto la semplice spinta di un dito. Secondo la leggenda, ci dissero le guide, il giorno in cui il pi grande di tutti i re dei Popsipetel fosse stato incoronato sul trono d'avorio, quel masso sarebbe rotolato dentro la bocca del vulcano, finendo dritto dritto al centro della Terra.
Allora il Dottore chiese di poter andare a studiarlo da vicino.
Quando fummo sul bordo del cratere (per arrivarci ci volle mezza giornata) scoprimmo che il masso aveva dimensioni incredibili: era grande quanto una cattedrale. Sotto di esso si apriva una voragine nera che sembrava senza fondo. Il Dottore spieg che a volte, da quei buchi che hanno in cima, i vulcani sputano fuoco, ma che quelli che si trovano sulle isole galleggianti sono sempre freddi e morti.
Stubbins disse il Dottore, osservando il macigno torreggiante sopra di noi, lo sai che cosa succederebbe molto probabilmente se questo masso cascasse dentro il cratere?
No, cosa?
Ricordi la camera piena d'aria sotto il centro dell'isola, quella di cui ci hanno parlato i delfini?
S.
Ecco, questo masso  cos pesante che se cadesse nel vulcano potrebbe precipitare fin l. In tal modo l'aria uscirebbe e l'isola galleggiante smetterebbe di galleggiare. E colerebbe a picco.
Ma cos tutti quelli che ci vivono finirebbero affogati, no? salt su Bumpo.
Oh no, non necessariamente. Questo dipenderebbe dalla profondit del mare nel punto in cui avvenisse l'affondamento. L'isola potrebbe anche toccare il fondo dopo due o trecento metri, per esempio, e in quel caso buona parte di essa continuerebbe ad affiorare dall'acqua, no?
Certo convenne Bumpo, sembrerebbe logico. Be', speriamo solo che questo frammento gigante non perda l'equilibrio, perch secondo me non si fermerebbe al centro della terra, ma arriverebbe molto pi gi e sbucherebbe dall'altra parte.
Nelle regioni centrali dell'isola ci attendevano molte altre meraviglie, ma adesso non ho il tempo n lo spazio per descriverle tutte.
Mentre tornavamo verso la costa, notammo che i Baggiadagn che ci avevano seguito continuavano a osservarci anche l, tra gli altipiani. E quando fummo di nuovo in mare, ecco che ci superarono, andando nella direzione di Popsipetel. Il fatto  che loro avevano canoe pi leggere e quindi viaggiavano pi veloci, ragion per cui calcolammo che avrebbero raggiunto il villaggio - ammesso che fossero diretti proprio l - con diverse ore di anticipo rispetto a noi.
Poich il Dottore cominciava a essere ansioso di scoprire come stesse Freccia Lunga, stabilimmo di darci il cambio alle pagaie e continuammo a viaggiare anche di notte, al chiaro di luna.
Arrivammo a Popsipetel quando spuntava l'alba.
E l, con nostra grande sorpresa, scoprimmo che non solo noi, ma tutto il villaggio aveva passato la notte in bianco. Intorno alla casa del vecchio capotrib morto si era radunata un'enorme folla, e quando tirammo le canoe in secca sulla spiaggia scorgemmo molti anziani - i saggi della comunit - uscire dalla porta principale.
Domandammo che cosa significasse tutto ci e ci dissero che durante la notte si erano svolte le elezioni del nuovo capo. Bumpo chiese chi fosse, ma a quanto pareva il nome non era ancora stato reso noto. Lo avrebbero annunciato a mezzogiorno.
Non appena il Dottore fin la sua visita a Freccia Lunga, che era tornato in gran forma, ci avviammo verso la nostra casa in fondo al villaggio. L mangiammo qualcosa per colazione e poi ci sdraiammo a riposare.
Ne avevamo un gran bisogno, perch dal giorno in cui eravamo sbarcati sull'isola non avevamo avuto un attimo di pace. E cos, pochi minuti dopo aver posato le nostre stanche teste sul cuscino, eravamo gi tutti profondamente addormentati.
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LE ELEZIONI.
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Fu la musica a svegliarci. Il sole accecante di mezzogiorno penetrava attraverso la porta, fuori dalla quale sembrava stesse suonando un'orchestra. Ci alzammo per andare a guardare. La nostra casa era circondata dall'intera popolazione di Popsipetel. Ormai eravamo abituati ad avere sempre un certo numero di curiosi e ammiratori in attesa a tutte le ore davanti alla nostra porta, ma questa era una faccenda un po' diversa. Erano tutti elegantissimi, con perline luccicanti, piume colorate e allegre coperte che davano un tocco vivace alla scena. E tutti sembravano di ottimo umore, e cantavano o suonavano strumenti musicali - nella maggior parte dei casi fischietti di legno dipinti e tamburi di pelle.
Trovammo Pollynesia, che era tornata da Baggiadagn, appollaiata sopra la porta a godersi lo spettacolo. Le chiedemmo che cosa stessero festeggiando.
Hanno appena annunciato l'esito delle elezioni disse lei. Il nome del nuovo capo  stato reso noto a mezzogiorno.
E chi ? domand il Dottore.
Tu! disse a bassa voce Pollynesia.
Io?! esclam lui. Ma com' possibile?
S ribad Pollynesia, proprio tu. E ti hanno persino cambiato il nome, perch Dolittle non gli sembrava adatto a uno che in realt di cose ne ha combinate eccome! Perci adesso sei diventato Jong Thinkalot, il Grande Pensatore. Che te ne pare?
Ma io non voglio essere un capo sbott Dolittle in tono irritato.
Peccato, perch mi sa che non sar facile fargli cambiare idea comment Pollynesia. A meno che tu non abbia intenzione di scappare con una delle loro fragili canoe. Il fatto  che non sei stato eletto semplicemente capo dei Popsipetel, ma diventerai re: il re di tutta l'Isola delle Scimmie Ragno. I Baggiadagn, che ci tenevano tanto ad averti come governatore, hanno inviato qui spie e messaggeri ad anticiparti, e quando hanno scoperto che stanotte sei stato eletto capo dei Popsipetel ci sono rimasti malissimo. Ma piuttosto che perderti del tutto, si sono dichiarati pronti a rinunciare alla loro indipendenza e hanno insistito perch le loro terre venissero unite a quelle dei Popsipetel, affinch tu potessi essere re di tutti quanti. Perci preparati.
Oh, santissimi sacripanti! grugn il Dottore. Perch poi tanto entusiasmo? Insomma, io non ho nessuna voglia di diventare re!
Se mi permette, Dottore mi intromisi io, credo che invece dovrebbe andarne fiero e soddisfatto. Ce l'avessi io, una sola possibilit di diventare re...
Be', ma lo so che apparentemente sembra fantastico disse lui, infilandosi le scarpe con aria abbattuta. Solo che non puoi assumerti delle responsabilit e poi rinunciare quando ti passa la voglia. Io ho gi il mio lavoro. Da quando ho messo piede su quest'isola non ho potuto dedicarmi alla storia naturale neanche un momento perch dovevo occuparmi delle faccende altrui, e adesso vogliono che continui cos! Mi ci manca solo di diventare re dei Popsipetel, e addio ai miei utili contributi di naturalista, perch avrei troppe altre cose da fare. E poi sarei... sarei soltanto... un re!
Ma non  mica poco! esclam Bumpo. Mio padre  un re e ha centoventi mogli.
Peggio ancora consider il Dottore, centoventi volte peggio. No, io ho il mio lavoro a cui pensare, non voglio diventare re.
Eccoli intervenne Pollynesia, stanno arrivando i notabili ad annunciare la tua elezione. Sbrigati, allacciati le scarpe!
Di colpo, la ressa davanti a casa nostra si era aperta formando un lungo passaggio e attraverso questo un gruppo di personaggi importanti stava venendo verso di noi. L'uomo in testa, un bel vecchio con la faccia rugosa, stringeva tra le mani una corona, un oggetto davvero stupendo nonostante fosse di legno: meravigliosamente intagliata e dipinta, aveva due splendide piume azzurre all'altezza della fronte. Alle spalle del vecchio venivano otto tizi forzuti che reggevano una portantina, una specie di sedia con sotto due lunghi manici per trasportarla.
Il vecchio si inginocchi su una gamba e pieg la testa fin quasi a sfiorare la terra, quindi si rivolse al Dottore, che stava sulla porta a infilarsi colletto e cravatta.
O Potente Amico disse, veniamo a riferirti il messaggio del popolo di Popsipetel. Grandi e incredibili sono le tue imprese, buono il tuo cuore e pi profonda del mare la tua saggezza. Il nostro capo  morto. Tutti chiedono una guida che sia degna. Grazie a te i nostri nemici di un tempo, i Baggiadagn, sono diventati fratelli e amici. Anch'essi desiderano prosperare al sole del tuo sorriso. E dunque guarda, io ti porto la Sacra Corona di Popsipetel, che da tempo immemore, quando l'isola e le sue genti erano unite sotto un unico monarca, non ha pi adornato alcuna fronte sovrana. O Buon Amico, le voci unite degli abitanti di questa terra ci ordinano di condurti alle Rocce Bisbiglianti affinch l, con tutto lo splendore e il rispetto, tu possa essere incoronato nostro re: Re di tutta la Terra Mobile.
Nessuno di loro sembrava aver contemplato la possibilit che Dolittle rifiutasse. Quanto a lui, il Dottore, non l'avevo mai visto tanto sconvolto. Anzi, direi che quella fu stata la prima e l'ultima volta che lo vidi cos fuori di s.
Oh, povero me! lo sentii mormorare, mentre gettava intorno occhiate disperate in cerca di una via di fuga. E adesso cosa faccio...? Avete visto dove ho lasciato il mio bottone...? Come faccio a indossare il colletto se non ho il bottone? Ah, che giornataccia! Che giornataccia...! Bumpo, va' a vedere se  rotolato sotto il letto... Certo che potevano darmi almeno un giorno per pensarci su. Si  mai sentito di qualcuno che  stato svegliato dalla notizia che  diventato re, senza che gli dessero neanche il tempo di lavarsi la faccia? Allora, me lo trovate o no questo bottone? Magari ci hai messo i piedi sopra, Bumpo. Spostati un po'...
Oh, lascia perdere il bottone intervenne Pollynesia. Ti incoroneranno anche senza! Che differenza vuoi che faccia per loro?
Ti ho detto che non voglio essere incoronato strill il Dottore. Devo trovare il modo di evitarlo. Gli far un discorso. Magari si accontentano.
Si gir verso i messaggeri fermi sulla porta.
Miei cari amici disse, io non sono degno di questo enorme onore. Regnare  un'arte nella quale non eccello, e di sicuro tra voi ci sono uomini coraggiosi molto pi adatti a guidarvi. Per questo complimento che voi mi fate, per questa fiducia che riponete in me, vi ringrazio. Ma vi prego di non pensarmi all'altezza di simili e sommi doveri, ai quali non sarei mai in grado di fare fronte.
A voce alta, il vecchio rifer le sue parole al piccolo corteo che lo seguiva, ma quelli scossero la testa senza muoversi di un centimetro. Allora il vecchio torn a rivolgersi al Dottore.
Sei tu il prescelto disse. Non accetteranno nessun altro.
All'improvviso, sulla faccia perplessa di Dolittle balen un barlume di speranza.
Voglio andare da Freccia Lunga mi sussurr. Forse lui sapr trarmi da questo impiccio.
Cos, chiedendo ai notabili del villaggio di scusarlo un momento, li lasci l impalati sulla porta mentre lui si allontanava di corsa in direzione della casa di Freccia Lunga. Io lo seguii.
Trovammo il nostro grande amico sdraiato su un letto d'erba davanti alla sua dimora, dove era stato portato affinch potesse seguire i festeggiamenti.
Freccia Lunga gli disse rapidamente il Dottore in lingua delle aquile, perch i presenti non capissero, vengo a te per chiedere il tuo aiuto in un momento di grande pericolo. Questi uomini vogliono incoronarmi re. Se ci mi toccasse, tutto il grande lavoro che speravo di fare rester incompiuto: chi, infatti,  meno libero di un re? Ti supplico di parlargli e di convincere quegli animi gentili e benintenzionati che le loro aspirazioni si rivelerebbero assai poco sagge.
Freccia Lunga si tir su appoggiandosi a un gomito.
O Buon Amico rispose (evidentemente adesso tutti gli si rivolgevano cos), ho il cuore pesante perch non posso soddisfare questo tuo primo desiderio. Purtroppo non posso fare nulla! Questa gente  cos determinata che se provassi a interferire mi caccerebbe dalle sue terre e alla fine ti incoronerebbe comunque. Re dovrai essere, anche se per poco. Dobbiamo fare in modo che l'azione di governo ti lasci il tempo di dedicarti ai segreti della natura. In seguito potremo forse trovare un sistema per alleggerirti del tutto del peso della corona. Per adesso, per, devi diventare re. Questa  una trib di teste dure e l'avr vinta. Non vedo altra strada.
Il Dottore si gir con aria afflitta e fece dietrofront. Ed ecco, alle sue spalle, di nuovo il vecchio con la corona stretta fra le mani grinzose e la portantina reale che attendeva al suo fianco. I tizi forzuti fecero un profondo inchino e indicarono il sedile, invitandolo a prendere posto.
A quel punto il Dottore si guard intorno per l'ennesima volta con aria disperata, in cerca di una via di fuga. Per un attimo pensai che avesse intenzione di tagliare la corda, ma la folla che ci stava intorno era troppo numerosa e compatta. Di colpo, una banda di suonatori di tamburi e fischietti attacc una marcia da processione solenne. Dolittle si volt per supplicare Freccia Lunga un'ultima volta, ma il gigante si limit a scuotere il capo e a indicare, come i portantini, il sedile che l'attendeva.
E cos, sull'orlo delle lacrime, il Dottore si avvi a passi lenti verso la portantina e si sedette. Mentre veniva issato sulle potenti spalle degli uomini, lo sentii ancora mormorare debolmente: Ma perch? Perch? Io non voglio fare il re!.
Addio! gli grid Freccia Lunga dal suo giaciglio. E che la buona sorte non si allontani mai troppo dal tuo trono!
Sta arrivando! Sta arrivando! rumoreggi la folla. Fate largo! Tutti alle Rocce Bisbiglianti!
E mentre la processione si disponeva a uscire dal villaggio, la gente intorno a noi si avvi a passo spedito in direzione delle montagne, per accaparrarsi dei buoni posti nell'immenso teatro in cui si sarebbe svolta la cerimonia dell'incoronazione.
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L'INCORONAZIONE DI RE JONG.
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In tutta la mia lunga vita ho assistito a eventi magnifici e importanti, ma nulla mi ha mai impressionato quanto lo spettacolo delle Rocce Bisbiglianti il giorno dell'incoronazione di re Jong. Quando finalmente io, Bumpo, Cii-Cii, Pollynesia e Gip raggiungemmo il ciglio da capogiro della grande conca e vi guardammo dentro, fu come sorvolare un mare infinito di facce color del rame; ogni singolo posto del teatro era occupato, ogni donna, uomo e bambino dell'isola - compreso Freccia Lunga, che era stato portato l disteso sul suo letto - erano accorsi per assistere alla cerimonia.
Eppure non si sentiva volare una mosca, non un suono turbava il silenzio solenne di quel luogo. L'atmosfera era quasi sinistra e metteva i brividi. In seguito Bumpo mi disse che quella vista lo aveva lasciato talmente senza fiato che non riusciva neanche pi a parlare, e comunque non si era mai reso conto che al mondo esistesse tanta gente.
Gi, vicino alla Tavola del Trono, c'era un totem nuovo di zecca e coloratissimo. Tutte le famiglie ne avevano uno e lo tenevano piantato davanti alla porta di casa. In pratica, questi pali sono un po' come targhe o biglietti da visita, con sopra scolpite le gesta e i meriti della famiglia cui appartengono. Quello nel teatro, magnificamente decorato e molto pi alto di tutti gli altri, era il totem di Dolittle - o meglio, il totem di Thinkalot il Reale Pensatore, come si sarebbe chiamato d'ora in avanti. Sopra c'erano soltanto animali, a indicare la formidabile conoscenza che il Dottore aveva di tutte le creature, e gli isolani avevano scelto quelli che per loro rappresentavano le qualit migliori in assoluto: la velocit del cervo, la perseveranza del bue, la discrezione del pesce, e via dicendo. Ma in cima a qualunque totem c' sempre il segno o l'animale per cui la famiglia  pi fiera di essere ricordata. In questo caso, sul palo del Grande Pensatore c'era un pappagallo enorme, a imperitura memoria della Pace dei pappagalli.
Il trono d'avorio era stato lucidato con olii profumati e brillava bianchissimo alla luce del sole. Ai suoi piedi erano disposti rami in quantit che, grazie al calore del ritrovato clima mite, stavano tornando a fiorire in tutte le valli dell'isola.
Ben presto vedemmo la portantina con sopra il Dottore salire lentamente la serpeggiante gradinata verso la tavola di roccia. Una volta raggiunta la cima, i portatori si fermarono e il Dottore scese sul tappeto fiorito. Il silenzio era talmente assoluto e perfetto che persino da quella distanza udii lo schiocco sonoro di un rametto che si spezzava sotto i suoi piedi.
Dolittle si diresse fino al trono, accompagnato dal vecchio, quindi mont sulla pedana e si sedette: da quell'altezza impressionante la sua figura rotondetta appariva minuscola! Il trono era stato costruito per sovrani dalle gambe pi lunghe, e quando lui vi prese posto rimase coi piedi penzoloni a un palmo dal primo gradino.
Poi il vecchio si gir e, rivolta un'occhiata alla folla, cominci a parlare a voce bassa e regolare. Le sue parole, per, arrivavano nitide anche nell'angolo pi remoto delle Rocce Bisbiglianti.
Per prima cosa sciorin i nomi di tutti i grandi re dei Popsipetel, incoronati in passato sul trono d'avorio, elogiando la grandezza di quel popolo, delle sue vittorie e dei sacrifici che aveva sopportato. Poi, sventolando la mano in direzione del Dottore, inizi a riferire le gesta compiute dal futuro re, e devo proprio dire che non avevano nulla da invidiare a quelle di chi l'aveva preceduto, anzi.
Quando prese a raccontare ci che Dolittle aveva fatto per la trib, tutti si misero a sventolare, sempre in religioso silenzio, la mano destra in direzione del trono. Tanto bast a dare al teatro un aspetto alquanto singolare, come di un'enorme superficie che ondeggiasse senza produrre il minimo suono.
Finalmente il vecchio termin il suo discorso e, salito fino al trono, tolse con estrema reverenza lo scalcagnato cilindro dalla testa del Dottore. Stava per posarlo a terra, ma lui si affrett a riprenderlo e a metterselo in grembo. Allora il vecchio sollev la Sacra Corona e la depose sul capo di John Dolittle. Non gli andava proprio a pennello (era stata fatta per gente con la testa pi piccola), e ogni volta che dal mare luccicante si levava un po' di brezza il Dottore doveva tenerla ferma al suo posto. Per aveva un'aria davvero signorile.
Tornando a rivolgersi alla sua gente, il vecchio disse: Popolo di Popsipetel, ecco il vostro nuovo re! Siete contenti?.
E finalmente la folla fece udire la propria voce.
JONG! JONG! gridarono tutti insieme. LUNGA VITA A RE JONG!
Nel silenzio solenne, quell'esplosione sembr il rombo di cento cannoni. Nella conca dove perfino un sussurro si sentiva a chilometri di distanza fu come ricevere un pugno in faccia, mentre il coro di urla rimbalzava avanti e indietro tra le montagne. Pensai che l'effetto eco non si sarebbe mai esaurito e che avrebbe continuato a imperversare per tutta l'isola, tintinnante nelle valli pi basse, rimbombante nelle grotte marine.
D'un tratto notai che il vecchio stava indicando la montagna pi alta e, quando mi girai, feci appena in tempo a vedere il Masso pericolante tuffarsi nel cuore del vulcano e sparire.
Avete visto, o Popolo della Terra Mobile! grid allora il vecchio. Il masso  caduto e la nostra leggenda si  avverata: oggi  stato incoronato il Re dei Re!
Anche il Dottore aveva visto precipitare il macigno e si era alzato per guardare con aria trepidante il mare.
Sta pensando alla camera d'aria mi sussurr Bumpo all'orecchio. Speriamo che da queste parti il mare non sia troppo profondo.
In capo a un minuto buono (tanto ci volle perch il masso toccasse il fondo) udimmo uno scricchiolio attutito e distante... e subito dopo il sibilo potente dell'aria che sfiatava. La faccia tesa per la preoccupazione, il Dottore risedette sul trono sempre scrutando intensamente le acque blu dell'oceano.
Non pass molto che sentimmo l'isola cominciare ad affondare lentamente sotto di noi. Nello stesso istante, il mare prese ad avanzare dalle spiagge verso l'interno dell'isola, mentre le coste venivano sommerse - mezzo metro, un metro, cinque metri, dieci, cinquanta, cento. Poi, grazie al cielo, con la delicatezza di una farfalla che atterra su un petalo di rosa, l'inabissamento cess. L'Isola delle Scimmie Ragno si era posata sul fondale sabbioso dell'Atlantico e la terra si era infine ricongiunta alla terra!
Naturalmente molte delle abitazioni nei pressi della costa adesso si ritrovavano sott'acqua. Persino il villaggio di Popsipetel era completamente scomparso. Ma non importava: nessuno era affogato, perch tutti gli abitanti dell'isola si trovavano lass, in alto, per seguire l'incoronazione di re Jong.
Dal canto loro, gli indigeni non si resero subito conto di quello che stava accadendo, nonostante avessero sentito benissimo la terra sprofondare sotto i loro piedi. Dopo, il Dottore ci disse che probabilmente a far scivolare il Masso pericolante gi dal suo trespolo era stato l'impatto di quell'urlo tremendo sgorgato da milioni di gole. Ma nella storia di Popsipetel si narra ancora che, quando re Jong sedette sul trono, l'isola sprofond per rendere onore al suo peso straordinario, e da allora non si  pi mossa.
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SESTA PARTE.
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LA NUOVA POPSIPETEL.
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Jong il Grande Pensatore occupava la sua nuova posizione soltanto da pochi giorni, ma qualunque idea io mi fossi fatto sul conto dei re e del modo in cui vivevano era gi cambiata. Fino a quel momento, avevo creduto che non gli toccasse altro che starsene seduti dal mattino alla sera sul trono a farsi servire e riverire da tutti. Adesso, per, mi rendevo conto che un re pu essere la persona che lavora pi sodo al mondo - ammesso e non concesso che faccia bene il suo dovere.
Da quando si alzava la mattina presto a quando andava a letto la sera tardi, sette giorni su sette, Dolittle era sempre, sempre, sempre impegnatissimo. Innanzitutto c'era la Nuova Popsipetel da costruire, perch il vecchio villaggio era sparito. La nuova sede fu scelta con cura e si trovava in una posizione bellissima, proprio alla foce di un grande fiume, in corrispondenza della quale la costa formava una deliziosa e ampia insenatura, dove le canoe - ma anche le navi, nel caso ne fossero arrivate - potevano gettare l'ancora al riparo dalle burrasche.
Il Dottore fece del suo meglio per abolire la pompa magna e i fasti della corte reale. Come disse a me e a Bumpo, se proprio doveva essere re voleva essere un re decisamente democratico, nel senso di un re che si comportava da amico dei suoi sudditi e non si dava inutili arie. Quando progett la Nuova Popsipetel, dunque, non ci mise alcuna reggia: a lui bastava stare in una piccola villetta lungo una via secondaria.
Gli abitanti dell'isola per non gliel'avrebbero mai permesso. Erano sempre stati abituati a sovrani che governavano usando modi grandiosi e veramente regali, quindi insisterono perch si costruisse il palazzo pi bello che si fosse mai visto. In tutte le altre faccende gli lasciarono mano libera, ma non potevano sopportare che sfuggisse alla cerimoniosit maestosa che si accompagna allo status di sovrano. Il Dottore si ritrov quindi costretto a tenere a palazzo mille servitori, a sua completa disposizione giorno e notte. Fu anche mantenuta la Canoa Reale, una splendida imbarcazione di lucido legno di mogano lunga venti metri, con intarsi di madreperla e trecento rematori scelti fra gli uomini pi forti dell'isola. I giardini del palazzo coprivano quasi due chilometri quadrati ed erano curati da sessanta giardinieri.
Al poveretto toccava pure di andare in giro sempre in abiti tanto eleganti quanto scomodi. Il suo vecchio cilindro scalcagnato, cui era affezionatissimo, fin in un armadio, dove andava a sbirciarlo in segreto. In ogni occasione doveva indossare le vesti appropriate, e nemmeno quando, ogni tanto, gli riusciva di sgattaiolare via per una breve spedizione naturalistica osava rimettersi i vestiti di un tempo, ma doveva rincorrere le farfalle con la corona in testa e un mantello scarlatto che gli svolazzava sulla schiena.
Ad aspettarlo c'erano poi gli infiniti doveri da assolvere e le questioni sulle quali doveva decidere: tutto, dalla risoluzione di dispute sui confini terrieri alla riconciliazione di mariti e mogli che si azzuffavano un giorno s e l'altro pure. Nell'ala est del palazzo reale si trovava la Corte di Giustizia, e qui re Jong sedeva ogni mattino dalle nove alle undici, deliberando su tutti i casi che gli venivano sottoposti.
Nel pomeriggio insegnava a scuola. Ma non aspettatevi certo le solite materie che trovate nelle scuole normali!
Per quanto possibile, io e Bumpo lo aiutavamo nell'impresa: cose come la matematica di base e altra robetta facile del genere. Ma alle lezioni di astronomia, scienza agraria, e via dicendo doveva pensarci lui, Dolittle. Avevano tutti una voglia pazza di imparare e gli studenti arrivavano a scuola a frotte, al punto che nonostante le lezioni all'aperto (nessuna aula era abbastanza grande) il Dottore doveva istituire dei turni di cinque o seimila persone alla volta, e usare un grosso megafono o una specie di tromba per farsi sentire.
Il resto delle sue giornate era riempito dalla costruzione di strade e mulini ad acqua, dalla cura dei malati e da un milione di altre cose.
E, a dispetto della sua resistenza iniziale, una volta all'opera Dolittle si dimostr davvero un ottimo re. Magari non si distingueva, come altri sovrani della storia, per la partecipazione a guerre continue o per le sue avventure romantiche; ma col senno di poi, e avendo conosciuto terre e politici stranieri, ho pensato spesso che Popsipetel sotto il regno di Jong il Grande Pensatore rimane forse lo Stato meglio governato nella storia mondiale.
Doveva rincorrere le farfalle con la corona in testa.
Eravamo sull'isola ormai da sei mesi e mezzo, quando arriv il compleanno del Dottore. Fu indetta una grande festa nazionale, con un sacco di balli, di fuochi d'artificio, discorsi e baldoria.
Verso sera, gli esponenti pi importanti delle due trib si unirono in una processione e sfilarono per le vie della citt, portando una tavola di mogano alta tre metri e magnificamente dipinta: era una storia illustrata, di quelle che dedicavano a ogni antico sovrano di Popsipetel per immortalarne le gesta.
La collocarono al di sopra del portone del nuovo palazzo, e subito tutti accorsero per ammirarla. Conteneva sei quadri, in ricordo di altrettanti grandi eventi nella vita di re Jong, e sotto a ciascuno c'erano dei versi esplicativi composti dal poeta di corte. Ne riporto qui una traduzione:
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1. Lo sbarco sull'isola.
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Inviato dal cielo,
nella canoa tirata da delfini,
giunse alle nostre coste
da mondi sconosciuti.
Anche le palme
chinarono la testa
salutando l'arrivo del re.
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2. L'incontro con lo scarabeo.
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Al chiarore lunare entrava
in comunione con gli animali.
Il timido Giabizri gli reca
richieste d'aiuto dipinte.
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3. La liberazione delle famiglie disperse.
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Il cuore aveva gonfio di pena,
le grandi mani colme di forza.
Ecco che sradica il monte come una patata dolce!
Ecco la gente dispersa
che danza salutando il gran giorno!
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4. La riconquista del caldo.
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Fredda e morente era la nostra terra.
Lui fece un cenno appena e il sole
torn ad abbassarsi; poi,
mentre ci radunavamo intorno
al benedetto bagliore, lui spinse la nostra
terra galleggiante e bizzosa
verso nuovi e pacifici lidi
in mari assolati.
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5. La conquista della vittoria in guerra.
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Una volta soltanto
il suo volto gentile
si oscur, minaccioso.
Guai al nemico crudele
che osi attaccare la trib
che ha per capo il Pensatore!
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6. L'incoronazione.
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Esultarono lieti gli uccelli,
rise e gioc il mare con le sue coste
e tutti piansero di gioia
il giorno in cui lo incoronammo re.
Egli  il Costruttore, il Guaritore, il Maestro e il Principe,
e di tutti  il pi grande.
Possa vivere mille e mille anni ancora,
felice nel cuore,
e benedire di Pace la nostra terra.
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NOSTALGIA DI CASA.
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A palazzo reale io e Bumpo avevamo i nostri splendidi appartamenti, che condividevamo anche con Pollynesia, Gip e Cii-Cii. Ufficialmente, Bumpo era ministro degli Interni, io invece ero a capo del Tesoro. Anche Freccia Lunga abitava a palazzo, ma in quel periodo era in viaggio all'estero.
Una sera, dopo cena, mentre il Dottore si trovava in citt a visitare un neonato, sedevamo tutti intorno al grande tavolo nella sala di rappresentanza di Bumpo. Era una cosa che facevamo ogni sera per discutere dei programmi della giornata seguente e dei vari affari di Stato. Una specie di riunione di gabinetto.
Quella volta per stavamo parlando dell'Inghilterra - e di cose da mangiare. Ci eravamo un po' stufati del cibo locale e spesso avevamo cos tanta voglia di qualcosa di diverso che, quando tutti i cuochi andavano a letto, il Dottore ci portava di nascosto nei sotterranei del palazzo e sulle braci morenti del fuoco ci preparava un po' di frittelle. Perch dovete sapere che era anche il pi grande cuoco che fosse mai esistito. Solo che ogni volta metteva la cucina in gran disordine, perci dovevamo stare attentissimi a non farci scoprire.
Come dicevo, quella sera l'argomento della riunione di gabinetto era il cibo, e io avevo appena ricordato a Bumpo gli squisiti manicaretti che avevamo mangiato a casa del falegname di Monteverde.
Sai cosa mi piacerebbe adesso? disse lui. Una bella tazza di cioccolata calda con la panna montata. A Cambridge c'era la cioccolata pi buona del mondo. Certo  un gran peccato che qui sull'isola non abbiano n il cacao, n le mucche per fare la panna.
Secondo voi chiese Gip, il Dottore quando pensa di levare le tende da qui?
Glielo stavo domandando proprio ieri disse Pollynesia. Ma non sono riuscita a farmi dare una risposta soddisfacente. Era come se non volesse parlarne.
Ci fu una pausa.
Sapete cosa credo? aggiunse quindi Pollynesia. Che abbia proprio smesso anche solo di pensarci, a tornare a casa.
Accipicchia! esclam Bumpo. Ma non mi dire!
Zitti! fece in quel momento Pollynesia. Cos' questo rumore?
Drizzammo le orecchie e in lontananza, nei corridoi del palazzo, udimmo le sentinelle gridare: Il re! Fate largo al re!.
Ah,  lui, finalmente sussurr allora Pollynesia. Come sempre, ha fatto tardi. Poveraccio, quanto lavora! Cii-Cii, va' a prendere pipa e tabacco da quella credenza e preparagli la vestaglia sulla poltrona.
Quando il Dottore entr, aveva l'aria seria e pensierosa. Con gesti stanchi si tolse la corona e la appese a un gancio dietro la porta. Poi sostitu il mantello reale con la veste da camera e sospirando si lasci sprofondare nella poltrona a capotavola, dove si mise a caricare la pipa.
Allora esord a bassa voce Pollynesia, come hai trovato il bambino?
Il bambino? mormor lui, ma i suoi pensieri sembravano altrove, molto lontani. Il bambino, certo. Molto meglio, grazie. Sta mettendo il secondo dentino.
Quindi risprofond nel silenzio e trasognato si mise a fissare il soffitto attraverso una nuvola di fumo, mentre noi restavamo seduti in attesa, senza proferire verbo.
Vede, Dottore dissi io alla fine, un attimo prima che lei arrivasse ci stavamo giusto chiedendo... quando pensava di tornare a casa. Domani saranno sette mesi che siamo su quest'isola.
Il Dottore si agit sulla poltrona con l'aria di essere a disagio.
Be', ecco riprese dopo un momento, volevo proprio parlarvi di questo, stasera. Ma... ma il fatto  che... che  un po' difficile spiegare esattamente la situazione. Purtroppo mi risulta impossibile abbandonare adesso il compito nel quale mi sono impegnato... Ricordate che, quando mi comunicarono che intendevano farmi re, vi dissi che, una volta assunte le responsabilit, non sarebbe stato facile scrollarsele di dosso?
Ebbene, io vorrei tanto continuare con i miei viaggi e il mio lavoro di naturalista. E vorrei anche tornare a Puddleby... Lo vorrei tanto quanto lo volete voi. In marzo in giardino spunteranno i crochi... ma quel che temevo  diventato realt: non posso chiudere gli occhi davanti a ci che potrebbe succedere se abbandonassi questa gente per scappare. Loro mi amano e si fidano di me. Chi mai vorrebbe comportarsi in modo ingiusto con quanti si fidano di lui? Senza contare che anche io amo loro. Capite quel che voglio dire? Come faccio a scappare e a piantarli in asso...? No, ci ho riflettuto parecchio per decidere cosa fosse meglio, e temo di non potermi sottrarre al compito che ho assunto quando ho accettato la corona. Mi dispiace, ma devo restare.
Per sempre? Per tutta la vita? chiese Bumpo in un sussurro.
La fronte aggrottata, il Dottore ci mise un po' a rispondere.
Non lo so disse infine. Ma per adesso di sicuro non c' speranza ch'io possa andarmene. Non sarebbe giusto.
Il silenzio triste che era calato fu rotto da alcuni colpi alla porta.
Sospirando pazientemente, il Dottore si alz e and a rimettersi corona e mantello.
Avanti grid poi, dopo essersi seduto di nuovo.
La porta si apr e un valletto, uno dei centoquarantatr in servizio ogni notte, si inchin sulla soglia.
Vostra Gentilezza disse, c' un viaggiatore che chiede di parlare con Sua Maest.
Scommetto che abbiamo un altro neonato borbott Pollynesia.
E gli avete chiesto il nome? volle sapere il Dottore.
S, Maest. Si tratta di Freccia Lunga, figlio di Freccia Dorata.
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LA SCIENZA DI FRECCIA LUNGA.
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Freccia Lunga! esclam il Dottore. Ma che bellezza! Fatelo entrare subito.
Sono cos felice riprese poi, rivolgendosi a noi quando il valletto se ne fu andato. Sentivo tremendamente la sua mancanza. Anche se  di poche parole, Freccia Lunga  una splendida persona da avere intorno. Fatemi contare... sono passati cinque mesi da quando  partito per il Brasile. Sono proprio contento che sia tornato sano e salvo. Ogni volta corre dei bei rischi, con quella canoa. Anche se  abilissimo, attraversare cento miglia di mare aperto in un guscio di tre metri non  affatto uno scherzo. Io non ci proverei mai.
Ci furono altri colpi alla porta. Stavolta, quando si apr, dopo che il Dottore ne ebbe dato il permesso, sulla soglia c'era il nostro gigante di amico, con un sorriso sulla faccia dai marcati lineamenti color bronzo. Alle sue spalle venivano due facchini con dei carichi avvolti in stuoie di palma. Dopo i saluti, Freccia Lunga ordin loro di posare i fardelli.
O Buon Amico, guarda disse. Come promesso, ti porto la mia collezione di piante, che ho tenuto nascosta in una grotta sulle Ande. Questi tesori sono le fatiche di tutta una vita.
Furono aperti gli involti, che a loro volta contenevano altri fagotti che vennero disposti con grande cura sul tavolo, in tante file.
L per l sembr un campionario ricco, certo, ma un po' deludente: c'erano piante, fiori, frutti, foglie, radici, semi, legumi, mieli, gomme, cortecce, semi oleosi, api e alcune specie d'insetti.
Lo studio delle piante - o botanica, per chiamarlo col suo nome - era un filone della storia naturale che non mi aveva mai interessato troppo. In confronto allo studio degli animali, l'avevo sempre considerata una disciplina noiosa. Ma quando Freccia Lunga cominci a prendere in mano gli esemplari della sua collezione e a spiegarci le loro qualit, sentii di esserne sempre pi affascinato. E prima che avesse finito, ero gi completamente preso dalle meraviglie del regno vegetale che ci aveva portato.
Questi disse, prendendo un pacchettino di grossi semi li ho chiamati chicchi della risata.
E a cosa servono? chiese Bumpo.
A provocare allegria rispose Freccia Lunga.
Mentre il gigante gli voltava le spalle, Bumpo ne arraff tre e li inghiott.
Ahi ahi! esclam per il botanico, quando scopr il furto. Se il signore voleva mettere alla prova i poteri di questi semi, avrebbe dovuto mangiarne al massimo un quarto di uno. Speriamo che non muoia dal ridere.
Gli effetti su Bumpo furono prodigiosi. Dapprima gli venne un sorrisone enorme; poi cominci a ridacchiare; e infine scoppi in attacchi di risa cos violenti che ci tocc portarlo nella stanza accanto e metterlo a letto. In seguito il Dottore disse che doveva ringraziare la sua robusta costituzione se non era morto dalle risate. Per tutta la notte continu a ghignare allegramente nel sonno; persino la mattina dopo, quando si svegli, scese dal letto che aveva ancora la ridarella.
Quando tornammo nella sala di rappresentanza ci vennero mostrate delle radici rosse che, se cucinate in una minestra con zucchero e sale, davano la forza di ballare per ore, velocissimi e senza sosta. Freccia Lunga ci invit a provarle, ma noi lo ringraziammo e rifiutammo: dopo lo spettacolo di Bumpo, per un po' preferimmo tenerci alla larga da nuovi esperimenti.
Le cose utili e curiose portate da Freccia Lunga non finivano mai: un olio ricavato da una vite che faceva crescere i capelli nell'arco di una notte; un'arancia grande quanto una zucca, che aveva coltivato nel suo giardino sui monti del Per; un miele nero (aveva portato anche le api che lo producevano, e i semi dei fiori di cui si nutrivano), del quale bastava un cucchiaino da t per addormentarsi e svegliarsi freschi come rose il mattino dopo; una noce che faceva venire la voce bella e intonata; un'alga che faceva smettere di sanguinare le ferite; un muschio che curava i morsi di serpente; un lichene che preveniva il mal di mare.
Naturalmente il Dottore era interessatissimo. Continu a passare da una cosa all'altra fino alle ore piccole, compilando liste di nomi e appuntandosi le propriet di ciascun vegetale in un taccuino, mentre Freccia Lunga dettava.
Qui, Stubbins mi disse, mentre finiva, ci sono cose che nelle mani dei farmacisti pi capaci faranno una differenza immensa nel campo della chimica e della medicina! Immagino gi che questo miele soporifero da solo render inutili almeno la met delle pessime medicine che abbiamo usato fino adesso. Freccia Lunga ha scoperto una vera e propria farmacopea e il suo nome merita di essere citato insieme a quello di Linneo. Un giorno o l'altro dovr portare tutte queste cose in Inghilterra. Ma quando? aggiunse in tono triste. Eh, gi, questo  il problema: quando?
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IL SERPENTE MARINO.
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Per molto tempo dopo l'incontro di gabinetto che vi ho appena raccontato evitammo di chiedere al Dottore che intenzioni avesse circa il nostro ritorno a casa. Sull'Isola delle Scimmie Ragno la vita scorreva un mese dopo l'altro, piacevole e ricca di impegni. L'inverno arriv e se ne and insieme ai festeggiamenti natalizi, e senza che nemmeno ce ne accorgessimo era di nuovo estate.
Con il passar del tempo il Dottore si lasci assorbire sempre di pi dalle faccende riguardanti la sua grande famiglia, e le ore che riusciva a ritagliarsi per il suo lavoro di naturalista diventarono sempre meno. Sapevo che gli capitava ancora, e spesso, di pensare alla sua casa e al suo giardino di Puddleby, cos come ai suoi vecchi sogni e progetti, perch di quando in quando, se qualcosa gli faceva tornare in mente l'Inghilterra, lo vedevamo farsi pensieroso e anche un po' triste. Per non tornava mai sull'argomento, e credo davvero che avrebbe finito per trascorrere il resto dei suoi giorni sull'isola, non fosse stato per un certo incidente... e per Pollynesia.
Il vecchio pappagallo non ne poteva pi di restare in quel posto e non ne faceva segreto con nessuno.
La sola idea mi disse un giorno, mentre passeggiavamo lungo la costa che il famoso John Dolittle sprechi la sua vita qui... be',  talmente assurda!
Era tutta la mattina che osservavamo il Dottore presiedere ai lavori di costruzione del nuovo teatro di Popsipetel, che si aggiungeva al teatro dell'opera e a una sala concerti; alla fine a Pollynesia era preso un attacco di cattivo umore tale che le avevo proposto una passeggiata.
Credi davvero le chiesi mentre ci mettevamo a sedere sulla sabbia che non rimetter mai pi piede a Puddleby?
Non lo so rispose lei. Una volta ero convinta che il pensiero degli animali che aveva lasciato a casa lo avrebbe fatto tornare. Ma da quando, in agosto, Miranda gli ha detto che l andava tutto bene, questa speranza  svanita. Sono mesi che mi scervello per escogitare un piano. Se solo ci venisse in mente un modo per ravvivare il suo interesse per la storia naturale, qualcosa che riuscisse a entusiasmarlo... allora potremmo farcela. Ma cosa? Fece spallucce, infastidita. Cosa? Ormai tutto ci a cui sa pensare  rifare le strade e insegnare ai bambini che uno pi uno fa due!
A Popsipetel era una giornata bellissima, calda e luminosa, gialla e azzurra. Gettai un'occhiata sonnolenta verso il mare, pensando a mia madre e a mio padre: chiss se erano preoccupati per la mia lunga assenza. Al mio fianco, la vecchia Pollynesia continuava a borbottare tra s, e a poco a poco le sue parole cominciarono a mescolarsi e confondersi con il dolce sciabordio delle onde sulla riva. Sar stato il mormorio regolare della sua voce in quell'aria mite e profumata, fatto sta che mi addormentai. E di l a poco sognai che l'isola aveva ripreso a spostarsi: non galleggiando come prima, ma a scatti improvvisi, come se una forza tremenda l'avesse sollevata da dove si trovava per poi lasciarla ricadere gi.
Per quanto tempo dormii, non so. So solo che a svegliarmi furono dei colpetti delicati sul naso.
Tommy! Tommy! (la voce era quella di Pollynesia) Sveglia! Accipicchia, come fai a dormire nel bel mezzo di un terremoto senza accorgerti di niente? Ascoltami, Tommy,  il nostro momento. Svegliati, una buona volta!
Eh? Che c'? Che succede? chiesi, sollevandomi con uno sbadiglio.
Sst! Guarda! mi sussurr Pollynesia, indicando il mare.
Ancora mezzo addormentato, spalancai gli occhi stanchi e annebbiati e l, nell'acqua bassa, a non pi di una trentina di metri dalla riva, vidi un'enorme conchiglia rosa pallido. Aveva la forma di una cupola, sorgeva creando, a un'altezza vertiginosa, la curva di un armonioso arcobaleno e alla sua base le onde si rompevano in piccole creste bianche. Sembrava uscita dal pi folle dei sogni.
Ma che roba ? esclamai.
Quello disse Pollynesia in un bisbiglio  ci che da secoli i marinai chiamano il Serpente Marino. A me  capitato di vederlo gi varie volte dai ponti delle navi, da una certa distanza, mentre faceva dentro e fuori dalle onde. Ma cos da vicino e cos fermo mai, e mi sorge il forte sospetto che il Serpente Marino altro non sia che il Grande Lumacone Marino di Vetro di cui parlava lo Smanioso. Sono pronta a scommetterci il becco che  l'unica creatura del genere in tutti i sette mari. Ed  il nostro momento d'oro, Tommy! Quel che dobbiamo fare adesso  far venire qui il Dottore a dare un'occhiata a questo esemplare preziosissimo, prima che torni nella fossa abissale. Credimi, se ci riusciamo avremo finalmente la possibilit di andarcene da questa benedetta isola! Tu stai qui e non perderlo di vista, io vado a cercare il Dottore. Non muoverti e non fiatare. Non un rumore quando respiri: potrebbe spaventarsi... sono creature timidissime, le lumache. Tienilo d'occhio e basta, e sar di ritorno in men che non si dica.
Risalendo la spiaggia in punta di zampe, Pollynesia raggiunse il riparo dei cespugli e infine prese il volo verso la citt, mentre io restavo l solo a fissare stregato quel mostro incredibile a mollo nell'acqua bassa.
Si muoveva appena. Ogni tanto sollevava la testa dal mare, mostrando il collo e le antenne di una lunghezza impressionante. E capitava che accennasse ad alzarsi, come fanno le lumache quando si mettono in moto, ma subito ripiombava gi come esausto. Avevo quasi la sensazione che da qualche parte l sotto fosse ferito, ma purtroppo non arrivavo a vedere fin sott'acqua.
Ero ancora tutto preso a osservare quel bestione, quando Pollynesia fu di ritorno con il Dottore. Si avvicinarono in modo talmente circospetto e silenzioso che io manco mi accorsi di loro, finch non me li ritrovai acquattati di fianco sulla sabbia.
Al Dottore bast un'occhiata al lumacone per esserne trasfigurato. Aveva gli occhi che gli brillavano per l'entusiasmo. Non lo vedevo cos eccitato e contento da quando avevamo catturato il Giabizri appena arrivati sull'isola.
 proprio lui! sussurr. Il Grande Lumacone Marino di Vetro, non c' dubbio. Pollynesia, segui la costa e vedi se trovi qualche delfino che possa venire ad aiutarmi. Forse loro sapranno dirci che cosa ci faccia qui la lumaca, perch  molto strano che batta acque basse come queste. Stubbins, tu vai al porto e torna con una piccola canoa. Per fa' attenzione a come ti muovi: se il lumacone si spaventa e si tuffa in profondit, rischiamo di non rivederlo mai pi.
E non dire nulla alla gente del posto aggiunse Pollynesia in un sussurro. Deve restare un segreto, o nel giro di cinque minuti ci ritroviamo assediati da una folla di curiosi. Siamo stati davvero fortunati a incontrarlo in una baia deserta.
Una volta raggiunto il porto, scelsi una canoa piccola e leggera tra quelle tirate in secca e, senza dire a nessuno a cosa mi servisse, salii a bordo e mi allontanai a colpi di pagaia.
Avevo il terrore che il lumacone se ne fosse andato prima del mio ritorno, perci immaginate la mia gioia quando doppiai un promontorio roccioso e giunsi in vista del golfo, scoprendo che la creatura era ancora l.
Nel frattempo Pollynesia aveva compiuto la sua missione ed era tornata prima di me in compagnia di due delfini, che adesso stavano gi confabulando a bassa voce con il Dottore. Tirai la canoa sulla spiaggia e mi unii a loro per ascoltare.
Quel che vorrei sapere stava dicendo Dolittle  come mai si trova proprio qui. Mi sembrava di avere capito che di solito staziona nella fossa abissale, e quando sale in superficie lo fa solo al largo.
Quindi non hai saputo? Non te l'hanno detto? risposero i delfini. Sprofondando, l'isola ha sbarrato l'ingresso della fossa abissale. Proprio cos: l'hai fatta calare esattamente alla bocca della Fossa, come se ci avessi messo sopra un coperchio. Da allora, i pesci che stavano l sotto non fanno altro che cercare di uscire e al Grande Lumacone  andata peggio di tutti: l'isola gli ha intrappolato la coda proprio mentre stava uscendo dalla Fossa per andare a farsi una passeggiatina serale. Sono sei mesi che  bloccato l e che tenta di liberarsi. Alla fine, per farcela  stato costretto a sollevare tutta quanta l'isola. Non avete sentito una specie di terremoto circa un'ora fa?
S disse il dottore,  anche crollato met del teatro che stavo costruendo.
Be',  stata la lumaca, mentre sollevava l'isola per liberarsi la coda e uscire dal buco fecero i delfini. Quando ha tirato su il tappo, tutti gli altri pesci ne hanno approfittato per scappare. Una bella fortuna che il Grande Lumacone sia tanto forte. Solo che lo sforzo gli  costato caro: si  stirato un muscolo della coda, che si  gonfiata non poco. Allora si  messo a cercare un posticino tranquillo dove riposare, e quando ha visto questa bella spiaggia si  trascinato fin qui.
O poveretto, mi dispiace moltissimo! esclam il Dottore. Immagino che in qualche modo avrei dovuto fare sapere in giro che l'isola stava per sprofondare. Anche se, a dire il vero, non lo sapevamo bene neanche noi: in pratica  stato un incidente. Pensate che la ferita sia grave?
Difficile dire risposero i delfini, perch noi non parliamo la lingua del Lumacone. Per venendo qui gli abbiamo girato tutt'intorno e non sembrava esserci niente di irrimediabile.
Davvero nessuno di voi parla la lingua dei molluschi? chiese allora il Dottore.
Neanche una parola.  difficilissima, ma proprio difficilissima!
E ce la fareste a trovarmi qualche altro pesce che la parla?
Mah, possiamo provarci dissero quelli.
Ve ne sarei davvero molto grato li ringrazi il Dottore. Ho un sacco di domande importanti che vorrei fare a questo signore.  E vorrei anche curargli la coda, per quanto mi  possibile. In fondo, indirettamente  colpa mia se si  fatto male.
Se ci aspettate qui conclusero i delfini, vediamo cosa riusciamo a fare.
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FINALMENTE IL MISTERO DEL MOLLUSCO  RISOLTO.
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E cos il Dottor Dolittle, con in testa la corona, si sedette ad aspettare sulla riva come re Canuto il Grande. I delfini continuarono a fare avanti e indietro per un'ora, ogni volta riportando dai fondali creature marine diverse per vedere se potevano aiutarlo.
Formavano una sfilata assai curiosa, ma a quanto pareva ben pochi erano in grado di parlare la lingua dei molluschi, a parte i molluschi stessi. A un certo punto per i delfini sembrarono un poco pi speranzosi, avendo scovato un vecchissimo riccio di mare (un tipetto buffo, a forma di palla, interamente coperto di lunghe vibrisse) che dichiarava di non conoscere il molluschiano puro ma di essere stato capace, da giovane, di capirsi con le stelle marine, quanto bastava per fare amicizia. Era gi un passo avanti, anche se non bastava ancora per cantar vittoria. Lasciato il riccio in nostra compagnia, i delfini si rituffarono in cerca di una stella marina.
Non ci misero molto a trovarne una, perch da quelle parti erano piuttosto comuni. Poi, usando il riccio come interprete, cominciarono a interrogare la stella. Era una creatura tutto sommato stupida, e tuttavia si sforz di fare del suo meglio, e dopo un breve ma paziente esame scoprimmo con grande gioia che con la lingua dei molluschi se la cavava piuttosto bene.
Incoraggiati, il Dottore e io montammo sulla canoa e, insieme ai delfini, al riccio e alla stella marina che ci seguivano a nuoto, pagaiammo con calma, fino a ritrovarci sotto il guscio torreggiante del Grande Lumacone.
Fu cos che ebbe inizio la pi incredibile delle conversazioni a cui mi sia mai capitato di assistere. Dapprima la stella marina rivolse qualche domanda alla lumaca; dopodich, qualunque fosse la sua risposta, la stella la riferiva al riccio, che la riferiva ai delfini, che la riferivano al Dottore.
In questo modo ottenemmo parecchie informazioni, soprattutto per quanto riguardava la storia antica del regno animale; in compenso, per colpa dell'ottusit della stella marina e di quella catena di traduzioni da una lingua all'altra, ci sfuggirono parecchie sottigliezze dei lunghi discorsi del Lumacone.
Mentre lui parlava, noi appoggiavamo l'orecchio al suo guscio, e cos facendo scoprimmo di riuscire a sentire molto distintamente la sua voce. Come aveva detto lo Smanioso, era profonda e rimbombante, e sembrava una campana. Pur non capendo una sola parola di quello che diceva, ormai il Dottore era tremendamente eccitato all'idea di essere molto vicino a imparare la lingua che da tanto tempo inseguiva. E di l a poco, facendo ripetere ai pesci piccole frasi usate dal Lumacone, cominci a mettere insieme da solo delle parole. Perch vedete, il fatto di avere gi dimestichezza con un paio di altre lingue dei pesci lo aiutava non poco. Dopo essersi esercitato per un po' in quel modo, si sporse dal bordo della canoa e, immersa la faccia nell'acqua, prov a rivolgersi direttamente alla lumaca.
Fu una bella impresa e prima che Dolittle riuscisse a ottenere qualche risultato passarono ore. Alla fine, per, dalla sua espressione felice mi resi conto che stava iniziando a farcela.
A ovest il sole era basso e la brezza fresca della sera agitava dolcemente i boschetti di bamb, quando il Dottore sospese il lavoro e mi disse: Stubbins, ho convinto la lumaca a venire all'asciutto sulla spiaggia e a farmi vedere la coda. Ti spiacerebbe tornare in citt per dire agli operai di lasciar perdere, per oggi, con il cantiere del teatro? Poi dovresti andare a palazzo a prendere la mia borsa delle medicine. Credo di averla lasciata sotto il trono in sala udienze.
E ricordati mi sussurr Pollynesia mentre mi preparavo, acqua 
in bocca con tutti. Se ti fanno domande, tu non rispondere. Fingi di avere il mal di denti o qualcosa del genere.
Stavolta, quando tornai - con la borsa delle medicine -, trovai il lumacone all'asciutto. A vederlo tutto intero nella sua lunghezza era chiaro perch un tempo i marinai lo avessero chiamato Serpente Marino: poco ma sicuro, era gigantesco, ma a modo suo era anche una creatura bella e aggraziata. Il Dottore gli stava esaminando un rigonfiamento sulla coda.
Dalla borsa che gli avevo portato prelev una grossa boccetta di un balsamo con cui si mise a massaggiare i muscoli stirati. Quindi prese tutte le bende che aveva e gli fece una fasciatura; ma anche cos le bende bastavano appena a coprirgli met dell'enorme coda. Il Dottore insistette sulla necessit di avvolgerla ben stretta, perci mi risped a palazzo per prendere anche le lenzuola dagli armadi della biancheria reale. Dopodich io e Pollynesia le strappammo in tante strisce e finalmente, a seguito di enormi sforzi, riuscimmo a fasciare nel modo migliore la coda del Grande Lumacone.
Lui sembrava piuttosto felice di ricevere tante attenzioni, e quando il dottore ebbe terminato si stiracchi con pigra goduria. In quella posizione il guscio era completamente vuoto e potevi guardarci attraverso e vedere le palme dall'altra parte.
Credo che stanotte uno di noi dovrebbe restare a fargli compagnia disse il Dottore. Potremmo incaricare Bumpo:  tutto il giorno che pisola nel bungalow. La lumaca ha una brutta distorsione, e se non riuscisse a dormire sarebbe meglio che l con lei ci fosse qualcuno. In ogni caso, a occhio e croce tra qualche giorno star meglio. Se solo non fossi cos impegnato, resterei qui a farle compagnia io. Mi piacerebbe moltissimo, visto che ho ancora un sacco di cose da chiederle.
Ma Dottore intervenne Pollynesia, mentre ci preparavamo a tornare in citt, tu dovresti proprio concederti una vacanza. Tutti i re vanno in vacanza, ogni tanto: tutti! Re Carlo, per esempio... certo, lui  venuto prima di te, ma insomma... lui si prendeva vacanze di continuo. Non che fosse un sovrano modello, per tutti lo amavano. Stava simpatico perfino alla carpa dorata del laghetto di Hampton Court. Come re, l'unica cosa che posso rimproverargli  di avere inventato quei cagnetti stupidi e mordaci che adesso chiamano col suo nome, quei King Charles Spaniel... Eh, girano un sacco di storie su di lui, ma secondo me quella  stata la cosa peggiore che abbia fatto. Comunque, sto perdendo il filo. Dicevo che i re devono concedersi un po' di vacanza, come chiunque altro, e tu non l'hai mai fatto da quando sei stato incoronato. O sbaglio?
No no rispose Dolittle, direi che hai ragione.
Bene, e allora stammi a sentire fece lei. Adesso che rientri a palazzo, fai un proclama in cui spieghi che ti assenterai per una settimana per motivi di salute. E che te ne andrai senza servit al seguito, capito?, come una persona qualsiasi. Si chiama viaggio in incognito,  quello che fanno i re quando si allontanano in questo modo. Ed  normale,  l'unico espediente per riuscire a starsene un po' in pace. Cos la settimana in cui starai via potrai passarla sulla spiaggia in compagnia della lumaca. Che ne pensi?
Be', certo, mi piacerebbe disse il Dottore.  una bella tentazione. Ma c' il teatro nuovo da seguire, e senza di me nessuno dei nostri falegnami saprebbe come piazzare le travi del tetto. E poi ci sono i neonati...
E pazienza per il teatro... e pure per i neonati ribatt Pollynesia. Il teatro pu ben aspettare una settimana. Quanto ai neonati, al massimo gli viene qualche colichetta. Santo cielo, come pensi se la cavassero prima che arrivassi tu? Dai retta a me, prenditi una vacanza... Ne hai bisogno!
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L'ULTIMA RIUNIONE DI GABINETTO.
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Dall'insistenza con cui Pollynesia aveva parlato, immaginai che l'idea della vacanza facesse parte del suo piano.
Il Dottore non rispose, e continuammo a camminare in silenzio verso la citt; tuttavia, mi accorsi che le parole del pappagallo l'avevano colpito.
Dopo cena scomparve da palazzo senza dire dove andava, cosa che non aveva mai fatto prima. Naturalmente noi lo sapevamo benissimo, dove fosse: era tornato in spiaggia per tenere compagnia al Lumacone. Ne eravamo sicuri perch non aveva chiesto a Bumpo di farlo.
Non appena quella sera le porte della sala si richiusero, Pollynesia si rivolse ai presenti: Ascoltate, cari colleghi disse, dobbiamo soltanto fare in modo che il Dottore si prenda la sua vacanza. A meno che non intendiamo trascorrere il resto dei nostri giorni su questa benedetta isola.
Ma che differenza pu fare una semplice vacanza? volle sapere Bumpo.
Pollynesia rispose al ministro degli Interni in tono spazientito.
Ma non capisci? Se avr una settimana intera da dedicare alla sua amata storia naturale... alle creature marine, al sogno di visitare i fondali dell'oceano, a tutte queste cose... forse c' qualche possibilit che accetti di allontanarsi da questo postaccio. Invece, se continua a fare il re non avr mai un attimo per pensare a nient'altro, a parte le faccende di governo.
S, questo  vero.  talmente coscienzioso, lui riconobbe Bumpo.
E poi prosegu Pollynesia, la sua unica speranza per allontanarsi da qui  di andarsene di nascosto. Deve partire mentre  in vacanza in incognito, quando nessuno tranne noi sa dove si trova o cosa sta facendo. Se si costruisse una barca tanto grande da poter compiere una traversata, tutti i locali lo vedrebbero e lo sentirebbero, e vorrebbero sapere a cosa gli serve. Finirebbero per interferire, insomma. Preferirebbero veder succedere un disastro, piuttosto che perdere il Dottore. No, se sospettassero che medita la fuga, lo metterebbero in catene.
S, lo credo anch'io convenni. Per senza una barca come si deve non vedo come possa allontanarsi, anche in segreto.
Ascolta disse Pollynesia, se riusciamo a fargli prendere una vacanza, poi potremmo convincere il Lumacone di mare a portarci tutti nel suo guscio, fino alla foce del fiume Puddleby. A quel punto la tentazione sar troppo forte per Dolittle e acconsentir a venire, ne sono certo. Soprattutto perch cos potr portare le nuove piante e le spezie di Freccia Lunga ai dottori inglesi, oltre ad ammirare il fondo dell'oceano mentre sar in viaggio.
Ma  fantastico! esclamai. Credi davvero che la lumaca potrebbe trasportarci fin l viaggiando sott'acqua?
Ovvio disse Pollynesia. Che vuoi che sia un viaggetto simile per il Grande Lumacone? Striscerebbe sul fondale e il Dottore potrebbe vedere tutto quello che c' da vedere. Elementare, no? Oh, s, Dolittle ci verr eccome, se solo riusciamo a fargli prendere questa vacanza... e se la lumaca accetta di darci un passaggio.
Be', spero proprio che tu abbia ragione! sospir Gip. Sono stanco di questi tropici infami... Ti mettono addosso una fiacca tremenda e alla fine ti senti un buono a nulla. Senza contare che qui i topi non ci sono, e anche se ci fossero, non so se avrei l'energia per cacciarli. Non so cosa darei per rivedere Puddleby e il giardino! E Tac-Tac non sarebbe felicissima di riaverci?
Alla fine del mese prossimo saranno due anni tondi tondi che manchiamo dall'Inghilterra considerai io. Dal giorno in cui levammo l'ncora al Ponte del re per metterci a navigare.
E da quando restammo incagliati nel banco di fango aggiunse Cii-Cii con voce trasognata.
Ricordi quanta gente venne a salutarci dalla riva del fiume? continuai.
Certo. E secondo me in citt parlano spesso di noi disse Gip, chiedendosi se siamo ancora vivi.
Basta! supplic Bumpo. Mi sta venendo da piangere.
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LA DECISIONE DEL DOTTORE.
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Insomma, immaginate la gioia quando il mattino seguente, dopo aver trascorso tutta la notte a parlare con la lumaca, il Dottore ci disse che aveva deciso di concedersi una vacanza. Immediatamente il banditore di palazzo annunci alla citt che Sua Maest si sarebbe ritirato in una localit interna del paese per sette giorni di riposo, e che durante la sua assenza il palazzo e gli uffici del governo avrebbero continuato a funzionare regolarmente.
Pollynesia non stava nella pelle. Si mise subito all'opera, quatta quatta, disponendo i preparativi per la nostra partenza e facendo bene attenzione che nessuno intuisse dove eravamo diretti, che cosa avremmo portato con noi, a che ora saremmo partiti e da quale porta saremmo passati.
Da scaltra pianificatrice qual era, non tralasci niente, e nemmeno noi, che eravamo del giro del Dottore, riuscimmo a capire il perch di certe sue mosse. Mi prese da parte e mi disse che una cosa che dovevo ricordarmi di portare erano tutti i taccuini di Dolittle. Freccia Lunga, cui fu svelato il segreto della nostra destinazione, dichiar che sarebbe stato lieto di accompagnarci fino alla spiaggia per vedere il Grande Lumacone, e Pollynesia gli disse di venire pure e di portare con s la sua collezione di piante. A Bumpo invece ordin di occuparsi del cilindro del Dottore, nascondendoselo sotto la giacca. Poi assegn delle commissioni in citt a quasi tutti i maggiordomi, di modo che a palazzo restassero in pochissimi a vederci partire. E come ora per la fuga scelse la mezzanotte, quando la maggioranza degli abitanti di Popsipetel sarebbe stata immersa nel sonno.
Dovevamo portare con noi cibarie per una settimana di vacanza reale, quindi, oltre ai nostri bagagli, eravamo belli carichi, quando ai dodici rintocchi aprimmo la porta ovest del palazzo e uscimmo in silenzio e con circospezione nel giardino rischiarato dalla luna.
In punta di piedi e senza farvi vedere bisbigli Bumpo, mentre ci richiudevamo piano i battenti alle spalle.
Non ci aveva visti nessuno.
Alla base dei gradini di pietra che conducevano dalla Terrazza dei Pavoni al Roseto Inferiore, qualcosa mi costrinse a fermarmi e girarmi per ammirare il magnifico palazzo che avevamo costruito in quella strana landa remota. Da qualche parte, nel profondo, sentivo che quella notte saremmo partiti per non tornare mai pi. E mi domandai quali altri re e ministri avrebbero alloggiato nelle sue splendide sale dopo di noi. L'aria era bollente e, a parte il placido sciacquettio dei fenicotteri rosa nel laghetto delle ninfee, tutto taceva in modo innaturale. Di colpo, dietro l'angolo di una siepe di cipresso luccic la lanterna di una guardia notturna. Pollynesia mi diede una beccatina sulla calza e, sussurrando impaziente, mi ordin di sbrigarmi perch non ci scoprissero.
Al nostro arrivo in spiaggia scoprimmo che la lumaca stava gi molto meglio e riusciva a muovere la coda senza provare pi dolore.
I delfini (creature curiose per natura) cincischiavano ancora al largo, nel caso fosse successo qualcosa di interessante, e cos Pollynesia la macchinatrice approfitt del fatto che il Dottore fosse distratto con il suo nuovo paziente per richiamarli e fargli un discorsetto in privato.
Miei cari amici esord a bassa voce, voi sapete quanto Dolittle abbia fatto per noi animali: praticamente ci ha dedicato la sua vita intera. Ebbene, questa  l'occasione buona per ricambiare. Il fatto  che  stato eletto re di quest'isola contro la sua stessa volont, e adesso che si  assunto certi doveri sente di non potersene allontanare.  convinto che senza di lui la gente del posto non sia in grado di cavarsela, il che  una sciocchezza, come voi e io ben sappiamo. E dunque, vengo al punto: se questa lumaca fosse disposta a caricare lui e noi, pi qualche bagaglio... non molta roba, diciamo trenta o quaranta colli... se fosse disposta a caricarci nel suo guscio e a portarci fino in Inghilterra, siamo sicuri che il Dottore sarebbe felice di partire, perch non vede l'ora di rimettersi all'opera sul fondale dell'oceano. Oltretutto, sarebbe la sua unica occasione per scappare da qui. Insomma,  fondamentale che possa tornare a casa e riprendere il suo vero lavoro, cos importante per gli animali del mondo intero. Perci dovreste dire al riccio di mare di dire alla stella marina di dire alla lumaca di farci entrare nel suo guscio e di portarci fino al fiume Puddleby. Mi sono spiegata?
Certo che s risposero i delfini. E faremo del nostro meglio per convincere il Dottore. Come dici tu,  davvero una vergogna che quel grand'uomo resti bloccato qui, quando tanti animali hanno bisogno di lui.
Ma non fategli sapere cos'avete in mente aggiunse Pollynesia, mentre partivano. Se venisse a sapere che c'entriamo noi, gli verrebbe un colpo. Fate in modo che sia la lumaca a offrirci spontaneamente il passaggio, insomma.
Ignaro di tutto, tranne che del lavoro in cui era impegnato, il Dottore era fermo nell'acqua, che gli arrivava alle ginocchia, e assisteva la lumaca, intenta a verificare se la coda si era rimessa abbastanza da consentirle di viaggiare. Bumpo e Freccia Lunga, invece, se ne stavano in panciolle ai piedi di una palma un po' pi in su lungo la spiaggia, insieme a Cii-Cii e Gip. Li raggiungemmo anche io e Pollynesia.
Trascorse mezz'ora.
Che esito avessero avuto gli sforzi dei delfini non lo sapevamo, ma d'un tratto Dolittle si stacc dal fianco del Grande Lumacone e a buon passo venne verso di noi, guadando rumorosamente l'acqua bassa e con il fiato corto.
Ehi, sentite un po' grid. Stavo parlando con la lumaca, quando non si  offerta spontaneamente di riportarci tutti in Inghilterra dentro il suo guscio? Dice che comunque deve partire per andarsi a cercare una casa nuova, visto che ormai la fossa abissale  chiusa. Quindi, se accettassimo la sua proposta, non le comporterebbe chiss quale deviazione lasciarci all'imboccatura del Puddleby. Santo cielo,  un'occasione imperdibile! Sarei cos tentato... Osservare il fondale dell'oceano dal Brasile fino all'Europa sarebbe un'impresa senza precedenti: che magnifico viaggio! Oh, quando mai ho lasciato che mi incoronassero? Adesso mi tocca dire di no all'occasione di una vita.
Quindi si gir e si riavvi verso il centro della spiaggia, contemplando il Lumacone con occhi pieni di malinconia e desiderio. Ferma l, sulla costa solitaria e illuminata dalla luna, con la corona in testa, la sua figura, che risaltava nerissima sullo sfondo luccicante del mare, aveva un'aria insolitamente triste e smarrita.
Dall'oscurit al mio fianco, Pollynesia si alz e senza fare rumore lo raggiunse.
Suvvia, Dottore disse in tono dolce e persuasivo, come se stesse rivolgendosi a un bambino cocciuto, lo sai che questa storia di fare il re non  il tuo vero lavoro. Gli aborigeni saranno capaci di cavarsela anche senza di te... certo non bene come ora, ma... ce la faranno... proprio come prima che arrivassi. Nessuno potr mai dire che qui non hai fatto il tuo dovere. La colpa  loro: sono loro che ti hanno voluto re. Perch non accetti l'offerta della lumaca e non lasci perdere? Il lavoro che ti aspetta ancora e le conoscenze che ti porterai a casa valgono molto di pi di quello che stai facendo qui.
Amica mia rispose il Dottore, guardandola sconsolato, non posso proprio. Avevo cominciato facendo il medico degli umani, e alla fine a questo sono tornato: non posso abbandonarli. Un giorno forse succeder, ma non adesso.
 qui che ti sbagli, Dottore insist Pollynesia.  proprio adesso che dovresti andartene. Niente succede da solo. Pi aspetti, pi difficile sar andarsene. Parti adesso. Parti stanotte stessa.
Fuggire senza neanche un saluto? Ma che ti salta in mente, Pollynesia?
Figurarsi se ti darebbero la possibilit di salutarli! ribatt lei, con una smorfia d'impazienza. Dammi retta, Dottore: se torni a palazzo stasera, che sia per salutare o per qualunque altra ragione, ci rimarrai e basta. Invece  adesso il momento di partire: ora o mai pi.
La verit delle parole del vecchio pappagallo parve andare a segno, perch il Dottore rimase silenzioso per un minuto, immerso nei pensieri.
E i miei taccuini? disse infine. Non posso lasciarli qui.
I taccuini ce li ho io dissi a quel punto, prendendo la parola. Dal primo all'ultimo.
Lui si rimise a pensare.
E la collezione di piante di Freccia Lunga? Anche quella voglio portarmela dietro.
Oh, ma  qui, Buon Amico si fece udire, da sotto le palme, la voce profonda del botanico.
E le provviste? obiett il Dottore. Le scorte per il viaggio?
Ne abbiamo per un'intera settimana di vacanza disse Pollynesia. Basteranno e avanzeranno.
Per la terza volta il Dottore tacque, pensieroso.
E poi c' il mio cappello torn a esclamare stizzito, dopo un po'. Niente da fare: devo tornare a palazzo. Non posso partire senza il mio cappello. Mica posso presentarmi a Puddleby con in testa questa corona, no?
Eccolo qui, Dottore disse allora Bumpo, tirando fuori da sotto la giacca il vecchio, amatissimo cilindro scalcagnato.
Pollynesia aveva pensato proprio a tutto.
Eppure era chiaro che il Dottore stava ancora cercando di inventarsi qualche scusa.
O Buon Amico riprese Freccia Lunga, perch stuzzicare la sfortuna? La tua strada  tracciata. Il futuro e il lavoro ti richiamano a casa, al di l del mare. Con te verranno anche le conoscenze che ho raccolto in giro per il mondo, arriveranno in terre dove risulteranno assai pi utili di quanto potrebbero mai essere qui. Nel cielo a est, scorgo gi i primi bagliori dell'alba: parti prima che il tuo piano venga scoperto, perch io credo sinceramente che se non lo farai adesso, trascorrerai i giorni che ti restano come un re prigioniero a Popsipetel.
Spesso basta un attimo per prendere le decisioni pi importanti. All'improvviso, sullo sfondo del cielo che impallidiva, vidi la figura del Dottore irrigidirsi. Con gesti lenti si sollev la Sacra Corona dalla testa e la depose sulla sabbia.
Quando torn a parlare, aveva la voce strozzata dalle lacrime.
La troveranno qui quando verranno a cercarmi mormor. E sapranno che me ne sono andato... Chiss se potranno mai capire. Chiss se mi perdoneranno.
Prese il vecchio cilindro che Bumpo gli porgeva. Poi, giratosi verso Freccia Lunga, in silenzio gli strinse forte la mano.
Hai preso la decisione giusta, o Buon Amico gli disse allora il naturalista, anche se nessuno sentir la tua mancanza pi di Freccia Lunga, figlio di Freccia Dorata. Addio, e possa la fortuna guidarti sempre per mano!
Fu la prima e l'unica volta in cui vidi piangere il Dottore. Senza rivolgere parola a nessuno di noi, si volt e percorse la spiaggia, fino a rientrare nell'acqua bassa della riva.
La lumaca inarc il dorso e apr un varco tra le spalle e il bordo del guscio. Il Dottore si arrampic ed entr, e noi lo seguimmo dopo avergli passato i bagagli. Poi il varco si richiuse con una specie di fischio di risucchio.
Allora il Grande Lumacone si gir verso est e cominci ad avanzare morbidamente, seguendo la discesa verso le acque pi profonde.
Proprio mentre le onde verde scuro si chiudevano sopra le nostre teste, il tondo sole dell'alba fece capolino sul filo dell'oceano, e attraverso i trasparenti muri di madreperla vedemmo il mondo acqueo intorno a noi illuminarsi di colpo, per offrirci quello spettacolo colorato e strabiliante: il sorgere di un nuovo giorno sottomarino.
Il resto della storia del viaggio di ritorno  presto raccontato.
I nuovi alloggi erano di nostro immenso gradimento. Dentro al guscio spazioso, l'ampio dorso della lumaca era comodissimo per starsene sia seduti sia sdraiati: molto meglio di un sof, una volta che ti abituavi al fatto che era un po' umido e appiccicaticcio. Poco dopo la partenza, il Grande Lumacone ci chiese se per favore potevamo levarci le scarpe, perch quando correvamo tutti eccitati da una parte all'altra per ammirare il panorama gli facevamo male con le suole chiodate.
L'andatura non era affatto sgradevole, fluida e costante; anzi, non fosse stato per il mutare del paesaggio all'esterno, sul terreno pianeggiante non ti saresti nemmeno accorto del movimento.
Per qualche ragione avevo sempre pensato che il fondo del mare fosse piatto. In realt invece scoprii che era irregolare e vario, proprio come le terre emerse. Ci arrampicammo su catene montuose imponenti, dai picchi torreggianti; ci addentrammo in dense foreste di altissime piante acquatiche; attraversammo vaste distese deserte di fango sabbioso, cos grandi che potevi viaggiare per un giorno intero senza scorgere altro che un vago orizzonte. A volte il paesaggio si presentava coperto di muschi, verde e riposante come un pascolo rigoglioso, tanto che ti veniva da guardarti intorno in cerca di un gregge chino a brucare su quei campi sotto il mare. E a volte rotolavamo di colpo in avanti, come piselli in un barattolo, mentre la lumaca imboccava una ripida discesa verso una valle profonda e nascosta.
Capitava spesso che l sotto ci imbattessimo nelle sagome cupe di navi defunte, naufragate e colate a picco chiss quanti anni prima, e che nel passar loro accanto ci ritrovassimo a parlare sottovoce, come bambini davanti alle statue di una chiesa.
Anche l, nelle acque pi fonde e scure, il nostro arrivo metteva in allarme pesci mostruosi che, prima intenti a piluccare placidamente in grotte e fenditure, guizzavano via nel buio veloci come frecce. Altri, invece, pi audaci e dalle forme e i colori sinistri, si avvicinavano per studiarci attraverso il guscio.
Penseranno che siamo in una specie di acquario disse Bumpo un giorno. Non vorrei mai essere un pesce.
Lo spettacolo era elettrizzante e sempre nuovo. Il Dottore non faceva che scrivere e disegnare schizzi, e in men che non si dica aveva gi riempito tutti i taccuini vergini che ci restavano. A quel punto ci frugammo nelle tasche in cerca di foglietti e pezzetti di carta sui quali buttare gi altre osservazioni, e ritirammo fuori anche i taccuini gi usati, scrivendo tra le righe e sulle copertine davanti e dietro.
Il problema pi grosso era di avere abbastanza luce per vederci, perch alle grandi profondit faceva buio. Il terzo giorno, superammo un gruppo di anguille, simili a grosse lucciole marine, cos il Dottore chiese alla lumaca di convincerle ad accompagnarci per un tratto. Quelle presero a nuotarci accanto e la loro luce ci fu di grande aiuto, per quanto fioca.
In che maniera il nostro mollusco gigante riuscisse a orientarsi in quel mondo tenebroso era per noi un autentico mistero. Dolittle gli chiese come facesse a navigare e a sapere che era sulla rotta giusta per il fiume Puddleby, e ci che la lumaca rispose lo entusiasm talmente che, non avendo pi carta a disposizione, strapp la fodera del suo prezioso cilindro e la copr di appunti.
Naturalmente di notte era impossibile vederci, e nelle ore di buio, anzich strisciare, la lumaca nuotava. In quei momenti procedeva a una velocit spaventosa e per farlo le bastava scuotere appena la lunghissima coda. Ecco perch impiegammo cos poco per arrivare a destinazione: ci vollero cinque giorni e mezzo.
All'arrivo, per, non avendo potuto cambiare aria neanche una volta, nei nostri alloggi si respirava a fatica, e il mal di testa che ci aveva colto alla partenza dur un paio di giorni buoni, solo che poi ci abituammo e non lo sentimmo pi.
Nel primo pomeriggio del sesto giorno, notammo che stavamo risalendo una china lunga e dolce. Pi salivamo, pi c'era luce. Alla fine ci rendemmo conto che la lumaca era uscita dall'acqua ed era andata a fermarsi su una distesa di sabbia grigia.
Alle nostre spalle la superficie del mare era increspata dal vento. A sinistra si apriva la bocca di un fiume, da cui uscivano le onde della marea, mentre di fronte a noi la terra, bassa e piatta, si perdeva in una foschia che ci impediva di vedere troppo lontano. Due anatre selvatiche ci passarono sopra, con il collo allungato e le ali fruscianti, sparendo come altrettante ombre in direzione del mare.
Dal punto di vista paesaggistico, certo era tutt'altro paio di maniche rispetto al sole caldo e brillante di Popsipetel.
Con il fischio e il risucchio che ormai conoscevo, la lumaca riapr il varco sotto il guscio per farci strisciare fuori. Non appena posammo piede sulla terra paludosa, notammo che cadeva una sottile pioggerellina autunnale.
Possibile che sia la vecchia, cara Inghilterra? chiese Bumpo, scrutando nella nebbia. A me non ricorda nessun posto in particolare. Forse alla fine la lumaca ha sbagliato strada.
No, no sospir Pollynesia, scrollandosi la pioggia dalle ali. Altroch se  l'Inghilterra! Si capisce da questo clima schifoso.
Sar grid Gip, fiutando l'aria a pieni polmoni, ma amici miei, ha un odorino... un odorino squisito! Scusate un attimo, ho visto un'arvicola acquatica.
Sst! Ascoltate! disse Cii-Cii, battendo i denti per il freddo. Questa  la campana della chiesa di Puddleby che batte le quattro. Perch non ci dividiamo i bagagli e non ci mettiamo in moto? Resta parecchia strada da fare in mezzo al pantano.
Be' commentai io a quel punto, speriamo che Tac-Tac abbia acceso un bel fuoco in cucina.
Ma certo che l'avr acceso esclam il Dottore, raccogliendo dal mucchio di bagagli la sua vecchia borsa delle medicine. Con il vento che tira da est star cercando di tenere al caldo gli animali a casa. Forza, andiamo. Seguiamo la riva del fiume, cos non ci perderemo nella nebbia. Trovo che il tempaccio inglese abbia persino il suo fascino... se a casa c' un bel fuoco ad aspettarti. Le quattro! Sbrighiamoci: arriveremo giusto in tempo per il t.
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FINE.